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Viaggio nella Sociosofia: i dintorni di una (eventuale) ancora giovane scienza sociale

Viaggio nel mondo della Sociosofia: i dintorni di una (eventuale) ancora giovane scienza sociale. Comprendiamo gli autori e le opere che si sono ad oggi occupati di questo neologismo della lingua italiana e spagnola.

di Antonio Rossello

Introduzione – In questo articolo, intendo parlare di un termine della lingua italiana, ed anche spagnola, ignorato o, comunque, non sufficientemente trattato sui testi ufficiali: la «Sociosofia», un vocabolo composto ibrido, il quale deriva dal latino societas (società… unione, alleanza, vincolo) e dal greco σοφία (sapienza, saggezza).

Attraverso una ricerca in rete, ho potuto verificato che, invece, le corrispondenti forme inglese, Sociosophy, e francese, Sociosophie, risultano menzionate già nei secoli passati da una pluralità di fonti. Una di esse, il volume in lingua inglese, dal titolo: «Tradition, Modernity, Counterculture: An Asian Perspective» (Ed. Visthar, Bangalore, India, 1998), scritto da Sebastian Kappen, filosofo e teologo della liberazione indiano, riporta la definizione a mio avviso più convincente di Sociosofia: «Saggezza riguardo alla società», che sembra esorbitare l’ambito delle scienze sociali propriamente dette ed insinuarsi in un ulteriore, più profondo, significato.La «Sociosofia» nel mondo ispanico attuale.

José Angel Bergua Amores –

Sullo scenario ispanico, europeo e americano, pare quindi essere soltanto José Angel Bergua Amores, professore di Sociologia, all’Università di Saragozza, ad avvalersi significativamente del termine in sue due pubblicazioni: «Estilos de investigación social : técnicas, epistemología, algo de anarquía y una pizca de sociosofía» (Ed. Prensas de la Universidad de Zaragoza, Saragozza, Spagna, 2011) (NdR– letteralmente: «Stili di ricerca sociale: tecniche, epistemologia, un po’ di anarchia e un accenno di sociosofia») e «Sociosofia» (Ed. Anthropos, Barcellona, Spagna, 2017).

Qui, l’autore sviluppa un punto di vista sociosofico che, superando il trascendentalismo patriarcale, così come l’immanentismo matriarcale, si ispira all’archetipo fratriarcale, che in origine esprime il predominio del fratello maggiore nei confronti delle sorelle ancora nubili, secondo una concezione risalente a 2500 anni fa nella civiltà occidentale. Con questo proposito, egli scrive sopra classici dell’esoterismo come Richard Guénon, Julius Evola, e il «Corpus Hermeticum» (1ª ed. originale: 1050 circa) di Ermete Trimegisto, oltre a flirtare con lo Gnosticismo e lo Sciamanesimo. Con questa (ri)scrittura pone il sociale al posto dell’essere e dispiega un’ampia gamma di concetti destinati a comprendere, in termini riflessivi, e a trasformare, in termini politici, il mondo contemporaneo.

Da queste premesse, la Sociosofia può continuare l’approccio che nella Modernità ha dato origine alla sociologia e assicurare che l’essere è il sociale, aggiungendo che né la società o l’ordine istituito, né le socialità o i poteri istitutivi da soli, rendono conto di ciò che è Sociale.

Il Sociale ha dunque un carattere sacro. Il sociologo Émile Durkheim, nella sua fondamentale opera dedicata a «Le forme elementari della vita religiosa. Il sistema totemico in Australia» (1ª ed. originale: 1913) aveva mostrato che tale sacralità sussiste soltanto da un punto di vista essoterico, nella misura in cui i fenomeni religiosi vengono creati all’interno di una società per conferirle coesione (ovvero, in primo luogo, la religione funziona come una specie di «cemento» sociale). Invece, Bergua Amores la concepisce anche in modo esoterico, a differenza dei pensatori classici e delle teorie dell’esoterismo, secondo cui l’essere era cosmico o naturale ed esclusivamente foriero di conseguenze individuali. Seppur riformulato, in quanto scevro da una pregressa attenzione al sociale, ricevendo solo l’influenza archetipica, l’esoterismo può dunque unicamente consentire di elaborare le conoscenze e la prassi che il nuovo approccio socio-filosofico esige.

