Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Borghetto S.S. e il milite della Croce Bianca
Il ricordo inedito di Carolina consigliera: ‘….obbligata a mettermi in lista con te’.
E 55 anni fa crollo e tragedia dell’Albatros

Antonio De Vita da lassù perdonerà questo ingrato e colposo ritardo. Il ricordo della sua opera terrena, da volontario del  bene comune, meritava la priorità. Invece da nonno giornalista di questo umile blog che custodisce solo la ricchezza di essere libero e non dover ubbidire, ma ascoltare e testimoniare, abbiamo continuato giocoforza a rinviare, incalzati dagli eventi forse meno importanti. Invece Antoin aveva molte cose da insegnare. Una persona altruista che meritava i 284 commenti che si leggono sulla pagina Facebook della ‘sua’ Croce Bianca. E tra i più benemeriti.

Antonio ci guarda e ascolta, speriamo, dalle volte celesti. Lo ricordiamo riproponendo doverosamente cosa hanno scritto di lui le persone che gli sono state al suo fianco, vicine, negli ultimi anni. Da Borghetto Santo Spirito a Celle Ligure, il Comune dove lavorava. Con le parole di ammirazione e commiato dell’attuale sindaco  Mordeglia e del ‘re rosso’ predecessore Zunino. A Bardineto dove si era trasferito con la famiglia.

La Croce Bianca Borghetto S. Spirito –  “Ci ha lasciati il nostro milite Antonio. Non ci sono parole per poter descrivere il dolore e la tristezza che ha colpito tutti i militi e militesse della Croce Bianca. Siamo vicini ai suoi famigliari in questo momento tragico. Ciao Antonio ti accoglieranno gli altri nostri militi che ti hanno preceduto……..!”.

L’INEDITO RICORDO DI CAROLINA BONGIORNI, CONSIGLIERE COMUNALE

E PROMOTRICE DI ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI

Antonio De Vita e la sua scuola di vita

Nel 2007 mi hai praticamente “obbligata” a mettermi in lista con te, con la tua frase “se sei un’amica devi stare con me e Anna”. Non ho saputo dirti di no, anche se non ci capivo niente. Poi le nostre strade in questo campo si sono separate, ma MAI l’affetto e la stima. Ottimista, altruista, allegro…..sei sempre stato un buon amico…..e resterai sempre nel mio cuore, nei miei ricordi e nei miei pensieri. Ne hai superate tante, solo questo virus maledetto poteva fermarti. 50 anni….con tutta una vita davanti a te….. Ciao caro Antoin, proteggi e dai la forza a tua moglie ed ai tuoi figli…..buon viaggio amico mio”.

Nel febbraio 2017, dopo le dimissioni da assessore e consigliere di Cinzia Vacca, è subentrata l’impiega di agenzia immobiliare Carolina Bongiorni alla quale sono stati assegnati gli incarichi alle “politiche giovanili e rapporti con la cittadinanza”. “Ha sempre prestato servizio all’interno di associazioni e comitati cittadini e quindi conosce molto bene il tessuto sociale di Borghetto – spiegava il primo cittadino Canepa –. Saprà sicuramente sviluppare un canale di dialogo efficace e propositivo con la cittadinanza. Inoltre le ho chiesto di lavorare alla realizzazione di progetti dedicati ai giovani. Le auguro buon lavoro a nome di tutta l’amministrazione comunale.” E nel febbraio 2019 ha lasciato“Vivi Borghetto”, in occasione dell’assemblea dell’associazione e con la nomina al parlamentino locale.

LA STAMPA – Lutto nel mondo del volontariato. All’ospedale San Paolo di Savona è deceduto, ucciso dal coronavirus, Antonio De Vita, 51 anni, volontario della Croce Bianca di Borghetto Spirito. Una notizia che ha lasciato senza parole tutti i volontari della locale pubblica assistenza che per un mese hanno sperato che le sue condizioni di salute potessero migliorare. «Antonio era un volontario molto attivo, persona speciale che credeva profondamente in quello che faceva per gli altri», lo ricordano i militi.

