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Murialdo, il più grande ed antico pioppo nero della Valbormida. Non manipolare la natura credendo di salvarla

A Murialdo un nuovo Monumento della Natura a difesa di quello che è probabilmente il più grande e vecchio Pioppo nero (Populus nigra) di origine spontanea di tutte le valli del Bormida. Un albero, oggi posto ai margini del greto del Fiume Bormida ma un tempo sulla riva dello stesso, che con le alluvioni ha poi spostato il suo corso.

 Il pioppo, sempre salvatosi dalle piene quando era una giovane pianta, oggi ha raggiunto le dimensioni di 375 cm di circonferenza a petto d’uomo (con un diametro di 120 cm) ed un altezza di circa 25 metri. Difficile stabilirne l’età, ma si stima che si aggiri almeno sui 100 e forse più anni.Murialdo è stato designato un nuovo Monumento della Natura a difesa di quello che è probabilmente il più grande e vecchio Pioppo nero (Populus nigra) di origine spontanea di tutte le valli del Bormida. Un albero, oggi posto ai margini del greto del Fiume Bormida ma un tempo sulla riva dello stesso, che con le alluvioni ha poi spostato il suo corso.  Il pioppo, sempre salvatosi dalle piene quando era una giovane pianta, oggi ha raggiunto le dimensioni di 375 cm di circonferenza a petto d’uomo (con un diametro di 120 cm) ed un altezza di circa 25 metri. Difficile stabilirne l’età, ma si stima che si aggiri almeno sui 100 e forse più anni.

MURIALDO – Monumento della Natura il più grande Pioppo nero della Val Bormida!

E ancora una Zona di Tutela Ambientale per un biotopo di Olmo ciliato- Pioppo nero del Piano 

Sempre sotto la garante egida dell’Associazione Italiana per la Wilderness, a Murialdo è stato designato un nuovo Monumento della Natura a difesa di quello che è probabilmente il più grande e vecchio Pioppo nero (Populus nigra) di origine spontanea di tutte le valli del Bormida. Un albero, oggi posto ai margini del greto del Fiume Bormida ma un tempo sulla riva dello stesso, che con le alluvioni ha poi spostato il suo corso.  Il pioppo, sempre salvatosi dalle piene quando era una giovane pianta, oggi ha raggiunto le dimensioni di 375 cm di circonferenza a petto d’uomo (con un diametro di 120 cm) ed un altezza di circa 25 metri. Difficile stabilirne l’età, ma si stima che si aggiri almeno sui 100 e forse più anni.

Il Contratto di Tutela Spontanea che ne ha permesso di formalizzare l’impegno di salvaguardia è stato sottoscritto dal Sig. Luigi Giasino (Murialdo, SV) per la quota di sua proprietà, essendo l’albero ubicato sui limiti tra la proprietà privata ed il demanio fluviale. Il nuovo Monumento della Natura è stato dedicare In memoria della gente che è vissuta in questi luoghi e che dall’antica isola oggi spazzata via dalle piene  traeva risorse coltivando terreni che oggi non esistono più e dei quali solo questo pioppo è rimasto testimone di quel passato.

Biotopo Olmo ciliato- Dopo la scoperta della presenza di un grande albero del rarissimo Olmo ciliato in località Borgata Ponte, la presenza di alberi di minore dimensioni è stata confermata per una zona alluvionale nei pressi della Borgata Piano, poco lontano dal monumentale Pioppo sopra descritto. Presenza che conferma quanto è stato scritto con la scoperta e tutela del primo esemplare, cioè che anche questi alberi sono nati lungo le sponde alluvionali del fiume grazie a semi portati dalle acque e probabilmente da alberi ancora più a monte e, nel caso di questi ultimi, proprio da quello monumentale della Borgata Ponte.  Gli alberi, pur ricadendo su suoli appartenenti parte al Comune di Murialdo e parte al demanio fluviale, hanno poi inseminato anche un terreno privato marginale appartenente al Sig. Luciano Salvatico, la cui famiglia lo ha sempre rispettato apprezzandone il valore estetico. 

Si tratta di un bosco cresciuto su terreno alluvionale, di formazione forestale originaria in avanzata fase di spontanea rinaturalizzazione, con tracce di piccole lanche che periodicamente le alluvioni allagano lasciando pozze stagnanti dove si riproducono specie di anfibi e urodeli e fauna minore tipica. Nel boschetto sono presenti diversi alberi di Ontano nero (Alnus glutinosa) di notevoli dimensioni, quali due grosse antiche ceppai di due e tre tronchi, il maggiore dei quali è di 130 cm a petto d’uomo, nonché un albero solitario di 170 cm a petto d’uomo. Tutti con altezze di almeno 20/25 metri. E’ inoltre presente un Noce (Juglans regia) di 160 cm a petto d’uomo. Nel sottobosco si sta sviluppando un novellame di Acero di monte (Acer pseudoplatanus) ed Acero riccio (Acer platanoides), e, soprattutto, del raro Olmo ciliato (Ulmus laevis) da probabile inseminazione di sei piante la cui presenza in questo luogo è stata fatta solo recentemente, ubicate sul confinante demanio fluviale; nel suo complesso un vero e proprio biotopo di questa rara specie di albero, qui presente come unico e primo luogo noto della Liguria. Grazie all’ombrosità del luogo, qua e là si rinvengono anche cespugli di Sambuco (Sambucus nigra), almeno uno di Sanguinello (Cornus sanguinea), ed anche un Nocciolo (Corylus avellana), nonché germogli di Faggio (Fagus sylvatica), qui al limite più basso (circa 503 m slm) di tutto il Comune di Murialdo.

