Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Triora ‘colpaccio’ al Tg1 Rai
Un paese che da anni si promuove
senza dover pagare la pubblicità
Quando l’ardesia era l’onoro nero

Triora regina dell’estate ? Sicuramente ‘baciata’ dalla promozione Rai. Ancora un servizio televisivo. Questa volta in prima serata e con un inviato speciale del telegiornale Rai 1. Una media di 6-7 milioni di telespettatori. Triora e le streghe, il suo pane e tanto ancora. (Vedi………https://www.facebook.com/1358092260/posts/10217529073602880/). Leggi anche tre interessanti capitolo del libro di Sandro Oddo. L’oro nero: l’ardesia e la storia de La route de l’amitié.

Era il 5 gennaio 2018 alla trasmissione di Rai 1 ‘Prova del Cuoco’-  Triora.

Bellissima esperienza di un giorno negli Studi Rai di Roma per la puntata della Prova del Cuoco di Antonella Clerici. Puntata dedicata alla Befana e non poteva mancare Triora. Nella rubrica del Campanile Triora e L’Erba Gatta  (Vino & Cucina a Triora) hanno rappresentato la Liguria.

Si leggeva sul sito del paese: “Ringraziamo la  Rai con Antonella, Federico, Elio, Lorenzo e tutti gli amici produttori della Valle Argentina che ci hanno supportato in questa bella esperienza. Speriamo di aver incuriosito ancora tante persone e attratto l’interesse per il nostro bellissimo Borgo.”

IL 14 MARZO 2016 –
Il giornalista Osvaldo Bevilacqua di Sereno Variabile a “Uno Mattina” su Rai 1 incorona Triora quale meta ideale per le vacanze di Pasqua.
Triora, trova spazio al fianco di altre realtà più rinomate. Bevilacqua ha visitato il paesino delle streghe recentemente, tra agosto e settembre dell’anno scorso, quando si recò nell’alta valle Argentina proprio per girare una puntata della sua trasmissione.

TRIORA CHE PUO’ FREGIARSI DE ‘I BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA’

E I ‘BORGHI DELLE STREGHE’

Treekking ed orienteering, mountain-bike, free-climbing e buildering nella località Loreto, passeggiate ed escursioni nei boschi e sui monti di Triora. Tennis, calcetto, pallavolo, pallacanestro, bocce.

Triora è immersa in uno scenario incantevole, che sprigiona una forza arcana. Nell’alta valle Argentina l’aria è particolarmente inebriante, il silenzio profondo, e qualcuno ancora pensa che aleggino su questo paesaggio gli spiriti degli antichi Druidi che hanno celebrato riti in questi boschi. Volendo andare alla ricerca di scenari agresti e montani, si può fare il giro delle frazioni di Triora, come Creppo, Cetta, Realdo e Verdeggia, ovvero delle sue innumerevoli borgate, quali Goina, Loreto, Bregalla, Carmeli, Borniga, il Pin, oppure salire alla pineta di Monte Trono, prendere la strada panoramica che conduce a Monesi, raggiungere incantevoli punti panoramici sulle Alpi Liguri. A Verdeggia, a Realdo ed alla Bassa di Sanson esistono rifugi alpini per gli escursionisti che affrontano gli itinerari sui monti attorno a Triora.

TRIORA E LA SUA STORIA NEL QUARTO VOLUME ‘LA GRANDE PODESTERIA’ DEL  BENEMERITO CONCITTADINO SANDRO ODDO.

Sono 700 pagine e trucioli.it ha già pubblicato alcuni capitoli tra i più interessanti e curiosi ai nostri giorni.  Un libro in cui si da conto, ad esempio, che nel 1531 la popolazione era di 3.060 residenti.  ed ha raggiunto l’apice nel 1807 con 5.828. Una vera città, molto più popolosa di altre cittadine rivierasche dei nostri giorni.  Oggi siamo sotto i 400 residenti.  Si aggiunga che inizialmente comprendeva anche Molini di Triora che dal 1904 è stato istituito come Comune.

