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Savona, Lucia Bracco a Vetrine d’artista.
Dibattito e polemiche, i parchi e gli orsi
Le nomine e designazioni della politica

Per Vetrine d’artista – sede Banca Carige, ex Carisa, corso  Italia a Savona, esponde Lucia  Bracco: dal 2 luglio  2020  al 3 agosto 2020. Artista Savonese poliedrica e funambolica.

Lucia Bracco pittrice

Dopo aver annullato le iniziative programmate dall’Associazione culturale “R.Aiolfi”, causa la pandemia sanitaria, considerati gli allentamenti parziali, si riprendono le esposizioni presso n. 3 Vetrine d’Artista, concesse da Banca Carige.

La prima esposizione post covid19 vede la rassegna delle opere di Lucia Bracco ha sempre amato l’arte, nelle sue più differenti tipologie  impegnandosi a disseminare, con diverse tecniche,  il suo “segno” e la sua fantasia. Al termine dell’impegno lavorativo, ha finalmente potuto coltivare completamente questa sua antica passione, frequentando con assiduità corsi di disegno a vari livelli: acquarello, pittura ad olio, ceramica. I suoi dipinti vivono tra finzione e realtà e non disdegnano una vena narrativa, sempre risolta in chiave personale e moderna.

Quadri come istantanee amatoriali di emozioni, con echi esotici e richiami a trame poetiche dell’Oriente, contorni netti come fossero, financo, trattati col bisturi, trasparenze sfuggenti seppure rigorose. Sulla tela abbiamo visioni tra mito, sogno, realtà con affioramenti, in qualche modo,  dalla classicità.  La  metodologia della Bracco è in apparenza semplice, misurata, però mai banale, sempre inequivocabile, giocata tra introspezione, analisi interiore e una certa vena ironica, a volte mordace, caratteristiche che sanno rendere appieno la realtà nelle sue figure e nei vari soggetti concepiti e rappresentati.  Dai suoi quadri  emerge il bisogno di comunicare, con sé e gli altri,  nuove idee e fantasie oniriche, ma con una certa austerità tra forma, colore, immagine. Grazie a fortunate intuizioni ci regala emozioni, suggestioni, financo trepidazioni sempre nuove, lasciando da parte l’indifferenza, non disdegnando, come ho già ricordato,  un dialogo sull’uomo, la natura, il mistero.

Silvia Bottaro

I PARCHI E GLI ORSI

FRANCO ZUNINO ( Segretario Generale AIW)
In Trentino si è verificata la solita, ormai potremmo quasi dire ennesima, aggressione a due persone (figlio e padre) da parte di un orso del “Trentino” (ovvero, sloveno!). La prima persona certamente aggredita, la seconda, che ha subito però i danni peggiori perché intervenuta a cercare di difendere la prima. Resta il fatto fondamentale che questi orsi sono un pericolo per la gente ed i turisti, per cui mantenerne basso il numero diviene fondamentale, visto che tra l’altro si stanno anche sbandando in tutte le Alpi (uno è anche giunto al lontano Piemonte!). Purtroppo, sono cose queste che succedono quando si reintroducono simili animali senza aver prima ricevuto il consenso reale delle popolazioni locali, e non solo quello di qualche funzionario e/o politico. Quindi, se ne verificheranno altre, ed anzi sempre più a mano a mano che la popolazione di orsi crescerà ed i fatti aggressivi diventano “educazione” comportamentale per gli stessi animali, peggio ancora, per i cuccioli qualora attuate da femmine con prole. Utile è cercare di spiegare di chi sia la responsabilità, se dell’orso o delle persone, ma solo se è per capire se sia il caso di eliminare l’animale; non già per giustificare l’aggressione! Quello che è certo è che i fatti sono successi e non una sola volta, e che quindi succederanno ancora. Quindi le autorità si predispongano a prendere dei provvedimenti: eliminando gli orsi aggressivi se dimostrata la loro colpa, e stabilendo un numero massimo di animali sopportabili. Le ultime notizie ci dicono che le autorità del Trentino avrebbero deciso per un abbattimento (ma che sicuramente sarà nuovamente impedita dal movimento animalista come è già successo in passato!). Purtroppo, ci si augura che non debba scapparci il morto prima che qualcuno capisca che questi orsi “sloveni” non sono più gli orsi trentini originari.