IL SINDACO – L’amministrazione comunale si unisce al dolore dei familiari per la perdita del caro Antonio De Vita.
La scomparsa di Antonio mi riempie il cuore di dolore. Perdere in questo modo un uomo di grandissima umanità, una persona umile ma profonda, sensibile e allegra con tutti è davvero straziante. Nella mattinata dell’8 di marzo mi aveva telefonato per farmi sapere che lo avevano messo sotto ossigeno.  Poi non sono più riuscito a sentirlo. Lascerà un grandissimo vuoto in tutti noi. Il sindaco Giancarlo Canepa

Caterina Mordeglia  sindaco di Celle Ligure – “Ho conosciuto Antonio quando ero assessore ai lavori pubblici: una persona solare, sempre sorridente e di spirito. Sempre pronto ad aiutare e con un pensiero gentile per tutti. Lo ricordo con particolare affetto e con me la mia famiglia che ha avuto modo di conoscerlo ed apprezzare le sue doti umane. La notizia della sua scomparsa mi ha colpito particolarmente ed il mio pensiero è andato subito ai suoi cari e al dolore che stavano provando. Appena sarà possibile, appena le norme di contenimento lo consentiranno, verrò con i colleghi e i dipendenti del Comune a Borghetto. Caterina Mordeglia, Sindaco Comune di Celle Ligure.

Michelangelo Iannella ha postato una foto di Antonio- Ci uniamo al dolore della cara signora Lidia, dei figli Simone e Gaia,

Le sentite condoglianze di  Luciana, Angela e Raimondo Villa.

Santino Puleo: “Sono triste e addolorato, Antonio era un bravissimo ragazzo, sempre disponibile per tutti. Riposa in pace, condoglianze alla famiglia”.

Silvana Grosso – Ciao Giovanni, caro amico, vola in alto con gli angeli. Per noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerti e di conoscere le tue qualità di grande uomo, la tua forza e la tua gioia di vivere, sarai un ricordo incancellabile Famiglia Lo Cascio  – A Mauro e alla sua famiglia un abbraccio forte e sentite condoglianze. Ci spiace tanto”.

Alessia Doragrossa – Condoglianze a colleghi e famiglia dai Cinofili da soccorso Il Branco Anpas. Maria Acampora: Ragazzi amici miei abbiamo perso un amico piu buono umile ed educato..Ciao Antonio.

Gianluca Iannei – Antonio… non ci conoscevamo personalmente, ma ho ben nitidi i ricordi di quando ero ragazzino e lo vedevo sempre sbattersi a destra e a manca per chi ne aveva bisogno, una persona umile dall’animo buono, e questo il modo in cui ti ho sempre visto, la tua perdita mi tocca molto nel profondo perché per me è per tanti altri tu eri una parte integrante di borghetto, una di quelle persone su cui si può sempre fare affidamento, ecco questo é quello che riusciva a trasmettere questo uomo senza neanche parlarci.. E questa é una virtù che solo i GRANDI uomini hanno.. Mancherai tremendamente a tutti noi.. Condoglianze alla famiglia e ai colleghi.

UN LUTTO HA COLPITO ANCHE TOIRANO ED UN SUO FIGLIO BENEMERITO

Nel giorno che la comunità festeggia il suo San Pietro (l’antica abbazia), in un giorno così caro a Toirano, ci ha lasciato Domenico Ferro, membro dell’Associazione, grande uomo e grande amico. Gli amici di San Pietro, in questo momento di profondo dolore, porgono le più sentite Condoglianze alla famiglia di Domenico.
Non ci sono addii… ovunque saremo, sarai sempre con noi. Ciao Dome”
BORGHETTO SANTO SPIRITO
LA NOSTRA E LA SUA STORIA MODERNA

Siamo ai nostri giorni, con gli anniversari. Come quello del crollo (e quasi strage), morti e feriti, del palazzo Albatros su quella che è diventata, suo (benefico) malgrado, la più grande piazza di Borghetto rapallizzata e che nel passato gareggiava, a simbolo del degrado cementizio, con la cittadina genovese di Rapallo. Ma gli esempi si sono sprecati qua e là senza risparmiare e senza ascoltare le voci del dissenso, del come andrà a finire di questo passo.

