Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Io insegnante in pensione e le Stelle cadenti
Ponte Morandi, l’ing. Ferrazza, i bagliori

Società Autostrade ha diramato un comunicato in cui si mette sulla difensiva, spiegando, come fosse un gesto di bontà, di aver speso 600 milioni di euro per la demolizione del ponte Morandi e per la costruzione del nuovo viadotto sul Polcevera”.

di  Alesben B.

A dichiararlo è la presidente de Il Buonsenso Alice Salvatore, che argomenta: “Non solo qualsiasi cifra è nulla al confronto delle 43 vittime e delle loro famiglie, morte per la dimostrata negligenza di Autostrade, ma la società ha fatto ricorso contro la legge che gli ha imposto il pagamento. Quel ricorso è stato rigettato giusto ieri dalla Corte Costituzionale. Se Autostrade avesse vinto, avrebbe richiesto tutti i soldi indietro. Non c’è alcuna misericordia da parte di nessuno”.

Ma è veramente negligenza di Autostrade il crollo del “Morandi” o negligenza dei tecnici dello Stato che non hanno mai controllato ?  Che il viadotto fosse ammalorato non ci sono dubbi ma rimane il dubbio del crollo così repentino che forse non è da imputare ne alle negligenze dello Stato e ne alle negligenze della società Autostrade.

Molti testimoni, che si trovavano nei paraggi al momento del cedimento, hanno visto “un fulmine colpire il ponte”. “Erano da poco passate le 11,30 quando abbiamo visto il fulmine colpire il ponte – ha detto Pietro M. all’Ansa – e abbiamo visto il ponte che poi andava giù”. Anche Valerio Staffelli, anchorman di Striscia la Notizia, scrive su twitter: “Scusate ho visto immagini crollo ponte a Genova, per caso avete notato due bagliori prima del crollo? Ero lontano dal monitor ma sembravano una coppia di bagliori….”.
Bagliori ! il 14 agosto 2018 crollo del Morandi, 1 novembre 2018 milioni di alberi delle Dolomiti abbattuti dalla furia del vento di 120 km/h “Strisce di bosco, larghe fino a 200 metri, completamente rase al suolo”; da che cosa ?

L’ esplosione del 21 giugno 2019 e l’evento che “è stato segnalato da testimoni delle città di Kursk, Lipetsk, Voronzeh e Orel, molti dei quali hanno riferito anche di aver sentito il boato dell’esplosione”, ha rilevato l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm) e gli alberi sono “venuti giù” come in Trentino.

Esplosione che ricorda l’ evento di Tunguska” (in russo: Тунгусский феномен?) si indicano le conseguenze verificatesi in una remota regione della Siberia la mattina del 30 giugno 1908, a seguito del possibile impatto o esplosione, non ancora del tutto certo, di un grande meteoroide, o di una cometa. L’esplosione, avvenuta a un’altitudine di 5–10 chilometri dalla superficie terrestre, abbatté decine di milioni di alberi e generò un bagliore visibile a 700 km circa di distanza. È il più importante evento esplosivo naturale registrato nella storia recente in prossimità della Terra. La località prende il nome dal fiume Tunguska Pietrosa (in russo: Подкаменная Тунгуска?), che scorre nella parte settentrionale del Territorio di Krasnojarsk, nella Siberia centrale. Piccoli asteroidi come questo “cadono sulla Terra da sempre”, ha detto Ettore Perozzi, dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) ed è più probabile che cadano sulla Russia, semplicemente “perché è un territorio molto esteso”.
Da il CORRIERE DELLA SERA [di Cesare Giuzzi]

Secondo i tecnici del ministero dei Trasporti il crollo sarebbe stato causato dal cedimento di uno strallo. «Il ponte si è prima piegato e poi è caduto. Non erano mai pervenuti segnali concreti di pericolo»

La rottura di uno strallo del ponte o il cedimento di una «mensola» dell’impalcato. Sono queste le due cause più probabili che avrebbero portato al crollo del cavalcavia Morandi di Genova. L’indiscrezione è emersa al termine del sopralluogo sul luogo del disastro della commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti presieduta dal provveditore ligure alle opere pubbliche Roberto Ferrazza. Lo stesso Ferrazza ha spiegato che anche in base allo stato in cui sono stati trovati i resti del ponte, da una prima e sommaria analisti dell’accaduto, e in attesa di esami strumentali e del parere dei due periti nominati dalla Procura di Genova, è possibile affermare che il crollo del ponte — «che prima si è piegato, poi è crollato» — sia stato generato con tutta probabilità «da due fattori» e in questo senso si sta concentrando l’attenzione della commissione del Mit.                               

