Il Ferrania Film Festival non ha gravato sui bilanci dei Comuni della Val Bormida. A sostenerlo sono stati l’organizzazione e i soci di Ferrania Film APS ETS, associazione nata nel marzo 2026 e arrivata in pochi mesi a contare quasi cento iscritti provenienti da diverse parti d’Italia e d’Europa.


Ferrania Film Festival: una prima edizione interamente autofinanziata
COMUNICATO STAMPA – Il Ferrania Film Festival non ha gravato sui bilanci dei Comuni della Val Bormida. A sostenerlo sono stati l’organizzazione e i soci di Ferrania Film APS ETS, associazione nata nel marzo 2026 e arrivata in pochi mesi a contare quasi cento iscritti provenienti da diverse parti d’Italia e d’Europa.
Fondamentale anche la collaborazione dei Comuni di Millesimo, Altare e Cengio, che hanno creduto nel progetto attraverso la concessione gratuita degli spazi, il patrocinio e la presenza istituzionale. Resta invece da comprendere l’assenza di Cairo Montenotte, Comune che ha scelto di presentarsi come “Città della Pellicola” e che, proprio per questo, avrebbe rappresentato un interlocutore naturale del Festival.
A rendere possibile la prima edizione, tuttavia, non sono state soltanto le risorse economiche. C’è stato un altro patrimonio, forse ancora più importante: il tempo, il lavoro, le competenze e la disponibilità delle persone. Tutte le persone e tutti i soci che hanno contribuito all’organizzazione e alla realizzazione del Ferrania Film Festival lo hanno fatto in maniera completamente volontaria e senza alcun compenso, mettendo a disposizione tempo, energie, professionalità e competenze.
Un impegno nato soprattutto da una motivazione comune: un profondo amore per quella straordinaria storia che è Ferrania e per il territorio che l’ha generata. Ferrania non rappresenta soltanto un luogo fisico o una pagina della storia industriale italiana. È una storia fatta di persone, lavoro, industria, fotografia, cinema, ricerca, innovazione e memoria collettiva. Una storia che ha attraversato generazioni e confini geografici e che ancora oggi è capace di creare legami tra persone che vivono in luoghi molto diversi.
È anche per questo che persone provenienti da altre regioni italiane e da altri Paesi europei hanno scelto di aderire all’Associazione e di sostenere il progetto. A unirle non è necessariamente l’appartenenza geografica alla Val Bormida, ma il riconoscersi nel valore culturale e umano della storia di Ferrania.
La prima edizione del Festival è stata quindi possibile grazie a una vera e propria comunità di volontari, soci e collaboratori, che ha scelto liberamente di mettere a disposizione ciò che poteva: tempo, capacità, conoscenze, relazioni, lavoro e risorse. A questa comunità si è affiancato il prezioso sostegno delle istituzioni locali. Un ringraziamento particolare va ai Comuni di Millesimo, Altare e Cengio, che hanno compreso lo spirito e gli obiettivi del Ferrania Film Festival e hanno scelto di accompagnarne la prima edizione attraverso forme concrete di collaborazione.
Millesimo e Cengio hanno contribuito mettendo gratuitamente a disposizione gli spazi necessari allo svolgimento delle iniziative, permettendo al Festival di entrare nei luoghi della Val Bormida e di trasformarli in occasioni di incontro, racconto e partecipazione. Un riconoscimento particolare va anche al Comune di Altare, che ha creduto nel progetto concedendo il patrocinio e l’utilizzo del logo istituzionale e testimoniando la propria vicinanza attraverso la presenza all’inaugurazione del Festival.
Sono forme di sostegno diverse, ma accomunate da un principio importante: credere in un progetto culturale non significa necessariamente finanziarlo direttamente. Mettere a disposizione uno spazio, concedere un patrocinio, essere presenti istituzionalmente e contribuire alla costruzione di una rete sono azioni concrete che possono fare la differenza, soprattutto per un’iniziativa nata dal basso e fondata sul volontariato.
