Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Il libro della settimana /
Il Colle dell’Agnello, la strada appesa al cielo
E la Colle di Tenda-Monesi vista dall’alto
E il ‘guardiano’ scolpito da Nello Scarato


A 50 anni dall’apertura della strada del Colle dell’Agnello, in alta valle Varaita, Fusta editore ha dato alle stampe il libro Colle dell’Agnello – Una strada appesa al cielo”.  Altra notizia della settimana. La Limone Piemonte – Monesi. Strada ex militare del Monte Marguareis (chiamata impropriamente dai giornalisti come la “Via del Sale”). Il fantastico tornante aereo sulla sterrata che scorre a cavallo del confine italo-francese tra il Colle di Tenda (valle Vermenagna) e Monesi (Alta valle Tanaro), ad una quota media di 2000 metri s.l.m., nella zona vicina al Colle della Boaria (quota 2102 metri s.l.m.). Infine ecco scolpito dal poliedrico Nella Scarato il ‘guardiano del giardino’ in quel di Pornassio.

Simone Mondino

Immagine ripresa dal drone. Settembre 2020. Vallone di San Giovanni. Alta valle Vermenagna. Alpi Liguri

Grazie alla foto di “Simone Mondino – iduevagamondi”
MONESI – LIMONE LA PRUDENZA NON E’ MAI ABBASTANZA
UN’IMMAGINE DELL’ARCHIVIO DI TRUCIOLI.IT LO DOCUMENTA
PORNASSIO, NELLO SCARATO:
IL ‘GUARDIANO’ DEL MIO GIARDINO, IL CRISTO DELL’ORTO
Lui si inorgoglisce, ma ritiene di non essere un personaggio più popolare di altri concittadini nella sua Valle Arroscia. Nello  Scarato abita da sempre a Pornassio dove è stato  direttore dell’Ufficio postale. Con la pensione non ha scelto la vita da pensionato, si è messo all’opera per coltivare e  scoprire il talento dei suoi hobby. Scrittore di romanzi e storia, poesie, la musica e componente l’orchestra I Monelli di Montegrosso Pian Latte, qualche comparsa nel teatro ‘pornassino’. “Non credo proprio che la mia piccola attività diciamo artistica  sia degna di essere citata. Oltre al Cristo dell’orto ha scolpito altri minuscoli oggetti  in legno che custodisce la ‘collezione’ di mia figlia.”. Nello è impegnato nella stesura finale  di un nuovo libro che dovrebbe essere in rete e disponibile prima di Natale, contente pure alcune illustrazioni. “Non penso possa interessare più di tanto…”. E tra i progetti ‘letterari’, Nello  vuole approfondire la conoscenza di Giordano Bruno e contestualizzarlo ai nostri giorni. Il suo nome vero è Filippo Bruno, è stato un filosofo, scrittore e frate domenicano italiano vissuto nel XVI secolo. E’ nato a Nola nel 1548 e morto il 17 febbraio 1600 a Campo de’Fiori a Roma.
IL LIBRO /Una strada appesa al cielo
In occasione dei 50 anni dall’apertura della strada del Colle dell’Agnello, in alta valle Varaita, Fusta editore ha dato alle stampe – nell’ambito della collana “Storie di terre, territorio, donne e uomini” – il libro Colle dell’Agnello – Una strada appesa al cielo”.
La storia del terzo valico più alto d’Europa dall’epoca dei Romani a quella attuale dove le imprese di Scarponi, Pantani l’hanno reso una meta ambita per tutti i ciclisti. Tutto questo sul volume. Disponibile in libreria  e per info. Una tortuosa lingua d’asfalto da 50 anni si arrampica nelle Alpi fino ai 2.744 metri di un passo che unisce Italia e Francia. In passato molti abitanti della Valle Varaita attraversarono il Colle dell’Agnello per cercare fortuna oltralpe. Oggi il Colle dell’Agnello è uno dei più alti collegamenti in quota d’Europa, sfruttato da migliaia di turisti e salita amata da ciclisti e motociclisti.
LA PREFAZIONE INTRODUZIONE

Il colle dell’Agnello è andato assumendo, nel corso degli anni, importanza europea, specie per quel che riguarda il ciclismo e il mototurismo. L’altitudine – con i suoi 2.744 metri è il terzo valico più alto d’Europa dopo l’Iseran e lo Stelvio – e lo scenario di incomparabile bellezza lo hanno reso meta di eventi sportivi di rilevanza internazionale. Ma quali sono le origini della strada che porta al valico e che si sviluppa per una decina di chilometri in alta quota, collegando la valle Varaita a quella del Guil in Queyras?

La mulattiera percorsa nei secoli passati da pellegrini, pastori, soldati, contrabbandieri e, in anni più recenti, dai valligiani che si recavano in Francia a cercare lavoro, trasuda storia ad ogni tornante. Gianpiero Boschero, profondo conoscitore della valle Varaita, racconta le vicende dell’antichità, partendo dall’epoca romana per soffermarsi, in particolare, sulla singolare esperienza della Confederazione degli Escartoun.

Boschero tratteggia il ruolo dell’alta valle, sia per quel che concerne i rapporti che questa ebbe col Marchesato di Saluzzo, sia poi, durante la guerra di successione austriaca, quando il colle vide il passaggio di eserciti e le montagne vicine (colle della Battagliola e Montecavallo) furono teatro, a metà del 1700, di cruenti scontri con migliaia di morti. Dopo l’epoca napoleonica il colle divenne, più ancora di quanto lo fosse stato in passato, la via del sale e punto di passaggio per l’emigrazione. Infine, dopo la sciagurata guerra lampo con la Francia del 1940, fu protagonista della ritrovata pace e di nuove opportunità turistico-commerciali.

