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La giustizia a Savona e altro ancora. Intervista all’avv. Cardone: ‘L’Avvocatura vive un periodo di grave difficoltà. Identitaria, di funzione ed economica’

La giustizia a Savona e altro ancora. Intervista all’avvocato Fabio Cardone. 

                                                                           di Gianfranco Barcella  

L’ex presidente del tribunale di Savona Giovanni Soave, in pensione, in una foto con l’allora presidente dell’Ordine degli avvocati Fabio Cardone, classe 1965. Laurea in giurisprudenza all’Università di Genova, a 26 anni,  con 110 e lode, con dignità di stampa. Cultore del diritto del lavoro all’Università di Genov a ha svolto insegnamento nella medesima Università e al Polo didattico di Imperia. Membro di commissioni di esami all’Università di Genova e Imperia in materia di Diritto del lavoro e relazioni industriali. Dopo essere stato Consigliere e Segretario, dal 19 febbraio 2012  a luglio 2020 ha ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Savona

Avvocato, perdoni la premessa ma credo sia necessaria. La Commissione europea ha di recente pubblicato i dati annuali sulla durata dei processi civili, in Italia, per reati di riciclaggio e per la tutela dei consumatori. Il ritratto è impietoso e  sconfortante, aggravato dal fatto che i sistemi digitali sono carenti e le possibilità di seguire il processi on line lasciano a desiderare. In sintesi: l’ultimo grado di giustizia civile in Italia è il più lento d’Europa . I dati sono completati dai risultati dell’Eurobarometro diffusi nello stesso documento i quali rivelano che <la percezione dell’indipendenza giudiziaria tra  i cittadini  continua a diminuire.  Mi permetto di ricordare ancora come termine di paragone che nel 2012, il primo grado di giudizio nelle dispute civili era il secondo più duraturo nell’UE, con una media superiore ai 530 giorni, alle spalle dei soli tribunali maltesi. Un lieve miglioramento ha però accelerato la prima pronuncia dei giudici che nel 2018 è arrivata, in media, dopo <soli> 525 giorni, Nonostante il miglioramento l’Italia ha mantenuto il secondo gradino sul podio poco glorioso della giustizia civile di prima istanza più lenta d’Europa, alle spalle della sola Grecia.

Ma restiamo a Savona. Ci sono criticità nell’esercizio della giustizia soprattutto in tempo di covid 19? E’ vero che Savona è stata un’isola felice in rapporto alla situazione nazionale, nonostante l’atavica carenza di personale?

Cardone – Con la premessa ha posto molte questioni che meriterebbero ben altro e più ampio approfondimento per la loro complessità ed articolazione. Anzitutto, devo rilevare che il solo riferimento da parte della Commissione europea alla durata dei processi sia un modo improprio di accostarsi alle tematiche della giustizia. Secondo la letteratura economica, infatti, la bontà di un sistema giuridico non si esaurisce nella sua efficienza “temporale” richiedendosi, altresì, il rispetto di numerosi altri valori tra i quali la qualità delle decisioni -sia con riferimento alla loro accuratezza che alla prevedibilità nell’applicazione della norma- nonché l’indipendenza del giudizio. Tale approccio non solo risulta incompleto ma rischia di produrre una vera e propria stortura di sistema che finisce per essere sempre più focalizzato sulla “decisione”, cioè sull’atto finale del processo, piuttosto che sull”accertamento” del fatto e sulla sua riconduzione alla fattispecie di legge, quindi al giudizio vero e proprio. Le più recenti riforme legislative si sono mosse in questo senso. Con ciò non intendo affatto dire che la celerità dei procedimenti non sia un valore: semplicemente affermo che non sia un valore assoluto. Vi è, poi, un secondo aspetto critico che merita di essere valutato. La relazione sullo Stato di diritto della Commissione europea omogenizza per necessità i dati provenienti dai diversi Stati. Questo approccio è senza dubbio utile ma per intendere bene le dinamiche di ogni ordinamento non è sufficiente soffermarsi su questi aspetti di superficie ma occorre disaggregare i dati e verificare ogni singola e specifica situazione. Per esempio – è la stessa relazione ad evidenziarlo- in Italia vi è un cosiddetto “tasso di ricambio” superiore al 100% nel settore civile: ciò significa che il sistema giudiziario è in grado di gestire, nel suo complesso, il numero di casi in entrata. Il che è positivo. Il problema è quindi lo smaltimento dell’arretrato, nel suo vario atteggiarsi a seconda della materia, della dimensione dell’ufficio, della sua collocazione territoriale … Un altro aspetto positivamente considerato dalla Commissione europea è l’elevato grado di digitalizzazione del processo civile italiano tanto che il nostro Paese è uno di quelli che, nel contesto della pandemia del Covid 19, meglio ha reagito nell’ambito dell’offerta dei servizi giudiziari. La relazione non si occupa -invece- della condizione dell’Avvocatura: il che è singolare e grave, ad un tempo. Ricordo che senza la difesa tecnica non vi sarebbero né la tutela dei diritti di ciascuno né la convivenza civile fondata sull’ordinamento giuridico. L’Avvocatura vive un periodo di grave difficoltà: identitaria, di funzione ed economica. Il fatto di non considerarla nell’ambito della valutazione dell’Unione europea non credo sia certo frutto della disattenzione degli analisti quanto, piuttosto, di una scelta generale di politica del diritto che identifica la giurisdizione non tanto nell’affermazione della regola di diritto (ius-dicere) quanto nella semplice offerta di un servizio amministrativo, uno come tanti altri. E’ evidente come in questo contesto il ruolo dell’Avvocato si affievolisca ed, anzi, sia quasi di ostacolo. Al contrario, un sistema giuridico per essere efficiente in modo sostanziale non può fare a meno di una Avvocatura forte, indipendente e libera: nell’esercizio individuale della professione, nella rappresentanza processuale, nelle forme associative della sua organizzazione.

