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Savona, complesso San Giacomo. La sindaca che non c’è propone porto per nababbi, palazzi e spazi commerciali

In questi giorni è tornato in auge,  a Savona, la storia del complesso monumentale del San Giacomo poiché la Società Savonese di Storia Patria ha reso disponibile sul suo sito gli atti del convegno sul tema organizzato nel 1983, insieme a Istituto Internazionale di Studi Liguri e Italia Nostra.

Mentre venerdì 19 febbraio 2021, alle 17 sulla pagina facebook de Il Letimbro gli studiosi Romilda Saggini e Paolo Ramagli presenteranno il loro libro sui libri antichi fra Savona ed Albenga in cui si parlerà pure dell’antica biblioteca del convento di San Giacomo. Essa era stata oggetto di importanti ricerche della studiosa Saggini, che aveva identificato la destinazione di numerosi volumi e soprattutto aveva curato una pubblicazione e una mostra didattica sul tema qualche anno fa.

Il complesso monumentale del San Giacomo, che ebbe origine nel XV secolo, merita sicuramente una attenta considerazione, segnalando l’attiva opera dell’ omonima associazione di Amici, che opera da anni in forma disinteressata per mantenere in uso e richiamare l’attenzione su un monumento di grande importanza di proprietà comunale ma purtroppo abbandonato da molto tempo. Oggi molte notizie storiche e sull’attività associativa degli Amici del San Giacomo si ricavano dall’importante sito. http://amicidelsangiacomo.org, ove si ricostruisce pure la storia delle opere d’arte finite all’estero e quelle di cui si conserva o è stata ritrovata traccia.
L’associazione nella sua meritoria attività si pone giustamente il quesito ma che cosa si potrà fare per l’intero complesso monumentale?
Io vorrei provare a vedere il San Giacomo nel complesso delle opere sottostanti: l’albergo Miramare e l’ex terminal delle Funivie, che oggi non sono più funzionanti ma che costituiscono un interessante monumento di archeologia industriale.
A questa situazione la “Sindaca che non c’è” di Savona ha provato, come al solito, a proporre una ricetta consueta: a) porto turistico (non per le barche di piccolo cabotaggio locale) bensì per yachts di ricchi nababbi a cui aggiungere palazzi, spazi commerciali e una passeggiata a filo d’acqua fino alla darsena.
Se si toglie l’ultimo punto, che sicuramente costituisce una novità interessante, per il resto pare di assistere alle consuete operazioni:
intervento del privato, che propone ciò che gli conviene, copre gli spazi pubblici di cemento e fa qualche modesto intervento di pubblico interesse come, ad esempio, un ascensore per salire fino al San Giacomo però da restaurare e in certe zone sicuramente non agevolmente agibile.
A questo punto, se richiamiamo un mio precedente intervento sulla ex struttura delle Funivie, ove ricordavo come la Sindaca avesse già deciso la demolizione di un autentico monumento di archeologia industriale perché “era cadente” anche se poi le persone continuano a passare a fianco bisognerà svolgere qualche riflessione.
Negli anni sull’area sono arrivate proposte di sicuro interesse:
a) un Laboratorio di Recupero Urbano,che ,partendo dal restauro del San Giacomo e in stretto collegamento anche con il Campus, potesse lavorare sul tema del recupero edilizio, sui migliori materiali utilizzabili,… insomma una struttura di studio e ricerca, che porterebbe Savona in testa all’interesse internazionale;
b) un intervento di edilizia popolare, social housing o anche cohousing nell’ex Miramare in modo da offrire una risposta alla crisi abitativa popolare, che porta coppie giovani o anziani a rinunciare alla propria abitazione per i costi troppo elevati o per l’impossibilità di fruire di una assistenza adeguata;
c) un sistema di start up per imprese culturali,  che punti ad offrire alle persone giovani l’occasione di poter sperimentare le proprie capacità e di fare attività di impresa culturale oltre ad ospitare artiste ed artisti in luoghi degni di sorta, ofrendo spazi per soggiorni di lavoro e stage;
d) un museo sulla storia operaia e industriale di Savona, città medaglia d’oro della Lotta di Liberazione, che non può ridursi a guardare al proprio recente passato solo visitando la cella di Mazzini al Priamar, quando il Comune consente le visite, il Museo Pertini ( se mai lo vedremo riaperto) e la lapide a ricordo delle deportazioni dei lavoratori dell’ILVA.
Io creo che oggi ci possano essere le condizioni per discutere serenamente del San Giacomo  e di ciò che sta sotto la collina purché, come fa l’associazione degli Amici, si assuma la cifra dell’educazione popolare e dell’assunzione delle proprie responsabilità verso la nostra città, che merita di ricostruire la propria coscienza civile e non di vedere lentamente sparire la propria storia e la propria cultura.
Danilo Bruno
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