Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Noli, ciao Val! Come sempre e per sempre insieme. Valfrido ingegnere che ha onorato la sua terra e la famiglia


Un breve ricordo della sua vita per chi l’ha conosciuto. Valfrido è nato ad Alassio il 28 Marzo 1925 in uno degli appartamenti riservati ai Capi Stazione delle FF.SS. dove papà era di servizio.

di Carlo Gambetta

I fratelli  Gambetta nell’abitazione di Noli dove Valfrido ha chiuso gli occhi per sempre e ogni giorno riceveva Carlo. Per anni l’usanza del pranzo di Natale insieme, con i famigliari, nella casa del comandante.

La famiglia si trasferì a Noli dove io nacqui nove anni più tardi. Abbiamo condiviso la stessa stanza sino a che siamo stati in famiglia in tre residenze diverse. La differenza d’età me lo ha fatto riconoscere anche come un secondo padre. Mai e poi mai uno screzio, sempre a disposizione uno per l’altro.
Già da giovane ha manifestato la propensione a voler e saper costruire, prerogativa che l’ha contraddistinto, accompagnandolo in tutto ciò che ha fatto nella sua vita nei momenti di riposo ed infine da pensionato.
Ricordo, ad esempio, la passione che aveva nel recarsi nella “baracca” con il tetto di lamiera del fabbro (mi spiace non ricordare il nome) situata in un angolo dell’attuale Piazza Cesare Battisti, dove, subito dopo la guerra si è costruito un rudimentale  quanto efficiente scafandro in lamierino, appesantito con 25 kg di piombo, con il quale ci siamo divertiti a camminare sui fondali di Noli sino a 15 metri di profondità (quante belle conchiglie raccolte!).
Usando le camere d’aria usate dei camion, con i vetri  delle carrozze ferroviarie dismesse nel deposito di Savona, ha costruito maschere per andare sott’acqua. Con la vendita, ha racimolato soldi per pagare un soggiorno sulla allora deserta spiaggia di Villasimius, portandomi con sé a pescare in apnea e dove, tra l’altro, abbiamo avuto la fortuna di conoscere il giovanissimo Folco Quilici.
Studente del classico negli Scolopi di Savona, ha passato l’ultimo periodo di guerra lavorando per la TOD nel minare Capo Noli, esperienza che l’ha portato ad essere in seguito consulente nelle pericolose operazioni di sminamento.
Poco tempo prima della fine della guerra, a seguito di un  rastrellamento fascista che ha

L’ng. Valfrido Gambetta era iscritto all’albo professionale della provincia di Savona con il n.798. Iscrizione da pensionato quando collaborava con uno studio tecnico a Finale Ligure. Qui alle prese con una rete per le olive nella sua dimora prediletta, finchè ha resistito, ad Isasco dove coltivava oliveto, viti e orto

coinvolto altri giovani nolesi, tra cui ricordo Giulio Terragni, l’ho visto passare sotto casa con un fucile puntato alla schiena; emozione che da quel momento ha portato il giovane balilla Carlo Gambetta a cambiare, e per sempre, indirizzo…
Laureato in ingegneria meccanica, ha trovato il primo lavoro nelle acciaierie Orsenigo di Figino Serenza.
E’ poi entrato in Finsider/ Finmeccanica con destinazioni Pesaro, Taranto (responsabile della costruzione del secondo laminatoio), Genova, per chiudere la sua carriera con la costruzione dell’impianto di laminazione a Tubarau nello stato di Victoria in Brasile. Da pensionato ha fatto consulenze in acciaieria in Portogallo.
Ha sposato Bruna Ugo: insieme hanno avuto tre figli con sei nipoti.
La passione per il volo a vela l’ha portato, seppure già anzianotto, a costruirsi la rampa di lancio a Isasco, dove ha lasciato, tra l’altro, un uliveto in perfetta efficienza, un capannone in legno multiuso, tra cui la sua disordinata officina meccanica.
Ricordo pure quando suo cognato Franco Ugo l’aveva incaricato della progettazione (gratuita) dell’attuale strada provinciale delle Manie, da lui eseguita con l’aiuto manuale di

