Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Briga Alta e Triora, storia paradossale. Da 75 anni irrisolta la questione dei beni pubblici indivisi. Il libro ‘Terre contese’

La meta più amata e visitata delle Alpi Liguri: la storica statua del Redentore sul Saccarello. E’ situata nel territorio di Briga Alta (Cuneo), ma è rimasto tra le proprietà indivise con il Comune di Triora e ricade nella parrocchia di Verdeggia. Una storia, una controversia paradossale che si trascina da 75 anni. Ci sono altri beni, classificati di uso civico, sempre in attesa di definizione tra  i due comuni. Una soluzione di buon senso ? Eliminare gli usi civici e spartirsi i beni. Tutto documentato in un libro (‘dimenticat0’) che risale al maggio 2010: ‘Terre Contese’ scritto da Sandro Oddo, cittadino di Triora.

Si scopre, ad esempio, che “i due comuni continuarono a rendicontare le entrate e a saldare la differenza”. In un primo tempo la differenza, derivante dai fiorenti pascoli, fu a favore del comune di Triora; poi, soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, con l’apertura di numerose cave di ardesia nella zona di Realdo, si registrò un consistente saldo  a favore del comune di Briga Alta. In seguito alla chiusura delle cave tornò ad essere debitore il comune di Briga Alta…”.

Si scopre ed è quasi surreale con l’Europa unita che non sia ancora giunta a conclusione l’iter di ‘beni indivisi’, ovvero le proprietà pubbliche dei due Municipi. E nella minuziosa e meticolosa ricostruzione di Sandro Oddo si leggono molte pagine di fatti inediti a partire dalla fine dell’ultima Grande Guerra.

Storie di confini, proprietà, popolazione che si è ritrovata sotto la sovranità francese, contenziosi, consultazioni popolari, perizie, Uffici Tecnici Erariali di Imperia e Cuneo, prefetture, Commissariato agli usi civici di Torino; i pastori, pascoli, boschi, sindaci, parroci, in origine persino l’intervento personale del presidente Alcide De Gasperi.  E negli anni ’90 sono  coinvolte invano anche la Regione Piemonte e Regione Liguria. Ma siamo ancora alle prese con la ‘promiscuità dei beni’  che la ‘saggezza umana’ non riesce a dirimere. Il dimenticatoio al fin fine fa la sua parte. A quando la buona definitiva notizia ?

DAL TRATTATO AL GEMELLAGGIO
Una delle pagine più tristi della millenaria storia di Briga e Tenda ebbe praticamente inizio il 24 aprile 1945, quando le truppe tedesche abbandonarono l’alta val Roia. Nemmeno due giorni dopo il 29° Régiment tiralleur algérien faceva il suo ingresso in Tenda, lanciando volantini e fotografie del generale De Gaulle. Il colonnello Widerspach ordinò immediatamente il disarmo dei numerosi partigiani, mentre la bandiera italiana veniva rimossa da tutti gli edifici pubblici. Nel frattempo una pattuglia di soldati francesi si dirigeva verso Briga, dove venne ricevuta dal comando partigiano.

Si stava ancora trattando quando un distaccamento del Régiment tiralleurs algériens, seguito da molti membri del Comité de rattachement di Briga e Tenda alla Francia (creato nella clandestinità nell’agosto 1944), faceva il suo ingresso trionfale nella cittadina. Le bandiere italiane furono immediatamente fatte scomparire; l’ultima, quella sul glorioso monumento ai caduti, gettata nel fiume Roia. Numerosi striscioni con la scritta “Nous sommes français” tappezzarono i muri di Briga e di Tenda, mentre il sindaco di questa località, Dalmasso, veniva destituito assieme al segretario comunale e ad altri dipendenti. Il conte della Briga, Guido Alberti, zelante antifascista e maggior rappresentante dell’opposizione italiana, subì un umiliante arresto. Lo stesso trattamento fu riservato una settimana dopo al direttore della centrale idroelettrica di San Dalmazzo di Tenda, nonostante le sue precarie condizioni di salute: aveva incitato i propri operai, per lo più immigrati, a restare fedeli all’Italia e a non pronunciarsi nel plebiscito indetto dai Francesi.

Questo arbitrario sistema di votazione, perpetrato dopo che il presidente del Comité de rattachement aveva dichiarato, in virtù delle decisioni del Consiglio dei Ministri francese e di accordi con il governo italiano, Briga e Tenda cedute alla Francia, fu una vera e propria truffa. Consisteva infatti in una dichiarazione di assenso al passaggio delle terre in questione alla Francia; l’unico modo per opporsi consisteva nel non riempire la scheda. Minacciati e preoccupati di perdere la tessera annonaria, quale unica alternativa la fame, ben pochi si rifiutarono di compilare la scheda: 38 a Briga, addirittura nessuno a Tenda.