Il libro di Oddo ha spulciato i registri parrocchiali dove spesso accanto al nome e cognome appare anche il soprannome. Era una caratteristica dei paesi di montagna, ma nel passato (diciamo ultimo secolo) anche nelle cittadine della costa.  C’è  l’elenco dei parroci di Triora dal 1345.

C’è la notizia che nel 1659 il notaio Ludovico Allavena  attesta che il magnifico podestà di Triora percepiva un salario annuo di 340 lire, suddivo tra Triora e le ville (Corte, Molini e Andagna), badalucco, Montaldo, Bajardo e Castelfranco.

C’è l’elenco dei podestà, dal 1251, con l’avv. Tagliaferro e fino al 1795 con Di Negro.

L’ORO NERO: L’ARDESIA

Discendendo dalla piazza centrale del borgo e giunti nel Pantan, ribattezzato largo generale Tamagni, non si può fare a meno di notare due capitelli cubici delle colonne dell’antica collegiata e, all’ingresso dell’antica abitazione già dei Capponi, un magnifico portale con la soglia, gli stipiti, l’architrave, il cornicione e la sovrapporta, recante ai lati dello stemma nobiliare due leoni accovacciati magnificamente scolpiti. Proseguendo il cammino, ci si immette nella via Cava, così chiamata proprio perché vi si estraeva il materiale delle colonne e del portale appena ammirati. Si tratta dell’ardesia, un tempo impiegata soprattutto per la copertura dei tetti. Altri portali, risalenti per lo più ai secoli XV e XVI, sono posti nelle altre vie del borgo, soprattutto nella parte alta, quella abitata dalle famiglie nobili, che gareggiavano fra di loro per scolpire la pietra.

Antichissimo è l’uso dell’ardesia, per la sua resistenza all’azione violenta degli agenti esogeni. Poi sono giunte le tegole marsigliesi, soppiantando quasi completamente le ciappe, sia per il peso che per il minor costo, modificando però l’aspetto del paesaggio. La facilità con cui le lastre di ardesia si lasciano tagliare, scolpire, piallare e verniciare le rendono adatte agli usi più disparati, fra i quali le lavagne per le scuole ed i ripiani per i biliardi. Principalmente proprio per questo uso sul finire degli anni Sessanta del secolo scorso, alcuni industriali provenienti dalla zona della val Fontanabuona, da sempre patria dell’ardesia, giunsero in alta valle Argentina alla ricerca di filoni. I giacimenti residui della loro zona non offrivano più quelle garanzie di potenzialità da giustificare ulteriori investimenti diretti a potenziare impianti e macchine, per rispondere adeguatamente al continuo aumento della domanda di quella materia prima.

Si diressero perciò verso Realdo e Verdeggia, con i loro tetti grigiastri, allo scopo di effettuare ricerche e quindi provvedere all’escavazione. Primi a giungere furono Antonio Catanzaro, residente a Cicagna, Alberto e Marcello Carametro, domiciliati ad Orero. Nei mesi di agosto e novembre 1969 stipularono con il Comune di Triora due contratti per poter sfruttare la cava Cuin nei pressi dell’abitato di Verdeggia. Nel medesimo periodo Severino Malatesta, da poco tempo giunto a Triora, si dedicò all’attività ardesiaca nella zona di Carmeli, stipulando un contratto con il Comune di Triora. Entrambi si impegnarono a versare nelle casse comunali 300.000 lire per nove anni.

