Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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‘Domani’ nuovo quotidiano di De Benedetti
Stefano Feltri direttore. Zanda presidente
E Gratteri: ‘Fare pulizia tra la stampa’

Novità nell’editoria italiana dei quotidiani: nasce ‘Domani’, quotidiano fondato da Carlo De Benedetti, che prepara una Fondazione. Luigi Zanda Loi, senatore e tesoriere (si è subito dimesso) del Pd, presidente. Il papà era stato prefetto di Savona anni fine anni ’70. Altra notizia. I contributi del governo per l’anno 2018 alle emittenti televisive commerciali locali e con il primo acconto del 90%: 7 in Piemonte (per un ammontare di 1 milione655 mila €) e 2 in Liguria (443 mila €). Cosa dichiarava Nicola Gratteri a proposito di magistrati, giornali e giornalisti.  Infine il gruppo Gedi (la Repubblica- La Stampa) ha tagliato del 15% i compensi ai collaboratori più pagati. Il Sole 24 Ore taglio del 25%.

IL NUOVO QUOTIDIANO SI CHIAMERA’ ‘ DOMANI’

Carlo De Benedetti

Carlo De Benedetti sta guidando dai Caraibi dove si trova attualmente, la nascita di un nuovo quotidiano. Si chiama ‘Domani’ ed è edito dalla società Editoriale Domani Spa di cui al momento l’ingegnere è unico azionista. Il nuovo giornale punterà su un segmento di lettori di sinistra e progressista che il fondatore considera non più presidiato da Repubblica e Stampa. La direzione di Domani è stata affidata a Stefano Feltri – trentasei anni, vice direttore del Fatto Quotidiano e senior editor di ProMarket.org – che ha sciolto la riserva in queste ore. Aveva una proposta anche per andare a Repubblica, testata da cui Domani non attingerà, come si è letto, per alcune grandi firme. La società Editoriale Domani fondata a Torino è presieduta da Luigi Zanda, già consigliere del gruppo Espresso, che per questo

Stefano Feltri giornalista

incarico ha rassegnato le dimissioni da tesoriere del Pd. Nel Cda anche Giovanni Canetta, Federica Mariani, Virginia Ripa di Meana, Massimo Segre e Grazia Volo. Lucia Annunziata, che ha da poco lasciato la direzione di HuffPost Italia, è tra i possibili partner di questa iniziativa editoriale.

Luigi Zanda Loi

Superata questa prima fase, Carlo De Benedetti ha intenzione di varare una Fondazione come ente a cui attribuire la gestione della testata in modo da garantire  la maggiore distanza possibile tra giornale ed editore. De Benedetti ha in mente l’istituzione di una Fondazione  da quando aveva provato a riprendere in mano Repubblica. Era metà ottobre, Gedi era ancora controllata da  Cir e l’Ingegnere aveva dichiarato di volersi ricomprare il quotidiano affidandolo appunto a una Fondazione . Le cose da allora sono cambiate parecchio.

NICOLA GRATTERI PROCURATORE CAPO E DELLA DDA DI CATANZARO: bisogna fare pulizia…..

Il procuratore capo di Catanzaro,  Nicola Gratteri, ha discusso di giustizia ed informazione insieme ai giornalisti Nuzzi e Belpietro, sottolineando: “Tra alcuni avvocati e alcuni clienti l’ampiezza della scrivania si è ridotta. Permettere questo è molto pericoloso”. Aggiugendo “nella mia categoria bisogna fare pulizia. Così come va fatta pulizia negli organi di stampa

Giustizia ed informazione sono due lati della stessa medaglia. Ad affrontare queste due tematiche delicate, ed allo stesso tempo scottanti, ne ha discusso nel chiostro Sant’Agostino a Paola nel ricordo di Enzo Lo Giudice (avvocato di Bettino Craxi durante la stagione di “Tangentopoli”) Nicola Gratteri, il procuratore capo e della DDA di Catanzaro, da sempre in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta, pungolato dalla presenza due giornalisti: Gianluigi Nuzzi e Maurizio Belpietro.