Le carte in tavola erano destinate a cambiare con l’arrivo a Tenda, a fine maggio, di alcuni militari americani che, in virtù dell’armistizio con l’Italia, provvidero a ripristinare l’amministrazione italiana, che il Comité si affrettò a rovesciare non appena i militari si furono ritirati. Tornarono però pochi giorni dopo ed un contingente della divisione Buffalo, proveniente dal Piemonte, impose ai Francesi di ritirarsi dall’alta val Roia, secondo le decisioni del comando alleato del Mediterraneo. I Francesi furono costretti ad obbedire e ben presto, il 10 luglio, giunse a Tenda la prima camionetta di Carabinieri.

Non cessava per questo la propaganda francese, agevolata dallo scarso interesse dei politici italiani verso il problema dell’alta val Roia, se si eccettuano vibranti interpellanze parlamentari degli onorevoli Badini-Confalonieri, Brusasca e Fazio.

Era giunta la primavera del 1946 quando una commissione interalleata composta da otto membri (due americani, due sovietici, due britannici e, assurdamente, due francesi) effettuò un paio di sopralluoghi a Tenda e a Briga. Risultò evidente come a Briga, roccaforte del Comité, esistesse una maggioranza francese, mentre a Tenda, soprattutto a causa delle centrali idroelettriche, principale obiettivo delle mire francesi, la maggioranza fosse italiana, per la presenza di tecnici ed operai.

Le richieste francesi, molto ben motivate e politicamente appoggiate, finirono con l’essere accettate alla Conferenza della Pace del 31 luglio 1946.

NASCE IL COMUNE DI BRIGA ALTA – Il Trattato di Pace, firmato il 10 febbraio 1947, entrò in vigore il 16 settembre dello stesso anno. Poco tempo dopo, con il Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato del 10 ottobre 1947, venne costituito il comune di Briga Alta, comprendente le frazioni Carnino, Piaggia, Upega e la regione delle Navette, già appartenente al comune di Tenda; la sede municipale venne fissata a Piaggia.

La frazione Realdo, con le sue borgate, fu invece aggregata al comune di Triora. Quest’ultimo fece presente che la procedura seguita non era conforme alle disposizioni di legge, in quanto l’art. 35 del Testo Unico delle Leggi Comunali e Provinciali del 1934 prescriveva, fra l’altro, il preventivo parere del Consiglio comunale. In realtà quest’organo, riunitosi il 18 gennaio 1948, non poté far altro che prendere atto dell’avvenuta aggregazione derivante dal Trattato di Pace.

Quale ultima formalità si tenne il 12 ottobre 1947 il referendum, previsto dalla costituzione francese. Furono ammessi a votare tutti i diciottenni che rispondessero alle seguenti condizioni: a) nati nel territorio annesso o ivi domiciliati al momento della consultazione; b) nati nel territorio annesso da padre o da madre che quivi fossero pure nati, qualunque fosse la loro attuale residenza; c) nati fuori dal territorio annesso che vi avessero stabilito la residenza prima del 28 ottobre 1922 e l’avessero conservata fino alla data della consultazione. Gli elettori dovevano scegliere fra due schede: una con la scritta “oui”, l’altra con la scritta “non”.

Era possibile anche prendere entrambe le schede, decidendo di votare in segreto. Il referendum si svolse regolarmente, sotto la sorveglianza di tre osservatori neutrali della Corte internazionale di giustizia dell’Aia (l’olandese Joost Van Hammel, lo svizzero François Perréard e lo svedese E. Sjöborg), ma senza la presenza di giornalisti italiani, accompagnati alla frontiera dalla polizia. Il risultato fu scontato: gli elettori scelsero, nella percentuale del 92%, di diventare cittadini francesi.

Eseguita questa pura formalità, nel fissare sul luogo i nuovi confini emersero numerose questioni di ordine giuridico, economico ed amministrativo, per la cui soluzione il governo francese e quello italiano nominarono due apposite commissioni di esperti civili. Queste decisero di comune accordo di distinguere i comuni italiani interessati dalla nuova linea di frontiera in due categorie: la prima comprendente gli enti che avevano perduto territori e beni senza popolazione, la seconda quelli rimasti divisi in due zone abitate, stabilendosi che i primi dovessero conservare le proprietà dei beni passati sotto la sovranità dell’altro Stato, mentre per i secondi si dovesse far luogo alla ripartizione dei beni fra le due zone, in relazione all’entità numerica delle rispettive popolazioni.

