L’ultimo autorevole e presennate richiamo per accelerare il progetto dei binari a monte tra Andora e Finale è arrivato da una recente dichiarazione del sindaco, presidente, ex ministro Claudio Scajola, con la piena condivisione espressa dal presidente Bucci. Pochi giorni primadal sottosegretario ai Trasporti, il ligure leghista vice ministro Edoardo Rixi.

E ancora il fronte del “si” e in ‘fretta’, dopo mezzo secolo di attesa, dai partiti del centro destra e centro sinistra, ora al potere, ora in minoranza. Favorevoli due associazioni di categoria. La CIA agricoltori inizialmente contraria con l’ex presidente provinciale e poi consenziente. Tra i suoi maggiori e più attivi attori l’ex funzionario CIA-Agricoltori Italiani e sindaco di Ortovero Osvaldo Geddo area del centro sinistra. Luca De Michelis presidente di Confagricoltura Liguria e provincia di Savona (anche in questo caso molti aderenti erano contrari). Favolevoli i tre maggiori sindacati di categoria: CGIL, Cisl e UIL, la Confindustria provinciale e nazionale. Le associazioni di categoria più rappresentative: Confcommercio, Albergatori (con qualche dissidente), Bagni Marini, Agenzie Immobiliari. I tre casi più emblematici sono ad Albenga (stazione a Bastia a 6,5 km dall’attuale sede in centro città), Loano (stazione ai confini Borghetto-Toirano a 5,5 km dal centro città, a Loano esiste tuttavia il cappio dei passaggi a livello dopo aver ignorato per anni due nuovi sottopassaggi). Pietra Ligure unico comune che piuttosto di vedersi trasferire la stazione su un viadotto di 70 metri ai confini di Tovo San Giacomo, rinuncia alla stazione, oltre che alla tutela, di un sito storico-rimano. Si aggiunga che le nuove stazioni saranno declassate a ‘fermate’.
Un fronte largo, anzi larghissimo, che non ne vuole sentire delle ragioni di chi propone un progetto alternativo (tenendo conto ciò che viene sempre taciuto, diciamo sempre, dai politici, dalla RAI, l’esistenza del doppio binario tra Loano e Albenga) tra Loano e Finale, tra Albenga e Andora. I contrari al raddoppio mettono in campo anche quella che considerano prova del nove. I risultati negativi (sia in termini turistici, sia di passeggeri, persino studenti) che stanno emergendo sempre più in provincia di Imperia dove i binari sono stati trasferiti.
I promotori del bis imperiese anche nel ponente savonese esibiscono due loro ‘verità’: il raddoppio a monte consente di creare un virtuoso corridoio europeo e la sede attuale dei binari trasformata in un’ampia Ciclovia Riviera dei Fiori capace di favorire il turismo, la qualità della vita, la valorizzazione degli alloggi che si trovano nei palazzi realizzati nel corso di decenni ai due lati della ferrovia.
Eppure si legge e si ascolta che l’agricoltura deve essere salvaguardata sia come valore commerciale (ad Albenga per decenni è stata il volano dell’economia non solo locale), sia tutela ambientale.Invece Albenga sacrifica oltre un milione di mq di aree coltivate, colpo di grazia definitivi per ciò che resta delle aziende agricole di Borghetto S. Spirito, simbolo della decadenza di una cittadina che si è votata all’autodistruzione con oltre 11 mila seconde case e forse più, la morte della rete commerciale famigliare, il deprezzamento degli stessi immobili di vecchia generazione, il record di unita immobiloiare sul mercato di vendita. Presenza nella giunta comunale di imprenditori edili che non hanno mai smesso di coltivare i loro interessi, pur legittimi, con nuove costruzioni, le ‘rigenerazioni’ di vecchi immobili con aumenti di volumi fino al 35 per cento grazie alla legge regionale targata Marco Scajola.
Sarà interessante e istruttivo, con il mega progetto da due miliardi e mezzo, assistere quali saranno le conseguenze dei trafori in galleria con centinaia di camion che ogni giorno attraverseranno le città diretti alle discariche che sono ancora da individuare e che, a parole, nessuna città interessata sarebbe disposta ad ospitare, se non in piccola parte. Pensiamo solo al traffico che affrontiamo sull’Aurelia e nell’attraversamento di alcuni abitati, Loano in primis, qui gli scavi e i detrici maggiori poiche il percorso è interamento in galleria.