Sin dalle prime battute si è capito che non era il solito convegno intriso di parole e discorsi da salotto, anche perchè quando parla Gratteri finisce la diplomazia. Il magistrato rispondendo ad una domanda di Nuzzi sul ruolo degli avvocati, ha sostenuto che “tra alcuni avvocati e alcuni clienti l’ampiezza della scrivania si è ridotta. Permettere questo, soprattutto in ambito penale, è molto pericoloso. Ma è pericoloso non tanto per i rapporti che si creano con i clienti ma con i colleghi avvocati. Francamente, ce ne sono troppi, e troppe sono anche le cause che non dovrebbero stare in tribunale”. Ai più giovani che intraprendono la carriera di avvocato, Nicola Gratteri si è sentito di dare loro un consiglio. “Non cercate scorciatoie, non servono, fate in modo che con i vostri clienti la scrivania abbia un margine ampio”.

Lo Giudice legale di Bettino Craxi nel processo “Mani Pulite”, nato a Paola, era di formazione comunista, ma soprattutto “garantista puro” come ricorda il suo prima praticante, ora avvocato, Francesco Scrivano. Difendere il leader socialista nel tornado giudiziario messo in piedi dal pool di “Mani Pulite” dei tre magistrati Davigo-Di Pietro-Colombo, per Lo Giudice significò confrontarsi anche con il primo episodio vero in Italia di quello che oggi si definisce “processo mediatico”. Infatti da allora molte cose sono cambiate. Sulle colonne dei giornali persino un avviso di garanzia si trasformò in udienza, se non qualche volta persino in una condanna annunciata. “I direttori delle testate italiane più importanti – ha detto l’ Avv. Scrivano – si chiamavano per mettersi d’accordo sul titolo da dare il giorno dopo“. E dice la verità.

Così l’avvocato Lo Giudice scrisse parlando di “Mani Pulite”: “C’era la grossa aggressione propagandistica determinata dalla sinergia tra la stampa la televisione e le manette per demonizzare il nemico. Badi bene, coloro che erano indagati non erano visti come inquisiti ma come nemici dopo di che si aveva la condanna pubblica e generalizzata nel Paese prima ancora del processo. Questa condanna pubblica diventava talmente forte che nessun giudice avrebbe avuto il coraggio di scardinarla. Così il cerchio si chiudeva e l’accanimento giudiziario era concluso“.

“Era una grande inchiesta quella, e la cavalcammo”. “ È innegabile, sapevamo tutto il giorno prima – ha confessato il giornalista Belpietro – e molti dei nostri colleghi chiamavano a casa dei destinatari di misure cautelari domandando “scusi hanno già arrestato suo marito?”. Belpietro non difende la categoria a cui appartiene, e si assume le proprie responsabilità con grande onestà intellettuale: “Imprenditori e politici, al solo pensiero di finire sul giornale in quegli anni si tolsero la vita. Il processo si consumava ancor prima che venisse fatto l’interrogatorio di garanzia. E su questo sono d’accordo con l’avvocato Lo Giudice, si tratta di una violazione del diritto“. Gratteri invece preferisce rimarcare il binario etica-morale: “Una volta ricevere un avviso di garanzia era una vergogna. Adesso neanche ci si bada, e se le intercettazioni vengono pubblicate è anche perché il livello di educazione dei lettori è basso. Ci si interessa più del pettegolezzo che delle contingenze del reato“.

Il network delle notizie giudiziarie ha 3 punti di riferimento: la magistratura, l’ avvocatura e la polizia giudiziaria. In mezzo ci stanno i giornalisti . La necessità di nuove regole e pulizia è condivisa anche Belpietro che però mette i magistrati davanti al fatto compiuto: “Se un magistrato commette un errore nell’esercizio delle sue funzioni, non può essere semplicemente spostato, deve essere sospeso“. Ed aggiunge: “Negli altri Paesi c’è la regola dell’intralcio alla giustizia, solo da noi non si riesce a trovare un giusto equilibrio su cosa raccontare nella fase di indagine”.

Gratteri, non ha riservato sconti neanche ai suoi colleghi e bacchetta quei giornalisti “pregiudicati” che continuano a scrivere e a screditare. “Nella mia categoria – ha detto il procuratore capo di Catanzaro – bisogna fare pulizia. Così come va fatta pulizia negli organi di stampa. Ci sono cronisti con una pagina e mezzo di reati giudicati che continuano a esercitare la professione, così come quelli che scrivono per screditarmi. Ho disposto 169 arresti, il Riesame ne libera 5 e alcuni giornali dicono che l’operazione sia stata un ‘flop’”. Gratteri ha dimenticato quei giornalisti che si salvano con la prescrizione, o con i soldi pagati dall’editore alle parti lese pur di non andare a processo.