Dopo numerose riunioni e convegni, quando tutti i problemi parevano risolti, sorsero incomprensioni fra i due governi, per cui si decise di delegare ad una Commissione di conciliazione la risoluzione di tutte le questioni attinenti la ripartizione dei beni dei comuni della nuova frontiera. Il nuovo organismo si avvalse dell’opera di tre esperti: uno italiano, uno francese, l’altro neutro, individuato nella persona dello svizzero geom. Solari. Toccò a quest’ultimo il compito più gravoso e furono proprio le sue perizie, contestate in vari punti, a risultare decisive per la decisione conclusiva della Commissione di conciliazione, la n. 163 del 9 ottobre 1953, recepita con il D.P.R. 22 dicembre 1954, n. 1513, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 1955.

In base all’articolo 7 la ripartizione dei beni dell’ex comune di Briga Marittima venne effettuata nel seguente modo: alla frazione Realdo, e più esattamente al comune di Triora alla quale era stata aggregata, fu attribuita in proprietà la zona compresa fra l’allora confine italo-francese ed “una linea che discende lungo la cresta tra i valloni di Sibaire e di Broc, fino a quota 1282 della carta italiana al 25.000, e che continua a discendere nel vallone di Dornin, a quota 1149, per risalire alla Cima della Mola (quota 1580), ridiscende a quota 1341, poi 1243 e 1299, segue la parete rocciosa, poi il vallone di Montenero, fino a quota 970, risale la piccola valle presso le Case Noce, e raggiunge infine la strada a quota 1557.”

PROPRIETA’ INDIVISE – I boschi situati nella zona furono attribuiti, in proprietà indivisa: metà ai due comuni di Triora (per Realdo) e Briga Alta, l’altra metà al comune francese di La Brigue. Venne pure stabilito che, nella medesima zona, il rapporto fra pascolo e bosco, secondo quanto stabilito dal perito geom. Solari, avrebbe dovuto rimanere sensibilmente lo stesso dell’attuale. Tuttavia, qualora a seguito di misure prese dalle autorità francesi l’imboschimento fosse aumentato in proporzione notevole a discapito del pascolo, la ripartizione avrebbe dovuto essere soggetta a revisione. Alla delimitazione della zona indivisa venne provveduto, da parte di una nuova Commissione mista di conciliazione, soltanto nell’anno 1961, e precisamente nei giorni 20-21-22 settembre.

L’articolo 10 della decisione riguardava la ripartizione dei fondi di cassa, ed eventualmente dei crediti e dei debiti al 16 settembre 1947, del comune di Briga Marittima nella seguente proporzione: zona francese 63%, zona italiana 37%, percentuali determinate in base alle rispettive popolazioni.

IL PROBLEMA DELL’ALPEGGIO E LA DISPERATA LETTERA DEL PARROCO-  Mentre si stava discutendo per giungere alla decisione del 9 ottobre 1953, si presentò in tutta la sua gravità il problema dell’alpeggio, soprattutto per i pastori realdesi. Nel giugno 1949 i lasciapassare per attraversare la frontiera non giungevano e ben tremila pecore rischiavano di morire di fame, a causa dell’impossibilità di praticare il pascolo sul versante italiano. Il parroco realdese don Guido Pastor scrisse disperato al Comitato per l’italianità della val Roia una disperata lettera, facendo presente il grave problema. “Questa popolazione – scriveva l’attivo sacerdote – si vede ormai costretta ad allontanarsi poiché quassù non si può vivere. La pazienza di questa gente ha un limite e potrebbero verificarsi un giorno o l’altro dei fatti gravi e incresciosi. Io faccio il possibile per rincuorare e invitare alla pazienza ancora qualche giorno, ma ormai vedo che i pastori sono decisi a passare a vie di fatto.”

LETTERA A DE GASPERI – Il Comitato, presieduto da Nilla Gismondi, rivolse un accorato appello al Prefetto di Imperia ed alla commissione degli esperti civili per le questioni di confine italo-francese. Non appena ricevuto un ulteriore preoccupante telegramma del parroco realdese, scrisse ad Alcide De Gasperi queste drammatiche parole: “Riceviamo da Realdo: situazione tesissima: doganieri francesi sparano contro pastore realdese” ed al Ministro degli Esteri un altro telegramma del seguente tenore: “Tremila pecore Realdo attendono lasciapassare per pascolo stop situazione gravissima urge vostro intervento”. L’appello non restò inascoltato e ben presto vennero rilasciati permessi provvisori fino al 31 agosto.

