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Intervista a Giacomo Casabianca / Mio padre e lo sviluppo edilizio di Sanremo nel dopoguerra, tra storia e tradizioni. L’esperienza nella Famija Sanremasca. La passione per l’editoria

Giacomo Casabianca, detto Mino, è da decenni personaggio di rilievo nel Ponente, in particolare a Sanremo, dov’è nato il 31 maggio 1938. Editore, già Presidente della Famija Sanremasca, fondata nel 1956, referente e poi Presidente del Coordinamento delle associazioni culturali cittadine.

di Gian Luigi Bruzzone 

Caro Signore, vuole parlarci della Sua famiglia, se non Le dispiace?

Sanremo: Premio San Romolo- Cittadino Benemerito 2015 conferito a Giacomo Casabianca

Apprezzo molto la Sua domanda. Delle qualità positive o negative di ognuno di noi molto ha radici in ambiente ben preesistente alla nascita. Un retroterra quindi che, per quanto riguarda la mia parte materna, si colloca in Lombardia, più precisamente nella laboriosa Brianza, in ambito tipicamente borghese/industrale attivamente impegnato nello sviluppo dell’arredamento ospedaliero nei primi anni del Novecento. Ho sempre avvertito in me l’influenza di quel contesto, sotto forma di passione per l’innovazione tecnologica con i relativi sviluppi.

Più estroversa, seppur anch’essa di tendenza tecnica, l’attività paterna, che pure ha influenzato il mio modo di vivere e di lavorare. Mio padre è stato infatti un valente disegnatore, molto apprezzato nell’esposizione di progetti durante lo sviluppo edilizio nella Sanremo del dopoguerra. Da lui e dal nonno ho ricevuto inoltre una marcata cultura riguardante la nostra Sanremo, con la sua storia e le sue tradizioni.

La Sanremo della Sua infanzia?

Uno dei più gravi bombardamenti subiti dalla città di Sanremo distrusse completamente un complesso di edifici, già sede del mercato dei fiori, del tribunale, di un reparto militare, in quel tempo adibiti a deposito di munizioni e siluri per la base antisommergibili stabilita nel vicino porto.

I primi anni della mia vita trascorrono proprio nel periodo più tragico della storia moderna, quello del conflitto mondiale. Seppur inizialmente si ritenesse che Sanremo avrebbe potuto restare lontana spettatrice della catastrofe che stava abbattendosi sull’Europa e sul mondo, inesorabile l’onda della devastazione arrivò nel ‘43 anche sulla mia città, esigendo un caro prezzo in vittime, per lo più innocenti, e in gravi danni materiali.

Vorrei tuttavia sottolineare che la dimensione della tragedia nei giovanissimi miei contemporanei non ebbe un effetto così pesante come si tende a pensare oggi. Forse il fatto di esser nati e cresciuti dentro il dramma ebbe ad indurre un certo adattamento nella giovanile evoluzione mentale. Semmai l’angoscia colpì molto profondamente l’animo dei genitori, insieme a tutte la popolazione adulta dell’epoca.

Questo valga per gli anni più drammatici del conflitto, come per il primo decennio del dopoguerra, irto di difficoltà di ogni genere, seppur sempre più promettente con il trascorrere degli anni.

Alla Famija Sanremasca è associata molta parte della Sua vita, a partire dal 1976 …

Qui avanzo di un bel balzo nel corso della mia vita. Svolto il servizio militare, il rientro nella comunità locale mi vede sempre più partecipe dell’attività cittadina, con i suoi spettacoli, le sue manifestazioni, con la sua storia e la sua cultura, pregi e difetti, fino all’impegnativa esperienza nella Famija Sanremasca. L’interessamento prima e l’attività sociale svolta in seguito in quel sodalizio cittadino sono indubbiamente parte significativa del mosaico della mia vita.

