Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Savona, due domande alla sindaca finita nel sacco per il ‘flop collezioni’. Ma i giornalisti dovrebbero sapere che…

In questi giorni a Savona è scoppiata una polemica sul possibile utilizzo dell’ex teatro degli Scolopi di Monturbano dove abbiamo assistito a molte discussioni sui social e sulla stampa locale compresa la Sindaca, che “si straccia le vesti” senza che apparentemente nessuno si ponga due domande, che dovrebbero essere preliminari ad ogni intervento:

di Danilo Bruno

a) l’edificio è vincolato e se non lo è perché non si valuta una richiesta alla Sovrintendenza competente in tal senso?
b) cosa prevede il PUC nella zona di Monturbano ?
Mi rivolgo queste domande perché purtroppo non è la prima volta che il Comune di Savona, che è anche la mia città di adozione ormai da 33 anni, scopre veri tesori culturali e non interviene o, stando sempre a notizie di stampa, scopre che esistono collezioni o edifici importanti in città quando ormai è troppo tardi per intervenire.
Voglio ricordare quattro situazioni, riferendo, come ho già detto, notizie di stampa principalmente o situazioni in cui sono stato direttamente o indirettamente coinvolto:

a) collezione Rescio. Stelio Rescio fu un dipendente comunale ma soprattutto una singolare figura di dirigente politico, radiato dal PCI

Stelio Rescio

con il gruppo del Manifesto, e un critico d’arte di primo ordine, che diede vita al Laboratorio culturale ed espositivo “Il Brandale” in vico Forni.

Da quella importante esperienza è nata una importante collezione d’arte oggi in possesso degli eredi e che è stata una prima volta esposta anni fa a Villa Cambiaso, grazie anche all’interessamento del compianto Pio Vintera e di molti amici di Stelio.
Oggi l’intera collezione dovrebbe essere oggetto di una perizia e di una verifica della volontà politica di acquisizione, ma qui ci si scontra sempre con il silenzio infastidito del Comune di Savona, che non vuole mai sentire parlare di spendere somme per la cultura nonostante l’acquisizione di opere d’arte e l’implementazione delle collezioni sia uno degli scopi dei musei indicati da ICOM (International Council of Museum).
b) collezione Bonilauri. Egli fu docente al Liceo Artistico, grafico e pittore. La collezione era già in possesso della Pinacoteca ma è ritornata alla famiglia, che l’ha ripresa. E’ stata parzialmente esposta qualche anno fa presso l’ex circolo culturale Il Labirinto per ritornare poi nell’oblio.
La Pinacoteca Civica, secondo la stampa, avrebbe in allora risposto che non si può esporre tutto e che le famiglie devono capirlo. Ora penso che le famiglie degli autori ben sappiano che tutto non si può esporre ma di solito un museo possiede depositi accessibili, fa mostre temporanee, pubblica cataloghi o opere intese a valorizzare la produzione locale e ciò che possiede ma ciò non pare essere negli scopi del Comune di Savona (qualunque sia il colore politico dell’amministrazione che governa);
Il prof. Piero Salomone

c) collezione Salomone. Il compianto primario di pediatria Prof. Piero Salomone voleva lasciare la propria collezione di opere d’arte alla città ma,a stare a notizie di stampa,ricevette dei sonori NO e dovette ripiegare su una Fondazione benefica savonese. Forse oggi si potrebbe riprendere il discorso con la suddetta Fondazione almeno per la parte espositiva perché sarebbe almeno interessante sapere se la collezione è stata inventariata e perché il Comune abbia risposto picche o meglio se il problema sia sempre la presunta volontà del donatore di vedere tutto esposto e l’assenza di adeguati spazi.

Nella mia vita ho gestito soprattutto a Noli pratiche di donazioni di collezioni di fotografie o di libri, nessuno ha mai preteso nulla se non di mettere il materiale a disposizione della collettività e una lettera di ringraziamento. Si vede che a Noli e a Savona i donatori sono persone diverse.

d) collezione Gambarutti. Qui di nuovo la famiglia avrebbe proposto al Comune l’acquisizione. La sindaca di Savonasi straccia le vesti”e annuncia andrò personalmente a vederla (chissà se poi lo ha mai fatto) ma tutto,per quanto se ne sappia, è rimasto nel limbo.Fare una perizia sulla collezione?Parlare di utilizzare fondi per l’acquisizione anche tramite crowdfunding ?
Nessuna risposta a cui viene il dubbio corrisponda una completa assenza di volontà politica.
Qui mi fermo perché dovrei aprire altri capitoli: museo della ceramica privatizzato, collezione Pertini, collezione Mantero, collezioni di fotografie cittadine e il discorso diverrebbe troppo lungo.
Cosa fare ora?
L’Istituto Internazionale di Studi Liguri sez. Sabazia ha proposto di riaprire il Museo archeologico e della città, he gestisce da sempre e che vive in stretto contatto con gli scavi archeologici del Priamar, ottenendo dal Comune la costituzione di un partenariato scientifico relativo al complesso monumentale e non solo .
Esso potrebbe divenire il soggetto fiduciario del Comune, che potrebbe affrontare tutte le questioni, che ho sommariamente elencato, allo scopo di fare valutazioni economiche e scientifiche  sulle acquisizioni proposte in modo da permettere al Comune una scelta basata su fatti certi e non su NO emotivi a prescindere.
Una scelta di questo genere richiede però l’affidamento pluriennale della direzione e gestione del museo archeologico con contributi pubblici adeguati in modo da permettere ad una eccellenza savonese di tornare a riaprire e a essere valorizzata come merita prima delle tristi vicende di questi ultimi anni, compresa la denuncia nei confronti del direttore e del conservatore, assolti poi perché il fatto non sussiste.
Danilo Bruno
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Danilo Bruno

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