Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Savona: La Servettaz Basevi
nelle foto di Dino Forzano (1917-1961)
con il libro realizzato dal figlio Paolo

Le fotografie di lavoro nelle fabbriche savonesi hanno notevole interesse per le vicende locali. In questo campo di attività tra storia industriale e quella della fotografia si inseriscono le immagini di Dino Forzano (1917-1961) dedicate alla Servettaz-Basevi, raccolte dal figlio Paolo in un album pubblicato in tre soli esemplari di cui uno donato a Storia Patria per il nostro archivio fotografico.

di Marcello Penner

Dino Forzano fu assunto in fabbrica nel 1945: anche se fotografo non professionista fu incaricato dall’azienda di servizi illustrativi che riguardavano le attrezzature e la produzione.

Le immagini risalgono ad una data di poco anteriore a quella della sua morte, quindi furono scattate tra il 1959 e il 1961. Le proponiamo insieme con un testo di inquadramento dell’industria redatto da Marcello Penner che integra e aggiorna quello di Nello Cerisola dedicato alle industrie savonesi.

***

Lo stabilimento Servettaz fu fondato nel 1880 dall’ing. Giovanni Servettaz, già direttore della Tardy & Benech. Nello stesso anno era fallita l’impresa che aveva costruito la nuova darsena Vittorio Emanuele, e il Genio Civile affidò alla Servettaz la manutenzione del vario materiale meccanico occorrente per i lavori per cui insediò lo stabilimento nelle vicinanze della darsena a punta Sant’Erasmo.

Lo stabilimento si ingrandì svolgendo i lavori occorrenti per riparazioni navali e per la nuova acciaieria della Tardy & Benech. Furono costruite alcune gru per il porto di Savona e di Genova, fornì gli apparecchi centrali per la manovra degli scambi e dei segnali ferroviari per le ferrovie italiane. Nel 1887 lo stabilimento viene trasferito su corso Colombo sui terreni che erano stati concessi alla ditta fallita Calcagno e Geri, i quali avevano iniziato la costruzione di un cantiere navale.

Savona corso Colombo

A seguito del primo conflitto mondiale la Servettaz iniziò a produrre anche proiettili, arrivando a settecento pezzi al giorno. La nuova Servettaz occupava 500 operai. Dopo la morte dell’ing. Servettaz, avvenuta nel 1911, la fabbrica passò all’imprenditore Alessandro Basevi con la nuova ragione sociale Servettaz – Basevi. La produzione subì nuove trasformazioni, sorse il reparto fonderia per la costruzione di vasche da bagno e sanitari smaltati.

o stabilimento continuò la sua produzione nel sito di corso Colombo fino ai primi anni ’60, poi si trasferì nel nuovo stabilimento di via Stalingrado, costruito su un’area di 50.000 mq di cui 23.000 coperti. Fu inaugurata il 16 gennaio 1965 alla presenza del ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni on. Carlo Russo.

La produzione del nuovo stabilimento è adesso indirizzata alla costruzione di impianti per l’industria siderurgica, mineraria e chimica, di sollevamento e trasporto e di segnalazione ferroviaria e alla produzione di ghisa; occupando circa 600 operai e 200 impiegati e con un indotto di 30 aziende che danno lavoro a sei-settecento addetti.

Due anni dopo subì un clamoroso fallimento, (era arrivata ad avere perdite di 11 milioni di lire al giorno) che portò al licenziamento di molti operai e all’esodo di maestranze altamente qualificate. Nel 1968 la fabbrica venne acquistata all’asta per 2 miliardi e 65 milioni dalla Mammut di Genova, assorbendo lentamente i lavoratori fino a 600 unità, ma un’altra crisi portò anche la Mammut al fallimento, nel novembre 1975.

La fabbrica fu per qualche anno gestita dalla finanziaria statale Gepi (Gestione e Partecipazioni Industriali), questa finanziaria istituita nel 1971 doveva dedicarsi agli stabilimenti industriali falliti e il personale – quasi sempre tenuto per anni in cassa integrazione – cercando di trovare dei possibili nuovi acquirenti con un piano industriale capace di riattivare la produzione; nel 1977 lo stabilimento fu ceduto al gruppo Pezzoli di Bergamo cambiando nuovamente la ragione sociale in Metalmetron.

Dopo fasi di attività tra alti e bassi lo stabilimento, ormai attestato sui 130 dipendenti e con un passivo di 20 miliardi di lire, concluse la sua attività dopo 112 anni il 14 ottobre 1992 con la sentenza di fallimento emessa dal tribunale di Milano. Dopo varie ipotesi prospettate su quelle aree – cittadella artigianale, supermercato, ecc… – sorgerà il centro commerciale “Le officine” inaugurato il 29 marzo del 2012.

Marcello Penner

PAOLO FORZANO, INGEGNERE: IL LIBRO FOTOGRAFICO

CHE HO REALIZZATO CON LE FOTO DI MIO PADRE

 

 

 

 

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