Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Caccia ai cinghiali, la Regione, la CIA e i Verdi savonesi: ignorati i dati scientifici. Novità 2021: torna il Corpo Forestale?

Caccia al cinghiale prorogata dalla Regione Liguria anche nel mese di gennaio. I Verdi Savonesi rivelano: “Per gli studiosi, molto preparati sul problema, la “pressione venatoria”  aumenta la fertilità della specie.”Altro tema ambientale, l’annuncio che nel 2021 potrebbe tornare, con il voto del Parlamento, il Corpo Forestale dello Stato (incorporato nell’Arma dal governo Renzi).  Infine l’Espresso del 3 gennaio 2021 riporta un interessante servizio sui ‘Verdi’ (Grünen) in Germania mai così in alto nei sondaggi alle elezioni politiche di settembre. Diventano indispensabili per ogni maggioranza. Il segreto del successo: dall’8,9% ad oltre il 20 e secondo partito nazionale dopo la Cdu-Csu.

DALLA REDAZIONE DI TRUCIOLI.IT – Dalle pagine de l’Espresso.- E’ per la prima volta nella storia della prima locomotiva e potenza economica d’Europa che la leader del partito ‘verde’ Annalena Baerbock è in corsa per la cancelleria in rappresentanza della nuova generazione. I Grünen sono il secondo partito del Paese più popolato del Vecchio Continente con 80 milioni di abitanti. I Grünen sono pronti ad allearsi con la sinistra come con il centro. E l’ultradestra populista che ha avuto un picco di consenso di poco superiore al 10 % a livello nazionale appare nettamente fuorigioco e  spinta ai margini della vita politica del Paese.

Certo, la Germania (i suoi turisti hanno creato il boom delle vacanze e conseguente benessere diffuso nella Riviera di Ponente tra gli anni ’60 e ’70) ha una lunga e solida tradizione ambientalista, e, certo, è stata d’aiuto anche l’onda lunga del movimento di FridaysForFuture. Con i ‘nuovi’ verdi- dismessi i panni di ecologisti puri – sta cominciando a farsi strada una generazione politica  che introduce un deciso cambiamento antropologico nel paesaggio umano della politica tedesca. I due leader nazionali (Baerbock e Habeck) oltre che fotogenici e prediletti dai giornali, sono moderni, colti, praticano un linguaggio diretto e molto poco politichese, si muovono sui social media con una scioltezza che i colleghi degli altri partiti si sognano. I Verdi tedeschi stanno persino soppiantando i socialdemocratici della SPD che ha avuto primi ministri illustri (Bundeskanzler, al femminile Bundeskanzlerin.) come  Willy Brandt, Helmut Schmidt, Gerhard Schröder). I Verdi capaci di conquistare anche fascie di elettori provenienti dal centro.  Ci sono Land (regioni) in cui governa una coalizione Cdu-Spd – Grünen. Niente nicchie di elettorato, vogliono arrivare alla fascia larga della società. Vogliono implementare nella cultura di massa la sensibilità ecologica che in Germania tocca obliquamente anche realtà politiche lontane da loro. I loro slogan copiano ‘yes we can’ alla Barack Obama: su speranza,  innovazione, nuovi orizzonti, giustizia sociale. E Annalena Baerbock  “tiene insime il partito, appiana le liti, accarezza le vanità, trova compromessi nei tempi sui quali da anni e decenni i verdi continuavano a litigare.  Robert Haberck  è  uno scrittore laureato in filosofia, oltre che politico ed aveva segnalato la propria disponibilità a correre da Cancelliere. Annalena è figlia di una pedagoga e di un ingegnere, cresciuta in una fattoria di campagna  fuori Hannover ed ha le maggiori probabilità di successo. Da due anni deputata e mamma di bambini piccoli.

I Grünen  nelle elezioni federali del 2017 si erano dovuti accontentare del 8,9%, oggi nei sondaggi e dopo le elezioni in alcune ‘regioni’ sono dati oltre il 20 %.  Con un generazione politica  che introduce un deciso cambiamento antropologico nel paesaggio umano della politica tedesca. Con la grande industria che per i Verdi germanici deve essere ristrutturata dal punto di vista climatico,  bisogna lottare con maggiore forza contro le ingiustizie sociali, la sanità pubblica deve essere rafforzata. Non tergiversano quando si parla di migranti, né di sicurezza.


di Gabriello Castellazzi*

La Regione Liguria proroga la caccia al cinghiale fino al 31 gennaio, ma con la “braccata”  si peggiora la situazione. Ignorati i dati scientifici dell’ISPRA. Presa di posizione della CIA .

