Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Albergatori: assurdità nel Decreto Ristori della Regione Liguria. Epilogo triste da categoria produttiva. Ecco i numeri della strage e politici distratti

“Soldi pubblici anche alle attività chiuse da tempo” rivela Federalberghi. I parametri individuati da Regione Liguria per assegnare i ristori agli albergatori non rispecchiano la realtà. Vanno rivisti, altrimenti decine di attività rischiano di rimanere escluse e non percepire nemmeno un euro”. Un appello ed una pubblica denuncia quella degli albergatori savonesi aderenti a Confcommercio e che porta la firma del presidente Andrea Valle, varazzino, un passato di impegno, ma anche di ‘disubbidiente’, ai tempi del berlusconismo e di recente alle ultime comunali del 2019.

Chi da 54 anni segue da cronista le sorti del turismo alberghiero savonese ed imperiese (e in parte ligure) potrebbe mettere a disposizione alcune migliaia di articoli di quotidiani, settimanali e periodici. Ha visto la supremazia di chi ha sempre fatto (tra i politici di turno) ‘promesse miracolo’ senza che si sia mai chiesto conto come è finita e chi sono stati i più attivi imbonitori, giornalisti inclusi. Così nel tempo a chi scriveva che il turismo continua a perdere colpi, scendere nel burrone senza più freni, con migliaia di posti di lavoro in caduta libera e che si doveva fare di tutto e di più sia per frenare la frana (chiusure, dismissioni, trasformazioni, ma anche fallimenti,  aziende con la procedura di concordato, periodi di apertura sempre più stretti), si contrapponeva un’orchestra. L’annuncio  a ripetizione, sui giornali cartacei e poi anche on line, dell’apertura di ‘hotel di lusso’, la parola ritornello, oppure ‘cinque stelle’, ‘4 stelle.

Da Varazze ad Andora solo un paio di località non comparivano nell’elenco. E poi solo raramente si dava notizia che l’operazione era saltata. A chi faceva comodo quell’informazione ? Quale erano gli obiettivi delle ‘promesse da marinaio’ di fatto ingannevoli. E perchè non è stato stilato un elenco preciso, con nomi e cognomi, di chi scriveva,  quale la paternità dell’annuncio. Ci abbiamo provato nel nostro piccolo. La ‘macchina dei plagiatori’ ha continuato la sua corsa. E non si dica che le poche notizie di aperture fossero l’avvio di un’inversione, resurrezione come i fatti e le cifre, i dati, documentano, nero su bianco.

Qualche altro significativo elemento di giudizio. Se per aziende industriali, grandi e piccole che siano, si possono leggere articoli di ‘inviati speciali’, servizi Rai e Tv private, approfondimenti e inchieste che denunciano lo stato di crisi, il rischio chiusura (e le chiusure senza ritorno), operai ed impiegati in cassa integrazione o disoccupati, non ricordiamo a memoria simile trattamento per il comparto alberghiero ligure che all’apice degli anni ’80-’90 dava lavoro fino a 30 mila persone e le stesse scuole alberghiere non riuscivano a soddisfare le richieste di impiego e manodopera. Non abbiamo letto o forse ci è sfuggito quanti sono oggi gli occupati nel settore, diciamo ante crisi Covid. Ovvero la causa di forza maggiore. Tenendo conto delle chiusure, di trasformazioni in residence e molto più spesso in seconde case, non crediamo di esagerare parlando di trend negativo per almeno 10-15 mila posti lavoro a tempo determinato e indeterminato.

Negli ultimi 10 anni, ma si può anche tornare indietro, per chi possiede un archivio stampa del comporto ricettivo, si possono leggere 195 comunicati di partiti politici liguri (deputati, senatori, consiglieri ed assessori regionale, presidente di Regione) sulla ‘crisi alberghiera’, a fronte di 1.776 a difesa e sostegno dei Bagni Marini.  Tra i più impegnati pro Stabilimenti Balneari, il Pdl, prima con Claudio Scajola, poi Forza Italia e da quando è insediato il presidente Toti quasi una gara tra Lega Salvini premier, il Centro Destra con Fratelli d’Italia, Marco Scajola assessore competente al Demanio. Con l’elezione dell’on. Franco Vazio albenganese anche il Pd ha cercato di fare la sua parte per ‘salvare’ i balneari dalla ‘rapina’  (questa la denuncia della categoria) delle concessioni demaniali causata da una legge europea, ormai decennale, a nome Bolkestein.

