Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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A Savona, il ‘Vignola’ (infettivi) chiuso
La famiglia di benefattori ha fatto causa
Covid 19, ripensare la politica sanitaria
La Liguria che paga un prezzo disumano


La Liguria sta pagando un prezzo disumano per il covid 19. E’ tempo di ripensare la politica sanitaria anche a livello nazionale. E la nostra regione non dimentichi la durissima lezione.

di Gianfranco Barcella

Non possiamo negare che, anche in Liguria, stiamo pagando un prezzo umano indicibile, non solo per colpa del covid 19, per non parlare delle stragi criminose consumate nelle case di riposo per gli anziani sulle quali la magistratura sta indagando. Abbiamo superato di gran lunga le ottocento vittime, dall’inizio dell’emergenza. Ora la curva dell’epidemia sta effettivamente rallentando sia a Ponente che a Levante. Per fronteggiare l’epidemia di coronavirus sia nella sanità pubblica, sia nelle Rsa private la Regione Liguria ha assunto 550 unità aggiuntive di personale tra medici infermieri e oss. Altri dieci medici della protezione civile nazionale saranno impiegati per supportare l’azione di contrasto al virus nelle Rsa.

L’assessore, a sn, alla Sanità avv. Sonia Viale (Lega)

Il quadro è stato di recente illustrato dall’assessore avv. Sonia Viale (Lega): “Grazie all’ordinanza firmata dal presidente della Regione, forniremo team di personale esperto a disposizione delle rsa, con un audit di supporto alle residenze più a rischio per non abbandonare quelle in difficoltà” .

L’ospedale San Martino di Genova ha aperto un reparto emato-oncologico per i pazienti positivi al covid-19 con l’obiettivo di rendere possibili le cure oncologiche o ematologiche anche in caso di positività al virus. E’ il progetto illustrato dal direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale, prof. Matteo Bassetti: “Abbiamo messo la <mano> sull’infezione; i numeri stanno migliorando in tutta la Liguria così come gli indici di sopravvivenza. Impariamo a gestire i pazienti sempre meglio. Ci sono posti letto liberi in terapia intensiva e cominciamo a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel! Stiamo pensando di alleggerire i reparti per la cura Covid”.

Di certo la politica sanitaria anche in Liguria è stata messa a dura prova dal nuovo morbo. Noi conosciamo meglio la situazione savonese non solo nell’attualità. Un libro dal titolo: “Il San Paolo di Savona, un ospedale in fotografia”, scritto da Enrico Tongiani e di cui Giampero Storti ha curato il progetto editoriale, ci riporta agli Anni Venti, quando la necessità di fronteggiare la tubercolosi, portò all’idea di costruire in Valloria un padiglione, riservato ai tubercolosi. Nel 1918 Savona era già stata investita dalla <spagnola>, ma quel primo reparto fu poi demolito. (Nihil novi sub soli).

Nel 1925, tuttavia il Comune e gli altri Enti decisero di allestire un tubercolosario provinciale in Valloria, affidato all’amministrazione ospedaliera. Questo progetto non fu accolto da tutti benevolmente, ma alla fine portò in città un polo specializzato, talmente utile da essere ampliato in pochi anni. Il 30 Giugno 1958 venne approvato il progetto per la sopraelevazione di un piano del padiglione di isolamento che l’amministrazione intitolò proprio alla memoria dei benefattori Carlo e Maria Vignola. L’inaugurazione arrivò nell’estate 1961 alla presenza dell’allora Ministro della Sanità, del sindaco Angelo Carossino ma nel 1965, l’attività era già così proficua da indurre il direttore sanitario dell’epoca (nel Vignola tra gli altri lavorò anche il dott. Bruno Anselmo, padre di Marco, oggi primario proprio del reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale San Paolo, a strutturare il Vignola in modo da ospitare al primo piano, la pneumologia, al secondo e al terzo, l’attività terapeutica per i tubercolotici.

Il resto è storia recente e passa da una progressiva dismissione dell’attività medica dal Vignola con il trasferimento degli infettivi nel monoblocco e la trasformazione della palazzina in sede amministrativa; una scelta peraltro osteggiata con forza proprio dalla famiglia Vignola che arrivò anche a far causa alla ASL, contestando il fatto che la donazione era sta fatta per scopi medici e non per allestire uffici. Quell’area isolata dagli altri reparti del monoblocco, oggi sarebbe stata strategica per usufruire di aree ben distinte, per limitare i contagi in ospedale. La scelta di avere una sede isolata per la terapia delle malattie infettive torna di pressante attualità. Gli uffici che ora sono nel Vignola, tra l’altro, dovrebbero essere trasferiti in via Manzoni, quando la ASL verrà spostata nell’ex Vecchio San Paolo di corso Italia, in centro città. Di conseguenza la palazzina potrebbe tornare ad assolvere ad una funzione medica ed in futuro potrebbe  accogliere nuovamente gli infettivi e coloro che hanno contratto il coronavirus che pare non solo lento a morire, ma desideroso di riproporsi anche in autunno. Intanto ad oggi (lunedi 20 aprile), in provincia di Savona i casi positivi sono 611 e si fa quel che si può per aiutarli, soprattutto grazie all’impegno eroico del personale ospedaliero.

RIPENSARE LA SANITA’ IN ITALIA – L’esperienza tragica del covid-19 ci invita a ripensare la politica sanitaria in Italia. Mi piacerebbe  risentire parlare di Ministero della Sanità Pubblica e non genericamente della Salute; inoltre sarei lieto che il 30% delle risorse pubbliche non fosse destinato alla sanità privata che dovrebbe contare solo sulle proprie forze. Ma soprattutto il bene tutelato e garantito della salute, secondo i sacrosanti dettami della Costituzione, non dovrebbe essere affidato alla gestione delle Regioni.

Ripartire dalla medicina del territorio sì, ma seguendo indirizzi unitari ed univoci, altrimenti continueremo a trovarci di fronte a cittadini, uguali di fronte alla legge in diritti e doveri, che ricevono un diverso trattamento terapeutico a seconda della loro collocazione geografica. E’ assurdo ed anche incostituzionale! Forse con una sola direzione centrale si limiterebbe anche la mala gestio sanitaria, parcellizzata sul territorio nazionale.

Mai come adesso c’è desiderio di “parole e fatti onesti” in politica! Dall’Europa abbiamo avuto solo scuse formali a cui ancora non hanno fanno seguito <gesti riparatori>; in Italia si colmano i taccuini dei cronisti di accuse reciproche di mendacio fra Centro Destra e Centro Sinistra e rimpalli di responsabilità fra Regioni e Governo Centrale. Si rischia l’effetto Babele! Intanto è necessaria l’emissione di nuovi bond per coprire le spese sanitarie e ripensiamo con rammarico ai miliardi di euro, spesi in lavori pubblici, rimasti cattedrali nel deserto. Cito, fra gli altri, il Mose a Venezia  e il ponte sullo stretto di Messina.

Per fortuna ormai sono reperibili le mascherine, ricevute n dono dalla Protezione Civile della Regione Liguria.  Ai primi segni di virulenza del covid 19, venivano definite quasi superflue, e poi sono diventate indispensabili e pure obbligatorie. Ma come diceva Madre Teresa di Calcutta < chi si impegna a giudicare non ha più tempo per amare>. Auspichiamo di essere presto <contagiati> solo dalla solidarietà vera, testimoniata da fatti e non da parole vuote e in generosità. In questo campo, il popolo italiano sa essere maestro!

Gianfranco Barcella

 

 

 


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G.F. Barcella

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