L’Assessore alla Caccia della Regione Liguria, Alessandro Piana, ha annunciato che “la caccia al cinghiale svolta dalle squadre (ovvero la braccata) può proseguire per tutto il mese di gennaio” e la CIA  (Confederazione Italiana Agricoltori) ha dichiarato come questa decisione sia “assolutamente necessaria”, pur affermando come risulti evidente che “occorrono altri interventi da affiancare all’attività venatoria”.

In questa situazione meteorologica il Vice Presidente Piana (Lega Salvini premier )avrebbe dovuto ricordare, prima di tutto,  che la Legge 157/92 impone il “divieto di caccia su terreni coperti di neve,in tutto o nella maggior parte” e i motivi sono evidenti: gli animali selvatici in questa situazione sono estremame deboli e provati.

In relazione alla presa di posizione della CIA, proprio in difesa del  mondo agricolo, è necessario ribadire che bisogna avere rispetto per i dati scientifici.

L’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), pochi giorni fa, rispondendo alla richiesta di un parere riguardo al prolungamento della caccia collettiva al cinghiale fino al 31/1/2021 scriveva in modo chiaro:

Dai risultati di una serie di studi, riportati nella recente letteratura scientifica e dai dati emersi in diversi contesti italiani, si evince che la caccia in”braccata” modifica  la struttura sociale e genetica delle popolazioni favorendo la produttività delle femmine poiché provoca la frammentazione dei gruppi familiari. Quindi questa modalità di caccia collettiva in “braccata” (azione coordinata di 10-15 uomini con cani che portano allo scovo del cinghiale e al suo successivo abbattimento) non ha mostrato efficacia  nel contenere né le presenze di cinghiali, né i danni da questi causati. Pertanto l’ISPRA ritiene che difficilmente il prolungamento della caccia  con questa modalità avrà un qualche effetto tangibile nel contenimento dei danni che ci potranno essere tra la primavera  e l’estate prossimi”.

Dopo un parere così preciso e motivato per quale motivo si deve diabolicamente perseverare su di una strada sbagliata?

Ricordiamo bene che questi ungulati sono stati introdotti a scopo venatorio con il risultato che i danni all’agricoltura si sono moltiplicati nel tempo.

E’ necessario mettere fine ad ogni pratica di ripopolamento e foraggiamento degli ungulati e di vendita illegale delle loro carni (un giro d’affari di un milione di Euro ogni anno).

La stessa Coldiretti, pochi mesi fa ha invocato interventi risolutivi, ribadendo “l’importanza di portare avanti la sperimentazione per la sterilizzazione temporanea degli animali, di controllare le attività illegali circa l’immissione di questi esemplari, di rivedere il sistema di contenimento selettivo, di incentivare l’uso delle gabbie di cattura, di semplificare le norme vigenti in materia di autodifesa del suolo promuovendo la pulizia e la coltivazione dei terreni incolti e cercando di trovare una volta per tutte una soluzione che permetta la convivenza con questi animali”.

E’ veramente incomprensibile vedere ancora ignorati dei risultati scientifici così chiari, che emergono da studi ormai accreditati presso diverse Università: Il Prof. Andrea Mazzatenta dell’Università di Chieti. Il Prof. Carlo Consiglio -Docente di Zoologia presso l’Università La Sapienza, che già nel 2014 sulla base di  letteratura scientifica mondiale, affermava: “la caccia disgrega i gruppi consolidati e contribuisce ad aumentare la fertilità della specie venendo meno il meccanismo della simultaneità dell’estro delle femmine”. Il Prof. Luigi Boitani -Docente di Ecologia Animale-, la Prof. Sabrina Servanty, che insieme ad un gruppo di biologi ha seguito per 22 anni la moltiplicazione dei cinghiali nel Dipartimento Haute Marne in Francia, il Biologo ungherese Vilmos Sanji, il Dott.Silvano Toso ex-direttore ISPRA, il Prof. Josef Reicholf . Per tutti questi studiosi, molto preparati sul problema, la “pressione venatoria”  aumenta la fertilità della specie.

Ricordiamo inoltre che in autunno-inverno l’impatto delle “braccate” incide in modo fortemente negativo anche sulle attività turistiche (trekking, bikers, ecc), la raccolta di funghi e castagne. E’ molto pericoloso avvicinarsi alle zone boscate nei giorni di domenica e mercoledì (caccia al cinghiale dal 4 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021).

Sono quindi urgenti vere azioni concrete in sintonia con i risultati della ricerca scientifica.