Il 19 settembre 1970 quella mulattiera, in virtù della tenacia dei sindaci dei comuni dell’alta valle Varaita, Pontechianale, Castel­delfino, Sampeyre e Bellino, divenne strada. Grazie al Bim, Bacino Imbrifero Montano, che agì sinergicamente con la Comunità Montana, l’Amministrazione Provinciale di Cuneo e la Camera di Commercio; intrepidi amministratori riuscirono in un’impresa, che, vista oggi, ha del titanico.

Giampaolo Testa, giornalista che da decenni segue le vicende politico-amministrative del territorio, ripercorre i passaggi di una  scelta che fu lungimirante quanto complessa. Testa si sofferma nello specifico sulle figure di sindaci, tecnici, funzionari e impresari che, guidati dall’ingegner Paolo Albonico, presidente del Bim, portarono a compimento l’opera in un arco di tempo relativamente breve e con una spesa tutto sommato modesta.

Nibali sul colle

Nella parte finale del libro, Lorenzo Francesconi, giornalista esperto di cronache sportive, si occupa di sport e turismo e degli eventi che, con crescente interesse soprattutto a partire dagli anni ‘90, si intrecciano con la storia recente del colle. La salita è stata teatro, negli ultimi trent’anni, di quattro tappe del Giro d’Italia e di due frazioni del Tour de France.

La scalata all’Agnello era prevista anche per il Giro 1995, ma fu accorciata anticipando l’arrivo della tappa a Pontechianale per la caduta di due slavine. Infine, da menzionare il mondo dei motori che ha scoperto il colle con l’Agnellotreffen, il motoraduno invernale più alto d’Italia, di cui si è svolta, nel mese di gennaio 2020, la settima edizione.

Quali le prospettive per il futuro? Attualmente il valico è aperto al transito limitatamente al periodo estivo: da fine giugno a metà ottobre. La chiusura della strada avviene in concomitanza con la fiera di San Luca di Guillestre. Considerato il crescente numero di passaggi, la valenza turistico-sportiva europea e l’importanza che riveste per l’economia della valle e del Saluzzese, l’auspicio è che il periodo di apertura possa essere ampliato. Questo era il desiderio dei promotori e questo resta il sogno di quanti credono che l’Agnello abbia ancora potenzialità da esprimere negli anni a venire.

PREMESSA SCRITTA DA GIANPIERO BOSCHERO

Gianpiero Boschero

Il nome del colle nell’occitano del luogo è lou col de l’Anhel e ha lo stesso significato che ha in italiano. Questo nome fa pensare ad una frequentazione molto antica, probabilmente preistorica, da parte di pastori. Fa parte di una serie di toponimi che in val Varaita sono dedicati ad animali allevati dall’uomo e sono posti a quote piuttosto elevate. Ad esempio, sulla cresta che la separa dalla val Maira, o in prossimità della stessa, troviamo lou col dla Chabra (il colle della Capra), roccho dal Mans (rocca del Toro, sul confine tra Melle e Frassino), i peire di Aze (le pietre degli Asini, sul monte Birrone).

Per la precisione, oltre al colle dell’Agnello, posto a m 2.748 s.m., vi è a meno di mezzo chilometro il colle dell’Agnello Vecchio, a m 2.785 s.m. Prima della costruzione della strada carrozzabile che valica quello “nuovo” erano frequentati entrambi. Il colle dell’Agnello Nuovo è il principale, ma comporta di doversi spostare in un vallonetto laterale, posto a sinistra per chi sale da Chianale, attraverso un passaggio fra le rocce un po’ esposto, denominato Crapoun e nella carta dell’IGM Passo del Grapon. Questo colle veniva usato di preferenza da chi conosceva bene i luoghi. Il colle dell’Agnello Vecchio, che si trova nella prosecuzione del vallone dell’Agnello (valle Verde), salendo un ripido pendio a sinistra, veniva utilizzato quando c’era ghiaccio al Crapoun o da chi era meno pratico. Un tempo al piede di questo ripido pendio vi era una croce di legno, per ricordare un’anziana donna che era morta lassù mentre cercava di valicare il colle1. Entrambi i colli danno accesso alla valletta dell’Aigue-Agnel e al villaggio di Fontgillarde.

Per recarsi in Queyras a piedi da Chianale si può utilizzare anche il colle di Saint Véran, a m 2848 s.m., posto in cima ad un vallone parallelo a quello dell’Agnello, ma storicamente meno frequentato e con un sentiero a tratti meno agevole. Per gli escursionisti esperti vi sono il passo di Soustra (m 2.850 s.m.), il colle delle Ruine (m 3.050 s.m.), il colle Biancetta o Blanchet (m 2.901 s.m.) e il colle della Niera o col la Noire (m 2.954 s.m.).

Se invece si vuole raggiungere l’Ubaye si può scegliere tra il colle di Longet Nord (m 2.650 s.m.) da Chianale e il colle dell’Autaret (m 2.875 s.m.) da Bellino. Altri colli, ma di maggior impegno, sono da Pontechianale il colle del Lupo, da Bellino il passo di Mongioia, il col de Riouburent, il col de Longet Sud, il colle di Malacosta e il passo di Ciabrera, tutti oltre i m 3.000 s.m., salvo l’ultimo che è posto a m 2.914 s.m.2.


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