Una città e la sua comunità di persone trascorrono un’esistenza per lo più affannata, nella quale si alternano fatiche e distrazioni, drammi e piaceri che troppo sovente, a conti fatti, capitalizzano ben poco nell’animo del singolo individuo. In questo contesto la Famija Sanremasca assume la funzione di distillatore e di interprete delle profonde motivazioni e dell’orientamento della comunità che inconsapevolmente sta scrivendo man mano la sua storia con le sue mire.

La Famija Sanremasca ha sempre cercato ed ottenuto una appassionata partecipazione cittadina. Qui siamo nel Teatro dell’Opera del Casino Municipale, dal 2004 sede di innumerevoli incontri.

Ai Soci, ai Direttivi con i Presidenti che si sono alternati alla guida, sta il compito di alimentare con manifestazioni, pubblicazioni e pubbliche presenze questo spirito e, tornando alla Sua domanda, penso di aver dato a quest’operazione il mio contributo, proporzionato alle mie possibilità.

Una delle affollate escursioni indette dal Coordinamento nei luoghi di valenza culturale, in questo caso nel centro della “Pigna”, il cuore della Sanremo più antica.

Devo dire, dopo tanti anni, di avvertire intorno a me profonda gratitudine, sovente espressa da gesti e parole di simpatia e di considerazione francamente insperati.

È riconosciuto un grafico provetto …

Naturalmente quanto appena accennato non poteva essere il mio unico impegno. Infatti ho svolto un’attività produttiva impostata sulla grafica, come Lei ha anticipato. Partendo dalla gestione di una classica tipografia negli anni ‘60, sono approdato nel secondo millennio con l’applicazione dei sistemi più moderni nel campo.

Nei primi anni di questo periodo si può dire che i sistemi di stampa fossero più simili a quelli di Gutenberg (caratteri in rilievo che, disposti opportunamente e inchiostrati, sono impressi su carta) che a quelli di oggi, trascorso solamente mezzo secolo. In pochi anni seguirono turbinosi cambiamenti nel settore della stampa e la mia attenzione in questa evoluzione è sempre stata rivolta alle novità incombenti, applicandole alla mia attività, per quanto possibile in anticipo rispetto alla concorrenza. Le necessità della clientela erano prevalentemente di carattere commerciale, tuttavia non sono mai mancate occasioni di dedicare la mia premura alla produzione libraria, che ha rappresentato buona parte della mia attività.

Com’è nata la sua passione per l’editoria?

È proprio nel contesto appena accennato che si sviluppa l’attività editoriale propriamente detta. Parlare di questo settore dal punto di vista commerciale costituirebbe tema di una conferenza o di un volume impegnativo. Per farla breve più che altro nel mio caso si è trattato di svolgere attività editoriale in collaborazione, anche economica, con gli autori. Modalità ampiamente diffusa nel mondo dell’editorìa, comunque discutibile. Rimandando ad altra occasione una discussione sull’argomento, devo dire che produrre libri, collaborando con gli autori, comporta normalmente grandi soddisfazioni.

I volumi da Lei editi rappresentano un punto fermo per la conoscenza di Sanremo.

Sarebbe da parte mia imprudente confermare quanto Lei anticipa. Posso solo dire di aver collaborato con tanti colleghi ed altrettanti autori a stabilire dei canoni di valutazione della nostra cultura cittadina. Citare, uno per tutti, il lavoro più significativi è sempre imbarazzante. Tuttavia credo di non sbagliare in proposito indicando una realizzazione importante dello storiografo, grande amico, Prof. Nilo Calvini che nel 1983 produsse con la mia collaborazione la storia degli “Statuti Comunali di Sanremo”.

Che si propone il Consolato del Mare?

Il Consolato del Mare è stata nei secoli una importante istituzione pubblica operante nella Comunità di Sanremo, con svariate competenze nelle questioni commerciali, legali e amministrative nel settore dell’attività marinaresca. Avendo avuto Sanremo una notevole parte nel traffico commerciale del Mediterraneo ed oltre, è facile immaginare quale ruolo i Consoli del Mare avessero assunto per lunghi anni. In tempi più recenti, visto il subentrare in tali funzioni di tanti organismi solitamente statali, all’attribuzione del titolo di Console del Mare non era rimasto che un semplice valore onorifico.

