Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Binari della discordia. Chi non paga i danni 1) I sindaci tacciono. 2) I penalizzati da 7 milioni i mc. detriti in discariche 3) Andora, nuove e vecchie stazioni, deludenti risultati

Riceviamo: “Trucioli.it non si tradisce, come al solito, fa giornalismo perdente, di minoranze che più minoranza non si può. Vi ostinate ad ospitare servizi che dovrebbero farci tornare indietro, ovvero bocciare quanto sottoscritto da tutti i sindaci interessati dall’ultimo progetto dei binari a monte tra Finale Andora. Ma non vi sentite ingenui soloni, piccoli soldatini di battaglie perse e forse candidati che non prendono neppure i voti dei loro parenti ? “.

La mail prosegue: “Occupatevi di cose più importanti. Come continuate ad ignorate il crescente peso nazionale del nostro presidente Toti (per fortuna che lui c’è !). Con un futuro nazionale da ministro non appena si tornerà ad elezioni politiche  grazie al successo nazionale del suo schieramento Cambiamo. Il centro destra ha ormai la strada spianata per tornare al governo dopo Draghi. E con Toti, a Roma, altri liguri  sono destinati al parlamento perchè votati dalla maggioranza dei cittadini. Penso a Marco Scajola già sacrificato una volta, penso ad Angelo Vaccarezza, penso a Rixi. Solo per citare i ponentini ed un leghista della primissima fila. E finalmente la Liguria tornerà ad essere first in Italia. Lasciate perdere le rotaie per cui si è finalmente deciso dopo un’attesa di 60 anni.  Rinunciate al vostro ego, alle battaglie perse in partenza, l’informazione si fa con il realismo e non rincorrendo i sogni che in questo caso sono pure tramontati…”. (Vedi ultime novità da ‘Cambiamo a fondo pagina)

Non ha dubbi Pierangelo Ascoli (alla sua mail comunque risulta un nome femminile, sarà una famigliare ?) a dettarci la ‘redenzione’ e la ‘retta via’, il ‘buon giornalismo’ (in realtà il gruppo #nonperdiamoiltreno non lascia il segno tra i media liguri). Senza dimenticare che tutti i servizi finora pubblicati su Facebook  e SavonaNews soprattutto e trucioli.it si è sforzato di darne conto, hanno posto, con voci non anonime, problematiche ed interrogativi ai quali nessuna fonte istituzionale ha ritenuto di dare un contributo di chiarimenti, completezza d’informazione (sindaci, parlamentari, assessori, consiglieri). Ci sarà un motivo ? O l’obiettivo, assai praticato, di delegittimare chi non è allineato ?

Se sono passati 60 anni di rinvii e promesse non mantenute, non giustifica ignorare cosa accadrà con il tracciato- variante a monte tra Finale e Andora, quali conseguenze per la comunità residente, per i viaggiatori e pendolari dei treni, per i bilanci delle stesse Ferrovie dello Stato (calo di passeggeri e tempi di percorrenza).

C’ è pure una verità incontrovertibile: sono in stragrande maggioranza i cittadini savonesi (i proprietari di seconde case) che non conoscono o hanno solo un’infarinatura di ciò che accadrà. E una domanda, anzi più di una, meritano riflessioni ed approfondimenti le opinioni, le argomentazioni di chi fa opera di informazione popolare. Un’altra verità  è che tutti i partiti rappresentati in consiglio regionale della Liguria, ad esempio, non hanno avuto nulla da obiettare al tracciato ormai deciso. Lo stesso dicasi per chi siede nel Consiglio provinciale.

Nella ‘romanzina’ del signor Ascoli si cita pure la minoranza di centro sinistra, sempre in Regione e non solo (il parlamentare del Pd, on Franco Vazio, albenganese tra i più convinti sostenitori del tracciato a monte). In realtà ci sono  tutti gli altri parlamentari liguri, forse con una sola esclusione. Non sarebbe neppure il caso di metterla sempre ‘in politica’, purtroppo è quella che conta in una democrazia seppure piena di acciacchi.

L’Ascoli pensiero: “…..ma se sono tutti d’accordo, possibile che ‘voi’ non vi rendete conto di suonare una campana stonata”.  Ascoli  si sofferma con altre considerazione lasciando ben capire per chi suona la sua campana, anzichè preoccuparsi di chi avrebbe il dovere di rispondere ai precisi quesiti posti sul progetto, seppure deciso e ripetiamo ai più sconosciuto nella sua interezza. E a leggere la romanzina di Ascoli sembra la stessa che si respira in un recente comunicato stampa del gruppo consiliare ‘Cambiamo’. Loro almeno si firmano senza sotterfugi.

