Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Le due facce della Liguria politico-ambientalista. Parco del Beigua nella ‘Carta Europea del turismo’ e Riserva dell’Adelasia. 2/Animalisti savonesi


Le due facce delle Liguria politico-ambientalista: mentre da una parte si esalta il Parco Regionale del Beigua (il più vasto della Regione) per le sue potenzialità turistiche, tanto che gli stessi vincoli internazionali (Sito Speciale di Conservazione, Geopark-Unesco) vengono solo sfruttati a questo fine.

di Franco Zunino

Visto che è di questi giorni l’esaltante riferimento sui media al fatto che il Parco stia per ricevere anche un “certificato di destinazione turistica sostenibile” (il che significherà turismo di massa a go go, ed iniziative affini di ogni genere: ovvero tutto meno che la conservazione dei luoghi!), dall’altro la Riserva Naturale dell’Adelasia, l’unica su terreni di pubblica proprietà regionale, addirittura acquistati proprio a questo fine, sta sempre più subendo assalti di sfruttamenti forestali e riapertura di antiche carrarecce per meri fini economici. In pratica, uno scandalo che solo in un paese come l’Italia si consente.

Per conservare la natura, la prima cosa da farsi è acquistare i terreni delle aree protette, così da poterli sottrarre ai privati e ai Comuni, i quali tutti, ovviamente, li sfruttano per finalità economiche. Eppure, mentre si esalta il Parco Regionale del Beigua (8.700 ettari, senza neppure un metro quadrato di natura veramente protetta, in quanto tutto sui terrei di proprietà privata e/o comunale gestiti per fini economici), la Riserva dell’Adelasia di soli 1.200 ettari è TUTTA di proprietà regionale, la si vuole comunque sfruttare economicamente! Però il Beigua godrà di una “certificazione” turistica. E le certificazioni conservazioniste, che dovrebbero essere (lo sono in tutto il mondo) i veri meriti di una Riserva Naturale? Il Beigua nella “Carta Europea del turismo”: come se questo fosse conservazione della natura, e non già sfruttamento!

2/A proposito di coerenza e di saggezza. Ecco l’ultima degli animalisti savonesi per impedire che con la motivazione della peste suina si uccidano i cinghiali, anche nella “zona rossa”, prendendosela con i politici che portano avanti la possibilità e l’urgenza di intervenire sparando: “da un anno assistiamo alla sconcertante farsa di assessori regionali, sindaci e associazioni agricole che chiedono di intensificare la caccia, addirittura chiamare l’esercito, facendo finta di non sapere che la scienza ha dimostrato che l’attività venatoria fa impennare la fertilità delle specie”. Ma si rendono conto di cosa scrivono e sostengono questi animalisti? Perché prima dicono che è la caccia – intendendola come sportiva – ad aver sterminato tante specie di animali (ed è una delle più grandi bugie diffuse dal protezionismo mondiale!), ed ora ci vengono a raccontare che più i cacciatori uccidono più gli animali aumentano di numero! Un’assurdità, ma anche una palese contraddizione!

Cosa non sosterebbero pur di far chiudere la caccia! Si guardino bene i politici da dare loro retta: sarebbe una catastrofe per tutta l’economia agricola e pastorale! Purtroppo, in quanto ai politici, va caso mai detto che è da più di un anno che sotto l’influenza degli animalisti i politici, timorosi per l’effetto nelle cabine elettorali, hanno rimandato il problema dell’uccisione dei cinghiali nella zona rossa, facendolo così gonfiare ed ormai andare quasi fuori controllo!

Si continua a dare retta agli animalisti e a rimandare gli interventi sanitari ottenibili con l’uccisione di più cinghiali possibile e incenerimento delle loro carcasse, e con sempre più cinghiali infetti in giro a diffondere la peste. D’altronde, è notorio come i cinghiali siano comunque troppi e che comunque andrebbero ridotti di numero. Quindi, a che servono questi palliativi e motivazioni che più che pseudo scientifiche sono palesemente illogiche, pur di non far intervenire i cacciatori; che peraltro già intervengono o interverrebbero mal volentieri, se non saranno motivati con premi in danaro per ogni cinghiale abbattuto, sia nella zona rossa sia in una larga fascia circostante?

Franco Zunino* segretario generale AIW

PARCHI, REGIONE LIGURIA. VICE PRESIDENTE PIANA: “NUOVO IMPULSO AGLI ITINERARI CICLOTURISTICI”

COMUNICATO STAMPA – GENOVA. Nuovo tavolo di lavoro oggi per Regione Liguria e Federparchi presso la Sala auditorium Caduti di Nassiriya, in piazza De Ferrari. Al centro del confronto linee guida di governance, nuove iniziative come quelle in preparazione per la Giornata Europea dei Parchi del 24 maggio e la realizzazione dell’itinerario cicloturistico dei Parchi Liguri. “Un punto, quest’ultimo, di fondamentale importanza – sottolinea il vice presidente della Regione Liguria con delega ai Parchi Alessandro Piana – che renderà i territori protagonisti di un crescente turismo ‘green’ alla ricerca della natura, dei borghi storici, delle tradizioni e delle produzioni tipiche, sempre all’insegna del rispetto dell’ambiente e degli habitat, in linea con la campagna di marketing territoriale dei Parchi promossa dall’assessorato e intitolata simbolicamente Liguria Preziosa”. Un’iniziativa che rispecchia a pieno le linee guida europee sul Next Generation Ue per coniugare sostenibilità ambientale e crescita, anche in chiave occupazionale. “Si tratta di sviluppare circa 600 km, oltre a varianti, da Ventimiglia alla Spezia – conclude l’assessore Piana – passando per 123 Comuni e tramite frequenti connessioni con l’Alta Via dei Monti Liguri. Priorità alla facilità di accesso, alla segnaletica, alle stazioni di ricarica delle e-bike e alle attività informative”.


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