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Liguria e Basso Piemonte

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Dal Parco del Beigua a Toti Bolsanaro. Come uccidere la piccola Amazzonia di Liguria: norme che non fanno notizia

A rischio il patrimonio dei boschi liguri per le decisioni sbagliate della Giunta Regionale. La Liguria è come una piccola Amazzonia; ma chi vuole seguire Bolsonaro ?

di Gabriello Castellazzi*

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Il Consiglio Regionale della Liguria esaminerà nelle prossime settimane un ordine del giorno che, pur parlando di azioni a tutela e riqualificazione del patrimonio rurale, definisce limitativa la norma che impedisce le attività forestali nel “Parco del Beigua” dal 1° marzo al 31 luglio di ogni anno e ne chiede l’abolizione.

I “Verdi savonesi” concordano con il WWF Liguria: “Tutto ha un limite. La proposta, se approvata, andrebbe contro le norme nazionali ed europee di tutela ambientale. La politica forestale della giunta Toti non sta proteggendo l’ambiente”.

Ci si riferisce ovviamente agli ultimi provvedimenti che hanno limitato fortemente le Aree Protette e mettono oggi in difficoltà i Parchi Liguri cercando di sottrarre loro il personale.

La cura dei boschi è un tassello fondamentale per lo sviluppo sostenibile: quando si parla di consumo di suolo la deforestazione rappresenta un vulnus inaccettabile.

Anche  l’ONU con il “Sustainable Development Goals” chiede di aumentare gli impegni a livello globale per la riforestazione: una politica esattamente opposta a quella che punta alla riduzione  del patrimonio boschivo.

Riguardo all’Italia, nel secolo scorso, l’abbandono di tanti terreni agricoli ha favorito una fase di espansione del manto verde, ma oggi esiste il problema di un eccessivo taglio di alberi per la forte richiesta di legname da usare come biomassa da bruciare in centrali che producono energia elettrica.

Tale azione porta, tra le conseguenze, ad un progressivo dissesto del territorio con aumento di frane e alluvioni, riducendo nello stesso tempo il prezioso patrimonio di “biodiversità” vegetale e animale.

Le “Centrali elettriche a biomasse” rappresentano da sempre un problema per i costosi sistemi necessari a ridurre l’inquinamento ambientale (fumi ecc.). Questi impianti dovrebbero comunque utilizzare solo potature, sfalci verdi e materiali diversi di origine biologica; al contrario, per ragioni di sfruttamento economico, utilizzano percentuali sempre più alte di legname proveniente dal taglio dei  boschi.

Questa azione distruttiva non ha nulla a che fare con la normale cura del patrimonio verde e non può esser fatta passare come  “prelievo tradizionale” rispettoso dei cicli vegetativi.

La Liguria rappresenta per l’Italia una piccola Amazzonia avendo (secondo dati ISPRA) una superficie alberata all’ 80% (la Calabria al 67%, la Toscana al 60% , il Veneto al 29% , la Lombardia al 32%), quindi un grande polmone verde che fornisce prezioso ossigeno per  tutti.

Non vorremmo essere alla vigilia di provvedimenti simili a quelli adottati dal brasiliano Bolsonaro, un presidente eletto nonostante la sua politica dichiarata contro l’ambiente e che, mentre definisce la  crisi climatica del pianeta “una solenne cretinata”, nega l’evidenza dei danni provocati dallo sfruttamento della foresta amazzonica e sostiene che nessuno ha il diritto di interferire sulle sue scelte economiche neo-liberiste nell’ uso totale delle risorse naturali.

Come tutti sanno l’Amazzonia ospita un’eccezionale biodiversità; il suo manto verde immagazzina grandi quantità di anidride carbonica e ricopre un ruolo fondamentale nella mitigazione globale dei cambiamenti climatici.

Incredibilmente, lo stesso INPE (Istituto Nazionale Brasiliano per le Ricerche Spaziali) dopo le osservazioni satellitari  ha ammesso come l’opera di deforestazione dell’ Amazzonia, dal 1 gennaio al 30 aprile 2020, abbia “mangiato” 1202 kmq di superfice alberata (il 55% in più rispetto allo stesso periodo del 2019).

Si spera che la Liguria non voglia intraprendere una politica alla Bolsonaro e  mantenga intatto il suo “polmone verde”, un bene di tutti che rende gradevole l’ambiente in cui viviamo, valorizza il paesaggio e protegge il patrimonio naturale per le generazioni future.

I Verdi auspicano invece che la Liguria sostenga l’iniziativa promossa da Carlin Petrini “Uno per ogni italiano”. Il fondatore di Slow Food  propone di piantare sessanta milioni di alberi con la nobile finalità di abbassare il livello di anidride carbonica nell’atmosfera e afferma che “piantare alberi è la principale soluzione che abbiamo per far fronte al riscaldamento globale e ci aiuta a prender tempo nell’attesa di cambiare lo stile di vita”.

Il Portavoce della Federazione dei “Verdi” della Provincia di Savona,

Gabriello Castellazzi

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