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Albenga, acqua di mare nella Piana
I pozzi alle prese con il salino. Le cause
E 13 anni fa l’allarme della sinistra

Intrusione d’acqua di mare nella Piana: perché? Già nel ’92-’93 il fenomeno fu “rilevato”, studiato e… qual è stato il suo trend ? Si tenne, allora, anche un “Convegno sulla qualità dell’acqua a scopo irriguo” e fu divulgata una monografia che illustrava gli aspetti geologici, idrogeologici e chimici.

di Michele Di Giuseppe

Quello studio evidenziò che, oltre al lavoro degli agricoltori, l’acqua sotterranea della Piana è il fattore propulsivo dello sviluppo di tutte le aree ad esso riservato.
Infatti nell’area mediterranea altre zone godono persino d’un maggiore numero di ore soleggiate, ma – per la scarsità d’acqua – non riescono a rivaleggiare con lo sviluppo dell’agricoltura ingauna.
Ciononostante si lamentava, come si è detto, l’intrusione marina ed ecco che anche il Governo centrale approvò la Legge n. 183 del 18/5/1989, “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo“, che all’art. 3, comma 1, lettera f) recita: “il contenimento … e di risalita delle acque marine lungo i fiumi e nelle falde idriche, anche mediante operazioni di ristabilimento delle preesistenti condizioni di equilibrio delle falde sotterranee“;
nello stesso art. e comma, lettera h): “il risanamento delle acque superficiali e sotterranee allo scopo di fermare il degrado e, (…), assicurare la razionale utilizzazione per le esigenze della alimentazione, degli usi produttivi... E, alla lettera i): “la razionale utilizzazione delle risorse idriche superficiali e profonde con una efficiente rete idraulica, irrigua…”;
Anche il Consiglio Regionale deliberò la Legge n. 9 del 28/01/1993, “Organizzazione regionale della difesa del suolo“.
Opportunamente il Governo centrale approvò il D. Lgs. n. 275 del 12/7/1993, “Riordino in materia di concessione di acque pubbliche” che all’art. 3, c. 2 stabilì “analogamente si provvede, nei casi di prelievo da falda, per quelle disposizioni di carattere cautelare atte a garantire l’equilibrio tra il prelievo e la capacità di ricarica naturale dell’acquifero, ad evitare pericoli di intrusione di acque salate o inquinate e, per quant’altro sia utile in funzione del controllo, per il migliore régime delle acque”.
Da una indagine idrogeochimica specifica sull’acquifero nella Piana di Albenga si è giunti a caratterizzare geochimicamente l’acquifero della Piana tra la linea di spiaggia ed il tracciato dell’Autostrada Genova-Ventimiglia.
La morfologia del terreno, in genere, è pianeggiante, eccetto la parte settentrionale che si raccorda con le colline retrostanti ed arriva a quota 80-90 m s. l. m.
In certi settori il terreno è rappresentato da terrazzi (le “Coste” di Leca d’Albenga) geomorfologici (tra Leca e Campochiesa).
La detta parte della Piana coincide con il territorio a maggior sviluppo agricolo intensivo. L’acquifero, qui, è l’insieme di tutte le falde presenti: falda superficiale freatica, multistrato, sottostante vi è la falda ubicata nei conglomerati pliocenici confinata in vari livelli, infine in profondità la falda in pressione in arenarie e/o calcari.
Si tenga presente, qui, che “intrusione marina-inquinamento salino-cuneo salino” sono sinonimi, connotando lo stesso concetto.
Focalizziamoci sul fenomeno intrusione marina (inquinamento salino)-“cuneo salino”.
Proviamo a spiegare il fenomeno dell’inquinamento marino nella falda d’acqua dolce, la sua dinamica e la sua origine, che possono sembrare ovvie agli addetti ai lavori, ma che si è constatato essere sconosciuti o travisati dalla maggior parte degli amministratori, dei tecnici e degli imprenditori agricoli.
Questo fenomeno si verifica nelle poche pianure alluvionali costiere della Liguria e gli effetti negativi si risentono, specialmente, nel periodo estivo, quando l’aumento dei turisti provoca un maggior emungimento dalle falde per scopo potabile.
Questo avviene nella Piana, ma riguarda il Comune di Ceriale, poiché il Comune della Città di Albenga attinge da una falda molto produttiva, alimentata direttamente dal fiume Centa.
L’influenza negativa maggiore riguarda l’uso irriguo, penalizzando molte aziende per tutta la durata dell’anno, con lievi oscillazioni qualitative.