Ieri come oggi a scrivere e raccontare. Da principianti, per La Settimana Ligure. Accorsi alla notizia del crollo, incontrando il maestro di giornalismo locale, Giannetto Beniscelli, alassino, scrittore, pittore, studioso, già presidente dell’Azienda di Soggiorno. Una figura carismatica e della ‘noblesse’ aristocratica alassina. Il più quotato corrispondente ponentino savonese del Secolo XIX dell’epoca. Lui ‘copriva’ la zona di Alassio, Andora, Laigueglia; il rag.Benedetto Fassino, cassiere alla banca San Paolo, era corrispondente di Albenga; Noberasco da Ceriale, Arecco a Loano, Seppone a Pietra Ligure. Quasi ogni località aveva il suo corrispondente, ma anche paesi dell’entroterra.

Il destino ha voluto che cinque anni dopo, con l’arrivo del direttore Piero Ottone, il giornale aprisse redazioni provinciali ed uffici di corrispondenza, con una forte iniezione di giovani leve.  Più pagine alle cronache provinciali. E ci venne affidata – con il solo curriculum dell’esperienza della Settimana Ligure di Romano Strizioli, direttore, Gilberto Costanza, Aldo Dompè, Aldo Ghidetti (curava la parte letteraria), Giampiero Mentil  (sport) la responsabilità della pagina che copriva la zona da Andora a Varigotti, con le quattro vallate  dell’entroterra fino a Bardineto e Calizzano. Un colloquio ad Albenga con il segretario di redazione Berruti, il capo delle Province Basso, il capo della diffusione Massari e da ultimo l’incontro a Genova, con Ottone che volle prima mettermi alla prova con una serie di articoli. E dal novembre 1969 ebbe inizio l’avventura e la gavetta nello storico quotidiano ligure. Non ero un rivierasco, ma montanaro che con i nonni, già ragazzino, facevo la transumanza e nelle ore libere dalla scuola si andava a pascolo, ad accudire il gregge di pecore, le mucche, le capre, il bue. Da Mendatica, a Monesi, a Peagna di Ceriale, affittavoli di un’estesa campagna dei Lertora di Genova (l’affitto, 100 mila lire l’anno, si pagava il giorno di San Michele Arcangelo, allo studio legale dell’avvocato Santino Durante di Albenga).

Con i genitori e nonni materni (il papà ammalato dopo essere stato prigioniero dei tedeschi nelle umide stanze sotterranee del forte di Nava e artigiano edile) a coltivare la terra e gli oliveti. Poi da Peagna a Loano. La fortuna del posto di lavoro, l’iscrizione ai pubblicisti. Una pagina ogni giorno, domenica esclusa. Si iniziava alle 9 del mattino nell’ufficio di Piazza del Popolo ad Albenga dei fratelli Lengueglia, Ginetto e Marco. Il fuori sacco alle 13 alla stazione ferroviaria, direttamente all’incaricato del vagone postale. La telescrivente per i pezzi da scrivere ed inviare fino alla chiusura massima delle 23, perlopiù era cronaca fresca e l’ultima ora per le notizie più importanti. Non si perdeva un consiglio comunale delle cittadine rivierasche, le riunioni iniziavano alle 21 e spesso proseguivano fino a notte fonda. Un modello di giornalismo affidato alle giovani leve. Facendo inevitabilmente storcere il naso agli ‘anziani’ corrispondenti che via via finirono per autoescludersi.

Ma non c’erano traccia di stipendi da favola, alle ferie non si pensava.  E una sana concorrenza con La Stampa che dopo Il Secolo XIX inaugurva le pagine provinciali nel ponente ligure. Poi gli anni dei ‘frutti’ maturi. L’esame a Roma, scritto e se promossi, orale. Insieme aifigli di importanti personalità  anche del mondo politico di quei tempi: Leone, Donat Cattin, Zaccagnini, Piccoli.

