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Riserva Naturale dell’Adelasia. La Provincia replica. Ing.Gareri: ‘Accuse assurde, rispettiamo la convenzione’. Zunino: ‘Le ditte, gare d’appalto, 5,5%’

L’Amministrazione provinciale di Savona, a firma del dirigente ing. Vincenzo Gareri, replica alle durissime accuse sugli interventi nella Riserva dell’Adelasia (Cairo Montenotte). Una minuziosa difesa e cronistoria sull’operato della Provincia. La risposta inviata anche alla Regione, al Ministero e alla Procura della Repubblica, al Gruppo Forestale Carabinieri. Ma l’accusatore, Franco Zunino, ribatte, anzi rincara la dose,  sostenendo di “svolgere i propri compiti statutari, riconosciuti dal Ministero dell’Ambiente” e ribadisce che “gli interventi forestali nella Riserva Regionale non sono né  aderenti allo spirito istitutivo della stessa e si bada soprattutto a far cassa”.

L’ing. Vincenzo Gareri dirigente apicale dell’Amministrazione provinciale di Savona

Si legge nella risposta a firma dell’ing. Gareri: “La Provincia, in qualità di ente gestore della Riserva Naturale Regionale, ha affidato al Comune di Cairo Montenotte, tra le altre cose, lo svolgimento delle attività di gestione del patrimonio boschivo e naturale in genere, oltre che di manutenzione ordinaria  e straordinaria della rete sentieristica  interna e di attraversamento….Si chiarisce  dunque che gli interventi  selvicolturali  sono stati concordati come previsto dalla convenzione tra il Comune di Cairo (esecutore) e Provincia di Savona e sottoposti a Valutazione di incidenza come previsto dalla normativa regionale, con specifiche analisi e valutazione  degli interventi proposti che riguardano sia i tagli di utilizzazione che la sistemazione della viabilità a supporto delle operazioni forestali….”. E ancora: “Si tratta di interventi volti a mitigare le situazioni di pericolo (crolli, stroncature) e di collasso  del soprassuolo, nella maggior parte dei casi rappresentato da castagneto invecchiato….Le superficie forestali risultano inoltre essere  state danneggiate dagli eventi meteorologici  estremi che hanno interessato il territorio regionale e provinciale negli ultimi anni. La loro finalità è riconducibile al recupero della residua capacità pollonifera privilegiando l’evoluzione delle superfici forestali verso cenosi contraddistinte da latifoglie miste, con un maggior grado di diversità ecologica, in linea con i dettamenti della selvicoltura naturalistica che orientano la gestione boschiva delle Aree protette.”

Si fa poi presente che i tagli sperimentali sono realizzati con la collaborazione dell’Università di Scienze Forestali di Torino. E prevedono l’intervento su piccoli lotti distanziati tra loro, “su estese zone boscate non più gestite da oltre 5 decenni”. Con un elenco  di eventi meteorologici avversi e distruttivi.  Effettuati con modalità sperimentale, attraverso il monitoraggio della risposta  dei popolamenti a castagneto e a faggeta…”.

Il segretario generale dell’Associazione Italiana Wilderness, Franco Zunino, controbatte: “…Qui si parla di gare d’appalto,,, di dotti boschive, di prezzi di legnatico… di percentuali per il Comune di Cairo Montenotte…ovvero gestione per finalità commerciali e non già biologiche come Riserva Naturale e su suoli di pubblica proprietà…E’ scandaloso che la Riserva  dell’Adelasia per tanti anni non sfruttata come avrebbero potuto fare i privati…. E’ la natura  che ‘deve orientare la gestione dei boschi’, non l’uomo. Altrimenti non sarebbe Riserva Naturale che non ha bisogno di ‘Piano di gestione’. tantomeno forestale, visto che lo scopo non è la produzione di legnatico, ma la conservazione degli stati di fatto affinchè restino alla libera evoluzione della natura”.

Una tesi quella di Franco Zunino che in altri tempi si sarebbe definita da ‘talebani‘ ? Massimalisti ? Al punto che solo in Italia i ‘Verdi’ sono quasi scomparsi dal responso elettorale, nonostante siano stati al governo nazionale e della Regione Liguria.  Sono con il vento in poppa quanto a consenso nel centro e Nord Europa, ma anche in Alto Adige, Austria, in Germania sono ormai il secondo partito dopo aver superato pure i socialdemocratici della SPD. E’ probabile che la prima causa sia una sorta di autolesionismo, ma anche dell’informazione nazionale e locale che solo ora sembra valorizzare il ‘green’ promosso dal governo europeo.

La lista dei divieti nella Riserva Naturale dell’Adelasia (fai un click per ingrandire la lettura)

E Zunino a scrivere: “In nessuno dei milioni di ettari delle aree protette del mondo sui suoli appartenenti alla collettività si pratica Piani di gestione Forestali per il prelevamento del legname da vendere all’asta! Finchè i suoi percorsi da incendi non vengano poi manipolati….Semmai si proceda  all’individuazione di aree destinate alla libera evoluzione  del soprassuolo forestale. Al contrario ciò che nell’Adelasia non è stato fatto….Se non fosse che ben altri interessi, affatto ecologici, sembrano aver condotto alla situazione che lo scrivente contesta..Oggi si parla di interventi su ben 13 particelle per un totale di 90 ettari….Ed è incomprensibile, ma non troppo,  che organismi pubblici si diano da fare per sfruttare economicamente le risorse forestali fatte aumentare di valore proprio grazie al mancato utilizzo di decenni. Peraltro per godere del misero introito di un 5,5% dalla cessione del legname e suoi prodotti venduti dalla ditta che si è aggiudicata l’appalto….Un vero scandalo ambientale – conclude nella lettera – per di più con dei ricavi finanziari che la legge istitutiva dell’Adelasia non prevede..“.

Chi ha torto, chi ha ragione soprattutto nell’ottica dell’interesse collettivo che non è solo quello dell’Amministrazione comunale di Cairo Montenotte? L’ing. Gareri conclude le due pagine ricordando, a commento, che “Gli obiettivi perseguiti sono svolti al reperimento di indispensabili risorse da finalizzare al mantenimento ed allo sviluppo delle funzioni delle aree boscate e delle loro limitrofe aree aperte, al mantenimento della salute, della vitalità e della biodiversità dell’ecosistema forestale, al miglioramento delle risorse forestali e della loro qualità, del loro valore economico, ecologico, culturale e sociale.”

Insomma, oltre ai buoni propositi ambientalisti, l’ammissione  che anche la Riserva Naturale dell’Adelasia senza business (meglio se accompagnato da doverosa e utile trasparenza informativa ndr) non si può curare e valorizzare il ‘malato’ colpito dalla stessa natura durante alluvioni e tempeste di vento. E’ la cura giusta ? A leggere il responso dell’Università di Torino si direbbe di sì. Ci sono altri esperti e studiosi della materiale che hanno qualcosa di insegnare, proporre ? (L.Cor.)

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