In questo quadro, tuttavia, non può passare inosservata l’assenza del Comune di Cairo Montenotte. Cairo Montenotte è il Comune nel cui territorio si trova Ferrania e ha scelto di legare pubblicamente la propria identità proprio alla storia della produzione fotografica, presentandosi come “Città della Pellicola”. Per questa ragione, la sua partecipazione al Ferrania Film Festival sarebbe apparsa particolarmente naturale.
Questo pone una domanda che nasce dalla natura stessa del progetto: se esiste un Festival dedicato a Ferrania, alla pellicola, alla fotografia, al cinema e alla memoria industriale di questo territorio, è inevitabile domandarsi quale possa essere il ruolo della città che ha scelto di riconoscersi pubblicamente proprio nell’identità di “Città della Pellicola”.
Il Ferrania Film Festival considera pertanto questa assenza non come una porta chiusa, ma come uno spazio di collaborazione che rimane ancora da costruire. L’auspicio è che nelle prossime edizioni anche Cairo Montenotte possa scegliere di partecipare e contribuire, nelle forme che riterrà opportune, alla costruzione di una rete territoriale intorno a un patrimonio storico che appartiene innanzitutto a Ferrania e alla Val Bormida, ma che possiede una rilevanza ben più ampia.
È questo il rapporto che il Ferrania Film Festival desidera costruire con le amministrazioni: non un rapporto fondato esclusivamente sulla richiesta di contributi economici, ma una collaborazione basata sulla condivisione degli obiettivi, sulla disponibilità reciproca e sulla capacità di mettere in rete luoghi, istituzioni, associazioni e persone.
L’organizzazione desidera quindi sottolineare come nessuno dei Comuni coinvolti sia stato chiamato a sostenere economicamente la prima edizione del Ferrania Film Festival. Questo non significa che le amministrazioni siano rimaste estranee al progetto: al contrario, Millesimo, Altare e Cengio, attraverso modalità differenti, hanno dimostrato concretamente di averne compreso e sostenuto lo spirito. L’esperienza della prima edizione ha confermato una convinzione che è alla base dell’intero progetto: quando ci sono idee forti, una visione chiara e una conoscenza profonda del territorio, le cose si possono fare anche partendo da risorse limitate.
Non sempre, infatti, è la disponibilità di grandi somme di denaro a determinare la qualità e la forza di un progetto culturale. Quando mancano un’idea riconoscibile, contenuti solidi e una progettualità capace di interpretare realmente un luogo, anche una grande disponibilità economica rischia di non essere sufficiente. Le risorse sono importanti, ma devono essere uno strumento al servizio delle idee, non ciò che le sostituisce.
Nel caso del Ferrania Film Festival, questa base progettuale nasce da lontano. La direttrice artistica del Festival, Lidia Giusto, ha dedicato molti anni allo studio, alla ricerca e all’osservazione del territorio, approfondendone la storia industriale, fotografica, cinematografica e culturale e costruendo nel tempo un patrimonio di conoscenze, relazioni e progettualità.
Il Festival non nasce quindi come un evento costruito artificialmente intorno a un luogo, ma come il risultato di un lungo percorso di ricerca sulla Val Bormida, su Ferrania e sulla loro identità. È proprio questa conoscenza stratificata a rappresentare una delle fondamenta più solide del progetto e a permettere di individuare connessioni, storie e possibilità che possono essere trasformate in iniziative culturali concrete. Prima delle risorse economiche viene dunque il patrimonio delle idee. E le idee, quando poggiano su anni di studio e di conoscenza del territorio, costituiscono un capitale altrettanto importante.
Per le prossime edizioni, l’obiettivo sarà quello di ricercare risorse economiche al di fuori dei bilanci dei Comuni della Val Bormida, attraverso la partecipazione a bandi regionali, nazionali ed europei, il coinvolgimento di fondazioni, enti, istituzioni culturali, sponsor privati e soggetti interessati a sostenere iniziative dedicate al cinema, alla cultura, alla memoria industriale e alla valorizzazione dei territori. La direzione è chiara: il Ferrania Film Festival vuole essere un progetto capace di portare risorse sul territorio, e non semplicemente chiedere risorse al territorio.