Alla domanda di Belpietro, il magistrato Gratteri sorride :”Io ministro della giustizia? Bisognerebbe chiederlo a Napolitano – continua – anche se quelli che mi vogliono bene mi dicono sempre che mi sono salvato”. Il procuratore capo della Dda di Catanzaro ha quindi ricordato quando gli chiesero aiuto per la riforma della giustizia, come dei 250 articoli scritti passò solo quello del processo a distanza. Il governo nel frattempo ha messo in archivio la legge sulle intercettazioni, quindi tutto rimane com’è. “Finché le cose stanno così – ha concluso Belpietro – anche io continuerò a pubblicare, ma se le cose dovessero cambiare non ne faccio un dramma. Si può tranquillamente continuare a fare il nostro lavoro“. E noi la pensiamo una volta come lui.

Fonte: ilcorrieredelgiorno.it

EMITTENTI TELEVISIVE COMMERCIALI LOCALI-

SOSTEGNO ECONOMICO DELLO STATO 1° ACCONTO PARI AL 90% ANNUALITA’ 2018

8 TV IN PIEMONTE – PIEMONTE – T.L.T. S.R.L.TCP TELECUPOLE  € 482.533,81; TELECITY S.R.L.TELECITY € 516.430,88; RETE SETTE S.P.A.RETESETTE (RETE 7) € 268.926,41; TELELOMBARDIA S.R.L.Videogruppo € 243.472,46; BEACOM S.R.L.SESTA RETE € 30.869,61 ; GRP MEDIA S.R.L.GRP TELEVISIONE € 27.261,57; PRIMANTENNA S.R.L.PRIMANTENNA € 56.386,40; TELE VCO 2000 S.R.L.VCO AZZURRA TV € 28.929,29;

2 IN LIGURIA – P.T.V. ‐ PROGRAMMAZIONI TELEVISIVE S.P.A.PRIMOCANALE € 424.229,24; IMPERIA TV SRLIMPERIA TV € 18.078,71

QUESTO L’ELENCO COMPLETO DELLE TV LOCALI E I CONTRIBUTI DELLO STATO Tv locali mmmmmm(vedi………)

LA REPUBBLICA –

E’ l’effetto Coronavirus, che potrebbe generare decisioni analoghe in altri giornali. Le vendite in edicola vanno bene, ma purtroppo il 15 per cento delle edicole hanno chiuso, altre fanno orario ridotto. Le vendite degli abbonamenti digitali vanno molto bene (143mila in varie forme), ma questo non basta a indurre John Elkann, nuovo azionista di maggioranza del giornale (formalmente dal 23 di aprile), a investire in un momento difficile, come avrebbero potuto fare dei capitani coraggiosi. Come suggeriva il direttore Carlo Verdelli (ora ex). Si è preferito invece guardare ai conti immediati, a rivedere l’impianto del giornale. Pubblicità ed eventi sono crollati. Perdita prevista a fine anno, 22 milioni.

Quindi, tagliare. L’annuncio è stato dato nella prima settimana di aprile alla redazione riunita nell’ufficio dei redattori capo. Il provvedimento per ora dura tre mesi, aprile, maggio, giugno. A metà giugno direttore e responsabili dell’azienda si incontreranno di nuovo e faranno il punto. Altri tagli? O ripresa? Dunque allo stesso prezzo Repubblica offrirà un giornale a 40 pagine anziché 48. Sospesi per tre mesi Salute, Scienze, Week End, che andranno sul digitale. L’inserto culturale Robinson a 40 pagine. Affari e Finanza perde 8 pagine, Donna e Venerdì perdono 16 pagine ciascuno.

Ai collaboratori fissi di prestigio, come Francesco Merlo o Bernardo Valli viene chiesto di tagliarsi volontariamente il compenso del quindici per cento. Il monte collaborazioni dei servizi deve essere tagliato del 15 per cento e saranno i capiredattori a scegliere chi penalizzare.