Eccolo…..””Per chiudere: non accettiamo consigli ‘per evitare ulteriori contagi‘ da chi deve rispondere alla Procura di aver violato la quarantena da positivo e come apice del pensiero politico è riuscito a partorire ‘lo sciopero del sesso contro Pfizer’, dimostrando di non avere alcuna dimestichezza con tamponi e regole anticovid. – concludono i consiglieri arancioni – Come al solito il consigliere di minoranza predica (leggi Sansa ndr) bene e razzola male, malissimo, ma non è una novità, ormai ci siamo abituati a una opposizione assurda e mai sintonizzata sulle reali necessità del territorio”.  Ma Sansa da che parte sta sul tema ferrovia posto con forza e diciamo esemplare completezza da #nonperdiamoiltreno ?  Neppure meritevole che il candidato presidente del centro sinistra in Regione alla ultime consultazioni elettorali dia un cenno: ci sono anch’io.

NELL’IMPERIESE CANCELLATE 5 STAZIONI

E LE DUE MAGGIORI STAZIONI DI IMPERIA E DIANO MARINA SONO FUORI DAL CENTRO ABITATO

DA SAVONA NEWS DEL 15 MAGGIO 2021 – ……Prima dello spostamento a monte, tra Ospedaletti e Andora c’erano 10 stazioni: Ospedaletti, Sanremo, Taggia Arma, Santo Stefano-Riva Ligure, San Lorenzo-Cipressa, Imperia-Porto Maurizio, Imperia-Oneglia, Diano Marina, Cervo-San Bartolomeo e Andora. Oggi ne sono rimaste 5: Sanremo, Taggia Arma, Imperia, Diano e Andora.

Le nuove stazioni di Imperia (nella foto) e Diano Marina sono posizionate fuori dai centri abitati. Considerata la mancanza di autobus per completare il viaggio in treno, molti pendolari hanno dovuto scegliere se rinunciare al treno oppure se percorrere qualche chilometro a piedi ogni giorno per andare a lavorare. Per rendere più trasparente il dibattito, sarebbe opportuno che le Ferrovie rendessero noto il numero di passeggeri tra Andora e Sanremo, prima e dopo lo spostamento a monte. Secondo fonti ufficiose ma attendibili, ad esempio, la nuova stazione di Sanremo ha dimezzato l’utenza rispetto a vent’anni fa.

Passiamo ai tempi di percorrenza. In base a quanto affermato dagli organi di informazione nel 2016, lo spostamento a monte tra Andora e San Lorenzo avrebbe portato a risparmiare dodici minuti di viaggio. La realtà ha smentito queste previsioni teoriche, perché gli orari dei Regionali Veloci sono cambiati in peggio dal 2013 al 2021. Otto anni fa, questi treni impiegavano due ore e 8 minuti per andare da Ventimiglia a Genova Principe. Oggi, dopo lo spostamento a monte, gli stessi treni ci mettono due ore e 20 minuti. Dodici minuti in più: basta collegarsi al sito ufficiale di Trenitalia per averne conferma.

Nell’estremo ponente ligure, sono incompiute le opere previste nel vecchio tracciato ferroviario e al servizio delle nuove stazioni. Ad Andora, le Ferrovie si erano impegnate a prolungare via Cavour, realizzare due nuove rotatorie stradali, aree verdi e parcheggi, oltre a demolire vecchi caseggiati in disuso. Nulla di tutto questo è stato ancora realizzato, a 16 anni dall’apertura del cantiere. Nel 2016, proprio ad Andora, i rappresentanti delle Ferrovie sono stati contestati da sindaci e pendolari per la mancanza di infrastrutture e per il decentramento delle stazioni, durante un’assemblea pubblica a Palazzo Tagliaferro.

LA CICLOPEDONALE ANDORA – SAN LORENZO  INAUGURATA 13 ANNI FA / C’è poi il discorso della nuova pista ciclabile. La ciclopedonale Sanremo-San Lorenzo è stata inaugurata nel 2014, tredici anni dopo lo spostamento della ferrovia. Sulla vecchia ferrovia tra Andora e San Lorenzo, invece, neppure un metro è ancora percorribile in bicicletta. Ad agosto del 2020, la Regione ha inaugurato una passerella ciclabile di 200 metri vicino alla stazione di Andora, per collegare il nuovo e il vecchio tracciato.