La Val Bormida e i suoi Comuni affrontano già quotidianamente la complessità di amministrare territori estesi con disponibilità economiche spesso limitate. Chiedere alle amministrazioni locali di sostenere in maniera significativa i costi del Festival non rappresenta, per l’organizzazione, il modello sul quale costruire il futuro della manifestazione.
Il percorso che si intende intraprendere è differente: partire dalla forza delle idee, dalla conoscenza accumulata in anni di ricerca e dalla comunità cresciuta attorno all’associazione Ferrania Film APS ETS per utilizzare la storia di Ferrania, il suo patrimonio industriale e culturale e il legame straordinario di questo territorio con la fotografia e il cinema come elementi attraverso i quali intercettare finanziamenti, collaborazioni e investimenti provenienti dall’esterno.
In questa prospettiva, il rapporto con i Comuni resta fondamentale. Alle amministrazioni locali il Festival vuole chiedere soprattutto collaborazione, condivisione, supporto istituzionale, patrocinio e disponibilità degli spazi, evitando per quanto possibile di trasformare questa collaborazione in un ulteriore impegno economico per enti che dispongono già di risorse limitate.
Il fatto che un’Associazione nata soltanto nel marzo 2026 abbia raggiunto in pochi mesi quasi cento soci provenienti da diverse parti d’Italia e d’Europa dimostra quanto il nome Ferrania sia ancora capace di creare interesse, appartenenza e partecipazione. Ma dietro quei numeri ci sono soprattutto persone. Persone che hanno scelto di esserci, di lavorare gratuitamente, di dedicare ore e giornate alla costruzione del Festival perché ritengono che questa storia meriti di essere raccontata, studiata, conservata e trasmessa.
È forse questo il capitale più importante con cui si chiude la prima edizione: non un grande budget, ma una comunità. Una comunità che ha dimostrato che Ferrania continua a unire persone anche molto lontane tra loro e che la sua storia può ancora generare cultura, ricerca, partecipazione e nuove progettualità.
Il Ferrania Film Festival nasce dal territorio, dalla sua storia e da una lunga attività di studio e ricerca, ma vuole guardare oltre i suoi confini per trovare le risorse, le competenze e le relazioni necessarie alla propria crescita. L’obiettivo per i prossimi anni è semplice: non chiedere alla Val Bormida di finanziare il Festival, ma fare del Festival uno strumento capace di portare nuove risorse, pubblico, relazioni e opportunità in Val Bormida. Perché prima dei grandi budget vengono le idee. E quando le idee hanno radici profonde, conoscenza, passione, istituzioni disponibili a collaborare e una comunità disposta a mettersi in gioco per realizzarle, possono diventare progetti concreti. Ed è proprio da qui che il Ferrania Film Festival vuole ripartire.
Ferrania Film Festival- Ferrania Film APS ETS- Direzione artistica: Lidia Giusto- www.ferraniafilmfestival.eu
2/Si chiude la prima edizione del Ferrania Film Festival: in Val Bormida è nata la comunità della pellicola
Tre giorni di fotografia, cinema, incontri, sperimentazione e memoria industriale tra Cengio, Ferrania e Millesimo. La prima edizione conferma la vocazione del Festival: partire dalla straordinaria storia di Ferrania per costruire un progetto culturale contemporaneo, capace di creare reti e nuove opportunità per il territorio.
Val Bormida, 14 settembre 2026 – Si è conclusa ieri, domenica 13 settembre, la prima edizione del Ferrania Film Festival, tre giornate dedicate alla pellicola, alla fotografia analogica, al cinema, agli archivi e alla memoria industriale che hanno riunito in Val Bormida fotografi, filmmaker, studiosi, professionisti, artisti, associazioni, istituzioni, aziende e appassionati.
Un Festival diffuso tra Cengio, Ferrania, Millesimo e il territorio della Val Bormida, nato con un obiettivo preciso: riportare la cultura della pellicola nel luogo che per oltre un secolo ne ha rappresentato uno dei principali centri produttivi europei e, partendo da questa straordinaria eredità, costruire nuove relazioni tra memoria, ricerca, formazione, creatività contemporanea e territorio.