L’ipotesi del cedimento di uno «strallo» – In primo luogo si pensa alla rottura di uno degli stralli del pilone numero 9 (quello crollato) che avrebbe provocato la caduta del piano stradale e il successivo crollo del pilone. Cosa avrebbe provocato però il cedimento dello strallo precompresso (enormi cavi d’acciaio rivestiti in calcestruzzo) è ancora da capire. L’ipotesi è quella di una serie di «concause» che avrebbero portato a un indebolimento del tirante fino alla rottura. Nello specifico, Ferrazza ha parlato di diversi fattori che avrebbero potuto concorrere: «Invecchiamento della struttura e dei materiali, inquinamento locale come umidità e salsedine, e un aumento negli anni del traffico leggero e pesante sul ponte».
«Mai pervenuti segnali concreti di pericolo»- Il presidente della commissione del ministero dei Trasporti ha chiarito che «non erano mai pervenuti segnali concreti di pericolo» relativi al ponte. In particolare Ferrazza si è riferito alla relazione del Politecnico di Milano che indicava la presenza di anomalie agli stralli del pilone 9: «Ho visto parte della relazione perché è contenuta nel progetto di sistemazione predisposto da Autostrade e inviato al ministero ad inizio anno e le cui opere sono state messe a gara a fine aprile. Ora ho chiesto l’acquisizione dell’intera relazione». Tuttavia Ferrazza ha chiarito che non si trattava di allarmi specifici ma la relazione del Politecnico era un «messaggio», che «è stato colto visto che erano in programma dei lavori». Se però Autostrade abbia fatto o meno altri studi su quei piloni dopo la segnalazione del Politecnico non è ancora chiaro. Ieri i vertici della società avevano spiegato che si trattava di problematiche poi risolte.

Parlando di asteroidi: Non erano razzi di segnalazione. E tanto meno luci extraterrestri. [16 ago 2019] È stato notato anche in Liguria il meteorite 2006 QQ23, un piccolo asteroide entrato a contatto con la nostra atmosfera e avvistato in diverse zone d’Italia e d’Europa. Numerose telefonate erano arrivate poco dopo le 23 alla capitaneria di porto di Genova per la presenza di “lampi rossi” e luci colorate in mare aperto. Chiamate da Moneglia a Genova fino a Ventimiglia.

Un caso molto simile a quello del settembre 2018, una raffica di segnalazioni che aveva poi trovato spiegazione in un fenomeno astronomico. Vedere il video pubblicato su Twitter da Claudio Porcu, che testimonia la ‘caduta’ ben visibile da Torregrande, in provincia di Oristano.

“Un bagliore e via verso il mare”.  [15 Giugno 2020] L’ufologo precisa che “l’asteroide passato su Savona sarebbe apparso alle ore 4.00 del mattino, mentre secondo fonti australiane l’asteroide sarebbe apparso verso l’una di notte, quindi potrebbero appartenere tutte e due i frammenti allo stesso asteroide denominato 2002 NN4?”. Una cosa è certa, per chi fosse stato sveglio e magari intento ad osservare il cielo, ha potuto godersi lo spettacolo”. L’ufologo che controlla il cielo savonese da almeno 10 anni conferma che “da inizio anno è stato registrato il passaggio di tre bolidi, meno intensi di quello di questa mattina”.

“La quarantena ha giovato all’osservazione in quanto il cielo non era disturbato dai continui passaggi di aerei di linea e militari, anche se è aumentato il traffico dei satelliti. Bolidi che fortunatamente si saranno disintegrati prima di impattare sul suolo o in mare e che dunque non hanno creato danni: al contrario ci hanno regalato uno spettacolo unico e sempre emozionante …” conclude.

GENOVA [14 agosto 2018] Prima un bagliore. Poi il boato. L’inferno inizia così. Non puoi immaginarlo, ma ci provi: te lo raccontano da Sampierdarena, quartiere popoloso, immediato ponente di Genova. È la vigilia di Ferragosto. Dalle finestre si guarda il cielo. Ma piove. Tuoni e lampi. Poi, alle 11, 37, una luce più forte. Il tremolio che si trasforma in frastuono.

Dura una decina di secondi. «Si è sbriciolato, come un grissino», raccontano. E ancora: «Sembrava un terremoto». La foschia, intanto, restituisce un orizzonte cambiato, mancano duecento metri al ponte Morandi. Non un’infrastruttura qualsiasi, ma uno degli snodi autostradali più importanti della Liguria e dell’intero Nord-Ovest. Da una parte si va a Levante, alle Cinque Terre e poi giù fino alla Toscana e al Centro Italia. Dall’altra verso Ventimiglia, il confine, la Costa Azzurra delle vacanze in Francia. L’Italia è in parte spezzata, dalle 14 è chiusa pure la linea ferroviaria per il Nord.