Per il 22 di agosto di quell’anno il prefetto De Dominicis, presidente della commissione esperti civili per le questioni derivanti dal nuovo confine occidentale, convocò una riunione nel palazzo comunale di Ormea, alla quale presero parte i sindaci dei comuni di Triora e di Briga Alta, rappresentanti delle località Piaggia, Carnino, Upega e Realdo, presenti anche un funzionario della Prefettura di Imperia, un esperto forestale ed uno agrario. In tale sede, dopo aver accettato la ripartizione dei beni dell’ex comune di Briga Marittima ed aver deciso di richiedere la proprietà dei pascoli e dei boschi nelle zone di Sanson-Collardente-Polignac, si insistette affinché i pastori realdesi potessero usufruire del pascolo in terra francese anche nel periodo autunnale (settembre-ottobre).

L’anno successivo, e precisamente il 5 giugno 1950, lo stesso prefetto De Dominicis indisse un’altra riunione ad Ormea, alla quale prese parte, oltre ai i sindaci di Triora e Briga Alta, Aimable Gastaud, sindaco di La Brigue. All’incontro erano presenti anche il sig. Willaume Roger, presidente della corrispondente commissione francese, i rappresentanti delle Prefetture e degli Ispettorati agrari e forestali di Cuneo ed Imperia, nonché i delegati dei pastori interessati.

Al termine della riunione venne stabilito quanto segue:

  1. il comune di La Brigue avrebbe consentito ai pastori di Realdo di utilizzare per le proprie greggi i pascoli di Sanson, Polignaga e Collardente durante le stagioni primaverili ed autunnali, esigendo unicamente le tasse comunali riguardanti il bestiame praticate per i pastori di La Brigue;
  2. a decorrere dall’estate 1951 il comune di Briga Alta avrebbe consentito ai pastori del comune di La Brigue di fruire dei pascoli estivi della valle dei Maestri, per i quali era più facile l’accesso da parte francese (Piano delle Stelle – Selle di San Domenico – Colle dei Signori – Framargal – Piano del Bacias – Cima di Lapalu – Alpe di La Gallina), esigendo unicamente le tasse comunali riguardanti il bestiame praticate per i pastori di Briga Alta. Il numero massimo di ovini che potevano usufruire della concessione era fissato in 2.500 capi;
  3. la concessione era limitata ai pastori ed alle greggi rispettivamente residenti a Realdo e a La Brigue, rimanendo esclusa la facoltà di questi due centri di concedere l’uso dei pascoli a persone non appartenenti alle rispettive comunità;
  4. le due parti si impegnavano a comunicarsi reciprocamente in tempo utile e non più tardi del primo aprile la data di accesso ai pascoli, il numero dei capi di bestiame, per ciascuna stagione (primavera, estate, autunno), in modo che, ove una parte del territorio fosse rimasta disponibile, potesse essere discrezionalmente affittata dal proprietario. In caso di mancata comunicazione dei dati entro il primo aprile sarebbe equivalsa a rinuncia, da parte del beneficiario della concessione per l’anno in corso, al diritto d’uso accordato.

In seguito ad alcune contestazioni circa la delimitazione della zona concessa, i tre sindaci dovettero riunirsi nuovamente; lo fecero nella sede dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Sanremo il 4 maggio 1951. Dopo aver approvato i limiti del territorio entro il quale ai pastori di Realdo sarebbe stato concesso di portare le loro greggi a monticare, il comune di La Brigue concesse agli stessi il diritto di utilizzare, limitatamente a quell’anno, anche i pascoli di Linaire, Case Noce e Montenero, dietro pagamento di un diritto simbolico di mille franchi. Tale possibilità fu ribadita anche l’anno successivo.

Nel frattempo, il 29 gennaio 1951 erano state sottoscritte apposite convenzioni tra l’Italia e la Francia, per regolamentare la circolazione dei cittadini e del bestiame tra i due Stati. Fu approvato un modello di lasciapassare, in color verde, da rilasciarsi da parte della Questura per i cittadini italiani, e da parte della Prefettura per quelli francesi. Il documento, gratuito e valido soltanto un anno, doveva essere vistato dalle autorità frontaliere competenti. Nella stessa data venne approvato anche un apposito lasciapassare per i pastori, che conducevano oltre la frontiera le proprie greggi, che dovevano essere munite di un certificato di sanità e di provenienza.

IL CASO DEL BOSCO DI COLLARDENTE – SANSON – Se il problema dell’alpeggio venne risolto, così non fu per il bosco di Collardente-Sanson. Questo, di circa 651 ettari, in base alla decisione del 9 ottobre 1953 era rimasto indiviso fra il comune francese di La Brigue, che ne possedeva la metà, ed i comuni italiani di Triora e del nuovo comune di Briga Alta, che disponevano dell’altra metà. Ciò creò non pochi problemi, impedendone l’immediata utilizzazione da parte del comune di Triora, proprietario dei terreni, che avrebbe voluto avvalersi di questa risorsa per recuperare parte delle notevoli spese sostenute in seguito all’entrata in vigore del Trattato di Pace.