Albergatori (a volte pure titolari di spiagge) e Stabilimenti balneari a confronto con politici e mass media.  Una sproporzione colossale a favore degli uni e a sfavore degli altri. Un dato di fatto incontrovertibile. Come se una vera e propria lobby possedesse una potenza di fuoco a beneficio e grazie ad un sindacato di categoria quasi unitario.

Fortunatamente la Liguria sta recuperando bene con l’industria alberghiera nel Levante  (Cinque Terre in particolare) e nella stessa provincia di Genova. Il savonese e l’imperiese continuano a perdere colpi  su colpi, rischiando persino di perdere complessi alberghieri di grandi dimensioni e realizzati negli ultimi anni. E’ probabile che qualcuno veda un altro film tra l’impotenza degli albergatori e il panzer Bagni Marini. Porte aperte al confronto, purchè ci siano numeri e dati di fatto certi. Quale sia la causa prima della ‘malattia’ letale e, o, perchè non si sia trovato rimedio efficace.

E’ ‘colpa’ dell’imprenditoria alberghiera, forse, come abbiamo spesso scritto ci ha messo pure del suo. Magari sarebbe utile chiarire attraverso la rassegna stampa e i protagonisti. Che permetterebbe anche di rendere noti impegni, promesse, strategie, campagne pubblicitarie, montagne di dépliant, convegni, tavole rotonde, conferenze stampa, soldi investiti, spesi, e oggi l’affidamento frequente a studi specializzati nella rivoluzione e opportunità offerte dai social, dal web.

I Bagni Marini hanno la fortuna e la forza di essere rappresentati, parliamo della Riviera, quasi in tutti i consigli comunali. Una postazione che se non fa ‘miracoli’, non è senz’altro né causale, né senza peso. Come è curioso che gestori di Bagni siano presenti in logge massoniche, di varie obbedienze. Un privilegio di impegno e di bene comune ? Che confermerebbe l’importanza dell’unità della categoria albergatori che dovrebbero presentarsi all’insegna della coesione, con un denominatore comune. E’ un fattore di perdita di peso di fronte alla classe politica governante e all’opposizione. La cura da cavallo non passa solo attraverso sussidi, finanziamenti, o la promozione. Serve soprattutto, da subito, ridurre tutta la linea della pressione fiscale nelle zone più colpite ed i Comuni, dal basso, devono dare esempio di coerenza.  A cui far seguire scelte che producono turismo di qualità, per quanto si può recuperare, mentre ad altri interessa soprattutto la massa. E vendere più lettini, sdraio, cabine, oppure più gente c’è e più spendono negli esercizi commerciali di massa: bar, panetterie, pizza a volo e pizzerie, gelaterie, negozi con merce a buon mercato.  E con la promozione, non sottovalutare il decoro complessivo delle città, la morsa del traffico all’interno delle aree urbane, la cura del verde e una maggiore estensione delle zone pedonali che ovunque, nel tempo, non nell’immediato, hanno creato valore aggiunto, iniziando dagli immobili e per le stesse attività commerciali.

Eppure oggi si può leggere una nota ufficiale del riconfermato assessore regionale al turismo, avv. Giovanni Berrino di Sanremo ( Fratelli d’Italia) che ha individuato  gli ‘irresponsabili’ della morte degli albergatori liguri: “…E’ appurato che il Governo non solo è in piena crisi politica ma è anche in totale confusione nella gestione dell’emergenza sanitaria tanto è vero che emana sempre Dpcm in cui si fanno solo la guerra ad alberghi, ristoranti e a tutto il comparto turistico…”. (L.Cor.)

Andrea Valle 20 il maggio 2019 candidato di una lista indipendente. Ha vinto il sindaco del centro sinistra avv. Bozzano che i è passato al centro destra attratto da Cambiamo con Toti. E a Varazze si torna alle urne. Dall’ex sindaco transfuga buoni consigli per chi far vincere.