C’è poi quella che potremmo definire una “favola per bambini”: i soldi disponibili fino ad oggi per le opere di compensazione richieste dai sindaci in carica ammontano -nero su bianco- a 450 milioni. Le Ferrovie hanno messo in conto la bellezza, leggete bene di 50 milioni.
Si può essere comunque favorevoli o contrari. Al punto in cui è giunto l’iter del progetto non si può più attendere, rinviare. Si prenda una decisione definitiva dopo che ognuno ha giocato le sue carte. Il tempo dirà chi resta lungimirante e chi invece non ha tenuto conto del rapporto danni-benefici.
WWF Savona- COMITATI TERRITORIALI INGAUNI COMUNICATO STAMPA – RADDOPPIO FERROVIARIO GENOVA-VENTIMIGLIA: IL TAR RESPINGE IL RICORSO DI WWF, ASSOUTENTI E CITTADINI. MA LA BATTAGLIA NON È FINITA: APERTA LA NUOVA VIA NAZIONALE AL MASE
Il TAR Liguria ha respinto il ricorso presentato dall’Associazione WWF Savona ODV, da Assoutenti Savona e da un ampio gruppo di cittadini liguri contro la DGR 1233/2021 con cui la Regione Liguria ha dato l’intesa – il placet- al raddoppio ferroviario Genova-Ventimiglia.
I giudici hanno respinto anche le due istanze di rinvio dell’udienza, nonostante la pendenza di un fatto nuovo e decisivo: RFI stessa ha avviato nell’agosto 2024 presso il Ministero dell’Ambiente (MASE) una nuova procedura nazionale di Valutazione di Impatto Ambientale integrata con Valutazione di Incidenza (VIA+VIncA) – ID 12936 per la tratta Finale Ligure-Andora, attualmente in fase di istruttoria presso la Commissione Tecnica CTVIA.
IL CUORE DEL RICORSO: UNA VIA DEL 1996 PER UN’OPERA DEL 2026
Le censure dei ricorrenti erano chiare:
1. Una VIA scaduta: L’opera si regge ancora su una VIA del 1996, anteriore alla Direttiva Habitat (DPR 357/97) e all’istituzione di 16 zone protette (ZSC, Riserva Rio Torsero, aree umide). Per il TAR invece, l’art.51 del DL 76/2020 garantirebbe 10 anni di validità minima.
2. Nessuna alternativa valutata: Contestato il difetto di istruttoria e il mancato ascolto dei pareri dei Comuni.
LE CRITICITÀ DELLA SENTENZA
Secondo i ricorrenti la sentenza presenta profili critici e valutano una sua eventuale impugnazione al Consiglio di Stato:
> 1. VIA del 1996 ancora valida? Il TAR confonde il termine minimo di 10 anni (un “floor” protettivo per le VIA recenti) con la permanente validità di una valutazione vecchia di 30 anni, condotta in un contesto normativo e ambientale oggi inesistente. Come stabilito da TAR Brescia 739/2019 e Consiglio di Stato 3922/2020, l’ambiente è dinamico e va rivalutato.
> 2. La VIncA dimenticata: La sentenza non considera la sentenza della Corte di Giustizia UE 9 settembre 2020 (C-254/19) che impone il rinnovo della VIncA quando quella precedente non dissipa ogni ragionevole dubbio scientifico. Lo stesso avvio della nuova VIA+VIncA da parte di RFI è la prova implicita che la VIA del 1996 è inadeguata.
> 3. Merito o legittimità? Dichiarare inammissibili per “merito discrezionale” censure di difetto di istruttoria e travisamento dei pareri comunali significa sottrarre al giudice vizi classici di eccesso di potere.
COSA SUCCEDE ORA
La partita si sposta a Roma. La nuova procedura MASE ID 12936 è il vero banco di prova. I nuovi provvedimenti che il Ministero adotterà saranno atti autonomi e autonomamente impugnabili. La legittimazione di WWF, Assoutenti e dei cittadini, già riconosciuta dal TAR, rimane pienamente valida per impugnare anche i nuovi atti.
Il rigetto del ricorso non chiude nulla: apre la fase più importante, quella della valutazione ambientale reale.
WWF Savona ODV / Comitati territoriali ingauni