La «Sociosofia» in Italia.

Venendo quindi all’ambito italiano, nonostante le assai differenti prospettive teoriche propugnate, ad evocare la Sociosofia nei propri lavori sembrano esservi stati, almeno negli anni recenti, solo i tre intellettuali, che tratteremo secondo l’ordine cronologico di pubblicazione dei relativi lavori.

Francesco Giacomantonio (2012)

Cominciamo con Francesco Giacomantonio, dottore di ricerca in Filosofie e teorie sociali contemporanee, in possesso del Master di II livello in Consulenza etico-filosofica, già docente a contratto in corsi di sociologia presso l’Università di Bari, che annovera un nutrita esperienza nell’ambito della stesura di volumi inerenti scienze sociali, come collaboratore di riviste specializzate. Sulla scorta di studi istituzionali di sociologia teorica e filosofia politica successivi al suo dottorato e alle sue altre specializzazioni, nel 2010 Giacomantonio si accinse alla scrittura della sua opera «Sociologia e sociosofia. Dinamiche della riflessione sociale contemporanea» (Ed. Asterios, Trieste, 2012), poi pubblicata con il patrocinio della fondazione Max Horkheimer di Lugano in Svizzera. Confortato dal parere di colleghi di ambito accademico, scelse di includere nel titolo il termine «Sociosofia», che all’epoca gli risultava ancora inutilizzato in Italia da altri, senza però preludere a implicazioni metafisiche, esoteriche, mistiche o di persuasione politica. È pertanto un testo orientato ad analizzare lo stato della sociologia contemporanea, a seguito delle varie interpretazioni che nel tempo ha dato di sé stessa e degli ambiti e fenomeni di cui si occupa.

In tal senso, ancora in questo inizio di XXI secolo, il suo statuto come scienza non cessa di alimentare discussioni intorno tanto alle ragioni di un politeismo teoretico e della ricerca più avveduta, quanto alla misura in cui sia anche ammissibile elaborare visioni del mondo, della dimensione sociale della realtà umana.

Sorgono interrogativi circa la piattaforma di senso (teorico, pratico, culturale) riflessa dalla sociologia del XXI secolo, dopo le vicende del XX secolo: un tempo problematico ossessionato dalla propria finitezza, incapace di produrre sistemi teorici comprensivi o di credere in essi, governato dalla brutale imposizione di interessi economici, pervaso da visioni apocalittiche, anomia, alienazione ed edonismo insensibile, assordato infine dal suono ruggente di fiumi di parole senza senso.

In particolare, Giacomantonio tratteggia il problema della riflessione sociale – nelle sue dimensioni fenomenologiche, epistemologiche e, in generale, culturali -, confrontando le maggiori posizioni di sociologia, filosofia sociale e teoria sociale nella tradizione del XX secolo, per individuarne un senso rispetto all’evoluzione del mondo attuale, per comprenderne, in modo equilibrato, le dinamiche tra concetti e fenomeni.

L’esito è paradossale: quantunque Karl Marx, .Georg Simmel , Émile Durkheim e Max Weber avessero già ravvisato il malessere dell’età moderna, lo stato di salute della tarda modernità pare addirittura più cagionevole. Tuttavia, difendendo una concezione sociologica fondata sull’articolazione, sull’apertura e sulla cura, l’autore offre una via d’uscita, sebbene provvisoria: una sociologia che si renda, almeno in parte, «sociosofia».

Non bastando soltanto i modelli analitici o funzionalisti, alla base di una simile ispirazione, in contesti sia accademici che pratici, pone il «costruttivismo sociale» de «La realtà come costruzione sociale» di Peter Ludwig Berger e Thomas Luckmann (1966), la «Teoria critica» della «Scuola di Francoforte» e il «Post-strutturalismo» di Michel Foucault.