«Oh mio Dio, oh mio Dio». Sono le prime urla disperate giunte nelle case degli italiani, quelle del video postato su Facebook da un testimone, Davide Di Giorgio. «Volevo solo riprendere la pioggia», commenta sotto le immagini, poi rimbalzate attraverso le televisioni di mezzo mondo. È la seconda volta in sette giorni che i media internazionali guardano all’Italia ferita. Era avvenuto in precedenza a Bologna: anche lì era crollato parte d’un cavalcavia, ma alla fine erano morti l’autista-modello del Tir carico di Gpl esploso e, ieri, un altro viaggiatore. Era stato un incidente, qui è diverso.  È un attimo, una questione di secondi. Lo dice anche Maria, 45 anni, residente al terzo piano in via Porro 3, strada popolare che corre parallela al torrente Polcevera. «Stavo guardando la pioggia alla finestra. Ho sentito un tremolio. Poi una luce e mi sono accorta che stava cedendo tutto». Il lampo, torna spesso nei primi ricordi dei testimoni. «Subito dopo è pure saltata la corrente elettrica». Ma il numero uno della Protezione civile, Angelo Borrelli, dice di non aver informazioni a riguardo. Probabile che il cedimento degli stralli, di quei tiranti, abbia creato delle scintille. Prima del boato. C’è un altro aspetto sottolineato da tanti: il tremore. «Ero passato poco prima sul viadotto – racconta Maurizio Ruggiero – e avevo sentito strani movimenti: per come è andata, potrebbero non essere solo suggestioni».

L’architetto Renzo Piano, genovese: «Non si può parlare di fatalità». E se così fosse, si aspetta che venga detta almeno la verità.

Un’ altra testimone: “Non credo proprio sia stato un fulmine. I bagliori che si sono visti nell’aria penso che fossero generati dall’energia statica scaturita dallo spezzarsi di questi elementi in acciaio. Non credo proprio che un fulmine possa causare una cosa del genere, a meno che non sia andato proprio a beccare i tiranti in acciaio, ma questo nessuno lo saprà mai. In ogni caso ho sentito un boato forte, prima della rottura, come uno schiocco di frusta amplificato in maniera enorme, e dopo il rumore assordante del crollo.

La Guardia di Finanza ha diffuso [20/08/2018], terrificanti immagini del crollo di ponte Morandi, registrate dalle telecamere del centro rifiuti collocato sotto al viadotto. Subito si vede la pioggia battente, poi una nuvola di calcinacci invadere l’area documentano in maniera inequivocabile la tragedia vissuta da chi ha avuto la sfortuna di avere il viadotto Polcevera sopra la sua testa al momento del crollo. Un doppio filmato terribile e straziante.

In 120 secondi può cambiare il destino di un uomo. E di un’intera città. Il nuovo video diffuso dalla Guardia di Finanza rappresenta un punto di vista nuovo sulla portata della tragedia del ponte Morandi. La GdF ha acquisito le immagini registrate dalle telecamere fisse del centro rifiuti Amiu prima e dopo il crollo del viadotto Polcevera. L’emozione non ha voce, e infatti il video è senza audio. Ma le immagini colpiscono l’immaginazione e il cuore di chi ha la “fortuna” di poterle guardare. Pochi secondi prima del cedimento del ponte, il centro rifiuti si trova nel bel mezzo di un temporale. Un addetto di Amiu corre per ripararsi dall’acquazzone e poco dopo un mezzo meccanico è in fase di manovra, in attesa probabilmente di parcheggiare.

Un attimo dopo dal cielo, anziché pioggia, cadono calcinacci. Si alza una nube di polvere e più che detriti, dall’altro cadono degli interi manufatti di cemento. Questo nella seconda parte del video, dove una delle telecamere riprende in primo piano quella che si potrebbe chiamare la scena del delitto. Mentre nella prima parte, l’inquadratura è più larga e comprende la strada che costeggia il centro rifiuti. Qui si immette un mezzo meccanico, seguito poi da alcune automobili. Quindi il crollo, terrificante. Ma torniamo alla seconda parte, dove l’inquadratura viene squarciata da una nube di fumo. La zona è devastata, un operaio fugge in cerca di salvezza. Dopo di lui, sullo sfondo, si vede muoversi un gatto. Anche lui vivo. In un fosco panorama di morte e distruzione.

Alesben B.

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