Fu l’inizio di una vera e propria “epopea”. Infatti l’esito positivo delle ricerche e dei primi lavori, che condussero alla scoperta di banchi di ardesia di ottima qualità coltivabile industrialmente, fece confluire in quella zona i migliori imprenditori della val Fontanabuona e di altre località viciniori. Scorrendo i contratti stipulati a partire dall’anno 1971 risulta che si stabilirono nella zona le seguenti imprese: Enzo Podestà, Soc. Cave di Canevairole di Arata Vittorio Terzo e C., Società SIELA di Scapolla e Frandi S.n.c., Arata Giovanni e C. S.n.c., Bisso Giorgio e C. S.a.s., Euroslate di Arata Vittorio Terzo, Quarto e C. S.n.c., Soc. L’Ardesia di Gnecco e Podestà S.d.f., Soc. L.E.A.N.I. di Garbarino Gio Batta e C. S.n.c., Soc. Italardesia di Arata Vittorio Terzo e Quarto e C. S.n.c., S.T.Q. di Arata Vittorio Secondo e C. S.n.c., E.A.L. di Giuffra Enrico e Merlino Alessandro, Soc. Garbarino e Cuneo S.n.c., Soc. Testa delle Collette S.r.l.

Nuove cave furono aperte in altre località quali Sant’Antonio e Testa delle Collette, ed anche nel Foresto di Triora e a rio Bompé. Lo sfruttamento di quest’ultima cava favorì la creazione di una società con sede a Molini di Triora, la Valle Argentina di Arata Maria Teresa e C.

Lo sviluppo dell’attività estrattiva, con il pressoché totale trasporto del materiale negli stabilimenti della val Fontanabuona, portò ad un risultato incredibile, con l’apertura di dodici cave e l’aumento della produzione che in pochi anni (in particolare nel 1986) superò più del doppio quella ottenuta dalle cinquantacinque cave ancora attive nell’entroterra di Chiavari. Ciò può essere constatato dai seguenti dati resi noti allora dal servizio minerario della Regione Liguria[1]:

Zona N. Cave 1984

tonn.

1985

tonn.

1986

tonn.

1987

tonn.

Provincia di Genova 55 70.421 49.678 57.811 62.330
Provincia di Imperia 12 29.532 36.010 160.726 41.852
Totale Liguria 67 99.953 85.668 218.537 104.182

L’attività ardesiaca apportò benefici risultati in termini di posti di lavoro, con molte persone del luogo impiegate. Ebbe anche un notevole impulso il commercio di oggetti in ardesia, soprattutto le piccole lastre incise e quelle colorate, e gli orologi. Ovviamente non potevano mancare i soggetti improntati sulle streghe di Triora e sui principali monumenti e le attrattive della vallata.

Il Comune, resosi conto del notevole introito, chiese ed ottenne un corrispettivo maggiore, composto dal canone d’affitto ed una somma per ogni metro cubo di materiale estratto. Con tali proventi fu possibile realizzare molte opere nei diversi settori, dalle strade agli acquedotti, dalla ristrutturazione degli edifici ad altro ancora. Purtroppo l’industria ardesiaca, in particolare quella connessa alla preparazione dei ripiani per biliardi, subì un improvviso arresto, a causa della scoperta di materiale meno costoso dell’ardesia. In pari tempo si registrò un aspro contenzioso fra il Comune di Triora ed alcune ditte, cioè la Garbarino e Cuneo e l’Italardesia, che ebbe pesanti ripercussioni per le finanze dell’ente, costretto anche a cedere la cava di Capriolo Bompé, sviluppantesi pressoché integralmente sul territorio triorese, e inoltre i tre rifugi di Verdeggia, Sanson e Realdo.

[1]Questi ed altri dati del testo sono ricavati dal magnifico libro di Domenico e Orlando PANDOLFI, La cava. Belforte Grafica, Livorno 1989.

