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Liguria e Basso Piemonte

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La ‘gara’ tra Mai e Scajola: Un governo che distrugge imprese balneari. Soldi per ripascimenti a mare? Ecco la ripartizione con Loano e Sanremo in testa

“Il governo distrugge le imprese balneari…” hanno titolato i quotidiani on line savonesi, riferendo del comunicato stampa e pubblica denuncia dell’ex assessore regionale savonese Stefano Mai. Mentre l’assessore Marco Scajola comunica: Oltre 1 milione di euro per i ripascimenti delle spiagge della costa ligure. Sono stati stanziati dalla Regione Liguria su proposta dell’assessore all’Urbanistica e al Demanio (VEDI a fondo pagina l’elenco delle città e le somme stanziate).Nel ponente ligure le somme più alte a Sanremo (86.512,00) e Loano (42.282,00).

COMUNICATO STAMPA – Sono 59 i comuni liguri che beneficeranno delle nuove risorse, derivanti dai canoni demaniali, che serviranno per lavori finalizzati alla gestione, fruizione e mantenimento del demanio marittimo e per interventi di difesa della costa.
A questa cifra si andranno a sommare ulteriori fondi specifici per la pulizia, la sicurezza e l’accessibilità delle spiagge libere, per i quali i Comuni dovranno effettuare un’apposita richiesta alla Regione entro fine febbraio. “La Regione Liguria ha mantenuto l’impegno – spiega l’assessore regionale Marco Scajola – e ha dato una risposta concreta alle necessità dei comuni e degli operatori del settore di mettere in sicurezza le nostre coste e prepararle alla stagione estiva. In un momento difficile, come quello che stiamo attraversando, è fondamentale supportare le amministrazioni locali e gli operatori, con atti concreti e risorse per il territorio.”

TRUCIOLI.IT – Ne abbiamo contati molte decine di interventi e pubbliche dichiarazioni pro Bagni Marini e di conseguenza a tutela della spiaggia bene pubblico dato in gestione, con canoni annui, ai privati. Una categoria di concessionari sempre più varietà: da società finanziarie ed assicurative nazionali, ad industriali nazionale e locali, a professionisti vari, a imprenditori, a titolari di farmacia ed imprese artigianali, ad investitori provenienti anche da altre regioni,  e manco a dirlo a titolari di bagni che non svolgono altre attività se non quella di albergatori.

Il tema, assillante ormai, a leggere comunicati ed articoli stampa e social, riguarda “uno strategico settore produttivo del turismo che crea benessere comune…e diffuso”. Lo sa bene l’ex 2 volte sindaco leghista del ‘Marchesato’ di Zuccarello,  Stefano Mai, ex dipendente di Autogril sull’Autofiori, poi assessore (ora ex) all’Agricoltura,  Allevamento, Caccia e pesca, Acquacoltura, Sviluppo dell’entroterra, Escursionismo e tempo libero in Liguria.

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COMUNICATO STAMPA del 23 gennaio 2021 – Commenta Stefano Mai, capogruppo regionale della Lega: “Centinaia di famiglie rischiano di restare senza lavoro e di vedere andare in fumo gli investimenti fatti. Occorre sostenere i balneari e gli ormeggiatori, i quali, a causa di un Governo inadempiente e remissivo che distrugge le nostre imprese, anche in questo periodo di pandemia sono costretti a subire beffe oltre che danni. Nessuno, infatti, ha revocato la Legge Centinaio in cui si prevede l’estensione al 2033 del termine della durata delle concessioni demaniali ed è quindi inaccettabile il gravissimo comportamento del Governo che nulla ha fatto per tutelare le nostre imprese balneari. Sono ormai molte le sentenze del Tar che annullano quei provvedimenti comunali che non prevedono l’applicazione della legge n. 145/2018, affermando la piena validità di tale norma in vigore. Pertanto, a seguito dei provvedimenti a macchia di leopardo delle amministrazioni comunali che si sono registrati nella nostra regione (ma anche nel resto del Paese) oltre all’ordine del giorno già depositato lo scorso dicembre in Regione Liguria, ora come Lega abbiamo coinvolto anche l’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) chiedendo un supporto per arrivare alla definizione di provvedimenti omogenei e uniformi sul territorio. Ricordo che la direttiva Bolkestein è stata approvata nel 2006 dal Parlamento europeo e interessa, nello specifico, le concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative: spiagge, pesca, ormeggiatori etc.

