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Novità 2018, la Guida alle eccellenze liguri
Buon appetito, qui si mangia da Dio…
E dove si beve il vino garantito a 5 Stelle. La provincia di Imperia stravince con Savona

E’ l’ultima guida alle eccellenze della Liguria, nata nel 2017. Edita dal Gruppo la Repubblica – Espresso e al secondo anno di vita. Non è il Vangelo che pure contiene qualche contraddizione temporale e storica. E’ lo sforzo di mettere insieme un ‘panorama  enogastronomico’ accreditato che comprende ristoranti In e di regola presenti nelle tre, quattro guide più quotate in campo nazionale, e la Michelin sul fronte internazionale. Un viaggio nelle trattorie gourmet, senza peraltro dare dei voti, ma cercando di scoprire e consigliare il meglio. Con qualche ‘dimenticanza’ importante, basti pensare al ristorante Lorenzina di Nava. Una guida che va inoltre alla ricerca dei migliori produttori di vino e dei vini a 5 stelle, che racconta storie di famiglie da generazioni nella vigna. E poi l’indicazione di agriturismo. Molte le novità, ovvero locali ed aziende che sono presenti per la prima volta. Con un denominatore comune, l’imperiese batte il savonese su tutti i fronti dell’enogastronomia.

La Guida contiene nomi e descrizioni particolari di 483 ristoranti delle quattro province liguri, 154 botteghe del gusto, 199 agriturismo e B&B, 71 dimore di charme. Nel ponente ligure  brillano: Grand Hotel Alassio, Hotel Dei Fiori, Villa La Pergola,  ad Alassio; Sulle Ali del Tempo ad Albenga;  Adagio a Badalucco,  Grand Hotel del Mare a Bordighera e Villa Elisa,  Realais del Maro a Borgomaro,  Villa degli Aceri a Carcare,  Hotel San Michele a Celle Ligure,  e Natta dsi Monte Tabor;  Casa di Anny a Diano Marina con Hotel Caravelle. Hotel Albatros a Finale Ligure,  Borgata Cantone a Garlenda con La Meridiana; Villa Ida a Laigueglia; Hotel Garden Lido a Loano;  Cà  de Tobia a Noli;  con Hotel Palazzo Vescovile;  Hotel De Paris a Sanremo con  Royal Hotel;  Casa del Tempo a Tovo San Giacomo. E ancora nomi e particolari su  56 produttori di vino e itinerari d’autore. Infine i piatti della memoria.

RISTORANTI E  TRATTORIE NELLE PROVINCE DI SAVONA E IMPERIA

Diciamo subito che la cucina ‘superlativa’ vede riproposti ristoranti già noti ai lettori di guide ed ai frequentatori più esigenti e che non badano troppo alla spesa. Con la provincia di Imperia che batte nettamente il savonese sia quanto a numero di locali consigliati, sia nella classifica dei produttori di vini.

Provincia di Savona- A Spurcacciuna di Savona, Ristorante Nove / La Pergola di Alassio, Claudio di Bergeggi, Vescovado di Noli.

Provincia di Imperia – Sarri  a Borgo Primo di Imperia, Da Delio di Apricale,  San Giorgio di Cervo, Acquarello di Ospedaletti (novità), Acquolina di Ospedaletti, Paolo e Barbara  di Sanremo, Conchiglia  di Taggia, Giappun di Vallecrosia, Balzi Rossi di Ventimiglia.

LE CITTA’ DELLA RIVIERA SAVONESE IN CUI NON VIENE SUGGERITO ALCUN RISTORANTE

Laigueglia, Ceriale, Borghetto S. Spirito, Albisola Superiore e nell’entroterra Cairo Montenotte.

LE PRESENZE NOVITA’ CULINARIE INSERITE PER LA PRIMA VOLTA NELLA GUIDA 2018 DEL SAVONESE e IMPERIESE

Savona (Gattafura), Savona (Mancine), Savona (Oreste), Alassio (Apescheria), Alassio (Gabbiano),  Alassio (Viola), Albenga (Conte Rosso), Albenga (Mangiarino),  Albenga (Pernambuco),  Albenga (Puppo),  Albenga (Scoglio), Albissola Marina ( Sale Fino), Altare (Quintilio), Borgio Verezzi (Muma), Finale Ligure (Gioiosa),  Finale Ligure (Torchi), Loano (Piatti Spaiati Le Marionette), Loano (U Gein), Carcare (Baracca), Cisano sul Neva (Sport), Calizzano (Mse Tutta), Noli (Controcorrente), Noli (Pino),  Ortovero (osteria della Ciccia dove si mangia solo carne, niente primi), Ortovero (Vignola),  Piana Crixia (Tripoli),  Sassello ( Palazzo Salsole),  Varazze (Bri), Varazze (Garbassu), Varazze (Pesce Pazzo).

