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Savona, per non dimenticare. A 15 anni dalla scomparsa di Armando Magliotto

Ricorrono 15 anni dalla dolorosa scomparsa di Armando Magliotto. Franco Astengo: “Nell’occasione Luciano Angelini mi ha inviato questo ricordo che ritengo (previo suo consenso) di condividere con compagne e compagni che con Armando hanno compiuto percorsi politici e culturali in una operazione di memoria che, come ben scrive Luciano, dobbiamo cercare comunque di mantenere viva.

di Luciano Angelini

Nella prima fila del Consiglio regionale, da sinistra, Fausto Cuocolo, Fulvio Cerofolini, Armando Magliotto e Ines Boffardi

Armando Magliotto, partigiano, sindacalista, politico, presidente della Regione, sindaco, illuminato ispiratore, padre fondatore potremmo dire senza alcuna enfasi retorica, del campus universitario di Legino, se n’è andato, quasi in punta di piedi, quindici ani fa, la sera del 4 novembre 2005.

Il libro scritto da Giancarlo Berruti e Sergio Tortarolo

L’eredità che ha lasciato ripercorre appieno molte stagioni di questo Paese, dalla Resistenza alle battaglie sindacali, alle forti tensioni politiche e sociali, alla nascita delle Regioni. Un uomo a tutto tondo. Temprato da esperienze totalizzanti, compreso l’esilio francese della sua famiglia a Villefranche sur Mer, dove era nato, per sfuggire alle persecuzioni fasciste, dalle battaglie sui monti, nelle fabbriche, a cominciare dalla Brown Boveri dove lavorò giovanissimo, e nel suo partito, nel Pci dei grandi leader nazionali, degli aspri contrasti e delle forti personalità a livello savonese e ligure: Aglietto, Lunardelli, Calandrone, Noberasco, Urbani, Amasio, Morachioli, Scardaoni, vale a dire segretari di partito, parlamentari, sindaci, presidenti di Regione e Provincia, amministratori di lungo corso ed esperienza.

Un percorso complesso, denso di difficoltà e insidie. Accidentato anche nel suo stesso schieramento, attraversato, pur in un presunto monolitismo di facciata, da forti tensioni e lacerazioni su grandi vicende della Storia come l’invasione dell’Ungheria e i rapporti con l’Urss. Esperienze capaci di segnare, ma anche e soprattutto arricchire, se comprese, analizzate a fondo e depurate da preconcetti, sviluppate e trasformate in bagaglio umano prima che politico e professionale.

Di Armando Magliotto, che Savona ha salutato con affetto e soprattutto al di fuori dell’etichetta in una uggiosa domenica al Campus di Legino, mi preme ricordare il sindacalista, il politico rigoroso e implacabile, il leader della Fiom, quando Savona con decine di migliaia di iscritti, metalmeccanici, chimici, edili, era un laboratorio per l’intero movimento operaio. Poi leader carismatico della Cgil, elegante, affascinante (innegabile la sua fama di discreto tombeur des femmes) con quella sua “erre” arrotata che ne tradiva l’infanzia a Villefranche, pragmatico, duro, carismatico, deciso nella difesa dei diritti dei lavoratori.

Un cammino iniziato nel 1948 alla Brow Boveri di Vado Ligure e concluso oltre vent’anni dopo, nel 1970, con la prima esperienza in Regione da consigliere a presidente.

Un capitolo, quello sindacale, importante, significativo, delicato. Caratterizzato da forti tensioni sociali e difficili ricerche di dialogo sindacale. Savona era alle prese con la crisi della siderurgia, la chiusura di aziende, i tagli all’occupazione e i trasferimenti (Ilva, Dotta e Venè, Servettaz, Brondi e Saroldi, Scarpa e Magnano, Ilva Bates, Acna, Ferrania) con pesanti contraccolpi per migliaia di famiglie, senza dimenticare la lotta dei portuali contro le autonomie funzionali (Fornicoke per cominciare). Erano anche gli anni (sindaco Angelo Carossino dopo il commissariamento di Palazzo Sisto IV per lo scandalo Ghelardi, ricordato come il ragionier miliardo, quattrini che sottrasse alle casse comunali) del Pris, il Piano regolatore intercomunale (firmato dall’architetto Todros) che ridisegnò e progettò lo sviluppo urbanistico della città e del comprensorio.

Magliotto passò dal Pci (era funzionario della Federazione) alla Fiom nel 1953. Un trasferimento con chiara motivazione politica. La Federazione savonese, in conflitto con quella genovese era in odore di eresia, guardata con sospetto a Roma doveva essere riallineata, in qualche modo normalizzata. Magliotto, giovane e propulsivo dirigente di punta, fu spedito alla Fiom con Roncaglione e Pontacolone. Da Genova arrivarono i più “fidatiAngelo Carossino e Olga Roncallo.

Non fu una bocciatura, bensì l’inizio di una carriera formidabile, un excursus che lo portò rapidamente (1961) alla guida della Camera del lavoro e ad essere componente del Comitato centrale del PCI, ancora all’epoca della segreteria Togliatti, il più giovane membro dell’ organismo dirigente del Partito. I suoi dirimpettai nel sindacato erano Giovanni Burzio (Cisl) e Nicola Pozzi (Uil), due leader sindacali così diversi tra loro ma capaci di integrarsi e di diventare protagonisti al fianco della classe operaia. Il dialogo con Cisl e Uil non era facile, soprattutto nelle fabbriche; i rapporti di forza nettamente a favore della Cgil, ma Magliotto era uomo e sindacalista aperto al dialogo. Come ricorda Giovanni Burzio con un velo di nostalgia: “Tra noi ci fu un rapporto vero, franco, basato sulla fiducia e su una scelta coerente. Prima di tutto esistevano i lavoratori con i loro problemi nei posti di lavoro o, peggio, senza il lavoro, poi poteva anche venire la competizione tra i sindacati”.

Ed è su quel rapporto “vero e franco” che iniziò proprio a Savona la contrastata costruzione dell’unità sindacale. Una fase importante per l’intero movimento operaio e che vogliamo ricordare proprio con le parole di Armando Magliotto raccolte in un colloquio-intervista (7 aprile 2005) per il libro “Quelli del Pci”. “A Savona la situazione sul piano della ricerca dell’unità sindacale si presentò molto avanzata rispetto alle altre province italiane. Senza falsa modestia devo dire che tali condizioni si poterono realizzare perché io ero alla Cgil e Burzio era alla Cisl”.

Per non dimenticare.

Luciano Angelini

UN ALTRO LIBRO RICORDA LA FIGURA DI ARMANDO MAGLIOTTO

‘Un politico d’antan tra partito, sindacato ed Enti locali (1927-2005)- Edito nel marzo 2017

 

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