DALLA ‘CRATERE’ DEL PALAZZO

AI NOSTRI GIORNI DA PENSIONATI E VOLONTARI

55° anniversario del crollo del condominio ALBATROS- 1965 – 12 Maggio – 2020
COMUNICATO STAMPA – Il 12 Maggio è una data impressa nella storia della comunità di Borghetto Santo Spirito e non solo. In quel giorno, alle ore 13,40 l’ala sud-ovest del condominio Albatros, la cui costruzione era in fase di ultimazione, crollava su se stessa mentre un buon numero di operai aveva appena iniziato il turno pomeridiano di lavoro.
Delle dodici persone sepolte sotto una montagna di macerie solo 5 si salvarono.
Un disastro di gravi proporzioni lo definì il corrispondente de “IL SECOLO XIX” Giannetto Beniscelli sull’articolo pubblicato il 13 Maggio di quell’anno, ma che poteva essere una tragedia di maggiori dimensioni se una strana fatalità non avesse ritardato il rientro delle restanti decine di operai impegnati giornalmente in quel cantiere.
In quel tragico pomeriggio di maggio un’ala dell’Albatros si spezzò e paragonato all’omonimo animale fu ferito a morte, cadde pesantemente al suolo, trascinando con sé sette vite umane. Sette persone: Luigi Cagnino (18 anni), Giovanni Vassallo (27 anni), Giuseppe Andreacchio (31 anni), Giuseppe Sciascia (45 anni), Andrea Sasia ( 48 anni), Vincenzo Bonfiglio ( 34 anni), Angelo Mendola (18 anni). Sette corpi sepolti da un enorme cumulo di cemento e ferro contorto, dal quale si sollevava dopo un enorme frastuono polvere e un tremendo sinistro silenzio! Un silenzio di morte.
Nessun grido di soccorso, nessun richiamo o lamento giungeva dai resti di quello che era un’imponente struttura sorta a ridosso del centro storico; la fredda quiete succedette al rovente tuonare dei pilastri che si spezzavano, dei blocchi di cemento che precipitavano, delle strutture imponenti del palazzo che s’accartocciavano. Padri, madri, fratelli e sorelle delle vittime, annichilite dall’angoscia e sorrette dalla fievole speranza di ritrovare ancora vivi i loro cari era arrivata dal Sud lungo il “cammino della speranza”, scrisse l’inviato speciale, Giorgio Lunt, sul quotidiano “LA STAMPA” del 13 maggio 1965.
Dopo il crollo rimaneva ancora intatta un’intera ala del palazzo “Alabatros” ovvera quella a Nord. Seguirono perizie dettagliate che condussero al responso definitivo: l’Albatros doveva essere abbattuto. La sua fine fu decretata definitivamente il 18 maggio e, dieci giorni più tardi, alle ore 16.19 in pochi secondi la sentenza fu eseguita con la totale demolizione delle strutture del palazzo edificato nei pressi dell’incrocio tra la strada statale aurelia ed il bivio della provinciale per Bardineto, frontalmente all’oleificio Roveraro.
A seguito della scomparsa dell’intero fabbricato tutt’intorno, raccontano le cronache, c’era, al suolo, mezzo centimetro di polvere mentre un bulldozer si faceva avanti per cominciare a muovere le macerie sotto le quali giace ancora  la salma di Angelo Mendola. Sei delle sette vittime erano subito state recuperate per l’ultima il paese, ma soprattutto i famigliari, si dovette attendere il 27 maggio.
Nella foto Modesto Costa di Peagna, allora comandante dei vigili urbani (erano due in inverno) e d’estate arrivano da fuori regione
La cerimonia dell’intitolazione della Piazza Caduti del Lavoro con il sindaco con l’ex sindaco capitano Gianni Gandolfo

Ricorre oggi il 55° anniversario di quella tragedia ed è un dovere della comunità ricordare quei tragici fatti che hanno segnato lo sviluppo della città.  Lo spazio recuperato dal luogo della tragedia e sorto dove persero la vita quei sette lavoratori è stato a loro intitolato quale PIAZZA  CADUTI SUL LAVORO ed alcuni anni orsono, in occasione del 50° anniversario dei fatti, è stato installato un monumento affinché ritorni sempre in mente il sacrificio di padri di famiglia e di  giovani con la speranza che il lavoro sia solo e sempre simbolo di vita, prosperità e fonte di guadagno e non di perdita soprattutto di vite umane.

Michele Manera – ufficio di Staff
I famigliari e parenti delle vitte del crollo e dei feriti, una cerimonia con una ventina di persone, non molte tra la comunità borghettina che forse ha dimenticato troppo in fretta la tragedia non solo da monito

 

 

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