Tre giorni intensi di talk, mostre, proiezioni, workshop, masterclass, visite, escursioni, incontri e momenti di confronto hanno dimostrato soprattutto una cosa: l’analogico non appartiene soltanto al passato. La pellicola continua a essere un linguaggio vivo, capace di coinvolgere generazioni diverse e di mettere in relazione persone provenienti da esperienze e territori differenti. È proprio questa la comunità che il Ferrania Film Festival voleva iniziare a costruire.
Dalla memoria al futuro- Il Ferrania Film Festival, ideato dalla direttrice artistica Lidia Giusto, fotografa, storica dell’arte e archivista, nasce da oltre vent’anni di studi e ricerche sulla fotografia e sulla cinematografia analogica, sui beni culturali, sulla storia produttiva della Val Bormida, sugli archivi, sul turismo industriale e sui processi di valorizzazione territoriale.
La prima edizione ha trasformato questo lungo percorso di ricerca in un progetto collettivo. Ferrania e la Val Bormida non sono state semplicemente lo scenario della manifestazione: sono state il suo contenuto e la sua ragione d’essere. La storia industriale della pellicola è diventata il punto di partenza per parlare di presente, sperimentazione, conservazione degli archivi, trasmissione delle competenze e nuove forme di produzione culturale.
Il Festival nasce infatti dalla convinzione che la memoria industriale non possa essere soltanto conservata o raccontata. Per continuare ad avere significato deve poter generare nuova cultura, creare relazioni, attirare competenze e costruire occasioni di conoscenza e sviluppo.
Una rete nata attorno alla pellicola- Uno degli elementi più importanti di questa prima edizione è stata la rete di relazioni costruita attorno al Festival. Fotografi, registi, artisti, tecnici, archivisti, ricercatori, associazioni, imprese, istituzioni culturali e appassionati hanno condiviso esperienze e competenze, facendo della Val Bormida per tre giorni un luogo di incontro dedicato alla cultura dell’immagine analogica. Una rete che ha assunto fin dalla sua nascita una dimensione che supera i confini locali.
Il Ferrania Film Festival ha infatti inserito il proprio percorso nel contesto europeo del New European Bauhaus Festival 2026 e nella rete internazionale della International Photography Festivals Association, portando Ferrania e la Val Bormida all’interno di circuiti culturali dedicati alla fotografia, all’immagine, alla sostenibilità, alla trasformazione dei territori e alla produzione culturale contemporanea.
A confermare la capacità del progetto di parlare a una comunità internazionale è arrivato, alla vigilia del Festival, anche il sostegno di Sir Brian May, leggendario chitarrista dei Queen, astrofisico, studioso e appassionato di fotografia stereoscopica, che ha accettato di diventare membro onorario di Ferrania Film APS ETS e ha rivolto i propri auguri al Festival e ai suoi partecipanti.
Un riconoscimento che assume un significato particolare proprio per la sensibilità di Brian May nei confronti della fotografia storica e delle tecniche analogiche e per la sua convinzione che questi linguaggi possano continuare a convivere con il digitale e produrre nuove forme di creatività.
Il ritorno del cinema in pellicola- Tra i momenti più simbolici della manifestazione, la serata dedicata a Pier Paolo Pasolini con la proiezione in pellicola 35 mm di Uccellacci e uccellini, grazie alla collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale. Un appuntamento dal forte valore simbolico: riportare una vera pellicola cinematografica in Val Bormida significa ricongiungere materialmente il cinema con il territorio nel quale, per generazioni, è stata prodotta la materia stessa delle immagini.
La proiezione, inizialmente prevista a Ferrania, si è svolta a Palazzo Rosso di Cengio grazie alla disponibilità dell’Amministrazione comunale, che ha consentito al Festival di mantenere un appuntamento particolarmente complesso dal punto di vista tecnico e organizzativo. Il 35 mm è così tornato a girare davanti a un pubblico in Val Bormida, proprio nella storica sala cinema dell’ex dopolavoro della S.I.P.E.
