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A Savona il prof. Doria, ex sindaco di Genova: welfare sospeso tra passato e futuro

Welfare sospeso tra passato e futuro. Resoconto della conferenza tenuta dal prof. Marco Doria e organizzata dall’Associazione “Il Rosso non è il Nero”e dall’Associazione Musicale Rossini.

di Franco Astengo

Marco Doria, accademico e politico, è stato sindaco di Genova dal 2012 al 2017 e della città metropolitana dal 2015 al 2017.

Cosa è rimasto della visione universalistica del welfare e quale prospettiva per un futuro contrassegnato dalla difficoltà dell’organizzazione politica e da un mutamento antropologico della società?

Attorno a questo interrogativo hanno ruotato i temi sollevati dal prof. Marco Doria, già sindaco di Genova, nel corso della conferenza – dibattito organizzata lunedì 21 giugno dall’Associazione “Il Rosso non è il Nero” e dall’Associazione Musicale Rossini presso la sala “Stella Maris”.

Analizzate le origini dello stato sociale inteso come forma di assicurazione per i lavoratori nella fase di formazione degli Stati Nazionali e dell’organizzazione del movimento operaio il prof. Doria ha analizzato il passaggio alla visione “universalistica” realizzata nell’immediato post – seconda guerra mondiale in Gran Bretagna (Rapporto Beveridge) in Svezia e in altri paesi fra i quali l’Italia dove, oltre ai temi riguardanti la disoccupazione e la sicurezza sul lavoro aveva assunto una fondamentale importanza negli anni della ricostruzione il tema della casa (piano INA-CASA).

La positiva fase economica nel corso dei cosiddetti “trenta gloriosi” dal 1945 al 1975 consentì all’intervento sociale dello stato di assumere quella dimensione “totale” definita – appunto – universalistica che condusse a scelte fondamentali come quella del servizio sanitario nazionale e al sistema pensionistico fondato sull’aggancio alle retribuzioni in luogo del semplice accumulo contributivo.

All’inizio degli anni’80, in coincidenza con la presidenza Reagan negli USA e il governo Tachter in UK, si verificò un attacco ideologico alle conquiste realizzate dal welfare ( attacco portato avanti sul piano teorico attraverso l’espressione delle teorie dei cosiddetti “Chicago-Boys” di Friedman): attacco ideologico che ha fatto leva sull’aumento delle spese (dovuto a un allargamento della platea di riferimento, soprattutto in ragione della crescita delle aspettative di vita) e del conseguente inasprimento fiscale.

La ricetta presentata dalla destra prevedeva il convincimento dell’opinione pubblica della maggiore efficienza ed efficacia del welfare offerto dal privato in luogo dello stato sociale pubblico. In aggiunta l’evoluzione tecnologica nell’industria e nei servizi ha provocato fenomeni di disoccupazione di massa che, in determinati casi, hanno assunto una dimensione strutturale.

L’aumento della spesa sanitaria e di quella pensionistica, lo sfumarsi dell’obiettivo della piena occupazione (il riferimento della relazione del prof.Doria è stato incentrato soprattutto sui paesi occidentali, senza dimenticare la sorta di “contrappeso” esercitato dal modello sovietico) hanno reso la condizione dell’esercizio del welfare sempre più complesso tenuto conto anche che si è dovuto fare i conti con uno spostamento nella condizione materiale dove si è passati da una concezione “collettiva” (soprattutto laddove erano presenti forti nuclei operai organizzati) e una sorta di egemonia dell’individualismo, realizzata attraverso l’affermarsi della società dei consumi.

A questo punto emergono tre questioni fondamentali:

a) è necessario fare i conti con una fetta di disoccupazione permanente da cui nasce il tema dell’inclusione sociale da realizzarsi con strumenti del tipo del reddito di cittadinanza ( un tema non sempre collegabile, come si è cercato di fare in Italia, con quello del lavoro);

b) la necessità di razionalizzazione di un modello di stato sociale che è rimasto socialmente ramificato ma in una forma assolutamente confusa causando anche disparità di trattamento e vere e proprie ingiustizie sociali;

c) la questione del finanziamento.

In conclusione sono stati analizzati, anche nel corso del dibattito, due punti fondamentali:

1) il ruolo dello Stato nel determinare un diverso modello di sviluppo (tenuto conto anche di temi che nel dibattito non è stato possibile approfondire come quello ambientale); tema che l’emergenza sanitaria ha reso ancora più urgente e inasprito dalla condizione di guerra (aumento spese militari, ecc)

2) l’ equità dell’imposizione fiscale ( una citazione è stata riservata al punto riguardante la patrimoniale) come tema distintivo per la sinistra.

Franco Astengo

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F.Astengo

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