La storica Scuola Media “Antonio Peterlin” di Vado Ligure è stata abbattuta. Nel corso degli anni, adattandosi ai tempi, sarà pur diventata una “Scuola Secondaria di Primo Grado”, ma per noi vadesi, è e resterà sempre la nostra “Scuola Media Peterlin” tanto amata.
di Annamaria Siccardi*


In via XXV Aprile 6, dove per decenni si sono incrociati zaini, amori, amicizie, compiti e perchè no, anche qualche scaramuccia, oggi c’è solo una montagna di macerie.
Esattamente un mese fa, la pinza demolitrice finiva di mordere i muri con le sue grandi fauci e nel giro di pochi giorni, i ricordi di tutte le generazioni che si sono succedute, hanno lasciato spazio ad una coltre di polvere e calcinacci.
Ricordi… Sì, ricordi. Ed è proprio in quei momenti che riaffiorano loro, affondando la lama in una ferita aperta. Durante queste operazioni dolorose, tantissime persone si sono fermate davavanti al cantiere, quasi a voler fungere da scudo con la propria presenza. E con gli occhi lucidi, sono rimaste lì, a fare compagnia alla Scuola fino all’ultimo istante, finchè non è crollato l’ultimo, definitivo mattone… anche se assistere al progressivo sbriciolarsi di quei muri, significava veder svanire una parte della propria vita.
Costruita negli anni ‘60 del Novecento è stata un vero e proprio faro per la città, oltre che punto di riferimento per molte persone che la usavano per orientarsi. Tutti sapevano dov’era…
Si ergeva maestosa nella via come una fiera signora, una guardiana che vegliava su tutti ma senza boria, umile nella sua semplicità che al contrario, era grandiosa. E con la sua mole alta, imponente, proteggeva la zona dal forte vento.
Era vita: le urla dei bambini facevano compagnia e con loro, si respirava ogni anno l’emozione del primo giorno di scuola, o dell’ultimo, quello dopo gli Esami così temuti e così attesi, con il ripasso estremo sulla panchina vicino al portone d’ingresso.
Memorie di ragazzi che sono diventati adulti e memorie di bambini che sono diventati ragazzi. Come chi si proietta nel primo giorno di scuola quando l’edificio fu inaugurato. O come chi, ha trovato tra quelle mura, un punto da cui ricominciare. Aneddoti che toccano tutti e non solo gli alunni, ma anche chi in quella Scuola, ha collaborato nei diversi ruoli.

E una figura che sicuramente è entrata nel cuore di tutti, è stata quella dei “Bidelli” (ora Collaboratori Scolastici), che pur svolgendo in maniera impeccabile il loro lavoro, cercavano in ogni modo di stare dalla parte dei ragazzi. Uno in particolare, Renato, si prestava sempre per andare ad acquistare la merenda ai ritardatari che non facevano in tempo a comprarla, o a chi, semplicemente l’aveva dimenticata.
E a parlare è proprio la figlia: «Ricordo che mio padre a volte mi portava a scuola con lui perché mia madre lavorava (allora, si poteva fare) e i suoi colleghi mi accoglievano sempre con molto calore». Mentre la figlia di Tina, un’altra Collaboratrice di quegli anni, ricorda il bellissimo rapporto che c’era tra tutta la squadra, compresi gli Insegnanti. Non si può non citare Ennio, l’Anima dell’Istituto di cui era anche il custode, e poi, a questi, si uniscono tutti gli altri nomi di coloro che si sono succeduti.
E infine, ma non in ultimo, vorrei ricordare tutti gli Insegnanti, sempre pronti ad aiutare i ragazzi più difficili che solo in età adulta, hanno i capito il valore di quella linea a volte un po’ più dura, chiamata palestra di vita…
Con la demolizione della Scuola Peterlin, non sono andati giù solo mattoni, ferro e cemento, ma sono spariti anche quei muri coperti dalle scritte dei ragazzi, aule con testimonianze grafiche di amori adolescenziali, sogni di fine anno e speranze di interrogazioni mancate. E spazzato via anche quell’archivio di memoria popolare ed emotiva, resta da capire se le nuove strutture sapranno accogliere il futuro con la stessa generosa pazienza, di quei “vecchi” muri cancellati…
*Annamaria Siccardi
(già docente alla Peterlin)