Tuttavia, considerando quanto il mare con le relative attività debba essere ancora meritevole di grande attenzione, in Famija Sanremasca si è pensato di riattivare, se non altro, l’attività culturale che riguarda il mare, attirando su di essa l’attenzione dei cittadini. E quali potevano essere le persone più adatte a tal riguardo, se non i Consoli del Mare?

È stata di grande soddisfazione l’aver promosso quindi la rifondazione del Consolato del Mare, il 24 febbraio 2011, in un rinnovato organismo che potesse soddisfare le esigenze più attuali dell’ambiente marino, mobilitando proprio quelle energie e quei valori espressi da tanti Consoli che, fino a quel momento, altro non potevano vantare che un titolo onorifico.

Alcuni dei Consoli riuniti nella sede della Famija Sanremasca il giorno della fondazione dell’attuale Consolato del Mare.

Debbo dire che l’ideale sognato dieci anni fa si è concretizzato in un appassionato nucleo di operatori notevolmente motivati ed efficienti.

Santa Tecla: da carcere a sede espositiva.

La fortezza di Santa Tecla era stata edificata dai genovesi a metà del ‘700 nell’area portuale di Sanremo e armata di artiglieria puntata sulla città, palese monito della potenza dominante all’epoca, molto allarmata dai frequenti moti di ribellione dei Sanremaschi dell’epoca. Al di là delle considerazioni di carattere “patriottico”, va detto che il severo edificio ha e conserva imponenti caratteristiche esteriori di architettura militare.

Non si può fare la stessa constatazione per l’interno del forte, che, per motivi storico amministrativi avvicendatisi nei due secoli successivi, ebbe a subire un affastellarsi di modifiche strutturali a seconda delle esigenze dei momenti. Caduta la dominazione genovese, il forte fu adibito a caserma napoleonica, in seguito di Bersaglieri, di Carabinieri, carcere giudiziario, sede di base idrovolanti per la ricognizione aerea durante la prima guerra mondiale, con relativa aviorimessa e, ancora, caserma e deposito di siluri e munizionamento di una base antisommergibili durante l’ultimo conflitto e quindi ancora carcere. Data la convulsa attività che per duecento anni si è alternata nell’interno di quelle mirabili mura, è chiaro che ben poco di originale possa esservisi conservato in modo riconoscibile.

E qui intervengo con un immodesto parere, forse anche poco competente: il mio sogno sarebbe stato quello di vedere totalmente svuotata da ogni superfetazione l’imponente struttura originaria delle mura perimetrali al fine di ottenere un ben più ampio spazio rispetto al risibile locale per ora recuperato, da adibire a grandi eventi, per lo meno di maggior visibilità di quelli odierni. Vada comunque il mio personale riconoscimento insieme al plauso dei cittadini per le realizzazioni attuali.

Quale lo stato della cultura nella città matuziana?

Se considero quel settore della cultura che fa capo all’amore per il territorio, la conoscenza della sua storia, direi molto distratta complessivamente, per diversi motivi: composizione etnografica, distrazione giovanile, attività turistica congestionata. Se poi invece si va a considerare un ristretto settore, posso essere più ottimista ed affermare che ci siano ancora molti appassionati e volonterosi che dedicano molto di sè ai temi che stiamo considerando. Il problema è che questi ultimi sono tutti troppo anziani ed allora è difficile la trasmissione delle passioni alle classi più giovani. Io lamento poi la cattiva volontà degli stessi anziani nel far partecipare i più giovani, anche quando manifestano saltuario interesse, magari in modo non così corretto e tradizionale. 

A Villa Nobel nel febbraio 2012 si tenne un memorabile incontro su “Quale futuro per il patrimonio d’interesse storico-artistico di Sanremo”.

