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Liguria e Basso Piemonte

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Rezzo, il sindaco: ‘grazie a militi, medici, infermieri che mi hanno curato e coccolato’.
Pieve di Teco, allarme crisi imprenditori

Il sindaco di Rezzo,  Renato Adorno, tra i più popolari ed attivi della Valle Arroscia, ma non vogliamo fare classifiche di merito, ha annunciato sulla sua pagina Facebook: “Ora che sono a casa e che la mia disavventura sta giungendo alla fine vorrei fare un ringraziamento ai militi del 118, ai dottori tutti agli infermieri che mi hanno curato e coccolato”.

Il curioso cartello di chi ha postato, tra i 3656 amici Facebook del sindaco Adorno, anche questa immagine con 141 commenti che tifano il bentornato al sindaco.Con ‘poche parole e tanti fatti’ da Cenova (Rezzo)

“Lavorare, in questo periodo, con doppie mascherine, occhiali e visiere, guanti, camici e sovrascarpe non è sicuramente facile però voi lo fate con estrema bravura e semplicità. Ho trovato dei veri professionisti capaci e umili, dietro le vostre mascherine fate trasparire sempre il sorriso, anche dopo tante ore di lavoro dando sempre risposte concrete. Non è stato mai necessario chiamarvi, instancabilmente infermieri e dottori siete passati a verificare lo stato di salute di tutti i pazienti. Cos’altro dire: grazie per quello che fate”. Renato Adorno

PIEVE DI TECO IL TAM TAM

DI UN’IMPORTANTE AZIENDA DEL PAESE IN CRISI

Se la notizia di un  sindaco scampato alla pandemia non può che rallegrare, non è un mistero che si fanno più serie le preoccupazione sulla stato di ‘salute’ di un’importante e strategica azienda industriale di Pieve di Teco, non solo per un campanello di allarme diffuso nel mondo creditizio, ma nelle crescenti difficoltà di cassa e di ottenere linee di credito dalle banche. Anzi sarebbe in corso un duro tiro alla fune. Da qui le ripercussioni, per ora contenute con i dipendenti, la cassa integrazione, i fornitori. Ma a farne le spese anche chi aveva fatto acquisti sperando di avere un po’ di respiro nei pagamenti concordati. L’azienda fa pressione e le ripercussioni sono a catena. Manco a dirlo, oggi più che mai c’è bisogno di fare quadrato, di essere vicini e solidali con chi sta attraversando, anche nell’imprenditoria quella che fine a ieri appariva solida e solvibile,  momenti sciagurati. La valle Arroscia che più di ogni altro deve tenersi stretta le sue aziende dopo aver già pagato negli anni un costo salitissimo.

Non ci sarebbe neppure bisogni del campanello d’allarme dell’industria, per ricordare lo stato di agonia in cui versano molti attività commerciali di Pieve di Teco, con una particolarità che forse ai più è sconosciuta. I titolari di parecchi negozi e locali pubblici sotto i portici, quello che dovrebbe essere il ‘salotto’, non risiedono nel Comune ‘diciamo capoluogo’ della valle, ma nei paesi del comprensorio, con Pornassio in testa.  Se l’industria è alle prese con uno stato di crisi europeo e Mondiale, Pieve soffre dell’assenza di una politica dell’accoglienza e della promozione. Si pensi ai parcheggi, alle auto che si trovano ad invadere marciapiedi ed angoli lungo la statale e dintorni. Si pensi che non c’è neppure un cartellone agli ingressi del paese (lo troviamo, senza andare lontano, nelle fiorenti vallate della Costa Azzurra) capace di illustrare tesori e peculiarità che non mancano. Pieve che ha rinunciato alla Pro Loco (in realtà era una sinergia tra i paesi della valle), che con il regolamento di polizia urbana ed annessi, prima approvato, tra lo sconcerto di commercianti ed esercenti, e poi annullato, ha finito per coprirsi di ridicolo. Anche se il decoro dovrebbe essere uno dei primi biglietti da visita. Da paese fiorito come capita di vedere sempre nell’entroterra della Costa Azzurra, ma anche in Val d’Aosta, in Alto Adige. Forse il potere da padre padrone del tre volte sindaco ormai è soprattutto foriero di annunci, passerelle Tv, molto fumo e poco arrosto. E i primi a farne le spese sono proprio le categorie commerciali, il loro indotto. Se poi tirano i tacchi anche le industrie siamo davvero alla frutta. Ma c’è da augurare che non accada.

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