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Il ‘caso Brusca’ e strategia antimafia. Da Conte a Draghi, giustizia sempre…

Che un ministro improvvisato, come il povero Bonafede Ministro della Giustizia nei malaugurati governi del paperotto Conte, mettesse in mostra tutto il dilettantismo pernicioso della filosofia politica grillina, figurando anche peggio di ciò che già era, a causa delle contraddizioni dell’azione antimafia, ci poteva anche stare.

di Sergio Bevilacqua

D’altra parte cosa aspettarsi da chi ha teorizzato che il mestiere del Ministro di una democrazia come l’Italia, grande, complessa e contraddittoria, si potesse apprendere sul campo, da Ministro incompetente, a spese degli italiani? Danni (Grillo e l’opportunismo smidollato dei cosiddetti partiti ne sono la causa), a spese degli italiani… Come con Brusca, forse…

Non entro nelle ragioni amministrative e giudiziarie del caso del pentito di Mafia Giovanni Brusca, “u verru”, il porco, che, comunque, a parte le argomentazioni di buon senso (fuori di galera? Vita a spese dei contribuenti?), non sono di pubblico dominio essendo relative a materia riservatissima a cavallo tra magistratura e servizi di intelligence.

Il sintomo evidente, peraltro, dal punto di vista dell’imprescindibile buon senso, deriva da una politica soltanto giudiziaria rispetto all’Antimafia che non può toccare tutti gli aspetti sistemici del contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso.

Infatti, non basta assolutamente la semplice o complessa azione di ordine pubblico. Essa agisce (necessariamente e utilmente nei limiti delle sue possibilità) sulle fattispecie criminali anche di tipo evoluto (Maxiprocesso, caso Roma Capitale, caso Aemilia, caso Casalesi) con un progressivo affinamento nelle tipologie dei reati e delle loro forme articolate nel fenomeno mafioso. Ma… la malapianta ha anche altre radici, non conducibili al pur fine processo giudiziario. In particolare, il ruolo dei “pentiti” è servito a surrogare un poco, con buoni risultati sul piano suddetto, l’estensione dell’attività antimafia nel campo del Diritto.

Infatti, dobbiamo considerare i pentiti una sorta di cuneo nella radicalità della malapianta, che però sfugge alle tradizionali determinazioni fenomenologiche giudiziarie. Ma non basta, e il caso Brusca ne è segnale evidente.

Infatti, l’azione antimafia, perché non sfugga drammaticamente allo Stato Civile, deve essere sistemica e avvenire, in modo sincrono e coordinato, su altri piani del funzionamento sociale, e in particolare sul piano economico-occupazionale e comunicazionale, ambiti che sfuggono “per natura” al processo giudiziario.

Fallimenti e successi veri sono da ascrivere ad azioni su questi due ulteriori piani, che vanno rigorosamente concertati INSIEME al piano giudiziario. Solo così l’azione antimafia diviene non una (a volte addirittura “provvida” per le mafie) potatura della malapianta, ma un’azione radicale di vera estirpazione delle radici del fenomeno. Così un poco tutte le tragiche contraddizioni che l’opinione pubblica nota e su cui lo Stato mostra ancor’oggi di essere impotente.

Sergio Bevilacqua

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