Si denota, così, una prospettiva consapevole dei propri limiti epistemologici ma tesa a fornire alla mente moderna un minimo di significatività sociale e quindi esistenziale. Si delinea un possibile percorso, lontano dall’apatica indifferenza tra teorie della società e sociologie prive di visione e di autocoscienza. In quest’ottica, «articolazione, apertura e cura» sono dunque i tre pilastri di una possibile declinazione della sociologia contemporanea come «Sociosofia».

Mario Haussmann (2016 e 2019)- Introduciamo, a questo punto, l’autore che pare avere maggiormente puntato sul termine «Sociosofia»: è Mario Haussmann, che si autodefinisce un pioniere sociosofo. Essendo basata sui tre volumi del monumentale «Il Manifesto della Sociosofia» (Ed. Shiva, 2016) e sul più snello «Introduzione alla Sociosofia. La dottrina del -buon senso» (Ed. Verdechiaro, Baiso, RE, 2019), la sua opera configura come un vero e proprio trattato sistematico, i cui lineamenti essenziali sono i seguenti.

La prima considerazione riguarda le riflessioni di Karl Marx tratte da «Le Tesi su Feuerbach» (un suo breve scritto elaborato nell’aprile del 1845, e riportato alla luce nel 1888 dal fido Friedrich Engels dopo la sua morte), il cui motivo dominante è la necessità per la filosofia di passare dalla interpretazione del mondo alla prassi. In quest’ultimo atto sta la missione della filosofia. Il senso ultimo della critica filosofica è quello di contribuire al cambiamento del mondo. Secondo Haussmann, dovrebbe identicamente valere per i sociologi, siccome la sociologia è una scienza strana, la quale, a differenza di tutte le altre, si limita a descrivere i problemi, senza veramente disporsi a risolverli.

A una simile manchevolezza può però rimediare la «Sociosofia», che si pone in quanto «Scienza e Dottrina del Buon Senso». Nel neologismo che la designa, in luogo del suffisso «-logia» (ossia «studio», «trattazione», «dottrina» o «discorso») compare «-sofia» (o anche «sophia»), con il più pregnante significato di «intelligenza», «saggezza» o «sapienza».

Rispetto alla sociologia, la Sociosofia non costituisce una scienza fine a sé stessa, ma una prassi il cui nobile obiettivo è quello di promuovere e affermare tecniche, metodologie e soluzioni di modificazione sociale, di migliorare le condizioni di vita degli uomini, nessuno escluso, agendo direttamente sulla radice economica e politica delle disfunzioni sociali.

In questa ottica, la Sociosofia riconsidera specifici aspetti della civiltà occidentale, ridefinendo in chiave olistica concetti quali: libertà, sfruttamento, coercizione, morale, politica e convivenza civile.

Essa assume a modello di ispirazione la Natura, quale migliore esempio di armonia, si pone come forza ideale in grado di prospettare soluzioni idonee ad evitare ogni imminente disastro sociale, favorendo una evoluzione verso condizioni sociali più eque, più prospere, più stabili, in linea con il desiderio comune sviluppare il proprio potenziale, non tradendo le aspirazioni del cuore.

Ne viene che il filo conduttore nonché l’Essenza della Sociosofia sono riassumibili come: etica nel pensiero; etica nell’azione; etica nella relazione. Da queste premesse, occorre avviare una rivoluzione della Coscienza, cosicché tutti comprendano che un vivere diverso e migliore è non solo possibile ma anche facile da raggiungere. Una simile idea può generare uno tsunami in grado di penetrare ogni resistenza, assicurando le risorse necessarie a realizzare un mondo nuovo in cui l’economia, la politica ed il divenire sociale siano intonati ai principi naturali.

