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Pietra, 40 anni col cuore al S. Corona. L’ultimo giorno del dr. Madruzza, poteva restare altri 2 anni

Lunedì, 31 maggio, sarà l’ultimo giorno di lavoro del dr. Luigi Madruzza, dello staff di cardiologia Ponente del S. Corona di Pietra Ligure. Nessun annuncio, l’informazione anticipata ai pazienti che l’hanno incontrato negli ultimi giorni.  “Avrei potuto restare ancora due anni, ma ho deciso di lasciare”.  Lascia l’ospedale un camice bianco diciamo pure all’antica, per chi ha vissuto i tempi passati del mitico medico di famiglia. Un metodo di lavoro che ha nel rapporto umano col malato, nella disponibilità ad ascoltare, a pazientare, un’indole quasi missionaria.

Luigi Madruzza cardiologo al Santa Corona in pensione dopo 40 anni di lavoro in ospedale

Passione, impegno, sacrificio, disponibilità. Il dr. Madruzza non è soltanto memoria storica di un’ospedale, forse il medico specialista più anziano  dell’Asl 2 Savonese. E’ testimone di come si è ‘evoluta’ o è ‘scivolata’  la sanità pubblica ospedaliera.  Pregi e difetti, carenze e bisogni. Il corretto rapporto con i pazienti. Un mondo dove il regolamento nazionale ospedaliero ha creato di fatto un esercito di medici burocratici, passacarte non a tempo perso, ma sottratto alla qualità del servizio. Dove importante è produrre, fare numeri, rispettare i budget, mentre non si tiene conto dell’utilità di un lavoro elastico, che ti occupa quando davvero c’è bisogno.  Non siamo insomma di fronte ad una catena di montaggio, ma è in questa gabbia che molti medici ospedalieri ritengono di essere finiti, quasi da ruolo impiegatizio e che non consente alternative se non lasciare per la sanità privata parecchio interessata.

I pazienti del dr. Madruzza sono migliaia, dal ponente ligure e dal Basso Piemonte. Malati curati nell’ospedale e che si sono anche affidati alla sua professionalità nel decorso della malattia; che hanno apprezzato ed ammirano quel suo modo di  non apparire mai arrogante, supponente, indispettito, intollerante al confronto, alle paure, alle preoccupazioni. Sapere che fai il numero di cellulare e  il ‘tuo medico’ risponde non è poi molto frequente. Il malato, verrebbe da dire, che non si sente mai abbandonato, quasi protetto. Alla stregua di una garanzia che ha il valore della salute.

Certo sarebbe utile ed interessante ripercorrere con il dr. Madruzza i suoi anni, una vita, tra le mura del Santa Corona, come li ha vissute chi dall’interno più di ogni altro, può conoscere, capire, sapere, cosa significa ai nostri giorni lavorare alle dipendenze del sistema sanitario italiano. Se ne parla oggi, più di ieri, scavando nell’attività e nell’organizzazione ospedaliera,  soprattutto per un’emergenza ‘di guerra alla pandemia’. In realtà per chi la vive e la subisce dall’interno è una  costante ‘lotta di frontiera’. Non c’entrano le rivendicazioni salariali o sindacali, ma come ha finito per snaturarsi il ruolo professionale del medico, al di là di ogni mansione.

Il dr. Madruzza che potrebbe raccontare il Santa Corona con un passato glorioso, l’ospedale dei nostri giorni, attraverso un percorso che è stato caratterizzato prima dalla fuga di tante figure d’eccellenza, a cui è seguita la tanto chiacchierata ‘fuga di pazienti’. Potrebbe spiegare cosa è rimasto di buono nell’evoluzione della sanità ospedaliera della nostra provincia, regione. Quali conseguenze per gli operatori e per gli utenti. Quanto hanno pesato le interferenze della politica, delle logge massoniche, ma anche la capacità di reazione della società civile.  Il ruolo di guardia dell’informazione o dell’assenza di informazione che genera disinformazione. Perchè si privilegiano schemi di lavoro e produttività piuttosto che badare alla complessità dell’impegno di un medico, di uno specialista ingabbiato da automatismi precostituiti, piuttosto che rispondere ai bisogni del momento, che cambiano  ogni giorno, ogni ora.

Per un gentiluomo, gran signore della stoffa del dr. Madruzza, non c’è bisogno di invocare riconoscenza, elogi pubblici, c’è la numerosa platea di chi l’ha conosciuto, si è affidato ‘alle sue mani’, secondo un vecchio detto’, al di là dei giudizi personali. Il cardiologo a cui non si può non riconoscere grandi doti di umanità, dedizione, scrupolo, attenzione di cui il medico del nostro cuore può andare fiero. Anche senza il biglietto dei ringraziamenti. La stima prima di tutto.

 

 

 

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