“La figura umana scompare perché l’uomo rischia di scomparire cognitivamente”.
«Nel mio Doppio Dittico non ci sono corpi, non ci sono volti, non c’è carne», spiega Francesco Guadagnuolo.
«Perché tra 50 anni la figura umana, così come la intendiamo oggi, sarà un concetto superato. Non scomparirà biologicamente, ma cognitivamente. La vera disuguaglianza del futuro non sarà tra ricchi e poveri, ma tra chi saprà dialogare con l’intelligenza artificiale e chi ne resterà fuori».
«Chi non evolve con la coscienza tecnologica diventerà invisibile. E l’arte deve anticipare questa invisibilità».
La povertà del futuro: non economica ma mentale
«La povertà del futuro non sarà mancanza di denaro ma mancanza di accesso alla coscienza tecnologica. Chi non saprà interagire con l’IA sarà escluso dalla vita sociale, dal lavoro, dalla cultura. Sarà una povertà irreversibile, perché non si colma con un sussidio, ma con una trasformazione della mente».
«Oggi vediamo persone che non riescono a usare strumenti digitali di base. Immaginiamo cosa accadrà quando l’IA sarà il linguaggio dominante».
“La politica parla ancora come nel secolo scorso”
«La politica attuale è obsoleta. Parla ancora un linguaggio del secolo passato, un politichese stanco, burocratico, incapace di comprendere la velocità del mondo. Si discute di problemi del Novecento mentre il XXI secolo corre verso una metamorfosi antropologica».
«Se non si cambia paradigma, tra 50 anni avremo una società divisa in due specie: chi comprende l’IA e chi ne è schiavo».
L’urgenza di un’alfabetizzazione tecnologica universale
«Bisogna creare un’alfabetizzazione tecnologica universale. Non corsi, non laboratori: una nuova cultura. La scuola deve diventare un laboratorio cognitivo, l’università un acceleratore di coscienza, la formazione continua un diritto fondamentale».
«Serve una politica che non abbia paura dell’intelligenza artificiale, ma che la consideri un’alleata. Una politica che non si limiti a gestire il presente, ma che sappia progettare il futuro».
Il doppio dittico come progetto del futuro
«Il lato sinistro rappresenta la materia che si sgretola: la coscienza biologica che non riesce a connettersi.
Il lato destro rappresenta la perfezione algoritmica: la coscienza digitale che si espande. La colonna di codice centrale è il giudizio: divide, connette, condanna».
«Il doppio dittico non rappresenta il futuro: lo anticipa».
“Il futuro non perdonerà l’impreparazione”
«La disuguaglianza cognitiva sarà la vera tragedia del XXI secolo. L’uomo deve evolversi, non solo tecnicamente, ma mentalmente. E l’arte, oggi più che mai, deve essere profezia».
Arte sociale e reddito universale: la nuova frattura del XXI secolo
La visione di Guadagnuolo trova un’eco potente nell’arte sociale contemporanea. Se proiettiamo il mondo tra 50 anni, l’arte non racconterà più solo una disparità economica, ma una disuguaglianza biologica e cognitiva.
Il Dittico Sociale: la frattura tra iper‑specializzati ed esclusi
- La classe iper‑specializzata: figure integrate con flussi di luce e dati, colori freddi e metallici, simbolo di un’élite cognitiva fusa con l’IA.
- La classe esclusa: figure terrose, stanche, iperrealiste, bendate, simbolo di chi non ha saputo o potuto integrarsi con la tecnologia.
Tra i due mondi, una spaccatura di codice: un muro invisibile che non è economico ma cognitivo.
UBI (acronimo inglese di Universal Basic Income) Reddito Universale di Base o Reddito di Base Incondizionato come chiave politica della frattura
- UBI come sussidio di sopravvivenza. Per gli esclusi, evita il collasso sociale.
- UBI come ponte cognitivo. Permette agli esclusi di studiare, evolversi, specializzarsi.
- UBI come ridefinizione del valore umano. Se l’IA svolge la maggior parte del lavoro, l’UBI libera l’uomo dal dogma della produttività.
L’intervista mostra che senza una misura come il reddito universale, il futuro rischia di coincidere con la frattura drammatica visibile nel Doppio Dittico Sociale di Guadagnuolo. L’UBI diventa lo strumento politico che decide se quel muro di codice sarà insormontabile o se potrà essere abbattuto.
(A cura di Critica Arte Contemporanea