L’inseparabile gatto di compagnia gli è rimasto sulle ginocchia anche poco prima dell’ultimo respiro del suo ‘padrone’

coloni residenti nella zona.
Mancavano pochi minuti alle 20 di sabato sera. Casualmente, da poco tempo eravamo rimasti soli noi due. Qualche secondo prima di inalare l’ultimo sempre più flebile respiro, il suo gatto di compagnia da ore comodamente appisolato nella sua cuccia su una sedia della stanza, è sceso per salire sul letto, fermarsi un attimo sulle ginocchia (in quell’attimo Val è mancato), per poi ritornare a sonnecchiare sempre nella sua cuccia…………………..
Ciao Val, come sempre e per sempre insieme. Carlo

UN CRONISTA RICORDA IL CITTADINO ESEMPLARE

La benedizione di don Andrea Giusto al feretro  di Valfrido Gambetta prima dell’ultimo viaggio terreno al camposanto dove riposa nella tomba di famiglia

Ho conosciuto l’ing. Valfrido nel ‘lontano’ 2004. Da un anno ero pensionato del Secolo XIX. Nel tempo, da cronista, avevo avuto modo di occuparmi di Noli, della cronaca bianca, nera e giudiziaria.  Un amico,  ex vice presidente Carisa, Dc della sinistra onesta e meritocratica, insegnante, mi aveva convinto ad interrompere l’astinenza dal lavoro che un tempo definivano il ‘quarto potere‘. Tornai a scrivere su trucioli savonesi e ora, da 10 anni, su trucioli.it che coordino.

Iniziai così il volontariato e ho coinvolto una persona che avevo avuto modo di apprezzare quale sindaco inflessibile,  democristiano  abbastanza scomodo, cittadino coerente e concreto: il comandante Carlo Gambetta. E convinsi pure il fratello Valfrido a scrivere e fare informazione dal basso. Da ‘uomo qualunque’, ma colto ed attento, indipendente e senza velleità di sorta Gran lettore di quotidiani, settimanali: politica, economia, cultura, privilegiando diciamo la stampa progressista.

L’ing. Valfrido persona gioviale, schiva (sempre un passo indietro al fratello minore), di poche parole, riflessivo, determinato nei suoi ideali, tranquillo con la sua coscienza di cittadino fortunato (mi parlava volentieri del bagaglio di esperienza acquisito in giro per il mondo con il lavoro). Lui che aveva tanti titoli per insegnare e testimoniare: dai tempi di guerra e ai tempi di pace. Le dilaganti ingiustizie civili e sociali, le abissali disuguaglianze, in cui si trovava a vivere o che lo vedevano impotente spettatore, pur sempre ribelle e tenace nelle sue idee per una politica più onesta e di persone capaci, con esperienza.  La politica (e i suoi adepti) praticata come servizio e non già privilegio.

L’ing. Valfrido ascoltava i ragionamenti, non alzava la voce, reagiva e si confrontava all’insegna di chi non pretende di avere sempre ragione o l’ultima parola. A suo modo e con l’avanzare degli anni ha mantenuto la cultura del rispetto, della verità e della legalità come seme da coltivare per una società migliore. Un mite che non rinunciava alle sue radici, agli insegnamenti, alla dote, con cui è cresciuto e all’onore del mondo. E forse non sempre e da tutti apprezzato per la rettitudine e filosofia di vita aliena ai compromessi. Ascoltandolo, nelle sue riflessioni, c’era sempre da imparare.  E ammirare quella sua felicità emotiva quando lo incontravi, ormai debilitato dagli anni, sul lungomare della sua Noli che amava e raccontava con fierezza. (L.Cor.)