In relazione alle conseguenze della pandemia sull’amministrazione della giustizia nel nostro circondario, devo rilevare una risposta pronta e decisa da parte di tutti i soggetti coinvolti. Si sono introdotte procedure e prassi innovative resesi necessarie dall’emergenza sanitaria che, talvolta, hanno creato la necessità di un percorso non facile di adattamento (penso, per esempio, all’ingresso nel Palazzo ed all’accessibilità alle Cancellerie). La situazione di emergenza ha fatto scoprire, però, anche modalità nuove di approccio e gestione che anche in futuro – con le dovute cautele- potrebbero essere utilizzate. Le udienze penali e civili si svolgono con regolarità e questo è l’importante.

Pare che l’annosa vicenda del carcere a Savona sia giunta ad una svolta decisiva. Desidererei conoscere la Sua opinione in merito all’iter  un po’ tortuoso per giungere alla meta o presunta tale.E quale a suo avviso la sede per ospitarlo. C’è chi propone Albenga (ex polveriera di Campochiesa) e chi l’area attigua al palazzo di giustizia, o ancora Cengio, Cairo, Quiliano. L’area del parco Letimbro è davvero invocata da una minoranza di giudici ed avvocati come si è letto ? Lei aveva dichiarato quando ricoprire la carica di presidente dell’Ordine:  “L’assenza di un carcere è una vergogna. Ed è una vergogna, per non dire di peggio, che la sua realizzazione non sia all’ordine del giorno della politica: una vergogna per quello che i politici rappresentano per il loro territorio e per il compito che hanno.  E non ha risparmiato una stilettata anche al Comune di Albenga, “reo” di non essersi fatto carico dell’ufficio del giudice di pace.

Cardone – Sul tema del carcere osservo con soddisfazione che alle molte richieste – a cui io mi ero unito, riconosco quasi con veemenza- si stia dando risposta. Sono ormai trascorsi quattro anni dalla definitiva chiusura della Casa circondariale Sant’Agostino di Savona e ciò senza che fino ad oggi il Ministero della giustizia abbia messo mano concretamente alla risoluzione del problema. Ho letto alcune dichiarazioni di questi ultimi giorni e sono quindi fiducioso. Il tema della sede è secondario. Occorre, però, una cautela. In questo tempo così difficile ed in una Regione, come la Liguria, colpita da eventi a dir poco tragici in relazione alla collocazione e conservazione delle strutture pubbliche auspico che il Ministero comprenda la necessità di indicare preventivamente i parametri ed i requisiti da utilizzarsi per la individuazione dell’area e che giustifichi con una motivazione congrua e coerente la scelta. Ciò affinché tutti i cittadini – non solo gli addetti ai lavori- in piena trasparenza possano comprendere e trovarne la ragione.

