Trucioli

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Savona, caro Palumbo che gioco giochi!? Rabbia e lotta. Cronaca di lavoratori in sciopero. C’è chi si è venduto l’auto per pagare le bollette. I sindacati

Ci sono proprio tutti, i lavoratori dei cantieri navali Palumbo alle sette e mezzo di mattina di giovedì in Lungomare Matteotti a Savona, davanti ai cancelli dell’azienda. Lo sciopero di otto ore deciso dai sindacati sta avendo un’adesione pressochè totalitaria, e i pochi assenti sono ampiamente giustificati.

di Massimo Macciò

Ci sono tutti, dicevamo: i dipendenti ancora ufficialmente in capo alla curatela fallimentare della “MondoMarine SpA”, quelli già riassunti in qualche modo dall’armatore napoletano, e infine molti dei dipendenti il cui contratto è scaduto a dicembre e che sono ancora in stato di disoccupazione. A fianco dello striscione della RSU srotolato davanti all’ingresso ci sono anche un paio di ragazzi di colore, in carico a qualche ditta esterna.  Dal bagagliaio di una Citroen Dyane 6 posteggiata a fianco dell’ingresso saltano fuori focaccette e vino bianco per tutti. E’ già arrivato Marco Ravera, il consigliere comunale di Rete a sinistra da sempre a fianco dei lavoratori ex MondoMarine. Pian piano arriva anche qualche giornalista.

Il presidio è compatto.  Nei cantieri non entra nessuno, ad eccezione degli equipaggi delle barche in rimessa. Un paio di operai delle ditte esterne chiede ragguagli, ma ben presto anche gli occupati in subappalto presenti al presidio solidarizzano con gli scioperanti. Luca Valente, il rappresentante dei lavoratori che fin dall’inizio della crisi si è speso per mantenere compatto il fronte sindacale, corre come un grillo da un lato all’altro del piazzale ma non nasconde la sua soddisfazione. Ai lati del cancello ci sono Franco Paparusso della UIL e Lorenzo Ferraro della CGIL. In fabbrica, senza bisogno di minacce, non è entrata anima viva.

I toni, fuori dai cancelli, sono piuttosto decisi. Su Palumbo il pensiero è unanime, e qualcuno lo dice a voce alta. Quel che non va giù ai dipendenti è che l’armatore napoletano, dopo la firma della concessione, abbia fatto orecchie da mercante alle richieste d’incontro con i rappresentanti sindacali. “Vogliamo delle risposte – si sente dire. Quando la gara era in corso Palumbo ha usato il discorso della riassunzione come arma per convincere l’Autorità Portuale ad affidargli la gestione. Adesso, a giochi fatti, non gli serviamo più?”.

Alle otto assemblea improvvisata davanti al piazzale. “Sanguineri (Marco Sanguineri, ex segretario generale dell’Autorità Portuale di Sistema n.d.a. ) non c’è più – spiega Ferraro –  e il suo posto è stato preso da Piacenza (Paolo Piacenza, nuovo leader della Port Authority). Ma per noi le cose non cambiano: vogliamo che si chiuda in fretta l’iter burocratico fermo inspiegabilmente ormai da un mese, e che si riprenda a discutere subito di organici e programmi di sviluppo. La concessione adesso c’è, e per noi rimane valido l’accordo siglato a dicembre del 2017: riassunzione di tutti i lavoratori con la stessa retribuzione e riduzione dei soli superminimi nel momento in cui Palumbo avesse vinto la gara”.

Qualcuno fa presente che alcuni dei 47 allora in forza alla MondoMarine, per una ragione o per l’altra, se ne sono già andati. “A maggior ragione, Palumbo deve tirar fuori i soldi per riassumere i restanti”. Indignano anche i modi usati dalla controparte. “A quanto pare, Palumbo non è abituato ad avere corrette relazioni con il sindacato: nell’ultimo mese abbiamo chiesto due volte un incontro con la dirigenza e non abbiamo avuto risposta. Adesso basta, e l’azione sindacale di oggi deve servire a capire che vogliamo chiarezza”. “Palumbo – conclude Ferraroci deve dire come intende procedere: acquisto del cantiere? E quando? Investimenti per lo sviluppo del piano industriale? Ce li auguriamo tutti, ma ci deve dire cosa intende fare dei lavoratori durante il fermo cantiere. Ancora cassa integrazione? Palumbo, insomma ci deve delle risposte, e il tempo comincia a scarseggiare”.

La focaccia e il vino hanno avuto successo. Tutti, dipendenti e terzisti, reintegrati e da reintegrare, passano dal bagagliaio della Dyane 6. Intanto, si affilano le armi dialettiche. Per le nove è previsto che una delegazione di lavoratori vada a parlare con Paolo Canavese, il direttore dell’ufficio territoriale di Savona della Port Authority. Si discute su chi deve far parte della rappresentanza, ma le idee sulle cose da dire sono piuttosto chiare a tutti. Arriva ancora qualche auto che si ferma davanti al presidio. Spuntano un paio di agenti della Digos in borghese. Si comincia a scegliere chi saranno i tre delegati. Una volta tanto, le candidature sono addirittura in esubero: alla fine si decide per Massimo Camisa, Fortunato UrrazzaLuca Valente.

Ora a parlare è il turno di Paparusso. “Il programma d’impresa deve essere legato al piano industriale che ci hanno presentato, che nel medio termine prevede 45 occupati e lo sviluppo del cantiere e delle attrezzature. I quattro milioni di euro per l’acquisto e i soldi che servono per la fideiussione e per pagare i lavoratori Palumbo li deve tirare fuori. L’armatore potrà chiedere una dilazione in attesa della famosa concessione ufficiale, ma deve dare ai lavoratori e all’autorità portuale delle risposte”. Applausi.