Un Festival da vivere e da sperimentare- Accanto alla dimensione storica e cinematografica, grande spazio è stato dedicato alla pratica e alla sperimentazione. Cnematografia in 16 mm, sviluppo della pellicola, cianotipia, fotografia analogica, photowalk e masterclass hanno permesso ai partecipanti non soltanto di ascoltare e osservare, ma di entrare direttamente nei processi attraverso i quali nasce un’immagine.
La giornata conclusiva di domenica 13 settembre ha restituito in modo particolarmente evidente questa dimensione laboratoriale del Festival, attraverso la presentazione dei lavori e dei risultati prodotti durante le attività. Un momento di condivisione che ha messo insieme formazione, sperimentazione e comunità e che rappresenta una delle direzioni sulle quali il Festival intende continuare a lavorare.
«Non volevamo organizzare soltanto un evento»- «Quando abbiamo iniziato a costruire il Ferrania Film Festival non volevamo semplicemente aggiungere un nuovo evento al calendario culturale – sottolinea Lidia Giusto, direttrice artistica del Festival e presidente di Ferrania Film APS ETS –. Volevamo capire se attorno alla storia straordinaria di Ferrania fosse ancora possibile creare relazioni, conoscenza, ricerca e nuova cultura. Questi tre giorni ci hanno dato una prima risposta: persone con esperienze, età e provenienze diverse sono arrivate in Val Bormida per incontrarsi attorno alla pellicola. È forse questo il risultato più importante della prima edizione: avere iniziato a costruire una comunità. Ferrania ha rappresentato per decenni un punto di riferimento internazionale per la cultura dell’immagine. La nostra ambizione è lavorare perché questo territorio possa tornare a essere un luogo nel quale parlare di fotografia e cinema analogico non significhi soltanto ricordare ciò che è stato, ma immaginare quello che può ancora diventare.»
Un progetto per la Val Bormida- Fin dalla sua ideazione il Ferrania Film Festival è stato pensato come un progetto di lungo periodo. L’obiettivo non è soltanto organizzare una manifestazione annuale, ma costruire progressivamente uno spazio permanente di incontro, ricerca e produzione culturale, capace di mettere in relazione il patrimonio materiale e immateriale della Val Bormida con reti nazionali e internazionali. La cultura può diventare uno strumento attraverso il quale conoscere e rileggere il territorio, consolidarne l’identità, costruire reti, aumentarne la reputazione e l’attrattività e contribuire ad attivare processi di rigenerazione. In questo senso la prima edizione non rappresenta un punto di arrivo. È il primo fotogramma di un percorso appena iniziato.
I ringraziamenti- Ferrania Film APS ETS e la direzione del Ferrania Film Festival ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della prima edizione: i relatori, i fotografi, gli artisti, i filmmaker, i docenti e i professionisti che hanno condiviso competenze ed esperienze; le associazioni, le aziende, gli archivi e le istituzioni culturali che hanno aderito al progetto; i volontari e tutte le persone che hanno lavorato all’organizzazione; il pubblico e i partecipanti che hanno seguito gli appuntamenti e preso parte alle attività.
Un ringraziamento particolare va al Comune di Cengio, che ha accolto numerosi appuntamenti della manifestazione e ha dimostrato concretamente disponibilità e attenzione nei confronti del progetto, e alle realtà della Val Bormida che hanno collaborato alla costruzione delle diverse attività. Un sentito ringraziamento va inoltre a Regione Liguria, per il patrocinio, la concessione del logo istituzionale e il sostegno all’iniziativa, e all’Assessore regionale Claudia Morich, che ha riconosciuto nel Ferrania Film Festival un progetto capace di mettere in dialogo memoria industriale e cultura analogica e di contribuire alla trasformazione e alla crescita del territorio. Il Festival ringrazia infine tutte le realtà nazionali e internazionali che hanno creduto nella prima edizione e gli organi di informazione che, nei mesi precedenti e durante le giornate della manifestazione, hanno raccontato il progetto contribuendo a portare Ferrania, la sua storia e la cultura della pellicola all’attenzione di un pubblico sempre più ampio. La prima edizione si chiude, dunque, con una consapevolezza e con una responsabilità: la comunità della pellicola ha iniziato a prendere forma. Ora il lavoro è farla crescere.
