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Liguria e Basso Piemonte

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Alassio, il notaio Valentino scrive a Conte.
Savona, i primi sintomi di stanchezza

“In concomitanza con l’inizio della “fase 2″ conseguente al lockdown,  mi sono deciso ad inviarLe queste poche righe per rimarcarLe un problema, certamente già a Sua conoscenza, strettamente connesso alla ripartenza del ciclo economico ligure, in particolare della Riviera…”.

ALASSIO LETTERA AL PRESIDENTE CONTE
DEL NOTAIO ELPIDIO VALENTINO
Egregio Signor Presidente,
Il notaio Elpidio Valentino (Foto Silvio Fasano)

sono il notaio Elpidio Valentino di Alassio e, in concomitanza con l’inizio della “fase 2” conseguente al lockdown,  mi sono deciso ad inviarLe queste poche righe per rimarcarLe un problema, certamente già a Sua conoscenza, strettamente connesso alla ripartenza del ciclo economico ligure, in particolare della Riviera. Il problema è rappresentato dal fatto che, sintantoché non ci sarà un’apertura dei confini regionali (e mi riferisco, in particolare, a quelli con la Lombardia e il Piemonte), l’economia ligure continuerà ad essere asfittica, non essendo capace di produrre autonoma ricchezza. In altre parole, la già avvenuta riapertura delle agenzie immobiliari e di alcune piccole attività commerciali e, si spera, la prossima riapertura degli alberghi, ristoranti, bar, spiagge e negozi di abbigliamento non avrebbero senso se non accompagnate dalla possibilità di beneficiare della clientela lombarda e piemontese.

E’ evidente che l’aspetto che Le segnalo non dipende dai Suoi diretti poteri decisionali quanto piuttosto da quelli del Governo centrale; ciononostante, mi permetto di segnalarLe lo stesso la problematica, affinchè Lei possa esserne latore nei confronti di Roma.
E’ chiaro che tutte le decisioni che vengono assunte in questo periodo devono necessariamente tener conto del bene primario rappresentato dalla salute pubblica, ma, nell’ottica di una ripartenza che presuppone necessariamente una convivenza con il virus, una riapertura dei confini interregionali non può essere separata da una riapertura dei confini all’interno di territori che rappresentano un’unica macroregione (quali, appunto, la Lombardia, il Piemonte e la Liguria).
Sperando che queste mie brevi osservazioni non siano del tutto inutili, Le invio i miei più cordiali saluti e gli auguri …di Buon lavoro. Elpidio Valentino
SAVONA Covid 19, mesi decisivi
e i primi sintomi di stanchezza
Sergio Ravera studioso di politiche socio economiche della Liguria

Ombre grigie vaganti lo scorso anno in un cielo plumbeo diventate nere, tenui cigolii in terra  tramutatisi in rumori assordanti, stanno accompagnando questa primavera del 2020 egemonizzata dall’entrata nella nostra vita di un coronavirus, il quale, tuttora, non intende allargare del tutto le maglie alle nostre aspettative. Attese vanificate nel campo politico da continue beghe tra partiti, in economia da riscontri che celano solo in parte il baratro in cui l’Italia sta per cadere e che per anni a venire  comprometteranno  la nostra vita. Oltre tutto, in questa prima decade di maggio, in un contesto apparentemente meno virulento nonostante le serie difficoltà che incontrano Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. Per cui non ci confortano del tutto tempi e modalità di apertura alla Fase 2, nonostante i progressi delle ultime settimane della Liguria stessa, territorio oltremodo dipendente dalla Padania  per turismo, artigianato, trasporti,  settori portanti del nostro valore aggiunto.

I dati del 9 maggio riferiti allo stesso giorno della settimana precedente, lasciano spazio ad un qual ottimismo valutando singolarmente le varie classi in cui vengono  statisticamente suddivisi in Liguria  i soggetti positivi al Covid 19. Si tratta di:
• meno 172 tra gli Ospedalizzati (- 24,06%);
• meno 444  all’Isolamento domiciliare (-15,44%);
• più 196 tra i guariti positivi domicilio (+11,66%).
Risultati che portano nel totale dei pazienti positivi in regione ad una diminuzione netta di 420 unità, ovvero ad una contrazione significativa dell’8 per cento, psicologicamente importante trovando conferma nella flessione di sabato 9 maggio, pari a ben 165 unità.
Ed allora? Allora c’è da chiedersi pragmatisticamente, soccorrendoci le immagini che quotidiani e televisioni hanno proposto sui Navigli di Milano, quanto abbiamo da preoccuparci dai riscontri avuti a Savona centro nello scorso fine settimana dinanzi  allo  spettacolo di gente che passeggiava lungo le due vie centrali  rapportandoli alla inversione di tendenza nel numero dei soggetti in Sorveglianza Attiva che si contano il 9 maggio stesso: in un solo giorno poche unità in Liguria (16), ben 73  in più all’Asl 2, allorquando nelle sette giornate precedenti si  assisteva ad un progressivo scenario  positivo.
Dato significativo in sé, ovvero un principio di allarme nel riproporre comportamenti di tal fatta? Cassandre? Non dimentichiamo che la provincia di Savona è apparsa in talune ricerche di istituti specializzati  tra le zone rosse del Paese, anche se la Regione Liguria  successivamente ha dimostrato di stare, al momento, al di sotto del RO1. Certo, quanto meno è irrispettoso sprecare mesi di lockdown per autonomi “liberi tutti” di qualche centinaio di persone che diventano migliaia assommati ad altri centri della Riviera; gente senza mascherina, che non rispetta le distanze di sicurezza, senza alcun riguardo verso se stessi e la collettività.
Il 4 maggio scorso, forse tra i primi, parlavo di primi sintomi di stanchezza caratterizzanti lo spietato virus. Accompagniamo il Covid 19, pur con discrezione, al totale suicidio.
(Savona, 10.05.2020)
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