COMUNICATO STAMPA – Federalberghi Savona lancia un grido di allarme, dopo che la Regione ha individuato ben 6.300 imprese tra i potenziali beneficiari degli aiuti contemplati dal decreto “Ristori Quater”. I fondi a disposizione ammontano a 7,7 milioni di euro, ma, se da una parte sono state comprese attività che sono chiuse da tempo, benché comprese negli elenchi forniti dalle Camere di Commercio liguri, dall’altra restano fuori molti alberghi che stanno combattendo per superare il periodo di crisi e dare continuità all’attività. Il pericolo è che non bastino i soldi stanziati, circa mille euro per ciascuna azienda, specie se l’elenco è falsato da imprese inesistenti da anni.

Ora, per superare l’empasse, le Camere di Commercio invieranno una pec per controllare i requisiti e filtrare i beneficiari. Ma nel frattempo si allungano i tempi per ottenere i ristori.
«Il problema principale riguarda il calcolo dei dipendenti – denuncia il presidente provinciale di Federalberghi, Andrea Valle –. I criteri individuati dalla Regione prevedono che i ristori vengano assegnati alle aziende con meno di nove dipendenti. La reale gestione degli alberghi, però, non può essere inquadrata in parametri così rigidi, ma bisogna tenere conto del periodo di occupazione e del tipo di contratto di assunzione o chiamata. Le nostre realtà hanno solitamente più di dieci dipendenti in estate, ma il personale scende a poche unità o addirittura nessuno a gennaio. In base a una prima analisi con questo calcolo sono rimaste ingiustamente escluse dai ristori dal 20 al 30% degli alberghi. Abbiamo avviato una ricognizione interna in modo da avere un quadro preciso».
Per Federalberghi bisogna tenere conto del calcolo “Ula” (Unità lavorative per anno), che è l’indicatore che fotografa e standardizza le ore e le giornate lavorative di un’attività imprenditoriale. Proprio l’“Ula” è il dato che viene preso in considerazione nei bandi a livello nazionale.
«Visto che tra le microimprese vengono inserite tutte quelle che occupano meno di 10 persone – aggiunge Valle -, per gli alberghi, categoria 55.10, andavano presi in considerazione altri fattori molto importanti: i dipendenti assunti, che essendo quasi tutti a carattere stagionale sono da riferire a un periodo temporale di 5-6 mesi all’anno. Inoltre non sempre a un addetto assunto corrisponde una unità, in quanto lo stesso può essere inquadrato con un contratto part-time o addirittura intermittente».
Il calcolo dell’“Ula”, anziché il mero numero dei dipendenti, permetterebbe dunque a parecchie realtà di rientrare nei parametri e quindi di beneficiare dei ristori: mille euro, visto che gli alberghi sono stati compresi in seconda fascia, tra le attività a chiusura parziale.
«Questo aspetto va affrontato in tempi rapidissimi – continua Valle –. Stiamo vivendo un momento molto complicato: il turismo fatica, non riusciamo a lavorare e neppure abbiamo una data che permetta di capire cosa ci aspetta in futuro. Il piano ristori, però, è andato avanti senza che nessuno ci abbia interpellato: se la Regione si fosse confrontata con noi, avremmo segnalato subito il problema. Inoltre i dati sono stati chiesti alle Camere di Commercio, ma prendendo in considerazione elenchi superati, che addirittura comprendono aziende chiuse, anziché le nostre, che sono aperte».
ECCO I DATI UFFICIALI DALLA RIVISTA ‘TURISMO LIGURE’ DI MAGGIO 1994 – 27 ANNI OR SONO

LA RIVISTA UFFICIALE DEGLI ALBERGATORI SAVONESI – marzo 1998 – 23 anni fa

Il coordinatore responsabile era Sergio Ravera, il direttore responsabile Romano Strizioli, il Comitato dei Garanti composto da Angelo Marchiano presidente, Enrico Valle (papà di Andrea), Giancarlo Zunino (albergatotre a Spotorno).

LA MAMBERTO  VIAGGI DI BORGIO VEREZZI: 70 ANNI DI ATTIVITA’

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L.Corrado

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