La Zona di Tutela Ambientale, dell’estensione di 440 metri quadrati e denominata “Biotopo Olmo ciliato”, si deve al filantropico gesto del proprietario, Sig. Luciano Salvatico (Murialdo, SV), su interessamento del figlio Samuele Salvatico che, informato dell’iniziativa dell’AIW, grazie al suo grande amore per la natura, informato dall’AIW della presenza sul suo terreno di un rinnovamento di Olmo ciliato, ha accolto la proposta dell’Associazione di volerla tutelare. E proprio per questa ragione essa gli è stata dedicata, con la seguente motivazione: al sentimento che ha spinto il proprio figlio Samuele ad apprezzare questo angolo di bosco sulla riva della Bormida, da lui esplorato fin dalla fanciullezza spinto dall’innato amore per la bellezza della Natura, cosa che ha sempre portato la famiglia a rispettarlo.

Murialdo, 7 Luglio 2021   Franco Zunino

                                                  Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

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Manipolare la natura credendo di salvarla

di Franco Zunino

Quando l’uomo non si accontenta della bellezza della natura creata da Dio, ma deve mettervi il proprio marchio, magari e per assurdo, per ringraziare il Padre Eterno per tanta bellezza, offendendo proprio sia la bellezza sia il padreterno! E’ successo nel Parco Nazionale del Pollino, dove in un vecchio tronco di Pino loricato è stato scolpito il viso di Gesù Cristo. Cose del genere succedono quando l’uomo deve sempre mettere il proprio marchio ovunque, credendo di fare meglio del Padreterno, o per dire qui io ci sono stato, oppure questo l’ho fatto io! Ora si spera che il Parco Nazionale indaghi per trovare l’artefice del danno e gli commini una severa, anzi severissima, multa, perché questi scempi agli alberi sono i danni peggiori, in quanto se un antico muro o un paesaggio può comunque in qualche modo restaurarsi, ciò non è assolutamente possibile per i danni che si arrecano agli alberi incidendoli o potandoli, che siano vivi o che siano morti. 

In Italia e in Europa non esiste conservazione della Natura; esistono solo forme di sfruttamento mascherate da “conservazione”. Dal turismo alle scienze forestali a quelle biologiche, è tutto un progettare iniziative apparentemente a favore dell’ambiente, ma che nascondono sempre giri di danari! E mai che si senta dire di danari per acquistare terreni a scopo di conservazione! Al massimo si parla di gestione, che vuole sempre dire manipolazione.
I progetti Life sono spesso proprio il grimaldello per queste iniziative; noti sono quelli ideati e finanziati per la gestione del Lupo o dell’Orso marsicano (e tanti altri su vari argomenti: i naturalisti si sono così creati i posti di lavoro, sebbene spesso lavori inutili o quasi!). Ora ci giunge la notizia che un progetto Life interesserà la Foresta friulana del Cansiglio per rinaturalizzarla, “invecchiandola” con la presenza di alberi e legno morto allo scopo di favorire le specie saprofitiche: Saproxylic Habitat Network (“aree di senescenza” forestale). Un progetto apparentemente buono, se non fosse che per far invecchiare la foresta anziché dare tempo alla stessa di farlo impedendo i tagli e prelevamenti in piccole zone di tutela, si interverrà addirittura con mezzi meccani per manipolare gli alberi, abbattendoli o facendoli schiantare. Creando radure poi recintate con barriere di legname.
Capitozzando alberi. Scavando tane e cavità negli alberi. Cercinando gli alberi per farli morire. Tutte operazioni che porteranno ben evidenti l’intervento dell’uomo: l’estetica di una foresta immacolata da opere umane, zero! Foresta rinaturalizzata, ma con ovunque il marchio dell’uomo! Ormai anche addomesticare fauna e flora è la consuetudine: tutto al servizio materialistico (perché anche la scienza è materialista!) dell’uomo! E’ un progetto di cui si è discusso in una recente conferenza in streaming. In pratica, si cerca solo di anticipare i tempi lunghi della natura, solo che così facendo i segni degli interventi umani resteranno a lungo visibili e, in pratica, si tratterà di una artificializzazione delle foreste; ancora una volta anziché lasciarle al loro sviluppo naturale (si parla di boschi pubblici) si manipoleranno. Nel frattempo, ovviamente qualcuno ci guadagnerà in impieghi e pubblicazioni! Così va l’Italia e l’Europa! Non sarebbe più saggio, e certamente meno costoso, impiegare questi soldi per acquistare foreste private affinché possano poi lasciarsi alla loro libera evoluzione, ottenendo così lo stesso risultato sebbene in tempi più lunghi?
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