La giunta Regionale, su proposta dell’assessore alle Politiche Sociali Ilaria Cavo, ha approvato le bozze di accordo con Alisa e Anci Liguria, concludendo così l’iter di avvio del progetto pilota <Ufficio di Prossimità>, dopo che Regione Liguria aveva già dato il suo via libera alla partecipazione nell’aprile 2019. Il progetto ha l’obiettivo di <portare la giustizia a casa>, sul modello di quanto già succede dal 2018 a Chiavari e a Bolzaneto, andando incontro in particolare alle esigenze degli anziani e delle persone fragili, peraltro in un momento in cui queste categorie sono particolarmente esposte. Se il Comune di Savona sceglierà di aderirvi  sarà aperto, nei primi mesi del 2021,inizialmente una volta alla settimana, uno sportello il cui il cittadino potrà esporre le proprie problematiche e ricevere una consulenza grazie ad un collegamento informatico. Come valuta questa iniziativa? Sopprimerà la figura del difensore civico o l’affiancherà? E il ruolo del <mediatore giudiziario> sarà ancora mantenuto?

Cardone – Gli Uffici di prossimità permettono ai cittadini di avere un punto di riferimento più vicino al luogo in cui vivono e di disporre di un servizio di orientamento nell’ambito delle amministrazioni di sostegno, delle tutele e curatele. Nulla a che vedere, però, con l’esercizio delle giurisdizione in senso stretto, ovvero con la procedura di mediazione o con le funzioni del Difensore civico. L’istituzione dell’ufficio di prossimità non può essere considerata una risposta adeguata dello Stato agli effetti negativi della revisione della Geografia giudiziaria che ha portato alla soppressione delle Sezioni distaccate, dei Tribunali e dei Giudici di Pace aventi una sede diversa dal capoluogo di provincia. E’ quindi una iniziativa utile e lodevole ma non sufficiente a colmare le necessità del territorio. Auspico, ancora una volta, che via sia una proposta politica e legislativa che preveda l’apertura di nuovi Uffici dei Giudici di Pace in base alle necessità delle realtà locali. Questa sarebbe autentica “giustizia di prossimità”. Fra l’altro, vi è da considerare che, con l’introduzione del processo civile telematico e la digitalizzazione progressiva del processo penale, molte delle argomentazioni a suo tempo spese a sostegno della centralizzazione dell’amministrazione della giustizia siano venute, oggi, meno.

Cosa comporterà l’entrata in vigore della Carta dei Servizi per chi ha bisogno di avere giustizia, in particolare per coloro che sono meno abbienti e meno provveduti culturalmente.

Cardone – In una prospettiva di trasparenza e di orientamento dei cittadini, la “Carta dei Servizi” come guida ai servizi erogati da un ufficio giudiziario può essere uno strumento efficace. I cittadini, molto spesso, non hanno familiarità con le Amministrazioni in genere e, ancor meno, con i servizi che gli uffici giudiziari erogano, per cui ogni iniziativa che possa colmare la distanza con le Istituzioni si rileva utile. La Carta si inserisce, poi, in un contesto di valutazione della “qualità” del servizio reso: aspetto che ben si coniuga con l’obiettivo dell’incremento dell’efficienza della struttura giudiziaria.

Distinta è la considerazione della condizione dei non abbienti. L’accesso alla giustizia è sempre più costoso. Una delle idee che hanno ispirato le riforme legislative dell’ultimo ventennio è stata quella di ridurre il cosiddetto “contenzioso”, ossia il numero delle cause iscritte a ruolo. Al raggiungimento dell’obiettivo ha concorso -indirettamente- anche l’aspetto economico: più è oneroso giungere ad una sentenza di merito maggiore è l’incentivo a non intraprendere il percorso processuale. Il pericolo che la giustizia diventi un bene “di lusso” ad appannaggio di una minoranza è davvero concreto, oggi ancor di più dato che il cosiddetto “ceto medio” così come le piccole e medie imprese sono in difficoltà. Il rimedio non credo stia nei sussidi, nelle esenzioni o nei percorsi “agevolati”. Credo, invece, che molto più semplicemente si debba diminuire il valore ed il significato “economico” della tutela giurisdizionale per riportarla, quale bene primario ed essenziale volto alla tutela dei diritti, alla portata di ciascuno: con ciò attuando pienamente lo spirito – e la lettera- della nostra Costituzione.

Gianfranco Barcella

 

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G.F. Barcella

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