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Savona il misterioso naufragio del Vincenzo
Ricostruita la sorte del veliero oceanico
Onori a 9 marinai e famiglia Minuto armatori

Il naufragio del Vincenzo (1874), costruito da F. Calamaro e armato dalla famiglia Minuto di Savona.

di Piero Pastorino

Mentre sta proseguendo la ricerca per l’ampliamento del Repertorio dei velieri savonesi,abbiamo ricevuto da Jonathan Ferroni l’informazione dell’esistenza di documenti, conservati presso l’Archivio di Stato di Savona e resi disponibile in rete, che fanno luce su un tragico episodio, finora non evidenziato dalla peraltro consistente massa di registri consultati. Questi documenti segnano l’epilogo legale – purtroppo sempre necessario – di un naufragio presunto del gennaio 1874.

Nell’immagine il brigantino a palo Mariquita del costruttore Francesco Calamaro, molto simile al Vincenzo (immagine trasmessa da Paolo Calamaro, discendente del costruttore).

Il brigantino a palo Vincenzo (alcune volte menzionato come Il Vincenzo) di 554 tonnellate, varato a Savona nel 1866 dal costruttore Francesco Calamaro (del quale abbiamo in precedenza parlato), era di proprietà della famiglia Minuto di Savona.

Nel corso degli anni, come riportato da registri successivi, vari membri della famiglia Minuto si erano alternati nei ruoli di armatore e capitano.

Nel dicembre 1873 il bastimento si trovava a New York, dove veniva ispezionato dai responsabili del Record of American & Foreign Shipping, ente statunitense di controllo dell’epoca.

Il 24 gennaio 1874 partiva da New York per Queenstown, uno dei tradizionali porti for orders (per ordini) della Gran Bretagna: porti, cioè, dove i mercanti padroni del carico indirizzavano il capitano mentre loro contrattavano la merce che era a bordo. Durante il viaggio della nave, la merce poteva – e lo fa tutt’ora – cambiare di mano parecchie volte. Quando la merce era stata finalmente venduta e destinata ad un determinato porto, il capitano ne veniva informato al suo arrivo in rada e faceva finalmente vela verso la destinazione finale.

Stiamo parlando di un’epoca in cui la radio non esisteva: i bastimenti partivano e, finché non erano arrivati a destinazione, non se ne avevano se non scarsissime notizie tramite altre navi che li avevano incontrati e doverosamente annotati nei loro giornali nautici, oppure da certi fari o passaggi strategici a cui i capitani segnalavano il loro nominativo. Queste segnalazioni erano riportate sugli aggiornamenti periodici dei registri e telegrafate agli armatori ed alle autorità marittime.

Nelle città portuali, tra cui Savona, molti quotidiani dell’epoca riportavano queste segnalazioni nelle loro rubriche marittime, onde tranquillizzare armatori, mercanti e famiglie dei naviganti.

Del brigantino a palo Vincenzo non si seppe più nulla: scomparve. Come tanti altri velieri, senza altri testimoni che il mare, il Nord Atlantico invernale. Dai documenti risulta che l’armatore informò le autorità il 6 marzo 1875 che del bastimento non si avevano notizie dalla sua partenza da New York e che pertanto doveva considerarsi perso con tutto l’equipaggio.

Il capitano del porto di Genova, nel cui compartimento marittimo era registrato il bastimento, informava perciò i vari comuni di residenza dei membri dell’equipaggio: il 22 luglio 1875 il Comune di Savona veniva informato che erano da considerarsi morti per scomparsa in mare i seguenti cittadini:

1 – capitano di lungo corso Biaggio Minuto, nato a Savona il 28 ottobre 1848

2 – secondo di bordo Angelo Cordano, nato a Savona il 29 luglio 1844

3 – mozzo Domenico Minuto, nato a Savona il 28 marzo 1855

4 – mozzo Giuseppe Astengo, nato a Savona il 15 marzo 1855

5 – mozzo Enrico Ferdinando Prudente, nato a Savona il I marzo 1855

6 – mozzo Francesco Ferretti, nato a Savona il 25 maggio 1855

In pratica il capitano aveva 26 anni, il secondo 30 e tutti i mozzi 19.

Il tribunale civile di Savona in data 21 Settembre 1875 ne sanciva la morte presunta ed aggiungeva alla lista dei deceduti Luigi Rebagliati, Giuseppe Spotorno e Antonio Venturini, tutti di Celle Ligure. Chiaramente mancano dei nominativi, dato che un brigantino a palo oceanico aveva solitamente tra i dodici ed i quindici uomini di equipaggio: evidentemente i mancanti erano di altri comuni. Suscita qualche perplessità il fatto che il brigantino a palo Vincenzo compaia ancora nel registro del Rina del 1879.

Molti velieri varati a Savona e con equipaggi savonesi non fecero ritorno e si sono persi negli oceani del mondo; ci è parso doveroso rendere omaggio a questi nostri costruttori e marinai, umanizzando in tal modo un elenco di bastimenti che, con i loro equipaggi, meritano di essere ricordati.

Piero Pastorino

(da Storia Patria)

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