IL SOLE 24 ORE –  «Nella serata di martedì diversi collaboratori del quotidiano e del sito hanno ricevuto una mail, firmata dall’amministratore delegato Giuseppe Cerbone, che dispone con effetto immediato un taglio del 25% della loro retribuzione. Pur essendo consapevoli della difficile fase che stiamo attraversando, siamo rimasti sorpresi per diversi motivi. La comunicazione, infatti, faceva riferimento a un presunto “accordo con le strutture redazionali”. Presunto, perché il Cdr del quotidiano non era stato in alcun modo informato dell’iniziativa». È quanto si legge in una comunicazione del Comitato di redazione del Sole 24 Ore.

REPORTER: ECCO I CONTI DI URBANO CAIRO ( LA 7 , IL CORRIERE DELLA SERA E GAZZETTA DELLO SPORT)-

Urbano Cairo parte in svantaggio su tutti gli imprenditori europei, poi supera tutti in volata.  A fine marzo, come principale azionista aveva deciso di attribuire ai soci i dividendi di Rcs, 15 milioni di euro, di cui circa 9 e mezzo per sé. Poi, nel giro di pochi giorni ha annunciato la sospensione dei dividendi e addirittura la rinuncia a 4 mesi di compenso per l’amministratore, cioè lui stesso. L’intero importo, 500 mila euro, sarà devoluto a sostegno di famiglie in difficoltà.

Recupero in extremis e colpo vincente all’ultimo minuto. La questione dividendi è stata fonte di molte polemiche. Rcs ha chiuso il bilancio 2019 con un utile netto di 68,5 milioni, inferiore a quello dell’anno precedente, ma pur sempre significativo in anni di crisi dell’editoria. In Italia Rcs è l’ unico grande gruppo editoriale in attivo, davanti a Mondadori (29 milioni).

Trentotto prepensionamenti – Contestualmente però Cairo ha chiesto fondi pubblici per 38 prepensionamenti al Corriere della Sera, più un altro pacchetto per la Gazzetta dello Sport e per i periodici. Il cdr del Corriere ha pubblicato un duro comunicato sul giornale, il cdr della Gazzetta lo stesso. La Fnsi ha minacciato di non firmare l’accordo sulle uscite. L’accoppiata dividendi e utilizzo di fondi statali è apparsa una forte contraddizione.

Nel frattempo EssilorLuxottica, i Della Valle con Tod’s, Berlusconi per Mondadori, Prada, Moncler, Aeffe annunciano la rinuncia a distribuire dividendi, per meglio fronteggiare l’emergenza sanitaria. In Francia il ministro dell’Economia Le Maire annuncia: niente sgravi e aiuti alle società che distribuiscono dividendi.

Il governo e gli editori –  Per una ventina di giorni, Cairo resiste al pressing, sembra deciso ad andare avanti per la sua strada. In Italia il governo tace. E’ il governo Conte bis, d’altronde, che ha varato in Finanziaria l’ennesimo pacchetto di prepensionamenti, deleterio per i conti dell’Inpgi e vantaggioso soltanto per gli editori.

Il 21 aprile, alla vigilia della firma al ministero del Lavoro dell’accordo per i prepensionamenti, arriva l’annuncio della proposta all’assemblea di sospendere la distribuzione dei dividendi, a supporto «dei significativi sforzi che il gruppo, i suoi dipendenti, collaboratori e fornitori sono e saranno chiamati a dover sostenere nei prossimi mesi, consentendogli di disporre di ulteriori risorse per contrastare gli effetti dell’ emergenza causata dalla pandemia». I dividendi vengono messi “a riserva”, vale a dire che non c’è al momento un diretto investimento nei giornali, come richiesto dal sindacato dei giornalisti.

Il 29 aprile c’è la sorpresa che mette Cairo alla testa degli “imprenditori solidali”: «In considerazione delle difficoltà economiche per molte famiglie, determinate dal protrarsi dell’ emergenza sanitaria», Cairo chiede alla società «di azzerare il proprio compenso fisso per i quattro mesi marzo, aprile, maggio, giugno 2020», chiedendo altresì la disponibilità a devolvere un pari importo di 500 mila euro «per la distribuzione in beneficenza, per il tramite di un ente che sarà individuato, di 5 mila buoni spesa da 100 euro ciascuno».

(fonte Professione Reporter )

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