Per ovviare a tali inconvenienti nel 1955 il comune di La Brigue, riprendendo un’idea della commissione esperti civili, propose, tramite l’Ambasciata di Francia a Roma, il cambio della quota del 50%, spettante ai comuni italiani, contro la proprietà fondiaria delle Navette, di circa 950 ettari, appartenente al comune di Tenda. Nella lettera inviata dal sindaco di La Brigue, Aimable Gastaud, al collega di Triora il 31 gennaio 1955 si sottolineava l’importanza e la convenienza per il comune di Triora di possedere un territorio facile da separare con Briga Alta, ricco di legname, pascoli ed in più con diritti di pesca e caccia che da soli rendevano la bella cifra di 200.000 franchi annui. I Realdesi avrebbero potuto continuare a raccogliere legna per il fabbisogno familiare nel bosco di Collardente e Sanson.

Per esaminare la proposta il 9 maggio 1955 si tenne una riunione ad Ormea, nel corso della quale i Realdesi espressero il loro parere contrario, in quanto, prescindendo da qualsiasi valutazione di carattere economico, il bosco delle Navette era di difficile vigilanza e non concedeva loro la possibilità di un immediato e diretto sfruttamento. Il sindaco di Triora, cav. Luigi Lantrua, pur concordando con le argomentazioni dei Realdesi, fece presente che tutti gli inconvenienti sul perdurare del condominio in tale zona avrebbero potuto essere eliminati unificando tali proprietà in mano italiana, offrendo ai Francesi un adeguato indennizzo per la perdita del loro diritto ai boschi di Sanson e Collardente.

Nonostante le insistenze del comune di La Brigue, che sottolineava come la commissione di conciliazione non avesse avuto l’intenzione di cedere un bosco, ma assicurare una rendita ai comuni italiani, la proposta tramontò definitivamente nel 1958, quando il sindaco di Triora comunicava alla Prefettura di Imperia che, da un riesame della pratica, il cambio proposto non poteva essere accettato in quanto lesivo degli interessi della popolazione di Realdo.

A nulla servì neppure una riunione svoltasi il 27 settembre 1959 nella sede municipale di Bordighera, promossa dal onorevole prof. Raul Zaccari, sindaco di questa località e dal dott. Giuseppe Dispensa, viceconsole d’Italia a Mentone. In questa occasione il sindaco di La Brigue propose nuovamente di eliminare la promiscuità dei beni, fonte di possibili discordie. In particolare si disse disposto ad acquistare in territorio italiano una o più proprietà boschive di valore equivalente alla parte di bosco spettante ai comuni di Triora e Briga Alta in territorio francese; in difetto di tali proprietà, si dichiarò disponibile a concordare un reddito annuo da versarsi dal proprio Comune a quelli di Triora e Briga Alta. A tale proposta il sindaco di Triora, pur impegnandosi ad esaminarla con la popolazione realdese, affermò che, ove non fosse stato possibile raggiungere un accordo in tal senso, si sarebbe potuto dividere la proprietà in due distinti lotti boschivi di valore equivalente. In questo caso, pur rimanendo immutata la proprietà terriera, uno dei lotti sarebbe stato di proprietà assoluta di La Brigue, mentre l’altro sarebbe spettato agli altri due Comuni. Fu questa seconda possibilità ad avere qualche probabilità di essere accolta.

Per valutare le proprietà era però necessario l’intervento congiunto di periti forestali italiani e francesi, per cui il Ministero degli Affari Esteri, con telespresso del 7 ottobre 1963, scrisse al Ministero Agricoltura e Foreste ed al Ministero dell’Interno affinché concordassero la nomina dei periti incaricati della divisione del bosco in vari lotti, dopo di che si sarebbe invitato, per vie diplomatiche, il governo francese a nominare i propri esperti.

Nonostante l’impegno dei sindaci interessati, che si riunirono in varie occasioni e in diverse località per definire la questione, non si riuscì, a livello ministeriale, a trovare un accordo. Neppure una lettera del 18 aprile 1967, indirizzata dal geom. Gian Romolo Bignami, dirigente dell’Azienda Autonoma Studi e Assistenza alla Montagna di Cuneo, ai vari Ministeri riuscì a smuovere le acque.