Gabriello Castellazzi*

(Portavoce della Federazione dei Verdi della provincia di Savona)

 

I VERDI: NEL 2021 TORNA IL CORPO FORESTALE DELLO STATO

 dopo il parere dell’ “Avvocatura dello Stato”. Troppi danni ambientali in Liguria e in provincia di Savona

di Gabriello Castellazzi

Nei giorni scorsi le “Guardie Ambientali Volontarie” del WWF hanno denunciato danni seri ai  bellissimi prati situati in un’area all’interno del “Parco Naturale Regionale del Beigua”.

Sono stati riscontrati profondi solchi nel terreno causati da ripetuti passaggi di fuoristrada in zone di grande valore per la biodiversità, tutelate in quanto habitat inseriti nella “Rete Natura 2000”.

Purtroppo azioni simili che compromettono componenti essenziali del “paesaggio” ligure erano già state segnalate negli scorsi anni. Questi episodi non devono più ripetersi e deve essere rafforzata l’azione di prevenzione.

Per questo i Verdi guardano al 2021 con la speranza di vedere ripristinato il “Corpo Forestale dello Stato” soppresso illegittimamente dal governo Renzi.

Secondo Angelo Bonelli (Coordinatore Nazionale della Federazione dei Verdi) “il decreto Madia del 2016 ha lasciato un grande vuoto dal punto di vista del presidio del territorio, della tutela dei boschi e della biodiversità, ecco perchè si ritiene necessario il ripristino del Corpo Forestale dello Stato in una visione nuova, al passo con i tempi e le problematiche attuali”.

Quale fatto nuovo ravviva la speranza che le circa 7500 ex-Guardie Forestali possano finalmente tornare allo status giuridico precedente, reinserendosi nei programmi operativi  del “Ministero delle Politiche Agricole e Forestali”?

L’ ottimismo deriva dal pronunciamento dell’  “Avvocatura dello Stato” che relativamente  alla militarizzazione forzata del “Corpo Forestale” nei giorni scorsi ha dichiarato come il provvedimento abbia clamorosamente violato la “Convenzione europea dei diritti dell’uomo” e  quindi sia  possibile  annullare una  delle norme più criticate, inutili e dannose del “rottamatore” Renzi.

Nel 2016, con il suo decreto, 6400 Guardie Forestali passarono all’Arma dei Carabinieri, 350 ai Vigili del Fuoco, 125 alla Polizia di Stato, 45 alla Guardia di Finanza e circa 600 furono collocate in mobilità e destinate alle Amministrazioni che avevano bisogno di personale. In conclusione una riforma sbagliata che ha causato danni e spreco di risorse.

In diverse regioni ci sono già state petizioni e raccolte di firme di tanti cittadini che ritengono necessario il ripristino e il potenziamento del “Corpo Forestale”; una risorsa della nostra Repubblica con  origini antiche, essendo stato istituito nel 1822 nell’allora Regno di Sardegna (l’Arma dei Carabinieri venne fondata nel 1814, sempre sotto il Regno di Sardegna e con funzioni completamente diverse).

Il “Corpo Forestale” già allora era specializzato nella difesa del patrimonio boschivo, nella tutela dell’ambiente e del paesaggio e per la sicurezza della filiera agro-alimentare; è per questo che oggi è necessaria la sua nuova rinascita.

Secondo i dati del “Rapporto Ecomafie 2019” di Legambiente, la Liguria è undicesima in Italia per quanto riguarda gli illeciti riferiti al ciclo dei rifiuti, con 242 infrazioni accertate. La provincia di Genova guida la classifica con 78 infrazioni, seguita dalla provincia di Savona con 34.

Poi ci sono i reati relativi all’utilizzo illegale di pesticidi messi al bando perché cancerogeni. Crescono ancora quest’anno i reati contro la fauna (bracconaggio, ecc.). Tra quelli connessi agli incendi boschivi (dolosi e colposi) e sempre dal dossier di Legambiente, apprendiamo come la Liguria risulti sesta tra le regioni italiane.

Nel 2018 si erano registrati 122 incendi boschivi, 96 nel 2019 ( un numero minore, comunque disastroso per una regione particolarmente colpita ogni anno dal dissesto idrogeologico). Pur essendo vitale l’azione dei Vigili del Fuoco e dei Volontari Antincendio per limitare i danni alle persone e all’ambiente, l’opera di prevenzione e di controllo di un “Corpo Forestale” è  fondamentale.

In questo gennaio 2021 dovrebbe iniziare, presso la “Commissione Affari Costituzionali e Difesa della Camera dei Deputati”, la discussione di tre proposte di legge presentate da parlamentari di diverse parti politiche e modificare la riforma Renzi-Madìa,  ricostruire il Corpo Forestale a tutela del patrimonio ambientale e per il benessere delle generazioni future.

Gabriello Castellazzi*

(Portavoce della “Federazione dei Verdi” della provincia di Savona)

 

 

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