LA ROUTE DE L’AMITIE’

Gli amministratori del Comune di Triora, allo scopo di allacciare buoni rapporti con i cugini francesi di Briga, ovvero La Brigue, progettarono in quel periodo un tracciato che dal capoluogo si immettesse sulla strada militare Colle Garezzo-Collardente-Marta. Ottenuti alcuni finanziamenti, incaricarono perciò un tecnico triorese, il geom. Vincenzo Alberti, di redigere un progetto e prontamente, a metà degli anni Sessanta, furono eseguiti i primi chilometri della rotabile. L’opera, che rientrava anche nel piano di collegamento di Triora con la sua frazione Monesi, avrebbe degnamente completato l’itinerario turistico della valle Argentina, unendo l’estrema parte della Riviera occidentale ligure alla Francia, al Piemonte e alla valle di Pieve di Teco, la quale permette un duplice sbocco verso il mare, raggiungendo cioè in breve tempo sia Imperia che Albenga.

Contemporaneamente il Comune di La Brigue eseguì una strada rotabile sul proprio territorio, di quattordici chilometri, collegata anch’essa alla strada militare Colle Garezzo-Marta. L’inaugurazione della “route de l’amitié”, così fu battezzata dai francesi, avvenne il 31 agosto 1969 a Colle Sanson, alla presenza di numerose autorità. A tagliare il nastro francese fu il sindaco di La Brigue, André Merquiol, mentre quello italiano fu reciso dal comm. Manfredo Manfredi, presidente dell’Amministrazione Provinciale di Imperia. Entrambi ribadirono i rapporti di buon vicinato fra i due Paesi, nella speranza che la strada potesse far conoscere meglio le Alpi. Segreta, ma non troppo, intenzione dei francesi era quella di valorizzare la zona di Cima Marta quale stazione sciistica italo-francese.

In ogni caso il completamento della strada La Brigue-Collardente fu importante e decisivo perché anche i lavori di costruzione della strada Triora-Passo della Guardia fossero completati. Era trascorso infatti poco più di un anno dall’inaugurazione della “route de l’amitié” quando si svolse al Passo della Guardia un’analoga cerimonia, che sanciva il collegamento della nuova strada alla vecchia strada militare, permettendo quindi il raggiungimento sia della frazione Monesi di Triora che di La Brigue. Il 12 settembre 1970 erano presenti a tale atto numerose autorità, sia italiane che francesi, fra le quali i sindaci di Triora, comm. Luigi Lantrua, e La Brigue, André Merquiol, il vice presidente della Camera dei Deputati, on. Roberto Lucifredi, il sen. Raul Zaccari, l’on. Aldo Amadeo, M. Sassi, sindaco di Breil, il vice console d’Italia a Mentone ed il presidente dell’Amministrazione Provinciale di Imperia, comm. Manfredo Manfredi.

Su richiesta degli abitanti di Realdo e su pressione dei consiglieri dell’alta valle, che reclamavano il collegamento del villaggio, già frazione di Briga Marittima, alle sue borgate, cioè Borniga, il Pin e Borniga, negli anni dal 1973 al 1976 il Comune fece realizzare dalla S.p.a. I.CO.S.E. di Paroldo (Cuneo) una strada che raggiunse infine Colle Sanson, collegandosi anch’essa con la strada militare e permettendo pertanto uno straordinario percorso tra bellezze naturali e paesaggistiche di prim’ordine. Briga Marittima, oggi La Brigue, poteva finalmente essere raggiunta, consentendo   addirittura una scelta fra due strade[1].

[1]ARCHIVIO COMUNALE DI TRIORA. Faldone n. 83.

1967 – IL MINISTRO TAVIANI A TRIORA 

Il 2 settembre 1967 fu una data memorabile per tutta l’alta Valle Argentina. Quel giorno giunse a Triora l’onorevole prof. Paolo Emilio Taviani, ministro dell’interno. L’elicottero che trasportava l’illustre personaggio decollò nel primo pomeriggio dalla località Monesi di Triora, dove amava risiedere soprattutto in estate, atterrando verso le 14,30 sul prato retrostante la colonia estiva Osvaldo Lorenzi. Ad attenderlo erano il sindaco Luigi Lantrua, alcuni consiglieri, il segretario comunale Luigi Capponi, il capitano dei carabinieri di Sanremo, il parroco don Lorenzo Broccardo e molte altre persone.