Erano da allora trascorsi ben tredici anni, quando il consiglio comunale di Briga Alta, con deliberazione numero 47 del 26 giugno 1980, decise di addivenire ad una transazione con l’Opera Pia Spinelli-Lanteri, per provvedere alla liquidazione degli usi civici di pascolo, erratico e territico ancora esistenti sul territorio comunale in favore degli abitanti della frazione Piaggia. Il giorno successivo, davanti al commissario per il riordinamento degli usi civili di Torino, fu raggiunto un accordo tra i rappresentanti del comune di Briga Alta, di La Brigue e dell’Opera Pia Spinelli-Lanteri. Tale accordo consisteva nella cessione, da parte del comune di Briga Alta, della sua quota dei diritti del bosco di Collardente-Sanson in territorio francese in cambio della possibilità di riscatto dei terreni gravati da usi civici; in compenso per tale rinuncia l’Opera Pia Spinelli Lanteri concedeva al comune di Briga Alta una porzione di territorio di circa 15 ettari adibito a pascolo. Il comune di La Brigue, con l’acquisizione di tale quota, giunse a disporre del 75% del bosco di Sanson-Collardente. Di fatto veniva modificata la decisione n. 163 del 9 ottobre 1953, recepita con D.P.R. 1513 del 22 dicembre 1954.

Per ottenere anche la quota parte del comune di Triora ed eliminare ogni contrasto, il sindaco di La Brigue, Jean-Pierre Bronda, si dichiarò nel 1983 disponibile ad acquisire tale diritto in cambio di circa 190 ettari di pascolo nella zona di Loze. Tale proposta venne respinta dal consiglio comunale di Triora il 2 dicembre 1983, intendendo prima richiedere il parere dei Realdesi. Il sindaco di La Brigue ritornò alla carica l’anno successivo, nel corso di una riunione nel comune francese il 20 ottobre. In quel frangente venne ribadita la precedente richiesta, offrendo in alternativa la possibilità di cedere soltanto la quota parte di soprassuolo boschivo.

Il sindaco di Triora, Luigi Capponi, sollevò allora la questione dell’imposta fondiaria che sarebbe rimasta comunque a carico del proprio comune, senza disporre del bosco, facendo anche presente che, secondo il suo punto di vista, con la cessione della quota di Briga Alta era stato modificato senza alcuna autorizzazione l’equilibrio della sentenza arbitrale del 1953. Ribadì infine la necessità di acquisire il parere degli abitanti della frazione Realdo. Questi, unitamente ad alcuni oriundi o figli di proprietari già residenti nella zona, si riunirono in assemblea il 16 agosto 1987, giungendo alla determinazione che la zona dovesse rimanere di proprietà della frazione Realdo e che, come tale, dovesse essere amministrata dal comune di Triora.

Forte di tale parere, il consiglio comunale triorese respinse il 6 ottobre la proposta, rappresentando al governo italiano la necessità che i diritti della frazione Realdo e del comune di Triora fossero tutelati nei confronti di La Brigue, che fossero rispettate le decisioni arbitrali adottate dai due governi in applicazione del Trattato di Pace e che fossero sottoposti ad esame e, se del caso, invalidati i contratti stipulati tra il comune di Briga Alta e l’Opera Pia Spinelli-Lanteri. A nulla valse questa decisa presa di posizione del comune di Triora né una successiva proposta di acquisto della proprietà del suolo e dei diritti sui boschi, per la somma complessiva di 2.250.000 franchi, equivalenti a circa 495 milioni di lire, risultante dalle stime del Servizio del Demanio e dall’Ufficio Nazionale delle Foreste francesi.

La questione era destinata a rimanere insoluta. Il taglio dei boschi nella zona indivisa, iniziato nell’anno 1960, continuò ad essere effettuato dal comune di La Brigue, non senza contrasti, spesso sfociati in deliberazioni comunali, lettere, denunce e petizioni. Basti citare la deliberazione adottata il 2 ottobre 1995 dal consiglio comunale di Triora, presieduto dal realdese prof. Antonio Lanteri, profondo conoscitore della zona. Il tale occasione venne stabilito che la prosecuzione delle vendite di tagli di boschi eventualmente programmati dall’Office National des Forets su terreni di proprietà del comune di Triora fosse autorizzata soltanto a seguito della presentazione della documentazione comprovante le relative entrate ed uscite dal 1982 al 1994 ed all’approvazione della stessa. La percentuale da utilizzare per procedere al riparto degli utili provenienti dal taglio avrebbe dovuto essere dedotta dai principi seguiti nell’applicazione del Trattato di Pace, sulla base cioè del numero degli abitanti residenti all’epoca nella frazione Realdo e nel comune di Triora. Era necessario, secondo il Consiglio comunale di Triora, fare chiarezza anche sulla cessione della quota del comune di Briga Alta, nonché sulla questione dell’imposta fondiaria sui terreni della zona, pagata esclusivamente dal comune di Triora. Si suggeriva infine di istituire un’apposita commissione.