Ferrania Film Festival- Ferrania Film APS ETS- Direzione artistica: Lidia Giusto
3/Sir Brian May sostiene il Ferrania Film Festival. Il leggendario chitarrista dei Queen diventa membro onorario di
Ferrania Film APS ETS e rivolge i suoi auguri al Festival dedicato alla cultura cinematografica e fotografica analogica Ferrania (SV) – Il Ferrania Film Festival riceve un sostegno d’eccezione: Sir Brian May, leggendario chitarrista dei Queen, astrofisico e grande appassionato di fotografia e stereoscopia, ha accettato di diventare membro onorario dell’associazione culturale no-profit Ferrania Film APS ETS, esprimendo il proprio apprezzamento per il progetto e rivolgendo i suoi migliori auguri al Ferrania Film Festival e a tutti i suoi partecipanti.
Un riconoscimento particolarmente significativo per una manifestazione nata a Ferrania, luogo simbolo della storia italiana ed europea della pellicola fotografica e cinematografica, con l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione la cultura dell’immagine analogica, la sua storia e, soprattutto, la sua capacità di dialogare con il presente e con le nuove generazioni.
Il legame con Sir Brian May nasce proprio da una sensibilità condivisa nei confronti della cultura analogica e dalla convinzione che le tecniche del passato non rappresentino semplicemente qualcosa da conservare, ma possano continuare a essere strumenti vivi di sperimentazione e creazione contemporanea.
«Ci sono effetti magici che si ottengono con quei vecchi processi analogici e che nel mondo digitale si riescono a ottenere solo con grandi sforzi… un po’ come succede con il suono. Ho ancora un grande affetto per tutte le tecniche di registrazione analogiche e continuo a utilizzarle in questo mondo digitale, e lo stesso vale per la fotografia», afferma Brian May parlando del proprio rapporto con l’analogico.
Parole che interpretano perfettamente uno dei principi alla base del Ferrania Film Festival: guardare al patrimonio analogico non con nostalgia, ma come una risorsa capace di generare nuove esperienze, nuovi linguaggi e nuove forme di creatività.
Sir Brian May, infatti, non è soltanto una delle figure più conosciute della storia del rock. Accanto alla musica e alla sua attività scientifica, coltiva da sempre una profonda passione per la fotografia e, in particolare, per la fotografia stereoscopica, della quale è studioso, collezionista e divulgatore.
Proprio per il suo rapporto con la cultura analogica, per l’attenzione dedicata alla conservazione e alla riscoperta del passato e, allo stesso tempo, per la capacità di proiettare questa eredità verso il futuro, Ferrania Film APS ETS gli ha proposto di diventare membro onorario dell’associazione.
Sir Brian May, già a conoscenza del progetto del Ferrania Film Festival, ha accolto con piacere la proposta, ringraziando per il riconoscimento, complimentandosi per l’iniziativa e inviando i propri migliori auguri alla manifestazione e ai suoi partecipanti. Brian May e la magia della camera oscura. Il rapporto di Brian May con la fotografia nasce molto presto ed è strettamente legato alla figura del padre. Nel volume Queen in 3-D, pubblicato in Italia da Gremese Editore, May racconta infatti come la fotografia analogica sia entrata nella sua vita quando era ancora un ragazzo.
Fu il padre, appassionato fotografo dilettante, a trasformare una piccola stanza della loro casa in una camera oscura. In quello spazio Brian imparò a sviluppare i negativi, utilizzare i bagni chimici, asciugare e tagliare le pellicole e infine stampare le fotografie.
Un’esperienza che May ricorda attraverso una parola particolarmente significativa: magia.
