Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Ubaldeschi direttore del Secolo XIX
telefona amareggiato a Pedemonte
I 100 giorni… finanziati dalla Regione Liguria

Il presidente Toti, il prof. Bassetti, Il Secolo XIX. Atto secondo pubblicato da Enrico Pedemonte (vedi lo scorso numero di trucioli.it…..). Il presidente della Regione Giovanni Toti usa i fondi destinati alla promozione della Liguria in modo molto spregiudicato ? Negli ultimi mesi la Regione ha speso (per promuovere se stessa e quindi il suo presidente) somme enormi che sarebbero state meglio investite per attrarre turisti dal resto d’Italia e dall’estero invece che per magnificare l’attività della giunta regionale presso i liguri, a pochi mesi dalle elezioni.

Il direttore del Secolo XIX Luca Ubaldeschi e il presidente della Regione Toti (foto Bordighera TV di Gesuino Collu)

Nel tardo pomeriggio di ieri (venerdi ndr) mi ha telefonato Luca Ubaldeschi, direttore del Secolo XIX, amareggiato per il mio ultimo post. E stato molto gentile e l’ho ringraziato per la telefonata.

Ubaldeschi ha cominciato dicendo che nel mio post c’era un’imprecisione: non è vero che gli inserti cominciati la settimana scorsa con un numero sponsorizzato dalla Regione continueranno per dieci settimane. Ne ho preso atto, gli ho chiesto scusa per l’imprecisione e ho provveduto a correggere il post. Ha aggiunto che la decisione di pubblicare un intero numero sponsorizzato (quello di lunedì 4 maggio) dove comparivano solo pubblicità della Regione nasce da un accordo commerciale tra la concessionaria del Secolo XIX e la Regione stessa.
Al contrario, la decisione di far uscire l’inserto di otto pagine (e un altro lunedì prossimo) firmate dall’infettivologo Matteo Bassetti nasce da una telefonata che Bassetti gli fece qualche settimana fa. Sulle prime Ubaldeschi voleva trasformare la testimonianza di Bassetti in un ebook, poi lo hanno convinto a pubblicarla in alcuni inserti.
Ubaldeschi era molto amareggiato che io avessi scritto che queste scelte sono al limite dell’etica professionale. Purtroppo continuo a pensarlo e cerco di spiegare perché.
Il presidente della Regione Giovanni Toti usa i fondi destinati alla promozione della Liguria in modo molto spregiudicato. Come ha ben documentato LiguriTutti, un sito di informazione gestito dai giornalisti Marco Preve e Ferruccio Sansa, negli ultimi mesi la Regione ha speso (per promuovere se stessa e quindi il suo presidente) somme enormi che sarebbero state meglio investite per attrarre turisti dal resto d’Italia e dall’estero invece che per magnificare l’attività della giunta regionale presso i liguri, a pochi mesi dalle elezioni. Tra queste spese spicca un investimento di 150 mila euro su Primo Canale, una televisione locale che appare ormai come uno strumento di propaganda nelle mani del presidente della Regione e che per questo è stata soprannominata TeleToti. (ndr Trucioli ha già pubblicato i contributi del governo per l’anno 2018, primo acconto del 90% anno 2018, alla società PROGRAMMAZIONI TELEVISIVE S.P.A.PRIMOCANALE, editore Maurizio Rossi – senatore fino al 2o017 del Gruppo Misto- importo di € 424.229,24).
In questo contesto nasce la sponsorizzazione del numero del Secolo XIX in edicola il 4 maggio, dove in ogni pagina compariva una pubblicità della Regione Liguria costata (Ubaldeschi non me lo ha smentito) 60 mila euro di denaro pubblico. (Il presidente Toti dovrebbe spiegare quale vantaggio trarranno i cittadini liguri da un simile spreco).
Sempre in questo contesto arriva l’accordo con Matteo Bassetti che non è solo, come dice il direttore del Secolo XIX, un infettivologo impegnato in prima linea contro il Covid-19. Bassetti è stato, fin dall’inizio della pandemia, un importante membro della Task Force regionale sul Covid, il principale consulente di Toti e tra i responsabili in prima persona delle scelte tecniche e strategiche fatte da una Regione che con il passare dei giorni, nel corso di questa pandemia, è precipitata agli ultimi posti in quasi tutte le classifiche nazionali: contagi, mortalità, numero di tamponi effettuati.
Bassetti è l’esperto che il 27 febbraio diceva a igv.it: « Il coronavirus è più simile all’influenza che alla pesta bubbonica. Non c’è un’emergenza in Liguria, ci sono tanti casi semplicemente perché li siamo andati a cercare ». Sempre lui, il 7 marzo (quando in Liguria si contavano 51 morti di Covid al giorno), si sbilanciava con La7 : «Siamo passati a una fase di mitigazione dell’epidemia ». Il 7 aprile (sempre su igv.it): «Quando avremo zero nuovi contagi, cioè intorno al 20-30 aprile, dovremo far passare ancora 30 giorni». Per la cronaca, tra il 20 e il 30 aprile ci furono poi 239 morti in Liguria. Ancora, il 6 maggio sosteneva (sul Mattino) «A marzo questo virus era uno tsunami, ora è diventato un’ondina. Forse è perché ha già colpito i soggetti più fragili, facendo una “selezione naturale”, o forse si è depotenziato». Selezione naturale? Viene il dubbio che talvolta Bassetti non sappia cosa sta dicendo.
Naturalmente ogni giornale sceglie il proprio punto di osservazione da cui guardare la realtà, ma quello scelto dal Secolo XIX negli ultimi mesi è stato così rispettoso delle scelte compiute dalla Regione, così poco pronto a individuare gli errori e le responsabilità nella gestione della pandemia in Liguria, da spingere me e alcuni amici ad aprire una pagina Facebook (@TamTamLiguria) per raccontare un punto di vista diverso, ancorato a dati reali, che non troviamo espresso con la dovuta incisività sui giornali cittadini.
E stata l’opacità  che circonda l’operato della Regione che mi ha spinto a pubblicare il post di ieri. Sarò un visionario, ma continuo a pensare che i giornali dovrebbero essere un contropotere autonomo da tutti gli altri poteri, in particolare da quello politico. È solo in questo modo che possono riuscire a costruire intorno a sé una comunità di lettori disposti a mettere le mani al portafogli per garantire uno spicchio di libertà di stampa nella propria regione.(Enrico Pedemonte)
COMMENTI (VIA SOCIAL) – Ermenegildo Valle: Primo canale è vergognosa. Vorrei sapere se gode di finanziamenti anche da parte dello Stato. Comunque anche Rai3 non è da meno. Paolo Della Sala: Non credo ci sia un giornale di una tiratura non minima scevro da controllo politico, o da servilismo interessato alla politica da parte della proprietà, o da giornalisti esenti da simpatie politiche che riversano poi sui lettori (inconsapevoli, a volte). Neanche uno. E’ un disastro tripartigiano, tra centrodx, centrosx, pentastelle (poi ci sono i legami sottodominanti con i sottopartiti e i macropoteri). Giuseppe Viglione: Ammesso che esista la figura dell’editore puro, non ci troviamo certo in questa fattispecie. E Primocanale la volata a Toti la tirerebbe a prescindere, considerata la visione politica del suo editore, ex senatore in Forza Italia. Valero Gennaro: Grazie. Molto condivisibile quando scrivi. Adesso capisco il furioso l’attacco che ho subito in diretta il primo aprile alla 20.30 da un giovane giornalista (?) di Primocanale. Caccia al tesoro chi ritrova quella trasmissione. C’è da ridere. Stavo solo tentando di presentare alcune analisi epidemiologiche appena prodotte… Ma il grafico sulla mortalità regionale che hanno trasmesso non era quello che avevo inviato .. www.isde.it
MARIO MOLINARI SU LA NUOVA SAVONA
Son sempre i migliori che se ne vanno. Con certi direttori / marketing