CONDOGLIANZE (Sono molte decine)- Vorrei far giungere al comandante Gambetta e ai familiari  la mia vicinanza per la scomparsa del fratello. Non l’ho mai conosciuto di persona ma ne ho sempre sentito parlare come di una persona competente, generosa e disponibile che la terra gli sia lieve.DANILO B.
Luca Battaglieri – Una persona molto in gamba, lucidissimo, intelligente, di grande cultura non solo tecnica. Un abbraccio
Carlo e  Marina.
Filip Dakaj- E stato un grande uomo e difficile dimenticare.
Paola Ocleppo – Condoglianze dalla famiglia Ocleppo.
Alice Bianchini- Sentite condoglianza.
Elisa Tomaghelli – Condoglianze Comandante.
Il Ciciarello Noli Sv – Condoglianze.
Giovanni Maglio – Condoglianze alla famiglia Gambetta.
Elda Olin Verney – Un abbraccio forte …forte….
Cristina Robatto- Sentite condoglianze signor Gambetta
Francesca Pisano – Sentite condoglianze! Un abbraccio a tutti voi!!
Alessandro Piovano – Sentite condoglianze a te e famiglia. Un abbraccio.
Marco Preve – Caro Carlo, le mie condoglianze a tutta la vostra famiglia.
Barbara Gioda-Condoglianze.
Maria Grazia Pennisi – Condoglianze.
Carlo Lovisolo- Sentite Condoglianze.
Patrizia Grasselli – Sentite Condoglianze.
Renato Ruffino – Condoglianze.
Caterina Ganduglia- Condoglianze.
Rei Andreea Luciano Canuo Condoglianze.
Franco Garzoglio – Ciao Val. R. I. P.
Barbara Ducoli- Condoglianze.
Lilliana Vassallo – Vive condoglianze.
Etta Pennisi- Sentite condoglianze.
Marcella Ganduglia- Condoglianze.
Felice Ravera- Condoglianze.
Mauro Revello- Buongiorno Carlo condoglianze.
Carlotta Bechis- Condoglianze.
Daniela Savona- Condoglianze.
Gian Paolo Rebora – Condoglianze.
Canepa Monica –Condoglianze da tutti noi.
Nuccio Buonaiuto- Condoglianze.
Nadia Caviglia – Condoglianze.
Rossella Orsogna – Sentite condoglianze a lei e alla sua cara famiglia.
Veronica Fontana- Condoglianze.
Sara Forlano- Sentite condoglianze a tutta la famiglia.
Vanda Ferro- Sentite condoglianze. Un abbraccio.
Gianenrico Vulcanile – Condoglianze.
Mariella Toso – Sentite condoglianze…
Simona Roberto Ferrari – Sentite condoglianze.
Sandra Fontana- Condoglianze.
Maurizio Pignata- Condoglianze.
Fiorenza Pistocchi- Condoglianze.
Davide Pastorino- Condoglianze.
Luisa Barale – A volte si sente dire “ eh .. c’era l’età …”.. ma il dolore e’ sempre grande .. immenso … sentite condoglianze.
Ivana Quattrini- condoglianze.
Clotilde Bonetti- Condoglianze !!!
Vinicio Maio – Sentite condoglianze.
Mara Maglio- Le mie più sentite condoglianze.
Cristina Robatto – Sentite condoglianze signor Gambetta.
Barbara Garzoglio- Condoglianze.
Concetta Bucceri- Condoglianze.
Barbara Mariotti – Condoglianze.
I PRIMI DUE ARTICOLI CHE SCRISSE SU TRUCIOLI SAVONESI

LA VERGOGNA DEI FARMACI di Valfrido Gambetta

“Chiedo aiuto a tutti”

Alla Direzione de La Stampa e a Trucioli Savonesi

Leggo nell’articolo,in prima pagina, di Franco Bruni(La Stampa di mercoledì 9 settembre): “TAGLI E TASSE IL MOMENTO DI RISCHIARE”,a pag.35:”Innanzi tutto cominciare davvero da subito a tagliare la spesa (…). Si tratta solo di cominciare da qualche parte (…)Non faccio esempi perché c’è solo l’imbarazzo della scelta, come mostra proprio il “libro verde” di Padoa Schioppa”.

Non sapevo che TPS ne avesse scritto un “libro” di quegli esempi. Io, già da due anni, nel mio piccolo, ne avevo rilevato uno di evidenza sconcertante, di soluzione tecnicamente semplice e priva di conseguenze sociali (licenziamenti, “mobilità”, ecc.):il costo dei medicinali dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). (Attenzione! non i medicinali da banco per i quali tanto si è adoperato il Ministro Bersani, ma che hanno incidenza insignificante rispetto agli altri e –guarda caso- ininfluente sulla spesa pubblica).

La “scoperta” la feci durante un viaggio in Spagna dove, molto semplicemente, mi procurai il prezzo degli stessi identici farmaci che mi procura il SSN e che, in Europa, hanno certamente lo stesso costo di produzione.

Allego, per controllo, l’elenco con nomi e prezzi, dal quale si può rilevare che per me lo Stato italiano spende ben 3000 (tremila) euro in più rispetto alla Spagna.

