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Perché Draghi non si paga lo stipendio. ‘La vita è breve l’anima è eterna’


Fare il Presidente del Consiglio dei Ministri in Italia, avendo cultura istituzionale non solo italiana, mentalità cosmopolita, avvedutezza finanziaria, sensibilità multi-democratica europea (patria della democrazia, anche se UK se n’è andata per motivi tecnici ed economici), serietà, motivazione e concretezza è una missione davvero contraddittoria.

di Sergio Bevilacqua

Un Paese con partiti che non son degni della rappresentanza affidata loro dal buon senso e dalla Costituzione, popolati di nani (davvero nessuna allusione a ministri e capi-partito) e strilloni, senza effettiva organizzazione interna, che si esaltano nel momento elettorale, come se andaste al supermercato entusiasti dell’etichetta della Nutella a trovaste il barattolo vuoto…

Avere dovuto metter dentro questi mostriciattoli pseudo-democratici al vostro Governo dello Stato, nella Repubblica Italiana, figlia di guerre con milioni di morti, lavoro serio e intelligente di imprese imprenditori e lavoratori, patria davvero di genii, navigatori ed eroi, e sapere che i mostriciattoli sono degli ignoranti, pura apparenza elettorale di un Paese che non ha acquisito il livello antropologico delle democrazie europee. È dura, mica poco.

Sapere che con questi ministrucoli e loro sottoposti dovrai fare una fatica bestia e fare cose razionali e positive, dev’esser stato davvero un bel busillis per Mario Draghi, e per i pochi draghisti (ad esempio il bravo Franco) che è riuscito a portarsi lì… Sapere, come sa il Timoniere, che la democrazia si fa nell’amministrazione concreta e non nella comunicazione superficiale come hanno fatto credere tutti i totalitarismi di nome e di fatto, solleva un’aria gelida italianissima (di sicuro non scandinava…) che colpisce il volto sereno e deciso del nostro Super-Mario.

Il meccanismo della democrazia amministrativa mette al riparo da dilettantismi e arbitrio ideologico, se è applicata, come è, seppur in modo vario in tutti i Paesi occidentali: non così in Italia e nei superati totalitarismi. Democrazia amministrativa è soprattutto il regime di separazione dei poteri e le facoltà degli eletti a rappresentare il popolo sovrano nello Stato. Se questi due capisaldi sono attuati, la Politica (notare la maiuscola, che ne fa una differenza semantica, cioè la “scienza” del bene della comunità) esiste. Altrimenti no.

Doveri degli eletti in democrazia (Italia): 1. INDIRIZZO dell’organismo burocratico persistente; 2. CONTROLLO dell’organismo burocratico.

Notare il “fraintendimento” (astuto…) attuato dai dilettanti allo sbaraglio della politica italiana (e dal gatto e volpe che li manovrano, gli establishment dei cosiddetti partiti) sul concetto di controllo. Controllo per conto del popolo sovrano significa sapere come funziona l’operatività dello Stato e saper costruire idonei sistemi di monitoraggio dei risultati e (udite, udite!) dei costi dell’organismo. E non (solo) il controllo sull’attuazione dell’indirizzo, lasciando responsabilità di processo a Uffici blindati. Proprio come a casa propria… La spesa: quantità? costi? tempi? Risultati? Ma attenzione, ribadisco: costi! Conoscenza dei processi, materiali, ore uomo, energia, servizi acquistati, ecc. ecc. Cioè, Uffici non torri inattaccabili, ma case di cristallo grazie agli eletti competenti: questo è la democrazia amministrativa.

E perché succeda ci vuole la competenza negli eletti. E chi li seleziona con quei requisiti? Il popolo? Il popolo, che non è tenuto a sapere come funziona la raccolta rifiuti, come si gestiscono i servizi sociali, come si fa un piano regolatore, e così per 1000 circa volte specialistiche? Demenza. Ed ecco sorgere il “Nodo Partito”.

Viviamo in Italia l’assenza dei Partiti sul piano sostanziale. I partiti in Italia rappresentano credenze e specchietti per allodole, non vere organizzazioni, in quanto non hanno seria struttura e funzioni e capacità operative interne e non svolgono le funzioni proprie in modo sufficiente: capacità di formulazione di programmi e piani per l’intero organismo statale, selezione avveduta di professionisti dell’indirizzo e del controllo, servizi agli elettori e regia comune del piano politico amministrativo.

La nostra è una democrazia rappresentativa e la scelta della candidatura è giusto che ricada su soggetti competenti alla selezione, come dice la Costituzione italiana (ma tutte le costituzioni democratiche del mondo dicono mutatis mutandis lo stesso), che dovrebbero essere proprio i partiti: organizzazioni strutturate, professionali e manageriali, come sono quasi peraltro ovunque nelle democrazie conosciute.

Mica il Paradiso, eh… Basterebbe fare la democrazia come la fanno gli altri Paesi democratici… (Anche questo verificato in corpore vili dal sottoscritto in lunghi anni di bench-marking, confronti internazionali).

La democrazia esiste, nuntio vobis gaudium magnum, e non è perfetta, ci mancherebbe. Esiste e può essere realizzata molto bene (rari periodi in quel Paese o nell’altro), mediamente bene (UK, paesi anglosassoni d’Europa, USA e un pò tutto il mondo occidentale), o malissimo (Italia). Valutazione sintetica di confronti internazionali, confermati dai sorrisetti di superiorità che all’estero emettono nei confronti degli “italiani”: segno di un handicap antropologico visibile.

E dunque, “io, Mario Draghi” persona onesta, consapevole e professionale, chiamato a guidare una barca con siffatta ciurma di politicanti sprovveduti e provinciali, sapendo che la probabilità di raggiungere il porto è molto bassa, mi faccio pagare? Se fosse una questione di sopravvivenza, forse… Ma non sono né un artista né uno scienziato italiano indigente, ho lavorato molto per una vita con stipendi lauti e appropriati e benefit d’ogni genere… Benefit clamorosi ne ho anche come Presidente del Consiglio dei Ministri dello Stato Italiano… Uno stipendio? 100000 euro all’anno? Non son mica Di Maio… e nemmeno la banda dei suoi…

E se poi “non funziona”, che questi ne fanno delle grosse come al solito nella storia patria di una democrazia acefala o lobotomizzata? Con che faccia guardo i miei figli, mia moglie, gli italiani?

Allora mi conviene non pagarmi. Non ne ho bisogno e voglio stare sereno. La vita è breve e l’anima dura. Firmato: Super.Mario.

Sergio Bevilacqua


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