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Liguria e Basso Piemonte

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Savona, quel rilancio ignorato di un antico abitato: Ca’ di Ferrè. E quei monumenti in collina da valorizzare. Un territorio di grande interesse sociale

Un tempo nel comprensorio savonese fu adottato un Piano Regolatore Intercomunale Savonese (PRIS) con l’intento di dare una corretta regia pubblica a tutti gli interventi e a tutte le scelte urbanistiche di un territorio diviso fra sei comuni, ma fortemente legato per moltissimi temi (servizi idrici, depurazione, mobilità,…).

di Danilo Bruno

Savona un progetto presentato dal Pd nel novembre 2020
Savona l’inverno a Cà de Ferrè ‘raccontato’ da Enrico Protti

Purtroppo quella scelta fu progressivamente abbandonata ed oggi l’esigenza di recuperare un diverso rapporto e un dialogo fra i sei comuni de comprensorio da Bergeggi ad Albisola Superiore viene sentita a tutti i livelli.

Nel PRIS era indicato , tra le altre cose, di procedere alla creazione di un repertorio dei monumenti della fascia collinare, schedandoli ed avendo lo stato della loro situazione tramite idonei rilievi, oltre all’individuazione degli interventi necessari alla loro salvaguardia.
In questo contesto vorrei limitarmi al capoluogo per identificare alcuni monumenti e poi magari tornarvi con accenni specifici.
Se si guarda alla vallata del Santuario si potrebbe già cominciare dal monumento per eccellenza ovvero la chiesa e tutte le strutture assistenziali con le opere conservate all’interno.
Poi bisognerebbe alzare gli occhi e notare la Crocetta, affrescata dal Guidobono proprio sopra il Santuario, già oggetto di un discutibile intervento di restauro.
Tutta la vallata è però intrisa di fede e religiosità per il percorso penitenziale delle cappellette, che accompagnano i pellegrini nel loro percorso verso Santuario per poi rammentare la frazione di San Bernardo in Valle e poco lontano la casa natale del Beato Botta .
Evidentemente solo questi dati potrebbero già consentire un lungo lavoro di studio e catalogazione, ma, se poi si prosegue, non possiamo dimenticare tutti i luoghi anche naturali legati al passaggio delle truppe francesi durante la Battaglia del Montenotte dal “trincerone “ di monte Negino fino agli altri luoghi (Cascinassa, cippo di Rampon, monumento di Montenotte,…), che legano indissolubilmente il destino del capoluogo al suo entroterra e alla Valle Bormida in una serie di percorsi, che potrebbero essere ripresi e nuovamente percorsi da residenti e non anche a solo scopo di trekking anche perché in poco tempo si possono raggiungere le aree dell’Adelasia.
Si potrebbe poi continuare e trovare le tracce dell’insediamento medievale di S.Bartolomeo del Bosco o ancora dell'”abitato di Ca’ di Ferre‘ “.
Qui potremmo un momento soffermarci a chiedere ma come ha potuto il dissesto idrogeologico e la scarsa manutenzione giungere a travolgere inesorabilmente un antico abitato, che un tempo ospitava pure una scuola elementare per capire quanto l’entroterra fosse abitato poiché oggi di esso non resta più nulla se non fotografie dato che una frana ha travolto la strada e il gruppo di case per fortuna senza alcuna vittima.
Ca’ di Ferrè ci richiama alla mente le numerose cascine sparse delle Opere Sociali, esempio di residenza rurale ed oggi spesso in abbandono se non ormai irraggiungibili.
Esse potrebbero divenire strumento di attività di agricoltura sociale e di insediamento abitativo se solo il Comune considerasse una volta il proprio entroterra e le cascine come una delle possibili chiavi di volta di un rilancio della città e di una riappropriazione della propria storia e della propria cultura da parte dei residenti.
Questo discorso vale poi ovviamente anche per piccole cappelle, piloni votivi, lavatoi, resti di antiche attività artigianali o preindustriali,che potrebbero essere censiti,catalogati e soprattutto valorizzati prima che il tempo o il dissesto idrogeologico completino l’opera di abbandono con la distruzione.
Questo discorso va infatti portato immediatamente nel quartiere di Legino dove la circoscrizione aveva operato sotto la guida attenta ed esperta di Francesco Murialdo, oggi purtroppo deceduto, per riportare alla percorribilità le antiche crose e gli antichi percorsi contadini,c he potrebbero divenire occasione di riscoperta di un territorio di grande interesse.
Qui si possono segnalare il fenomeno delle case torre, l’antica chiesa di San Pietro e Paolo, uno dei pochissimi esempi di romanico a Savona e tuttora priva di tetto anche se curata in ogni modo dalle persone devote e residenti per non parlare della presunta casa di Cristoforo Colombo in Valcada, che comunque rappresenta l’esempio di un antico insediamento contadino.
Nella vallata del Lavanestro si possono percorrere le medesime note dalla chiesa di Montemoro fino ai resti dell’antica fornace nel centro abitato sempre collocate a ridosso di fasce intensamente boscate e che oggi richiederebbero un intervento razionale di selvicoltura, che il Comune dovrebbe anche imporre secondo le norme di legge .
Come si vede, questo è stato solo un veloce  percorso,che vorrei poi riprendere nelle prossime settimane analizzando alcuni aspetti più nello specifico ma serve solo ad introdurre un discorso: Savona è una città con un bosco stupendo alle proprie spalle anzi anche con una importante Foresta Demaniale di Cadibona sulla fascia collinare che si può anche far finta di non vedere ma che dovrebbe essere invece protetta, promossa, conosciuta e valorizzata tornando a frequentarla perché i legami storici e culturali di Savona con l’entroterra sono ben più profondi di quanto si possa pensare ed avviare finalmente la creazione di questo repertorio e schedatura dei beni culturali della fascia collinare sarebbe un ottimo sistema per riappropriarsi di essi e capire quale sia lo stato dell’arte oltre a pensare ad una diversa funzione di alcuni di essi pur nell’interesse sociale e collettivo della comunità.
Danilo Bruno
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