La magia di osservare l’immagine emergere progressivamente sulla carta sensibile immersa nel bagno di sviluppo, illuminata soltanto dalla luce rossa della camera oscura. Un’esperienza materiale, artigianale e insieme sorprendente, che ha contribuito a costruire il suo rapporto duraturo con la fotografia.
Il Ferrania Film Festival nasce dalla volontà di riportare l’attenzione sulla straordinaria eredità culturale legata alla pellicola, partendo da Ferrania e dalla sua storia industriale per costruire un progetto contemporaneo dedicato al cinema, alla fotografia, agli archivi e alla cultura dell’immagine.
Ferrania è stata per decenni uno dei luoghi simbolo della produzione di materiali fotosensibili e pellicole cinematografiche. Una storia industriale che ha attraversato il Novecento e che oggi costituisce un patrimonio materiale e immateriale di eccezionale interesse. Il Festival intende raccogliere questa eredità e trasformarla in un’occasione di incontro tra memoria, ricerca, produzione artistica e sperimentazione, coinvolgendo autori, fotografi, filmmaker, studiosi, archivi, istituzioni, appassionati e nuove generazioni. Al centro c’è la pellicola non soltanto come supporto tecnico appartenente alla storia della fotografia e del cinema, ma come linguaggio ancora capace di produrre cultura e immaginario. In questo senso, il sostegno di Sir Brian May assume un valore particolarmente importante. La sua esperienza dimostra come analogico e digitale non debbano necessariamente essere considerati mondi contrapposti: tecniche storiche e strumenti contemporanei possono convivere, contaminarsi e contribuire insieme alla costruzione di nuovi linguaggi.
Il Ferrania Film Festival vuole partire proprio da qui, dalla memoria di un luogo che ha contribuito alla storia mondiale dell’immagine, per interrogarsi sul futuro della pellicola, della fotografia e del cinema. E farlo a Ferrania significa riportare questa storia nel luogo in cui, per generazioni, la materia stessa delle immagini veniva prodotta.
NOTA DI REDAZIONE- Trucioli.it il 10 settembre aveva titolato: Ferrania, la “Città della Pellicola” dove la pellicola non si può proiettare. Manca la sede e si trasferisce a Cengio nella serata del Festival dedicata a Pasolini con 3.694 visualizzazioni. La mancata disponibilità del Comune di Cairo Montenotte, per cause non proprio lodevoli, era una notizia non notizia. Dunque di nessun interesse per lettori e telespettatori della principale testata pubblica, la RAI, con TGR Liguria? Anche Il Secolo XIX si è adeguato. Mancanza di spazio o di errata valutazione della notizia? Ci siamo chiesti se è normale ignorare una novità ‘sgradita’ nel contesto dell’evento, non solo di valenza locale.
Un caso di autocensura propiziata dagli stessi organizzatori e a quale fine? Ci siamo rivolti a Lidia Giusto Presidente – Ferrania Film APS ETS e Direttrice artistica – Ferrania Film Festival che ha doverosamente chiarito.

…..Al contrario, la questione era stata portata direttamente all’attenzione di almeno due dei giornalisti che si sono occupati del Festival. Avevo fatto presente espressamente a Marco Gervino della TGR Liguria la questione relativa alla decisione di Cairo Montenotte di non consentire lo svolgimento a Ferrania dell’evento con la proiezione prevista nell’ambito del Festival. Lo stesso argomento era stato da me segnalato anche a una giornalista de Il Secolo XIX che mi aveva contattata telefonicamente per un’intervista. In entrambi i casi mi fu risposto che la questione non sarebbe stata affrontata, come non sarebbe stata affrontata la questione della mancanza del Comune di Cairo Montenotte e del Museo tra i partner dell’iniziativa del Festival.
Pertanto, almeno per quanto riguarda questi due contatti di cui posso dare testimonianza diretta, non si è trattato di una mancata informazione da parte dell’organizzazione. La scelta di non inserirla nei rispettivi servizi o articoli è stata una loro autonoma scelta editoriale, della quale naturalmente non posso conoscere né attribuire le motivazioni….
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