Imperia (Anemone di Mare), Imperia (Nero di Seppia), Imperia (Osteria dai Pippi), Imperia (Portego de Mà), Imperia (Ruota), Badalucco (Ca’ Mea),  Bordighera (Garoccio Beach), Bordighera (La Gritta Bordigotta),  Bordighera (Scibretta), Chiusavecchia (Mignole),  Cipressa( Oliva Pazza) ,  Cipressa (Torre), Diano Marina (Golfo),  Diano Marina (Golosamente),  Dolceacqua (Casa e Bottega),  Molini di Triora (Santo Spirito), Montegrosso Pian Latte ( Osteria del Rododendro) Riva Ligure (Dalla padella alla brace),  San Lorenzo al Mare ( Cascina Rio Rocco),  Sanremo ( Ipazia cibi e lirbi),  Sanremo (Ittiturismo motobarca Patrizia),  Sanremo (La vita è bella),Sanremo (LOa volta buona),  Santo Stefano al Mare ( Cucina),  Taggia (Playa Manola), Vallebona (Giardino).

I MIGLIORI VINI CLASSIFICATI CON CINQUE STELLE PROVINCE DI IMPERIA E SAVONA

1) Rossese di Dolceacqua Galeae  della cantina Kà Mancinè  di Roberta Repaci  a Soldano (Im). L’azienda è nata  nel 1998 con Maurizio Anfosso, vignaiolo autoctono, sommelier e pittore.  Tre ettari con una serie di versioni di bianchi e rossi. I primi con spremitura  della varietà Tabacca, conosciuta anche  con il nome di Massarda.  Vitigno riscoperto dopo alcuni decenni di oblio.  Due sono i cru di Rossese di Dolceaqcua: Gaòleae e Beragna.

2) Ormeasco di Pornassio Superiore, Tenuta Maffone di Bruno Pollero a Pieve di teco. L’azienda è nata nel 2008 ma con un passato di radici profonde affondate nella valle  dal bisnonno Filippo Gerino che già negli anni ’50 aveva impiantato vigneti ad Ormeasco, come in Liguria chiamano le varietà di Dolcetto.  I vigneti salgono fino a 650 metri di Pornassio.

3) Rossese di Dolceacqua Bricco Arcagna , Terre Bianche delle famiglie Rondelli e Laconi a  Dolceacqua.  Dal 1870 la famiglia Rondelli  tra cercato l’equilibrio tra  vitigno e terreno raggiungendo ora, un secolo e mezzo più tardi,  una mappa della qualità.  Filippo Rondelli conduce l’azienda assieme a  Franco Laconi.

C’è da annotare che anche in provincia de La Spezia un produttore ha ottenuto un giudizio da 5 stelle per il suo Colli di Luni Vermentino Villa Linda, si tratta della cantina Pietra del Focolare  di Laura Angelini e  Stefano Salvetti ad Ortonovo.

HANNO OTTENUTO LA CLASSIFICA GIUDIZIO QUATTRO STELLE IN PROVINCIA DI SAVONA E IMPERIA

1) Rossese di Dolceacqua Superiore Serro De’ Becchi dell’azienda agricola Ramoino della famiglia Ramoino di Chiusavecchia.

2) Riviera Ligure di Ponente Pigato Bon in da Bon di Bio Vio di Giobatta Vio ad Albenga.

3) U Baccan Pigato Bruna di Francesca Bruna a Ranzo (IM).

4) Ormeasco di Pornassio Superiore Cascina Nirasca  di Gabriele Maglio e Marco Temesio a Pieve di Teco.

5) Riviera Ligure di Ponente e Antico Sfizio, due vini prodotti da  Maria Donata Bianchi, di Marta Trevia a Diano Arentino.

6) Vermentino Superiore Maen di Podere Grecale di Serena Roncone a Sanremo.

7) Riviera Ligure di Ponente Pigato Cycnus ed Ormeasco di Pornassio Peinetti, Poggio dei Gorleri, di Davide e Matteo Merano a  Diano Gorleri.

8) Rossese di Dolceacqua Superiore di Luvaira, Tenuta Anfosso di Marisa Perotti a Soldano.

