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La Genetta è una specie autoctona?

La Genetta può ormai quasi considerarsi specie autoctona europea. Alcuni sostengono che sia stata introdotta dai saraceni 2.000 anni fa! Può darsi, ma anche se fosse i dubbi sono molti, il primo dei quali il fatto che dopo duemila anni la sua diffusione sia rimasta relegata solo all’area mediterranea spagnola e francese.

di Franco Zunino*

Un comunicato stampa del 2019

In Italia la Genetta è infatti solo occasionalmente presente ai confini con la Francia. Quindi, come non considerarla specie europea di adozione, come peraltro è per l’Istrice o il Castagno? Tanto più che piuttosto che di introduzione si dovrebbe parlare di sfuggita cattività. Ovviamente diverso deve considerarsi il caso delle specie volutamente importate e immesse dall’uomo moderno ben conscio di quanto stava facendo (e forse anche dell’errore, ma spinto da interessi di parte).

Nei giorni scorsi ne è stata catturata una appena entro i confini italiani; ferita è stata curata e poi liberata. Pare che la cosa abbia scatenato polemiche infinite in quanto molti la ritengono specie non autoctona. Strano che sul lupo, imbastardito in modo inverosimile nel Nord Italia tanto da doverlo ormai considerare popolazione a sé stante, per diversità fenotipica (un lupo qualsiasi pur che ci sia il lupo!), tutti abbiano taciuto e tacciono, mentre per la Genetta, animale purissimo e comunque rarissimo, si facciano sofismi se era il caso o meno di ri-liberare quell’individuo. Mistero dell’ambientalismo animalista italiano o, piuttosto, lupofilo! L’AIW intanto sarebbe lieta se un domani qualche esemplare venisse segnalato nei boschi della sua nuova Area Wilderness in Provincia di Imperia, non lontanissimo dalle ultime segnalazioni.

GLI ESPERTI FAUNISTICI – E’ incredibile come nel nostro Paese gli “esperti” faunistici smentiscano tutti gli esperti mondiali, neanche fossimo noi l’America (dove, per esperienze e studi obiettivi sulla fauna si è insegnato al mondo intero!). In Italia a sentire questi “esperti” (giustamente virgolettati!), animali quali lupi, cinghiali, cervi, daini, caprioli finanche cormorani, e chi ne ha più ne metta, risulterebbero non cacciabili o riducibili di numero: secondo loro non si capisce cosa debba fare la società civile per tenere sotto controllo la loro abnorme crescita, specie in un paese iper-urbanizzato, coltivato ed abitato come il nostro! Solo in Italia, ad esempio, se si riducono i lupi, i branchi si disgregano. Ma il bello è che lo scrivono senza aver mai condotto uno studio in merito, visto che in Italia i lupi non si possono uccidere (e non si possono certamente fare studi seri solo sulla base di segnalazioni di uccisioni da parte di bracconaggio o per incidenti automobilistici)! Come per i nostri boscaioli – ma anche tanti “esperti” forestali –, e la loro convinzione che se i boschi non si tagliano vanno a morire! Eppure così deve essere, ed i media sono sempre lì pronti a riportare i loro giudizi (il loro credo!) come fossero indiscutibile verità. Ma non solo, negano anche assolutamente la possibilità che i lupi possano aggredire o addirittura predare uomini, e finanche i fatti storici riportati e documentati che altri studiosi hanno accertato; e di fronte a segnalazioni di aggressioni dei giorni nostri, neppure indagano per capire se siano realmente avvenute o meno: certo, è più facile negarle per principio e far cadere nell’oblio dei media queste notizie, anziché indagare, col rischio che ne resi traccia. Peccato che questa pratica di disinformazione un giorno rischi che qualcuno trovi il coraggio di dire che il re è nudo!

*Franco Zunino

(Segretario Generale AIW)

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