MANTENIMENTO DELLA LINEA COSTIERA – Veniamo al secondo scenario: il mantenimento della linea costiera. Questa soluzione è già stata adottata tra Albenga e Loano, dove dal 1936 c’è il doppio binario. L’esempio più concreto è il levante ligure, dove la ferrovia è rimasta sul mare e le fermate sono ancora collocate nei centri abitati. Nei 76 chilometri di ferrovia tra Genova Nervi e La Spezia Centrale ci sono 27 stazioni, in media una ogni tre chilometri. Per fare un paragone, nei 108 chilometri tra Savona e Ventimiglia ci sono 20 scali passeggeri (uno ogni 5,4 chilometri) destinati a diventare 16 con lo spostamento a monte tra Andora e Finale.

LA SITUAZIONE IN PROVINCIA DI LA SPEZIA E ALLE CINQUE TERRE – In provincia di La Spezia, il passaggio della ferrovia nei paesi costieri ha consentito la crescita e lo sviluppo delle Cinque Terre, raggiunte ogni anno da circa tre milioni di turisti, principalmente in treno. Per ottenere i dati ufficiali degli incassi dei biglietti da e per le Cinque Terre, il Comune di Riomaggiore (insieme a un gruppo di cittadini e negozianti) ha presentato e vinto un ricorso al Consiglio di Stato. Una volta resi pubblici, i conteggi delle Ferrovie hanno messo in mostra risultati strabilianti: nel 2018, il ricavato dei tagliandi di viaggio e della “Carta 5 Terre” è stato superiore ai 22 milioni di euro. Nel 2015, nella fase di studio preliminare, la Regione Liguria aveva pesantemente sottostimato la portata del traffico passeggeri su questa tratta. La Regione aveva infatti ipotizzato, sulla base dei documenti forniti da Trenitalia, un introito annuo di 12 milioni di euro. Gli incassi reali e i passeggeri sono stati (fortunatamente) quasi il doppio.

Nella Riviera di levante, il percorso della linea ferroviaria è molto più accidentato (per curve e pendenze) rispetto alla tratta esistente tra Finale Ligure e Andora. Nonostante questo, il levante ligure dispone di collegamenti veloci e capillari con Intercity nella direttrice Milano-Genova-La Spezia-Livorno-Grosseto ed è dotato di collegamenti con Frecciabianca tra Genova e Roma. Inoltre la scorsa estate Trenitalia ha programmato corse nel periodo estivo addirittura con Frecciarossa tra Milano-Genova-La Spezia-Roma.

Quanti posti di lavoro saranno creati con lo spostamento a monte della ferrovia tra Finale Ligure e Andora? 

Dove finiranno i 7 milioni di metri cubi di detriti estratti dalle gallerie dello spostamento a monte?
Con lo spostamento a monte della ferrovia, la costruzione delle nuove gallerie (25 chilometri, a doppia canna) porterà in superficie 7 milioni di metri cubi di detriti. Per semplificare la comprensione: pensate a un quadrato con un lato di due chilometri e mezzo, sul quale posare uno strato di terra e pietre, alto un metro. Oppure pensate a un quadrato più piccolo, con un lato di 850 metri, ma con un altezza di 10 metri. Questa è la dimensione del materiale che verrà estratto dai tunnel.
Ovviamente in Liguria non esistono aree libere così ampie da destinare allo stoccaggio del materiale di risulta. Sono stati preparati diversi piani delle discariche per affrontare questa fase dei lavori. Due progetti di smaltimento hanno raggiunto una fase avanzata a livello amministrativo e adesso andremo a analizzarli.
Entrambe le ipotesi hanno una parte comune. Mezzo milione di metri cubi di detriti sarà utilizzato per alzare di dieci metri l’area di cinque ettari dove sorgerà la stazione di Bastia d’Albenga. Questo innalzamento della quota sarà necessario per evitare una brusca discesa dei binari, che limiterebbe ulteriormente la velocità dei treni. Un volume simile (circa 500 mila metri cubi) sarà distribuito sulla nuova linea ferroviaria per realizzare il terrapieno su cui poggeranno le rotaie in superficie. Un milione di metri cubi sarà stoccato in discarica a Tovo San Giacomo.
Per gli altri cinque milioni di metri cubi, i due progetti principali danno destinazioni differenti.
Secondo la prima ipotesi, più “concentrata” dal punto di vista geografico, il materiale di risulta dovrà essere depositato su altopiano di circa 50 ettari, da coprire con un’altezza media di 10 metri, compreso tra Enesi (la zona di Albenga dove c’è il canile) e località Ciappe a Villanova, sulla sponda orografica sinistra del torrente Arroscia, in corrispondenza dell’aeroporto Panero.
In base alla seconda opzione, promossa dall’ex Comunità montana, questi 5 milioni di metri cubi sarebbero invece da smaltire in una serie di vallette secondarie, affluenti dell’Arroscia, considerate idonee dal punto di vista geologico e idraulico.
Nessuno studio ha previsto come smaltire il materiale proveniente dal terzo tunnel (quello pedonale di sicurezza, da realizzare in mezzo alle due principali) perché si tratta di un obbligo di legge emerso solo recentemente. Sinceramente non siamo in grado di valutare quanto questa galleria aggiuntiva possa incidere sul volume complessivo dello “smarino”, il materiale provenienti dagli scavi.
C’è infine un’ipotesi affascinante, sulla quale bisogna evitare sia facili entusiasmi sia bocciature a priori. Qualcuno propone di usare il materiale di risulta per opere di difesa dell’arenile, in particolare moli e dighe soffolte. Noi crediamo che questa eventualità sia praticabile, ma che si debba analizzare le rocce prima di buttarle in mare, per evitare inquinamento e danni al turismo. Questa scelta non deve diventare solo un modo per risparmiare sui costi di discarica.
Usare la terra per opere di ripascimento ci sembra invece più complicato. La terra delle nostre colline ha una consistenza diversa rispetto alla sabbia dei giacimenti marini, usata abitualmente per le opere di ripristino delle spiagge. In passato, i comuni hanno negato l’autorizzazione a riutilizzare il materiale, proveniente dagli scavi, per rinforzare l’arenile. Ci vengono in mente solo rarissime eccezioni, tra cui l’operazione edilizia T1 di Ceriale, a pochi metri dal mare, dove oggettivamente il materiale estratto era molto simile alla sabbia.
La nostra inchiesta sullo spostamento a monte si concluderà dopodomani con l’ultimo tema che abbiamo deciso di affrontare.
DALL’UFFICIO STAMPA DI CAMBIAMO:

