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La cattedrale di Acqui Terme e un’antica sede vescovile del IV secolo

Acqui Terme, oltre ad essere famosa per le acque termali e la sorgente “La Bollente”, è una antica sede vescovile (1), fin dal IV secolo. San Maggiorino (2), primo vescovo della città, è un nome sospeso fra storia e leggenda. La più antica testimonianza, in epigrafe, di una sepoltura cristiana è dell’anno 401 e al 488 risale appunto la prima epigrafe a memoria di un vescovo acquese, Ditario.

di Ezio Marinoni*

La Cattedrale di Acqui Terme (AL)

E il retablo della Madonna di Montserrat

Attraversate le vie centrali, si arriva alla Cattedrale di Santa Maria Assunta (inizialmente dedicata a Santa Maria Maggiore), in posizione sopraelevata rispetto all’abitato; di essa colpisce la somiglianza con altri due complessi religiosi della zona, Santa Giustina a Sezzadio e San Remigio a Rivalta Bormida. La fabbrica del duomo (appellativo quanto mai appropriato, perché le vicende della sua costruzione e le successive ristrutturazioni si protrarranno per secoli) è iniziata dal Vescovo Primo (991 – 1019), a partire dalla cripta; in quell’epoca i vescovi assumono anche il potere temporale su Acqui. Il Vescovo Dudone (1023 – 1033) vi aggiunge il Collegio dei Canonici, documentato dal 1042. Il suo successore Guido (poi santificato, 1034 – 1070) completa e consacra Santa Maria Assunta nel 1067: tale data appare su un mosaico rinvenuto nel 1845 sotto il pavimento del presbiterio, ora conservato al Museo Civico d’Arte Moderna di Torino.

Dietro le absidi era collocato il cimitero e nei pressi il campanile romanico, sostituito nel 1479 da quello che vediamo ancora oggi. Più in alto si ergeva il castello vescovile, residenza episcopale fino al 1258, diviene una delle abitazioni dei Marchesi di Monferrato. Sul lato meridionale del complesso sono visibili il chiostro e le abitazioni dei canonici, risalenti al XV secolo. Il Rinascimento è un periodo di profondo cambiamento per la Cattedrale: tra la fine del XV e lo scorcio finale del XVI secolo vengono rinnovate alcune cappelle gentilizie, ricostruiti l’altar maggiore e quelli delle due absidi laterali; a fine Cinquecento il Vescovo Francesco dei Conti di San Giorgio di Biandrate (3) fa intonacare l’interno, in origine realizzato in pietra a vista. Le volte della navata centrale, rifatte nel Settecento, presentano una interessante chiave di volta con San Guido che tiene in mano la città. Sotto il Vescovo Carlo Luigi Buronzo del Signore (4) si inizia la costruzione di nuove cappelle dalla parte del chiostro, del quale viene demolito il lato meridionale.

Percorrendo l’interno della chiesa, possiamo scoprire alcune curiosità. La Cappella del Crocifisso (già dedicata a San Girolamo) ha all’altare un Crocifisso in avorio ricavato da un’unica zanna di elefante; la Cappella di San Carlo Borromeo, voluta dal già citato Vescovo Buronzo e terminata sotto il Vescovo Carlo Giuseppe Sappa, testimonia una antica devozione degli acquesi per la figura del santo vescovo del Novarese.

La Sacrestia dei Cappellani conserva un imponente arredo ligneo settecentesco; la attigua Sala del Capitolo rappresenta un ottimo esempio di barocco piemontese ad opera del maestro Silvestro De Silvestri (1734). Questo ambiente contiene tre gioielli artistici: la Annunciazione del genovese Valerio Castello, la tavola con San Giuda e i quattro dottori della chiesa, di scuola lombarda del 1496 e il retablo della Madonna di Montserrat. Quest’ultimo è un eccelso lavoro dello spagnolo Bartolomé Bermejo (5), che in latino si firmava Bartolomeus Rubeus; l’opera viene commissionata nel 1480 a Valencia da Francesco Della Chiesa, commerciante acquese residente in Spagna, per essere collocata nella cappella di famiglia che qui intendeva farsi erigere. Anche all’occhio meno esperto appare da subito un capolavoro: la tavola centrale raffigura La Vergine di Montserrat con il Bambino e il donatore. Le sue ante ci mostrano quattro scene religiose: Nascita della Vergine (in alto a sinistra), San Francesco che riceve le stimmate (in basso a sinistra), Purificazione (in alto a destra), San Sebastiano (in basso a destra), effigiato come un pellegrino con le frecce in mano. La parte esterna delle ante, visibile solo quando vengono chiuse, è una delicata Annunciazione. Si ritiene che l’artista si sia recato nelle Fiandre per studiare a fondo la tecnica della pittura a olio, che ha poi declinato con un gusto tipicamente spagnoleggiante.