Cinque anni, e precisamente l’11 aprile 2000, i due sindaci di Triora e La Brigue, unitamente ad alcuni consiglieri, si riunirono a Triora, per dirimere tutte le questioni insolute. Dopo un ampio dibattito, venne ribadita la necessità di definire con esattezza il rapporto di “dare-avere” fra i due comuni, inerenti il periodo 1982-1995, dando per acquisita dalla prassi consolidatasi nel tempo la percentuale del 25% spettante a Triora, nonché l’opportunità di dare vita ad una commissione paritetica italo-francese, composta da rappresentanti dei due comuni, per predisporre una bozza di convenzione per la disciplina futura degli aspetti gestionali inerenti il bosco di Collardente-Sanson.

Molte questioni, nonostante l’impegno dei rispettivi amministratori, erano destinate a restare insolute, anche per la presenza di due opposti pensieri: uno tendente alla preservazione dei luoghi da tagli indiscriminati, realizzazione di strade o piste di accesso; l’altro volto all’introito di consistenti somme per rimpinguare le casse comunali. In alcuni casi il comune di Triora diede il proprio assenso alla costruzione di strade di servizio nel bosco di Sanson-Collardente; in particolare nell’anno 1977 il consiglio comunale si dichiarò favorevole alla realizzazione di un’importante rotabile, che congiungeva la località Piné con il poggio Grosso, comportante una spesa a proprio carico di 20.000 NF.

Per finanziare tale onere si autorizzava il comune di La Brigue a trattenere la somma dalla quota derivante dalla vendita di legname. Altrettanto fece l’anno successivo, assumendo a proprio carico metà della spesa per la completa realizzazione dell’opera, ovvero sia per il progetto principale che per quello suppletivo, in quanto la strada era indispensabile per l’esbosco del legname ed il comune di La Brigue aveva ottenuto una sovvenzione del Dipartimento delle Alpi Marittime. In altri casi il comune di Triora si mostrò inflessibile non accordando il proprio nulla osta per la mancanza dei requisiti di pubblico interesse.

BENI PATRIMONIALI TRA TRIORA E BRIGA ALTA –

Di difficile soluzione si presentò subito anche il problema della ripartizione dei beni patrimoniali fra Triora ed il nuovo comune di Briga Alta. In particolare restavano indivisi i seguenti beni:

– beni amministrati dal comune di Triora: il bosco denominato “Collardente Rocca du Vay”, dell’estensione di 573 ettari ed un fabbricato, di 48 metri quadrati, già destinato a scuola elementare della frazione Realdo;

– beni amministrati dal comune di Briga Alta: 5 alpi pascolive, denominate “Saline, Chiusetta, Carsena, Biecai e Bellino, ricadenti parte nel territorio dello stesso comune (ettari 1849), parte nel territorio del comune di Roccaforte Mondovì (ettari 1322).

Dopo alcuni progetti redatti dagli Uffici Tecnici Erariali di Imperia e Cuneo, basati sulla popolazione ed il reddito imponibile totale, piuttosto differenti fra di loro, si giunse al 21 marzo 1960, quando a Cuneo, nei locali della Camera di Commercio Industria e Agricoltura, Azienda Autonoma Studi ed Assistenza della Montagna, dietro invito dell’U.N.C.E.M., si riunirono i rappresentanti del comune di Briga Alta e di Triora per dirimere le controversie.

Dopo una lunga discussione ed una disamina degli atti precedenti, vennero prese importanti decisioni. Il comune di Briga Alta riconobbe una situazione debitoria verso il comune di Triora di due milioni e mezzo di lire, impegnandosi a versare quanto dovuto parte immediatamente parte in tre annualità. Relativamente ai beni indivisi siti sul territorio italiano, si convenne sulla necessità di provvedere alla loro divisione, istituendo a tale scopo una commissione composta dai sindaci e dai segretari comunali dei due comuni, oltre che dal geometra Gian Romolo Bignami, quale rappresentante dell’U.N.C.E.M.

Soltanto sette anni dopo, in seguito ad un’altra riunione tenutasi a Cuneo il 17 aprile 1967, emerse la volontà dei due comuni di giungere alla divisione dei beni. In particolare, il Consiglio comunale di Triora nella seduta del 30 aprile si espresse in tal senso, a condizione che la divisione fosse operata da tecnici di nomina ministeriale e di provata imparzialità, affiancati da una commissione espressa dal consiglio stesso.