RITORNA LA CAMPAGNA NAZIONALE DI ADESIONE A CAMBIAMO!

Nella giornate di venerdì 21, sabato 22 e domenica 23 maggio, in tutta Italia, saranno presenti gli stand di Cambiamo! per consentire ai sostenitori e ai semplici cittadini di potersi iscrivere al movimento politico. Gli stand sparsi per il territorio ligure saranno presenti in maniera ancora più capillare rispetto alle ultime apparizioni per poter offrire, a tutti i cittadini che lo vorranno, la possibilità di iscriversi e aderire a Cambiamo!. La sottoscrizione della tessera potrà essere effettuata nei gazebo, compilando un modulo cartaceo, oppure online eseguendo tutti passaggi necessari sul sito cambiamo.eu.

“Non siamo usciti dalla situazione di difficoltà dovuta alla pandemia con la velocità che tutti auspicavamo, ma possiamo dire che la luce in fondo al tunnel adesso è davvero vicina. – spiega Angelo Vaccarezza, coordinatore regionale di Cambiamo! e capogruppo del partito in consiglio regionale – Se finalmente si riesce ad intravedere un futuro più roseo è anche grazie al lavoro svolto dal presidente Giovanni Toti, e dalla sua Giunta, in sede di campagna vaccinale. Cambiamo!, però, non intende fermarsi qui e vuole continuare a rinsaldare il proprio ruolo di primo partito della regione, ottenuto alle scorse elezioni regionali, entrando ancora di più a contatto con i cittadini e le loro istanze. Per disegnare un futuro ancora migliore per la nostra Liguria invito chiunque voglia a venire a farci visita presso i nostri gazebo, anche solo per poterci confrontare sulle richieste, sulle idee e sulle domande che arrivano dal territorio”.

“Cambiamo! continua a mantenere fede sulla promessa di essere il vero partito del cambiamento. – afferma Lilli Lauro, coordinatrice metropolitana del partito arancione – Nei primi cinque anni di governo del presidente Toti si è visto il cambio di passo rispetto al passato e sono certa che in questa seconda legislatura avremo ancora modo di apprezzare la sua capacità di amministratore e la discontinuità con le scelte che in passato, sotto altre giunte, hanno penalizzato la nostra regione. Allo stesso tempo sono felice perché questo weekend ci darà l’opportunità di incontrare tanti cittadini che, se lo vorranno, avranno la possibilità di avvicinarsi alla politica, entrando a far parte di un movimento serio e appassionato. La vicinanza e il contatto con il territorio rimangono alla base della nostra politica e, nel pieno rispetto delle norme anticovid, vogliamo continuare ad approfondire il dialogo con i genovesi e con i liguri per continuare a migliorare la terra che tanto amiamo”.

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