COMMENTI-  Vivian Gosio  (dipendente del ministero dell’Interno dal 1985): È un giornalista che sa porgere domande intelligenti e garbate ed è sempre attento alla qualità delle persone che intervista. Non vedo altri che sappiano fare altrettanto, indipendentemente dall’orientamento politico.

DA PROFESSIONE REPORTER- SUCCEDE AL CORRIERE DELLA SERA

12 € PAGATI ALL’EX INVIATO SPECIALE PER LA RIPUBBLICAZIONE  DI UN VECCHIO ARTICO

E DUE PENSIONATI CHE CONTINUANO A SCRIVERE, A ESSERE PAGATI

(A.G.) Bruno Tucci, inviato prima al Messaggero, poi al Corriere della Sera su tutti i fatti più importanti in Italia e nel mondo, la mattina del 12 febbraio scorso legge su corriere.it una cronaca che scrisse quarant’anni prima. Era firmata assieme a Gian Antonio Stella e raccontava l’uccisione del professor Vittorio Bachelet da parte delle Brigate Rosse, all’università La Sapienza di Roma.  Nessuno, dal suo vecchio giornale, gli aveva fatto una telefonata per chiedere un’autorizzazione o perlomeno per avvertire. Ma vabbè. Tucci è abituato alle durezze da redazione, conosce ritmi, tempi, difficoltà e nevrosi. In fondo, gli fa piacere che il suo lavoro venga valorizzato ancora, a tanta distanza.

Estratto conto – Due mesi dopo, si è già dimenticato tutto. Controlla, come fa ogni tanto, l’estratto conto bancario e nota nella colonna delle entrate l’ingresso di 12,75 euro. Vengono dal Corriere della Sera e sono il pagamento per la pubblicazione del pezzo su Bachelet.

“Non mi aspettavo nulla – racconta Tucci, che è stato per 18 anni presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio e ora è consigliere- In fondo era un pezzo già pubblicato. Ma 12 euro e 75 centesimi… Il primo istinto è stato quello di rispedirglieli. Ma non saprei come e dove. Ho lasciato perdere”. Tucci ricorda soltanto -per dire come sono cambiati i tempi- che per anni ha tenuto una rubrica in Cronaca di Roma del Corriere sulle squadre di Roma e Lazio: “Mi davano 500 euro a pezzo, poi scese a 320, poi a 100. Sempre meglio di 12,75 euro…”.

Malumori in redazione – Questa storia si abbina, in qualche modo, alla campagna di primavera avviata in questi giorni al Corriere contro i collaboratori. Il responsabile delle risorse umane Vito Ribaudo sta chiamando una parte dei giornalisti a borderò per comunicare un taglio netto dei contratti in essere: il 20 per cento di media su quello che è stato pattuito e firmato alla fine dell’anno. A causa delle perdite per Covid 19. In qualche caso, in cambio, viene assicurato il rinnovo automatico per l’anno prossimo.

La richiesta di incidere sulle collaborazioni viene dal cdr ed è stata inserita nel recente accordo sui prepensionamenti. I malumori in redazione riguardano in particolare i pensionati che continuano a lavorare con gli stessi compiti di prima. Due nomi, prestigiosi, su tutti: Marzio Breda che copre il Quirinale dal 1990 e Massimo Gaggi che continua a fare il corrispondente da New York. Il problema non è che scrivano ancora, è che svolgano senza differenze sostanziali il lavoro ante-pensione. Togliendo spazio alla crescita dei giornalisti in servizio. Per ora i compensi di Breda e Gaggi non sono stati toccati.

 

 

 

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