Lei si riferisce alla nascita del Coordinamento di Associazioni per Sanremo. Effettivamente con un gruppo veramente esiguo di amici ebbi l’idea di far convergere l’attenzione dei preesistenti Club, Associazioni, Movimenti con l’esclusione della politica di partito, verso quelle esigenze e quei problemi di carattere culturale da sempre richiamati nelle discussioni pubbliche o private ma mai arrivati ad una presentazione moralmente autorevole in sede politico/amministrativa.

Il manifesto d’intenti del Coordinamento Culturale sottoscritto da cittadini e rappresentanti di tante Associazioni e Club di Sanremo

In quella data che Lei mi ha ricordato con la Sua domanda, e precisamente il giorno 24 di febbraio, nella prestigiosa sede di Villa Nobel, venne indetta una riunione convocando membri di tutte le dette associazioni e mai avremmo immaginato di avere una risposta così numerosa e confidente. A seguito di una numerosa ed entusiastica sottoscrizione di una dichiarazione di intenti, ebbe seguito la fondazione del movimento poco fa accennato con un suo appassionato Direttivo, subito attivatosi su vari temi ritenuti importanti.

Un numero e una qualità così influente di associati non potevano essere ignorati o presi in scarsa considerazione dall’ambiente politico. Ed è per tale motivo che molti argomenti avanzati all’attenzione della Pubblica Amministrazione, furono oggetto di discussioni e decisioni positive.

La Villa Angerer, pregevole edificio in stile Liberty di proprietà comunale situata nei pressi del Casino Municipale, oggetto di una vigorosa campagna condotta dal Coordinamente al fine di preservarla dalla vendita a privati, per finalizzarne invece la destinazione a sede di ente con funzione turistica.

Varrebbe la pena aprire una più mirata disamina sull’attività del Coordinamento, che per altro è stata oggetto di interesse ben fuori dall’ambiente di Sanremo. Purtroppo ad iniziative di tanto valore non sempre corrisponde altrettanta fortuna. Come accade spesso il subentro di interessi politici e settoriali ebbero a far considerare più opportuno il ritiro della grande idea dal panorama cittadino, piuttosto che la svendita organizzata dalla politica di bassa forza.

Sul far della sera …

Sul far de la sera, al tramonto della fantastica avventura, sono ancora combattuto tra due poli d’attrazione. Da una parte la naturale tendenza a ricordare e riconsiderare piuttosto pigramente gli episodi della vita, quasi a creare un personale archivio mentale da sfogliare nostalgicamente in futuro. Per contro un insistente succedersi di considerazioni su attuali problemi cittadini e relative prossime soluzioni. Purtroppo per constatare il seguito a tante ipotesi appassionanti probabilmente non resterà abbastanza tempo.

Ecco quindi sopravvenire da una parte grande soddisfazione nell’aver conosciuto tanta parte del passato e del presente della mia gente e della mia terra, contrapposta però all’amarezza nel correre incontro all’irrimediabile cancellazione di tutto, per fine del tempo.

Grazie, caro Signor Mino, per aver accolto le mie domande. Auguro a Lei ed ai Suoi ore sempre serene.

Gian Luigi Bruzzone

 

Foto 2 – La Villa Angerer, pregevole edificio in stile Liberty di proprietà comunale situata nei pressi del Casino Municipale, oggetto di una vigorosa campagna condotta dal Coordinamente al fine di preservarla dalla vendita a privati, per finalizzarne invece la destinazione a sede di ente con funzione turistica.

 

Foto 3 – Una delle affollate escursioni indette dal Coordinamento nei luoghi di valenza culturale, in questo caso nel centro della “Pigna”, il cuore della Sanremo più antica.

 

Foto 4 – Alcuni dei Consoli riuniti nella sede della Famija Sanremasca il giorno della fondazione dell’attuale Consolato del Mare.

 

Foto 5 – La Famija Sanremasca ha sempre cercato ed ottenuto una appassionata partecipazione cittadina. Qui siamo nel Teatro dell’Opera del Casino Municipale, dal 2004 sede di innumerevoli incontri.

 

Foto 6 – Il manifesto d’intenti del Coordinamento Culturale sottoscritto da cittadini e rappresentanti di tante Associazioni e Club di Sanremo.

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