Mirco Mariucci (2019)

Veniamo, infine, a Mirco Mariucci, saggista e fondatore dei blog Utopia Razionale e Animus Flutes, il quale ha all’attivo diverse pubblicazioni. Tra di esse, il «Trattato di Sociologia» (Ed. Youcanprint, Lecce, 2019) – suddiviso in 4 volumi ed in 7 parti: Teoria ed Ecologia; Lavoro; Economia; Società, Utopia ed Esoterismo -, frutto di ricerche durate 7 anni. In quest’opera complessa, dapprima l’autore prende atto che la sociologia è nata come disciplina che ha il compito di analizzare spiegare e interpretare la società, cercando d’individuarne funzionamento, mutazioni ed eventuali criticità, al fine di concepire e proporre soluzioni per migliorare le condizioni di vita di tutti gli esseri viventi che ne fanno parte. Dopodiché, enuclea quanto ritiene esserne le leggi fondamentali, opponendosi ad ogni concezione che si limiti a guardare la società nel modo più possibilmente distaccato ed oggettivo, con la presunzione che spetti ad altri il compito di individuare criticità e soluzioni. Arriva, dunque, a formulare un nuovo paradigma economico ed illustra una sua concezione di società ideale: l’Utopia Razionale. Argomento dopo argomento, l’immaginario collettivo viene decostruito. Analisi, previsioni e soluzioni si susseguono delineando un quadro unitario. Il fine è di donare all’umanità una nuova visione del mondo, da impiegare come motore ideale per trasformare la realtà sociale in senso rivoluzionario.

Venendo agli aspetti che maggiormente riguardano il presente articolo, nel primo capitolo del suo «Trattato», Mariucci ulteriormente ritiene la sociologia sia soltanto una disciplina e non una scienza. Nella sua ipotesi, se si accettano le definizioni correnti di scienza (scienza esatta, dura e molle), la sociologia dovrebbe essere classificata come scienza molle. Cionondimeno, definire una scienza molle non ha alcun senso, aldilà del valore tangibile di cui possono essere anche dotate discipline non scientifiche. Si pensi, ad esempio, alla filosofia che, pur non essendo una scienza, è da porsi al di sopra delle scienze, essendone madre, musa e guardiana. Ma questo è soltanto uno degli innumerevoli, e non meno importanti, compiti svolti dalla filosofia. Pertanto, una sorte analoga dovrebbe spettare alla sociologia, sebbene il suo scopo sia più specifico rispetto a quello della filosofia, e precisamente consista nel prendersi cura della società e dei suoi membri. All’uopo, ci si dovrebbe infine più propriamente riferire alla sociologia, nell’accezione proposta, ridefinendola come «Sociosofia».

Conclusioni- Questo viaggio nel mondo della Sociosofia e dintorni deve necessariamente concludersi qui. La constatazione finale è che, al di là di qualche comune generica afferenza nell’ambito dei saperi sociali e di una coincidenza etimologica, dal punto di vista semantico pare proprio che ognuno degli autori trattati esponga una propria concezione di Sociosofia. In sostanza, fatte le dovute precisazioni in termini euristici, epistemologici ed ermeneutici, emergono differenze tali da rendere del tutto distinte ed indipendenti ogni singola linea di pensiero prima considerata.

Senza dubbio, tutto può essere normale in una (probabile) scienza ancora giovane, obbligata a colmare i vuoti delle proprie conoscenze empiriche con speculazioni teoriche. Seguendo un metodo valutativo razionale di acquisizione elementi che concorrono a formare un giudizio sulle nuove espressioni dell’intelletto umano, una tale assunzione comporta che sarebbe opportuno dare ascolto alle singole voci e valorizzarle in un mosaico di variazioni ontologiche, che sfuggono alle categorizzazioni a priori.

A tal fine il nostro invito ai singoli autori ad illustrare direttamente la propria prospettiva di Sociosofia in una serie di articoli monotematici ad essi dedicati e da pubblicare nel quadro della programmazione redazionale di medio periodo. Il primo sarà a cura di Mario Haussmann.

Antonio Rossello

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A. Rossello

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