Io sono un comune ultraottantenne, con comunissimi problemi di cuore e di prostata, che godo persino di buona qualità di vita grazie al SSN del quale non mi posso proprio lamentare. Quanti saranno i miei coetanei (che continuano -purtroppo per le casse dello Stato- ad aumentare) e quelli che, mediamente, hanno le stesse necessità farmaceutiche? Buttiamo lì una cifra: un milione, saltano fuori tre miliardi. Quante polemiche nei media per molto meno! Il bello è che lo stesso calcolo che ho fatto io lo potrebbe fare chiunque ne avesse voglia e possibilità, perché i dati ci sono in Regione e al Ministero. Credo che il risultato sarebbe ben maggiore.

Quando ho provato a scriverne intorno la risposta è stata più o meno:”Lasci perdere, son cose delicate, inopportune, utopistiche, pericolose”.

Ora,finalmente, sembra che qualcosa possa cambiare, con l’unica via d’uscita possibile: una sensibilizzazione massiccia ed univoca dell’opinione pubblica che possa dare (con il voto) il coraggio e la possibilità alla parte virtuosa (?) della politica, non importa se di destra o di sinistra, di intervenire. Oggi con il vostro articolo; ieri, sul “Corriere” con quello (nella stessa collocazione) di Salvati; ancora sul “Corriere” il 7 agosto Panebianco. Persino Feltri, su “Libero”, il 27 maggio, ricalcare, sia pure dalla sua “fazione” (che non è la mia) i temi della “Casta”: per non parlare di Travaglio e molti altri. Ma tutto sulla stampa scritta, che ha un’influenza molto relativa. Ci vorrebbe la televisione. Ma lì la “Casta” fa buona guardia. Non ci resta che sperare.

Valfrido Gambetta, ingegnere

 

<I miei ricordi di quell’aereo al Malpasso>

Leggendo l’intervento di mio fratello Carlo (vedi Trucioli 218), ricordo anch’io, per sentito dire, di due aerei abbattuti davanti a Noli.

Il mio ricordo vivo e indelebile è che su uno di quegli aerei io ci sono salito. Era stato rimorchiato ed ancorato provvisoriamente davanti  al Malpasso, al Tuest (in tu West de Noi) in corrispondenza della piccola postazione militare (ora c’è una casetta) davanti ai resti della fornace da calce.

L’aereo, un Piaggio Cant  zeta, doveva essere pilotato da un ottimo pilota che era incredibilmente riuscito ad ammarare dopo aver ricevuto un devastante colpo di cannoncino al motore destro, uno al motore sinistro e uno sulla postazione del mitragliere di coda.

Tutto il resto sembrava intatto. L’impressionante quantità di sangue nella postazione del mitragliere e un minimo di prudenza mi impedirono di entrare  e soddisfare la voglia matta di sparare con quell’affascinante mitragliatrice.

Una conferma, nell’aereo sui fondali anche le vittime.
Dopo l’invio della mia prima mail, ho parlato con Domenico  Buscaglia, di Savona, uno della ristretta compagnia di quei tempi. Lui ricorda che gli aerei erano tre idrovolanti Caproni 313. Uno si inabissò in mare, davanti a Capo Noli (quello trovato, che dovrebbe ancora contenere i corpi), uno riuscì a cavarsela, il terzo è quello di cui ho scritto. Era l’estate del ’44.
Nello stesso periodo e nello stesso posto, trovammo, conficcato nella scarpata lato mare dell’Aurelia, all’inizio del viadotto, un razzo lanciato da un aereo proveniente dal mare. Operazione stranissima per la sua irrazionalità: l’aereo, per la quota e la direzione di lancio, aveva dovuto fare un’incredibile cabrata per non finire contro le rocce di Capo Noli, lo tirammo fuori (beata incoscienza giovanile e sfaccita fortuna) tirandolo dalla coda.

Era un tubo uniforme lungo circa un metro e un diametro di circa dieci centimetri, la parte anteriore, molto pesante, a forma di ogiva, senza spoletta, il resto era un tubo di lamiera con un rudimentale ugello d’uscita. In quei tempi gli aerei lanciavano siluri, non ancora razzi. Avevamo l’impressione che si trattasse di un esperimento, ma un lancio così rischioso, contro un viadotto? con una potenza esplosiva cosi ridotta? Incomprensibile. Lo trascinammo (!!!) fino a Noli per smontarlo, come facevamo d’abitudine, per individuare la spoletta interna, a funzionamento inerziale. Rinunciammo

Ing. Valfrido Gambetta


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