Ciò, avvenendo nel maggior polo agricolo intensivo della Regione, come quantità e qualità, di conseguenza maggiore è il riflesso negativo nell’economia e l’effetto provocato da tale problematica sull’attività agricola.
Questo problema è presente in altre Regioni d’Italia, nella Sicilia Nord Occidentale (Capo San Vito-Trapani) come
nella Penisola Salentina (Puglia) e nella parte costiera dell’Emilia (v. Università di Messina, dal 1958 Sicilia Nord Occidentale; Cotecchia V. dal 1955, massimo esperto del fenomeno intrusione marina; Tadolini, che ha indagato sulla Penisola Salentina).
Il rapporto acqua dolce/acqua salata è un delicato equilibrio idrogeologico. L’acqua dolce, per la minore densità, galleggia sull’acqua salata marina (relativamente più densa), come lo scafo d’una nave galleggia nel mare; infatti se si vuole fare riferimento ad un principio della Fisica per spiegare il rapporto acqua dolce/acqua salata, questo è il Principio di Archimede – Il rapporto tra la profondità H1 dell’interfaccia (superficie teorica di separazione tra acqua dolce ed acqua salata) rispetto il livello del mare e l’altezza H2 della superficie freatica della falda sul livello del mare è regolato dalla legge di Ghyben-Herzberg: H1=(pf/pm-pf)xH2 con densità dell’acqua dolce di falda (ca. 1000 kg/m cubo)–pf=1 densità dell’acqua di mare (1027 Kg/m cubo riferito a 42g/l di sali)–pm=1,03 da cui si deduce che la profondità dell’interfaccia dipende dall’altezza della superficie di falda sul livello del mare e dalla densità dei due liquidi.
Ciò è “approssimativo”, essendo relativo al fenomeno con condizioni statiche, poiché l’interfaccia si trova a profondità maggiori per l’effetto dovuto al deflusso della falda. Le escursioni di mare (alta e bassa marea) determinano oscillazioni freatiche e relative oscillazioni dell’interfaccia acqua dolce/acqua salata.
Natura non facit saltus: in realtà, il passaggio tra i due tipi di acqua non è immediato, ma avviene gradualmente, attraverso la zona di TRANSIZIONE o di diffusione, a salinità decrescente dal basso verso l’alto e con spessore crescente a mano a mano che ci si allontana dalla costa, variando da qualche metro ad alcune decine di metri.
Tralasciando i parametri idrodinamici dell’intrusione marina della Piana di Albenga, il grado di inquinamento delle falde dolci sotterranee da parte dell’acqua salmastra, invece, è di interesse più generale.
Attraverso misurazioni di precisione in pozzi sperimentali, si dovrebbe tenere sotto controllo il trend evolutivo di questo particolare tipo di inquinamento da parte dell’Amministrazione Comunale per la tutela sanitaria della Cittadinanza, come si diede incarico all’Università di Genova, in anni ormai lontani, quando fui onorato di rappresentare tutta la Città (e non solo i miei elettori) ed Assessore all’Agricoltura era l’integerrimo (ed a me carissimo) Gino MICHERO.
Il riferimento è al caso della falda libera (nell’acquifero della Piana è rappresentata dalla falda alluvionale), ma sono simili a quelli per la falda confinata (nell’acquifero della Piana è rappresentata dalla falda contenuta nei depositi conglomeratici dell’epoca geologica del pliocene).
Michele Di Giuseppe

IL 13 LUGLIO 2017  INTERVENTO DELLA SINISTRA SUL CUNEO SALINO

La Sinistra albenganese (Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica, Solidarietà e Partecipazione e Verdi per la Pace), in attesa di entrare in possesso di dati precisi e certi, rilasciati dalle competenti autorità, in merito all’infiltrazione del cuneo salino sulla sponda destra del Fiume Centa, ha reso noto, con un comunicato stampa inviato alle redazioni giornalistiche, la sua posizione in merito alla questione.

“Non è aprendo il pozzo di Negiaire, con argomentazioni pretestuose, che si risolve il problema anzi: dari un lato ridurrebbe enormemente la capacità di approvvigionamento idrico della piana, dall’altro risolverebbe favorirebbe il gestore privato che dovrebbe fornire sempre più acqua a numerosi altri comuni. E’ noto che l’acqua è un diritto e un bene comune, indispensabile per la vita di tutti. In attesa dei dati e dei futuri sviluppi, vigileremo con particolare attenzione, attuando una nuova cultura di protezione del territorio”.

Rifondazione Comunista

Sinistra Democratica

Solidarietà e Partecipazione

Verdi per la Pace

 

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