Qualcuno arriva a parlare addirittura di una possibile revoca della concessione: l’autorità portuale – è il ragionamento – si è impegnata a controllare che l’impresa aggiudicatrice, cioè la Palumbo, esegua quel che si è impegnata a fare, se no la pallina potrebbe tornare al punto di partenza. “Adesso andiamo a sentire che cosa ci dice Canavese. Poi, entro il 25 giugno saremo convocati dalla Port Authority per conoscere le decisioni della controparte. Intanto chiederemo un nuovo incontro col prefetto e andremo davanti alla stampa e ai media per spiegare la situazione. Se il 25 non ci sarà data una parola definitiva sull’acquisto del cantiere, la riassunzione dei lavoratori, il piano di sviluppo e le prospettive dell’impresa la lotta continuerà. Ci sono ancora nove operai fuori dall’azienda, e non per colpa loro. Qualcuno ha dovuto vendere l’auto per pagare le bollette. E’ giustizia questa?”.

Finisce Luca Valente, che mette il dito su un’ulteriore piaga: “Palumbo si lamenta dei ritardi delle consegne delle navi in cantiere? Faccia rientrare i lavoratori attualmente fuori dall’azienda e le cose si sistemeranno in fretta. Con tutto il rispetto per gli operai delle ditte esterne, mi chiedo perché per pitturare una barca si debba prendere un terzista quando l’azienda può utilizzare i suoi lavoratori. Chiediamo il reintegro immediato di tutte le maestranze già occupate ai tempi della MondoMarine”.

Alle nove la delegazione parte per la sede dell’autorità portuale. Intanto in Lungomare Matteotti arriva anche Andrea De Pasquale (rappresentante ufficiale della famiglia Palumbo all’interno dell’impresa) e si mette a questionare con Paparusso. Si alzano i toni, ma il presidio non si smuove. Compaiono tre carabinieri in borghese. La focaccia  del famoso bagagliaio della Dyane 6 viene offerta anche a loro. Alle 10 i delegati ritornano e riferiscono: Canavese ha confermato che entro il 25 giugno la concessione ufficiale potrebbe già essere timbrata e spedita. Altrimenti, la Port Authority prolungherà la concessione provvisoria già in mano alla “Palumbo SuperYachts”. Commenti positivi e circospetti: è il massimo che si poteva ottenere, ma la lotta non è ancora finita. Quello che finisce, in gloria, è la focaccia, tra la soddisfazione generale dei partecipanti. La Dyane 6 riparte, alle 11 il presidio si scioglie.

Massimo Macciò

E IL CONFRONTO CON PAOLO CANAVESE DELLA PORT AUTORITY

LE DICHIARAZIONI DI FERRARO E PAPARUSSO

Lo sciopero di otto ore dei dipendenti della “Palumbo SuperYachts S.r.l.” ha avuto un’adesione pressochè completa. La quasi totalità dei 31 lavoratori ha partecipato giovedì mattina al presidio organizzato davanti ai cancelli degli storici cantieri navali savonesi ex “Campanella” per chiedere che l’armatore napoletano – che un mese fa ha ufficialmente ottenuto (sia pure ancora in assenza di timbro formale) dall’Autorità Portuale di Sistema la concessione ventennale sulle aree di Lungomare Matteotti – rispetti gli impegni presi nel dicembre 2017, a partire dalla riassunzione a tempo indeterminato degli operai e dei tecnici il cui contratto, scaduto a fine 2020, non è stato ancora rinnovato.

“Palumbo – hanno spiegato Lorenzo Ferraro (CGIL) e Franco Paparusso (UIL) e nell’assemblea informale tenuta davanti ai cancelli dell’azienda – ha ottenuto quello che voleva, vale a dire la concessione ventennale, anche sulla base degli impegni che aveva preso con i lavoratori. La gara oggi è decisa e la formalizzazione – per ammissione della stessa Port Authority –  è solo un fatto burocratico: vogliamo che l’imprenditore rispetti gli impegni, rilevi finalmente il cantiere dalla curatela fallimentare e reinquadri tutti i 34 lavoratori direttamente alle proprie dipendenze”. I lavoratori della Palumbo considerano quest’atto anche come un segnale del fatto che l’azienda intende dare veramente corso al piano d’impresa a suo tempo presentato all’Autorità Portuale e, quindi, far fronte agli investimenti necessari per rilanciare e ampliare l’attività.

Alle 9 una delegazione composta dai rappresentanti di CGIL e UIL e dai portavoce delle maestranze ha incontrato Paolo Canavese, direttore dell’ufficio territoriale di Savona della Port Authority. Secondo il manager, il nodo del contendere (la mancanza della comunicazione ufficiale della concessione, senza la quale Palumbo non potrebbe dar luogo alle fideiussioni necessarie per far ripartire l’attività) starebbe finalmente per sciogliersi. L’atto amministrativo potrebbe arrivare entro il 25 giugno, termine ultimo fissato per il nuovo incontro tra Port Authority e sindacati: se a fine mese il documento non sarà ancora pronto l’autorità portuale è comunque disponibile a firmare una proroga della concessione provvisoria attualmente in essere, in modo da permettere alla “Palumbo SupeYachts” di arrivare ai finanziamenti previsti.

Massimo Macciò

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