Una curiosità che forse non molti conoscono.  A Calice Ligure  la trattoria locanda Piemontese ha sulle spalle 150 anni di tradizione famigliare, da quando Turello Secondo e la moglie  Teresa Viola  aprirono, con l’aiuto del nipote Alberto, un punto di ristoro e stallaggio per viaggiatori alle spalle delle spiagge  della Riviera di Ponente.  Oggi al comando della cucina c’è lo chef Roberto, detto Bobo, ed il fratello Luca, con la moglie Michela.

Pare inoltre utile citare un altro ristorante – trattoria della storia e patrimonio culinario savonese, dell’entroterra, da Capalla a Giustenice. Qui la tradizione e l’impegno per la genuinità ed i piatti della nonna nascono dall’impegno di una coppia di giovani, i coniugi Lammardo, lei Raffaella ai fornelli da mattino a sera, Simone in sala ed intrattenitore. Difficile ignorare la farinateria, una specialità che non ‘resta’ sullo stomaco, né provoca acidità come purtroppo spesso capita nei locali dove la frittura non è molto accurata e si bada al risparmio della materia prima, pur nella semplicità.  Capalla, sarà anche perchè non è molto lontano, ma resta il locale prediletto dalla folta schiera di medici e specialisti dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. Probabilmente non è casuale per chi si occupa della salute dei cittadini e dei turisti.  Capalla con il 63 per cento dei visitatori di TripAdvisor che da un giudizio di ‘eccellente’. A parte le attese nelle serate di sabato dove il pienone è assicurato e qualche lamentela non manca. Tra le specialità le ‘lumache alla ligure’, certo non sono più quelle che si raccoglievano nei nostri orti, altri piatto del buon ricordo, il minestrone. Tutta la pasta (primi piatti, gnocchi, ravioli) è di produzione casalinga e l’extra vergine degli oliveti casalinghi.

Tornando alla guida di la Repubblica, sapete dove si trova il migliore pesto della Liguria ? “Il pesto più buono è quello delle Due Zie a Manesseno”.  E il pesce migliore ?Scrive Bettina Bush: “Per il pesce io scelgo Spotorno e la mitica parmigiana di pesce  dei Bagni Sirio”. Noi potremmo aggiungere senza ombra di smentite che il pesce più fresco e nostrano, non da ieri, ma da sempre si può guastare ogni giorno Da Muraglia Conchiglia d’Oro a Varigotti. Qui c’è la famiglia di Enzo Frumento che ha in cugina la moglie e la figlia, in sala un’altra figlia ed una sorella. Un locale sinonimo di serietà e dove grazie al lavoro è il prediletto dai pescatori locali, perchè al Conchiglia si pranza e si cena solo a base di pesce, bandita la carne.

Mentre ad Albenga, al Pernambucco, c’è un ‘altro ristoratore storico, Luciano Alessandri, una vita di lavoro e di serietà, dove è possibile trovare pesce fresco e nostrano, da non confondere con quello allevato a mangimi e protetto da antibiotici.  Oltre a Luciano, il figlio Massimo, e come chef Nicoletta Pellegrinetti abile nel coniugare i prodotti dell’orto della piana di Albenga ed il pescato del nostro Mare Ligure, sempre più povero  di pesci e dunque prezioso. Massimo che si occupa delle vigne della famiglia  Alessandri in quel di Ranzo (IM) e dove anche al ristorante è possibile provare bottiglie (senza Doc) di un’eccezionalità unica, a cominciare dal rosè, rossi e bianchi che non hanno nulla da invidiare ai blasonati cugini dell’Alto Adige.

Non sarebbe fare corretta e completa informazione ignorare a Ranzo (IM) la storia di A Maccia di Carlotta Carminati. In origine c’era Giovanni. Era il 1850. Sono trascorsi 167 anni e nessuno ha mai narrato la storia di questa cantina. Allora il territorio apparteneva  al Regno di Sardegna, a Ranzo si viveva solo di agricoltura, 1300 persone, oggi meno della metà, 550 persone ed il tasso di natalità è del 7 per cento, la popolazione anziana in maggioranza. Alla guida dell’azienda ora c’è Carlotta che dopo il bisnonno Giovanni, ha continuato la tradizione famigliare che prima di lei  ha visto sudare su questi terreni la bisnonna Elisabetta, la nonna  Fernanda, la mamma  Loredana.  Quarta generazione di donna in vigna, con due tre stelle al Riviera Ligure di Ponente Pigato e a Riviera Ligure di Ponente Rossese.

 

 

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