Proseguo la visita. Nel braccio sinistro del transetto, la Cappella di San Guido (6) conserva l’urna con le spoglie mortali del santo patrono. La cripta è un ampio e suggestivo ambiente, sottostante a tutto il transetto: siamo immersi in una “foresta” di colonnine (ben novantotto!) che riporta al clima della chiesa primitiva.

Nel duomo riposa anche monsignor Livio Maritano (7), vescovo ausiliare di Torino dal 1968 al 1979 e poi vescovo di Acqui Terme dal 1979 al 2001. Il suo motto “Jesus spes nostra” è un invito alla speranza anche nel difficile tempo contemporaneo. Monsignor Maritano riposa là dove ha prestato a lungo il suo servizio pastorale. Ho ricevuto da lui il sacramento della Cresima, nella nuova chiesa di San Giulio d’Orta in Torino, e questo ricordo mi regala un attimo di commozione. Di fronte alla sua tomba mi viene da pensare a S. Ambrogio... Quando egli, da Vescovo di Milano, decide di porre le reliquie dei Santi Gervasio e Protasio sotto l’altare, non solo affermava l’importanza delle reliquie ma, al tempo stesso, sottolineava uno stretto legame tra il luogo del sacrificio e la sepoltura vescovile: “Queste vittime trionfali – scrive Ambrogio – si avanzano verso il luogo dove Cristo è offerta sacrificale. Ma Egli, che è morto per tutti, sta sull’altare; questi, che sono stati riscattati dalla sua Passione, staranno sotto l’altare. Questo posto io avevo scelto per me, perché è giusto che un vescovo riposi dove era solito offrire il sacrificio, ma a queste vittime sacre cedo la parte destra: questo luogo era dovuto ai martiri”.

Uscito dalla chiesa, nel chiostro trovo un ambiente altrettanto suggestivo, in bilico fra stile gotico e rinascimentale, terminato nel 1495 dal Vescovo Costantino Marenco. La visita alla Cattedrale di Nostra Signora Assunta può diventare un momento di pausa, che induce alla riflessione, per la sua grande storia, e alla spiritualità, per le testimonianze che contiene. Una occasione non scontata per guardare, imparare, crescere.

Note

(1) La Diocesi di Acqui nasce nel 323 per volontà del Papa Silvestro I. A partire dal 400 d. C. è ormai completa l’organizzazione della Chiesa acquese, guidata da Vescovi come Maggiorino, Massimo, Severo, Andrea, Arnaldo, Primo, Brunengo, per citarne solo alcuni.

(2) Maggiorino è il proto-vescovo dell’antica chiesa acquese (Maggiorino o Maiorano, o Malerino). Vive nel IV secolo; l’antica tradizione che lo vuole primo vescovo di Acqui Terme era attestata da una pergamena risalente all’XI secolo, prezioso cimelio del Capitolo della Cattedrale oggi scomparso.

(3) Francesco dei Conti di San Giorgio di Biandrate, dopo una carriera amministrativa e militare, è nominato da Papa Sisto V Vescovo di Acqui nel 1585; riorganizza la diocesi secondo i dettami tridentini, disciplina abbazie e conventi. Oltre alla ristrutturazione del duomo, crea un Monte di Pietà regolato secondo le normative di Pio V. Nel 1603 viene trasferito da Acqui a Faenza dove muore nel 1605 all’età di 61 anni e viene sepolto in quella Cattedrale.

(4) Carlo Luigi Buronzo del Signore (1785 – 1791), di origini vercellesi, nel 1779 diviene vicario generale del cardinale Filippo della Martiniana, Vescovo di Vercelli; poi è chiamato a ricoprire la sede episcopale di Acqui (designato dal Re di Sardegna il 20 settembre 1784 e consacrato dal cardinale G. S. Gerdil il 2 ottobre), in seguito quella di Novara (designazione del Re del 10 agosto 1791, conferma pontificia del 26 settembre), ove già si distingue come difensore delle posizioni conservatrici pre-napoleoniche.

(5) Bartolomé Bermejo, pseudonimo di Bartolomé de Cárdenas (Cordova, c. 1440 – Barcellona, c. 1500). Non si hanno molte notizie sulla sua vita di Bermejo, tranne quelle sulla sua nascita e sulla sua origine andalusa e nobile giustificata dal cognome. La prima documentazione scritta sulle sue opere risale al 1468.

(6) Guido è Vescovo dal 1034, in origine conte del Castello di Melazzo, nato nel 1004.

(7) Livio Maritano (Giaveno, 28 agosto 1925 – Torino, 6 maggio 2014). Il 30 giugno 1979 è stato promosso alla Diocesi di Acqui, dove ha celebrato il sinodo diocesano. Dimessosi il 9 dicembre 2000 per raggiunti limiti d’età, ne è diventato vescovo emerito. È stato il promotore della causa di beatificazione di Chiara Luce Badano, beatificata a Roma il 25 settembre 2010 nel santuario della Madonna del Divino Amore.

*Ezio Marinoni

redattore di Civico20News

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