Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Cosio d’Arroscia, festeggia un altro angioletto
Ponti di Pornassio, il viticoltore che ‘cianin cianin’ rinuncia alla Doc. E domani?

Nelle valle e nei piccoli paesi delle montagne liguri sono tanti i personaggi che meritano di essere raccontati, possibilmente non ogni morte di papa. Per valorizzare il loro lavoro, l’impegno a presidiare il territorio, dare voce non solo a Sagre e feste del paese, alcune già annullate e altre in forse. Grazie a Iddio c’è pure dove torna la cicogna in pochi mesi, a Cosio d’Arroscia è festa. Dopo che si è dovuto rinunciare agli appuntamenti culinari e folla  estiva.

COSIO D’ARROSCIA: E’ TORNATA LA CICOGNA-  Leggiamo: “Sembra incredibile….eppure … la cicogna, nel giro di pochi giorni ha fatto di nuovo visita al nostro paesello. Nel suo fagotto questa volta ha portato Simone Pietro. Benvenuto piccolo. Congratulazioni a mamma e papà e sorellina”.

Non bastano le iniziative  promozionali e pubblicitarie delle Pro Loco e dei Comuni sui media locali.  Feste che, tra l’altro, sottraggono inevitabilmente incassi ai ristoratori ed esercizi pubblici della costa. Trucioli,it ha scritto più volte notizie da Ponti di Pornassio, ma forse mai abbastanza come la realtà, con le diverse facce della medaglia, meriterebbe.

Antonello De Stefani, un giovanotto  felicemente sposato, una figlia che ha frequentato l’alberghiero di Alassio e ha un lavoro. Il papà, classe 1970, nato il giorno di San Matteo che in alta valle Arroscia significava la mitica fiera del bestiame a Mendatica e periodi in cui i pastori lasciavano alpeggi e le malghe, dalle Salse, a Valcona, a Monesi di Mendatica. Per la vera transumanza si caricavano anche i carri, a seguito del gregge o della mandria, con sacchi di patate squisite, grano e avena, la farina in qualche caso, rape, ma anche prelibatezza come succo di lamponi,  formaggi, brussu. De Stefani che figura tra i benemeriti associati che hanno rilanciato il frantoio della storica Cooperativa sociale di Ranzo. Dal produttore al consumatore senza ricarichi di intermediari. Con alcune eccellenze nei vini del territorio, Pigato soprattutto. Ma anche extra vergine non taroccato (perciò non meno di 15 € a bottiglia da 7,50). Ovvero 18 euro al litro.

Succede che sulla sua pagina Facebook, il viticoltore De Stefani, scriva un lapidario post dialettale: “Cianin cianin, portu via u belin!” E tra i commenti, Elia Bertone: “Che fai….lasci la Valle?“. Proprio nel giorni in cui il giornale on line più sequito nell’imperiese La Riviera pubblichi un articolo Ai Ponti di Pornassio rivive ‘Gianan‘, la vigna secolare. Antonello De Stefani produce un vino di eccellenza tradizione“. 

Nei stessi giorni il produttore fa sapere che ha rinunciato alla Doc. “La mia produzione è molto limitata e di nicchia e non ho convenienza alla denominazione di origine controllata, preferisco puntare tutto sul mio marchio“. De Stefani non dice, ma  sull’uso (e abuso) della Doc restano molte nubi. Come si spiegherebbe altrimenti  vino Doc dell’imperiese e savonese, sugli scaffali di supermercati, a volte a sagre paesane, a 5 € a bottiglia. Certo, altri vini di altre regioni, vedi Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Puglia, Sicilia, si possono comprare, a bottiglie Doc, a 3,50 €. E non parliamo delle ‘promozioni’.

I vini liguri, non da tavola, hanno prezzi che difficilmente possono concorrere al ribasso. Le ‘guide dei vini’, nazionali ed internazionali, non sempre dedicano l’attenzione dovuta e andiamo ripetendo, non da oggi, che i ‘voti’ degli esperti andrebbero disciplinati in modo di più rigoroso. Le ‘prove’, gli assaggi, i giudizi, dovrebbero scaturire da bottiglie che si acquistano, da anonimi, in rivendite al pubblico: enoteche, vinerie, anche supermercati. Oggi invece è il produttore che consegna le bottiglie ai ‘giudici’, poco importa se lo fa nella sua cantina e provvede alla consegna in occasione delle ‘gare’, delle mostre. Pensiamo alla prestiosa ‘Michelin‘ internazionale per alberghi e ristoranti. Gli ispettori si fanno riconoscere dopo aver pranzato o pernottato. E guai se invece ‘barassero’ avvertendo prima, o facendosi riconoscere al momento in cui prendono posto.

L’assaggiatore certifica la qualità dei vini che si bevono. Il sommelier, invece, si concentra principalmente sulle caratteristiche organolettiche e sensoriali del vino. Giudica il sapore, la consistenza, il retrogusto al fine di individuare i giusti abbinamenti con le pietanze. Nessuno dovrebbe farsi influenzare dalle etichette, nella pagella finale si può sempre sbagliare. E’ per questo che dovrebbero essere messe in atto tutte le precauzioni per premiare il miglior prodotto che non deve essere necessariamente sempre lo stesso. Ovvero non si eredita nulla.

L’articolo pubblicato dal giornale on line imperiese La Riviera fai un click sull’immagine per ingrandire la lettura)

QUEL PORTALE DI PONTI DI PORNASSIO E’ UN REPERTO STORICO DA VALORIZZARE ?

Sfogliando le pagine social è stata pubblicata una immagine scattata a Ponti di Pornassio, piuttosto di recente, che raffigura un portale, si direbbe antico, nel centro storico della frazione. La domanda: è possibile che si possa tinteggiare, anzichè ‘restaurare’ ricorrendo alla tinteggiatura bianca ? Un’arte creativa davvero singolare da parte di chi l’ha messa in atto, ovvero il proprietario del locale che si affaccia su un vicolo. E sempre via social si legge l’intervento di Pietro Augeri un pornassino diciamo colto e studioso di storia locale (coautore del volume su Pornassio, persone riservata e moderata): Io non ci vedo troppo bene ma mi sembra un telo per ripararlo, se ha ripreso i lavori: in caso contrario non resta che avvisare le BELLE ARTI.”  C’è chi ricordo anche un sindaco di Montegrosso Pian Latte che alcuni anni fa scriveva:’ Nei nostri paesi  dovremmo venderci ogni singola pietra….sono mosaici da valorizzare e di cui gli stranieri vanno pazzi’. In realtà sono molti gli stranieri che anche in Valle Arroscia hanno comprato ‘ruderi’ e restaurato con grande scrupolo e cura. Qualche rara eccezione c’è, forse è il caso di Ponti e della fotografia che riproduciamo. E ha ragione chi ha postato il 25 aprile Festa della Liberazione: “Pietre millenarie mortificate. Ciu a me segnu ciu u lampa…”

 

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