Visto che la visita era iniziata prima del previsto, il ministro, accompagnato dal consigliere di Mario Alberti di Carmeli, si recò in automobile lungo la strada che da Triora conduceva a Verdeggia e a Realdo, al fine di constatare personalmente lo stato dei lavori. Lungo il tragitto si fermò più volte per ammirare le meraviglie naturali e paesaggistiche dell’entroterra, e per scambiare qualche parola con alcuni verdeggiaschi e realdesi, rassicurandoli sull’esecuzione dell’ultimo tratto di rotabile. Sulla via del ritorno, osservò le frazioni Drondo, Gerbonte, Bregalla, Creppo, Loreto e Cetta, chiedendo ripetutamente informazioni.

Alle 15,30 precise ebbe inizio la visita ufficiale a Triora. Ad attenderlo davanti al municipio erano il prefetto di Imperia, gli onorevoli Zaccari, Viale ed Amadeo, il presidente dell’Amministrazione Provinciale, il questore, il vice questore, il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco ing. Tomaselli, il comandante del gruppo carabinieri di Imperia, il presidente del consiglio di Val Nervia, i commissari ministeriali dei consorzi di Bonifica Montana dell’Argentina e del Tanaro, i sindaci di Sanremo, Imperia e Taggia, il presidente della Camera di Commercio, il comm. Giovanni Parodi, il presidente provinciale dell’Ente Provinciale di Imperia, il prof. Nino Lamboglia con la propria assistente dott.ssa Francisca Pallares, il rag. Giuseppe Riccò, presidente della colonia montana Osvaldo Lorenzi, i parroci di Triora, Realdo e Cetta e molte altre autorità. All’apparire del ministro si levò un fragoroso battimani, seguito dagli squilli di tromba della banda musicale.

Nella sala consiliare il sindaco, a nome del consiglio comunale e della popolazione intera, rivolse all’illustre personalità il più cordiale benvenuto, ringraziandolo per la sua sensibilità e per quanto fatto per l’entroterra.

Al termine dell’articolato ed efficace discorso, prese la parola l’onorevole Taviani, complimentandosi anzitutto con gli amministratori del comune di Triora per aver saputo impostare e realizzare tutta una serie di opere pubbliche, dando alla zona un nuovo volto ed aprendo nuove prospettive. Nel suo discorso, durato circa cinquanta minuti, si soffermò sulla necessità di modernizzare l’agricoltura, altrimenti – queste le sue parole – “con l’abbandono dei campi e la carenza di prodotti genuini e dell’allevamento del bestiame si finirà per vivere a base di pillole Pirelli, Fiat, Edison e via di seguito”. Prospettò la necessità di incrementare sempre più il turismo minore, che fluisce spontaneo dall’alto turismo, avente il suo fulcro nelle cittadine costiere. Parlò a tal proposito della funivia da Verdeggia al Saccarello, che avrebbe permesso di raggiungere, in breve tempo, le piste da sci di Monesi. Assicurò il proprio interessamento per terminare quanto prima la strada da Triora a Verdeggia e Realdo ed annunciò lo stanziamento di alcuni fondi per il potenziamento degli acquedotti del capoluogo e di alcune frazioni. Ringraziò infine tutti i presenti, ai quali rivolse i propri saluti e fervidi auguri di prosperità, mentre l’assemblea applaudiva in segno di viva gratitudine.

Dopo un ricco e signorile rinfresco, il ministro visitò la colonia Maria Immacolata dell’Opera Pia Maria Goretti di Sanremo, accarezzando poi paternamente le piccole orfane di Villa Levi. Si diresse infine verso la colonia montana Osvaldo Lorenzi, opera sorta nel 1948 al fine di ospitare, in due distinti turni, bambini o fanciulle della provincia bisognosi di cure[1].

[1]Bollettino parrocchiale Alta Valle Argentina, anno XII, n. 10, ottobre 1967, pagg. 1-5.

 

 

 

 

 

 

 

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