Trascorsero altri quindici anni senza che la pratica registrasse alcun passo avanti. Il 27 agosto 1983 toccò al Consiglio comunale di Briga Alta pronunciarsi in favore dello scioglimento della pratica di promiscuità dei beni; venne anche incaricato il geom. Giuseppe Torrero di Cravanzana di effettuare una verifica catastale dei beni patrimoniali indivisi con il comune di Triora e di formulare una proposta concreta. Venne interessato il Commissariato agli usi civici di Torino, il quale invitò i sindaci dei due comuni a comparire nell’udienza del 15 ottobre 1985. In tale frangente si accese una disputa sulla natura dei beni indivisi: il comune di Briga Alta sosteneva che le terre fossero di uso civico, mentre quello di Triora le riteneva proprietà patrimoniali e che di conseguenza a decidere in merito non dovesse essere il commissariato bensì i due enti proprietari. Dopo un’ampia discussione, nel corso della quale si constatò il desiderio di entrambi gli enti di raggiungere un accordo ma soltanto dopo aver sentito le popolazioni locali, il commissario concesse ampio termine per formulare una proposta concreta.

INTERVENTO DELLA REGIONE PIEMONTE E DELLA LIGURIA – La pratica rimase inevasa per alcuni anni, cioè fino al 16 novembre 1991, quando il Consiglio comunale di Briga Alta ribadì la propria intenzione di ottenere lo scioglimento dei beni, dividendoli nel seguente modo: 1) assegnazione al comune di Triora (per Realdo) di tutti i beni (cave, alpeggi, boschi, ex scuola comunale) siti in valle Argentina; 2) assegnazione al comune di Briga Alta di tutti i beni (pascoli) siti in valle Tanaro.

La richiesta di scioglimento venne inviata dallo stesso comune alla Regione Piemonte ed alla Regione Liguria il 25 marzo 1992. Mentre la Regione Piemonte richiedeva, il 16 aprile di quell’anno, una notevole mole di documentazione, il comune di Triora provvedeva a consultare la popolazione di Realdo e delle sue borgate, perché esprimessero un parere sulla proposta di Briga Alta, anche in conseguenza dell’art. 5 dello statuto comunale. L’esito della riunione, che si tenne a Realdo il 12 aprile 1993, non fu quello auspicato dal comune di Briga Alta: infatti l’assemblea espresse unanimemente il proprio parere contrario alla proposta di divisione.

Al Consiglio comunale di Triora non restò che prendere atto, il 15 febbraio 1994 , della decisione dell’assemblea, deliberando il mantenimento della promiscuità dei beni, con la seguente motivazione: “il mantenimento della stessa giova in concreto all’organizzazione ed alla gestione della proprietà collettiva di diritto pubblico, anche in funzione delle esigenze produttive a cui la proprietà stessa è destinata nell’ordinamento vigente.”

I beni, classificati di uso civico, restarono e sono tuttora indivisi; i due comuni continuarono a rendicontare le entrate e a saldare la differenza. In un primo tempo questa, derivante dai fiorenti pascoli, fu a favore del comune di Triora; più recentemente, soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, con l’apertura di numerose cave di ardesia nella zona di Realdo, si registrò un consistente saldo a pro del comune di Briga Alta. In seguito alla chiusura delle cave tornò ad essere debitore il comune di Briga Alta.

I rapporti fra i tre comuni – La Brigue, Briga Alta e Triora – furono sempre discreti e le divergenze non sfociarono mai in atti clamorosi. Una straordinaria iniziativa fu messa in atto dal sindaco di Triora, prof. Lorenzo Lanteri, conte della Briga. Domenica 31 luglio 2005, nei pressi della cappelletta di Santa Teresa, alla Bassa di Sanson, venne sancito ufficialmente il gemellaggio fra Triora e La Brigue. Alla presenza di numerose autorità, monsignor Alvise Lanteri, nativo di Verdeggia, benedisse un cippo al confine tra i due comuni, mentre i due sindaci si scambiavano impressioni e complimenti.

La storia dei borghi ha notevoli rassomiglianze ed è testimoniata da due splendide collegiate: quella triorese dell’Assunta e quella brigasca di Saint-Michel, da santuari affrescati, da costumi ed usanze agro-pastorali similari e, perché no?, da una tradizione stregonesca, sebbene più marcata a Triora. Il gravissimo problema dello spopolamento e dell’abbandono dell’entroterra attanaglia entrambi i paesi.

La voglia di intraprendere un cammino insieme è stata, oltre che dai due primi amministratori, più volte ribadita da quell’allegra combriccola capeggiata dal brigasco Marcel Mazzoleni, purtroppo scomparso il 12 febbraio 2009, che frequentava abitualmente il bar “Vecchi Ricordi”. Era – ed è ancora – un piacere ascoltare le loro intonatissime voci, accompagnate da incredibili fischi musicali; nell’aria si spande un’allegria contagiosa, tra le note di “Piemontesina” o di “Vecchio scarpone“.

Aveva ben ragione l’ex barista triorese Gianni Bracco quando, proprio nella serata del gemellaggio, sull’uscio del bar Vecchi Ricordi affermava convinto: “Noi è un bel po’ che siamo gemellati”.

Sandro Oddo

 

 

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