    Ma la cosa che va analizzata e che deve portare a riflettere, come nel caso già trattato dei Grizzly dello Yellowstone, è la continua crescita di questa popolazione alpina, che si sta sempre più espandendo per crescita del nucleo centrale della popolazione; ciò messo a confronto con la popolazione dell’orso abruzzese che invece si sta espandendo per disgregazione della sempre più ridotta popolazione rimasta. Un abisso tra le due situazioni. Eppure le autorità continuano ad ignorare il problema, ed anzi pur di “cadere sempre in piedi” lo spiegano addirittura dichiarando che in fondo gli orsi stanno meglio fuori dal Parco d’Abruzzo (“il futuro dell’orso sta in buona parte nella sopravvivenza delle femmine adulte e nella loro espansione in nuove aree”) che non al suo interno (certo, diciamo noi, perché fuori trovano quel cibo che non trovano più al suo interno!).
    Qualcuno magari dirà, e direbbe il giusto, che in Trentino la popolazione cresce perché è stata rinsanguata; peccato che la cosa non possa farsi in Abruzzo, perché si tratta di una popolazione di individui diversi, se non sottospecie vera e propria, quanto meno diversi fenotipicamente e comportalmente (come lo furono quelli del Trentino, che difatti erano meno aggressivi di quelli importati!). Se mai dovesse succedere, come già qualcuno ha ufficialmente ventilato, non resta che sperare che almeno gli orsi greci, montenegrini o albanesi siano (lo hanno già scritto!) di indole diversa, e più mite, da quelli sloveni (sempre che sia dimostrato)!
    Ma veniamo a quanto il nuovo Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, il Dott. Luciano Sammarone (un distaccato dal CFS), ha recentemente dichiarato ad un improvvisato ed inaspettato intervistatore (R. Grossi), con risposte molto ma molto discutibili se non vere e proprie mistificazioni dei fatti:
– Orsi marsicani “una popolazione di 50/60 soggetti”. Evviva, il direttore ha stabilito una crescita numerica della popolazione che nessuno studioso ha mai certificato!
– “Pensare di costringerla (la popolazione dell’orso, ndr) nel territorio del Parco vuole dire che ne facciamo una riserva indiana, che è la peggiore delle idee (…). Alcune popolazioni di elefanti e rinoceronti si sono salvate perché hanno dato loro spazio fuori”. Ma se in questa “riserva” (il Parco d’Abruzzo) c’è vissuta per centinaia di anni, ed in numero assai superiore, come lo si spiega? Mistero! Gli elefanti ed i rinoceronti, almeno per quanto noto a chi segue questo storie da sempre, hanno goduto di spazi esterni alle riserve, quando le riserve erano sature, o quando hanno creato altre riserve per ridurre la presenza nelle altre!
– “L’orso lo si salva se gli consentiamo di andare avanti e indietro fra la Majella e il Gran Sasso”. Pazzesco! Se ne sono inventata un’altra! Caso mai gli spostamenti logici sarebbero tra il Parco d’Abruzzo e la Majella, a causa della loro fuga dal Primo Parco, come sta avvenendo dagli anni ’70 a causa dell’esplosione turistica! Mentre gli spostamenti verso il Gran Sasso, la Laga (le Marche!) e il reatino è un chiaro fenomeno dispersivo!
– “Per impedire alla femmina con 4 piccoli di scendere in paese (un paese esterno dal Parco, ndr!) metteremo una rete elettrificata”. Ma non sarebbe più logico chiedersi come mai quella femmina vuole scendere in paese?
– Come mai gli orsi frequentano i pollai? “Perché l’orso è un animale intelligente e Zunino dovrebbe sapere che di 50 orsi (ci risiamo con le stime gonfiate! ndr) solo 2 o 3 mangiano polli”. Peccato che prima non succedeva MAI! E che il Parco per impedire a 2 o 3 orsi di entrarvi abbia speso migliaia e migliaia di euro per pollai metallici. E che nessuno studioso ha mai avuto il coraggio di dire la verità sul perché ora succede che gli orsi anziché dedicarsi alle pecore e ai campi di mais si sono buttati su pollai e conigliere!