Dopo una serie di proroghe concesse da diversi decreti legge, si è così arrivati alla scadenza del 31 dicembre 2020. La provvidenziale norma del 2018, voluta dall’allora ministro leghista Gianmarco Centinaio e votata dal nostro Parlamento, ha individuato un periodo transitorio per effettuare una complessiva riforma salvaguardando i legittimi diritti dei concessionari. Oltre a estendere la durata delle concessioni al 2033, la legge attualmente in vigore indica alcuni atti, da assumersi successivamente all’approvazione, per riordinare il settore attraverso una generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime. Nella fattispecie, prevede l’adozione di due Dpcm. In sostanza, l’obiettivo era quello di andare verso un nuovo modello di gestione delle imprese turistiche operanti sul demanio marittimo. Ossia una riforma per valorizzare e promuovere al meglio il bene demaniale delle coste italiane, che rappresenta un elemento strategico per il sistema economico e di attrazione turistica del territorio.

Quindi entro il 31 dicembre 2020 l’Esecutivo avrebbe dovuto dare seguito agli impegni contenuti nella Legge Centinaio. In prima istanza, attraverso l’approvazione del Dpcm che era già pronto ad agosto 2019, ma che non è stato preso in considerazione dall’attuale Governo in carica. Questo comportamento menefreghista e dannoso per il Paese, in particolare per regioni costiere come la Liguria, ha spinto la Commissione europea a chiedere spiegazioni all’Italia, attraverso una lettera di messa in mora. L’inaccettabile inerzia del Governo Conte 2 ha quindi creato una situazione di caos e di grande incertezza nelle pubbliche amministrazioni interessate, che in molti casi non si sono sentite tutelate nel procedere con l’applicazione della Legge Centinaio. Di particolare rilievo è il fatto che Bruxelles abbia inteso mettere in mora l’Italia solamente ora e non nel 2018. In ogni caso, la validità della norma è stata più volte riconosciuta pure dai giudici di diversi Tar.  L’ultimo pronunciamento, che conferma le altre sentenze e ribadisce che bisogna applicare la legge n.145/2018, è quella dei magistrati del Tar della Puglia del 15 gennaio scorso. Non è tutto. Perché anche la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha ribadito la compatibilità con la direttiva servizi (Bolkestein) di una norma nazionale di attuazione che tuteli le aspettative e il legittimo affidamento con riferimento a rapporti di concessione demaniale sorti in epoca antecedente rispetto alla data di adozione della direttiva (2006).  In altre parole, l’Italia oggi risulta inadempiente in quanto, dopo l’approvazione della legge, manca l’approvazione della specifica normativa di riordino della materia e di attuazione della direttiva europea.Come hanno giustamente evidenziato i giudici del Tar, per scongiurare la procedura di infrazione è necessario che il Governo approvi tempestivamente la normativa di avvio del processo di riordino della disciplina consentendo situazioni uniformi per l’intero territorio nazionale, ma in ogni caso l’unica norma da applicare è la legge n. 145/2018, attesa la prevalenza della norma nazionale sulla direttiva Bolkestein che non è auto-esecutiva e pertanto non è suscettibile di diretta e immediata applicazione”.

ECCO MARCO SCAJOLA CHE NON VUOLE ESSERE DAMMENO –

Marco Scajola, Angelo Vaccarezza, Piero Santi tra i papabili candidati a sindaco di Savona  e Enrico Schiappapietra presidente del sindacato Balneari

Comunicato stamPa- GENOVA. Le regioni italiane chiedono, compatte e a una sola voce, un confronto al Governo su un tema delicato come quello del demanio marittimo. La riunione di oggi del Tavolo interregionale, coordinato dall’assessore ligure Marco Scajola, ha messo a fuoco i problemi dell’intero comparto balneare che da tempo chiede risposte concrete da parte dell’esecutivo. I rappresentanti delle regioni lamentano il silenzio del Governo, nonostante i ripetuti solleciti, e hanno dato mandato a Scajola, in qualità di coordinatore, di chiedere al Governo un’immediata convocazione per affrontare sia il tema del rinnovo delle concessioni sia quello dell’aumento del canone minimo a 2500 euro, incremento esponenziale che rischia di mettere in ginocchio moltissime imprese di diversi settori (pesca, balneare, sportivo, sociale). Le regioni chiedono inoltre una riforma organica sul demanio marittimo, attesa dal territorio ormai da anni e che metterebbe la parola fine a una situazione di incertezza che si protrae da troppo tempo, seguendo la strada già percorsa da altre nazioni europee, come Spagna e Portogallo, che hanno adottato una riforma completa del settore. “Mai come adesso le regioni si trovano così compatte – ha detto il coordinatore Marco Scajola – sul tema delle concessioni e della necessità di una riforma organica del demanio marittimo. Chiediamo collaborazione, ci poniamo in maniera propositiva e costruttiva al Governo che però latita: vogliamo un confronto democratico per tutelare i tanti imprenditori e lavoratori di un settore strategico per l’intera nazione che vedono ad oggi a rischio la loro attività”.

LE CITTA’ E I SOLDI STANZIATI PER IL RIPASCIMENTO DELLE SPIAGGE NEL 2021

 

 

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