Trucioli

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La faccia buona del Covid: Locatelli

Volti e Parole della Pandemia. Franco Locatelli: la faccia buona del Covid-19

di Antonio Rossello, con immagine di Igor Belansky

Il presidente del Consiglio superiore di sanità è noto ai più per la sua sorprendente capacità di tranquillizzare chi lo ascolta. La sua consacrazione a vero luminare della scienza è avvenuta a seguito delle sue scoperte che hanno ridato speranza anche in casi estremamente complicati, spesso superando i confini nazionali, come accaduto con la storia di Alex, bambino londinese di venti mesi affetto da una malattia molto rara curato con la sua terapia.

Un vero luminare della scienza, che si schiera dalla parte dei pazienti, della loro salute e non dell’industria farmaceutica. Un incredibile esperto, così si presenta il Professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità. L’illustratore Igor Belansky ci propone un suo ritratto.

Egli è una figura emblematica che garbatamente buca lo schermo, senza farci sentire “violati” nel nostro spazio domestico, nei momenti più attesi e temuti della giornata, che l’emergenza sanitaria per il Coronavirus ci restituisce nei talk show, come sui giornali, sui social e dove ogni dichiarazione diventa motivo di interesse…

Messo a confronto con le nuove “star” mediatiche: infettivologi, virologi ed epidemiologi, presto si apprezza il suo essere uomo pratico, essenziale, che con chiarezza snocciola i numeri della pandemia, facendo il punto sulla validità di terapia e vaccini, sull’efficacia delle misure di prevenzione e contrasto…

La sua, è l’immagine del medico condotto d’antica memoria dal viso imperturbabile, le mani intrecciate, una pacatezza più che eloquente, che effettua l’anamnesi chiedendo al paziente, che in questo caso siamo noi e le nostre vite sospese, informazioni sul suo stile di vita per valutare la presenza di eventuali fattori di rischio.

Il Professore ha la sorprendente capacità di ammansire immediatamente chi l’ascolta, senza paternalismo, senza omettere la realtà, con equilibrio. È attento a non sforare il tempo a disposizione, cesellando frasi piene di terminologia medica e prosa aulica. Giornalisti, conduttori e pubblico rimangono ammaliati dalla sua voce dal timbro particolare, cadenzata e perentoria. Il suo lessico pare infondere il senso della lotta dell’umanità al misterioso virus.

I social intanto si sono rivelati prodighi di commenti, post, cenni di elogio ma anche talora ironici, al riguardo di questa sua virtù comunicativa, farcita di una sonorità vocale monocorde, una gestualità imperturbabile, una prossemica composta e una circolarità di eloquio fiorito e gentile, insomma tutto ciò che, in uno stato di straordinarietà, ci consegna a una impossibile normalità.

Ma prima ancora che le capacità divulgative del Professor Locatelli fossero completamente disvelate, i social erano già pieni di citazioni a lui dedicate. Il grande pubblico già lo aveva conosciuto…

È lui, di origini bergamasche, da primario del dipartimento di Oncoematologia e terapia cellulare e genica dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, nonché professore di Pediatria alla Sapienza, che ha operato e guarito il piccolo Alex, colpito da una malattia genetica rara e non curabile per i medici inglesi. Questo miracolo è stato compiuto da Franco Locatelli, prima di essere eletto presidente del Comitato Superiore di Sanità, per il bambino la cui storia aveva tenuto col fiato sospeso il mondo e scatenato una corsa alla donazione di midollo osseo.

Questa, la più grande vittoria dell’onco-ematologo, per il quale numerosi prestigiosi riconoscimenti al merito per i concreti risultati conseguiti in passato non erano mancati. Tra di essi, da annoverare sicuramente la Medaglia d’oro al Merito della Sanità Pubblica, conferitagli il primo aprile del 2005, dopo essere divenuto l’anno precedente presidente dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica. Autore di oltre cinquecento pubblicazioni sulle più affermate riviste scientifiche mondiali, e svariati contribuiti editoriali di approfondimento, Franco Locatelli ha pure vinto il premio Feltrinelli per la patologia e oncologia, immunologia e microbiologia.

Tuttavia, è incredibile la sua modestia già nelle vecchie interviste, rilasciate durante le fasi precedenti della sua lunga carriera, iniziata laureandosi all’Università degli Studi di Pavia in medicina e chirurgia e la specializzazione in pediatria ed ematologia, con successivi passaggi formativi e di crescente responsabilità a Londra, ancora Pavia, Bergamo. Qui, lo si è sempre visto ascoltare impassibile il giornalista di turno che elenca i suoi successi e pazientemente rispondere che il merito non è suo ma della ricerca scientifica, della sua équipe, del Sistema sanitario.

La sua storia ci piace, perché è quella di uno che viene dal basso. Sin da piccolo, a Bergamo, fa i conti con il giuramento d’Ippocrate, che il papà Santo – medico e pediatra di famiglia – interpreta in maniera davvero missionaria. Ma si nutre anche dell’esempio di mamma Ersilia, ostetrica, che aiuta il marito nella gestione delle chiamate per le visite domiciliari.

È il bravo ragazzo che colleziona ottimi voti alle medie e poi al liceo scientifico, non tralasciando la passione per i funghi e la pratica dello sport, tennis e calcio, con un primo amore per i colori nerazzurri che nasce con l’Inter per poi al cento per cento atalantino. Con l’avvicinarsi dell’esame di maturità un dilemma amletico. Riflette sulla possibilità di iscriversi a fisica, ma poi opta per medicina seguendo le orme paterne, una scelta che segnerà il suo destino.

Per tutto questo, non crediamo che vada sui media tanto per apparire, quanto in virtù e in coerenza di quanto ha saputo dimostrare.

Locatelli è uno che ha salvato tanti bambini da malattie dai nomi terribili, come la leucemia e il neuroblastoma. In campo medico, è più che un luminare, è una star che ha raggiunto risultati definiti “eccezionali” dalla stampa di settore. Eccellenza italiana e suggello di un’umiltà abbacinante, grazie Professore!

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A. Rossello

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