– “Il Parco non deve tenere gli orsi dentro una riserva come dice Zunino, perché altrimenti facciamo il recinto. Zunino è rimasto agli anni ’70”. E dove, se non nello storico Parco d’Abruzzo istituito a sua difesa, l’orso marsicano dovrebbe andare a vivere ?  – “La storiella di Zunino che nel Parco non ci sia da mangiare è rimasta una favoletta che quando c’era la pastorizia l’orso aveva da mangiare. Chi ha mai coltivato in montagna il mais? Qui si coltivava la segale. Nelle vostre (degli abruzzesi, ndr) c’erano 100 mila pecore vuole dire che la montagna era popolata da persone che disturbavano l’orso.” Chiede agli abitanti locali se quando c’erano le pecore gli orsi mangiavano o non mangiavano pecore. E se i pastori li disturbano come fanno oggi i turisti ed i fotografi naturalistici. Non in montagna, ma nelle vallate marginali del Sangro, Vallelonga, e Giovenco, Ciociaria si coltiva il masi ed il grano, con o senza spighe e erba medica e lupinella (si vada a leggere i vecchissimi diari delle guardie del Parco, per vedere cosa riportavano!): perché questi prodotti l’orso andava a mangiare, non tanto o solo la cicoria selvatica o il ramno che ora gli studiosi (tutta gente di città!) gli vorrebbe imporre!
– “Il dato oggettivo è che negli ultimi 4 anni sono nati 54 orsi. Di media ne saranno morti 2 all’anno, 54 meno 8 siamo a 46”! Incredibile, anziché dirci quanti orsi ci sono ogni anno, le autorità fanno sempre la somma degli anni passati (perché?). Ma non solo, si guardano bene dal dirci che su 54 cuccioli nati, l’esperienza, la biologia e la conoscenza animale ci dice che ne sono probabilmente morti almeno 25 non 8! I giochini matematici servono a poco, se poi nel Parco di orsi se contano sempre meno! Se valgono le somme, valgono anche le detrazioni, caro direttore!
    Conclusione, in Trentino gli orsi aumentano e scappano per eccesso di crescita. In Abruzzo gli orsi sono sempre di meno e si disperdono in tutto il centro Italia alla ricerca di luoghi più idonei in cui vivere (con più risorse alimentari di origini antropiche, meno turismo ecologico e, per assurdo che possa sembrare, con più pressione venatoria, ma che nessuna minaccia comporta per l’orso; mentre l’orso nel Parco è stato scacciato anche dai troppi cinghiali e cervi che hanno preso il sopravvento su luoghi e risorse alimentari!).
Purtroppo, fino a quanto alla guida dei Parchi Nazionali ci saranno persone scelte dalla politica, e magari persone che poi vedono in questi incarichi trampolini di lancio per future carriere tecniche o politiche, i problemi dei Parchi Nazionali e, soprattutto, della conservazione dei loro valori ambientali e faunistici per cui quasi sempre sono stati istituiti, non verranno mai risolti. E’ tempo che anche da noi scoppi la prima rivoluzione che all’inizio del secolo scorso in America porto i Parchi Nazionali, tutti i crisi di gestione, sotto quell’unico organismo statale che è il National Park Service; alla quale seguì poi la seconda rivoluzione del 1964 quando scatto il Wilderness Act, la legge che ha sottratto vasti territori dei Parchi alla gestione dei loro manager!
Murialdo, 25 Giugno 2020                                                 Franco Zunino
                                                                                   Segretario Generale AIW

 

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