Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Pornassio sepolta una Bertora
Valle Arroscia, lavori di somma urgenza solo a Rezzo. Strade per Mendatica e Monesi in ‘ipnosi’. Addio mamma di un parroco

La Valle Arroscia miniera di notizie ‘protette’, riservate agli amici degli amici, a cronisti affidabili e fedeli ? Nessun segreto per la morte di Eugenia Bertora, 92 anni, che abitava ad Albenga. Con il fratello e la cognata erano proprietari dell’ultimo albergo di Pornassio, il Miramonti di Case Rosse, chiuso negli anni ’80 ed era la sorella del canonico Don Raffaele Bertora che è stato anche parroco di Ceriale. C’è la buona notizia che a Rezzo i lavori antifrana sulle strade e a Cenova non si sono fermati per coronavirus. Il sindaco ha ‘firmato’ la somma urgenza. Cosa che non è avvenuto sulla provinciale per Mendatica, ai confini con Montegrosso. Fermi, ovvero mai ripresi, i lavori alla variante di Monesi (di Mendatica).

Restiamo in Valle Arroscia con due casi  ‘silenziati’ dai media imperiesi e da ‘babbo Imperia Tv’. Un paio di settimane fa è mancata la mamma di un parroco della zona. Un sacerdote sempre più in sinergia vitale con la sua comunità, sempre più punto di riferimento, una colonna si direbbe. Non meritava di darne notizia, visto che se ne parlava non tra quattro gatti ? Altra notizia che inizialmente aveva destato preoccupazione, ma si sta concludendo senza drammi: la quarantena, conseguente a coronavirus non grave, che ha coinvolto un attivissimo ed esemplare direttore dei servizi di una pubblica assistenza della valle. Uno di quei personaggi che non trovi in ogni paese o dietro l’angolo. Tutti felici affinché presto possa tornare nell’impagabile opera di volontariato.

REZZO – Bisogna riconoscere che il sindaco di Rezzo, Renato Adorno, esordio da dinamico presidente della Pro Loco,  merita tutta l’attenzione positiva dei mass media. Non si contano le iniziative che lo vedono primattore infaticabile da quando, nel novembre 2016, la furia dell’acqua ed il dissesto idrogeologico hanno inferto ferite e danni ingenti al territorio, mettendo a durissima prova i collegamenti stradali già fragili da un rete vecchia e di due secoli, questa è l’alta valle Arroscia. Colpi gravi alle infrastrutture pubbliche e in qualche caso (Monesi di Mendatica, la più colpita, a cui si da ultimo si è aggiunto il dramma dell’antica e gloriosa, per la sua storia, Cenova) mettendo a ko pure il patrimonio immobiliare. Vedi ‘Monesino’ tuttora interessato da ordinanza di ‘sgombero’ e di divieto assoluto.

Il sindaco Adorno, dicevamo, che proprio di recente ha potuto annunciare: “È con orgoglio e piacere che il Comune di Rezzo vi presenta il nuovo sito di promozione turistica del territorio. Un particolare ringraziamento alla commissione cultura comunale e al suo creatore Adorno Rinaldo www.turismorezzo.com

C’è altro materiale, da buon esempio, in quel di Rezzo. Qui, nonostante le restrizione generali conseguenti al coronavirus, si continua a lavorare per la messa in sicurezza del territorio. E proprio il primo cittadino ha ‘decretato’ che i lavori di somma urgenza possano e debbano continuare come  documenta il cantiere di Fabrizio Pastorelli, apprezzato e dinamico artigiano edile di Mendatica.  Non sarà colpa dei sindaci di Montegrosso e Mendatica, ma pur  nell’incomprensibile disinteresse mediatico, c’è un ‘paese’ che  dai primi di novembre dello scorso anno (vedi a Imperia Tv…….il presidente della Provincia….) continua ad essere penalizzato, bastava e avanza già il dramma di Monesi. Più in ginocchio di cosi ! Mancherebbe il terremoto. Costretti a percorrere una tortuosa e precaria deviazione via Montegrosso Pian Latte, oppure  il percorso, tra strettoie e curve, via Cosio d’Arroscia. Inutile parlare di semplici disagi. Sono mortali pugni nello stomaco di una civiltà.

La frana Montegrosso – Mendatica non era di quelle senza soluzione a portata di mano. Bastava che il tecnico responsabile della Provincia di Imperia, con tutte le precauzioni possibili (vedi spie di movimento franoso) concedesse il visto al ‘senso unico’. Il lato monte della strada franata poggia infatti una massa rocciosa. Si aggiunga che forse qualcuno, magari tra tecnici, ha ritenuto che la stessa frana finendo nel calderone degli eventi alluvionali, di qualche giorno dopo, fosse interamente coperta dal finanziamento statale. Scelta giusta, si direbbe, ma non poteva passare in secondo ordine l’aspetto che c’è un paese, già martirizzato dall’accanirsi eventi (la risorsa di Monesi), costretto ad una continua gimcana nella sua rete viaria di collegamento con la valle, con chi per lavoro e scuola deve spostarsi. Un isolamento ancora più cupo. Rischi in caso di saccorso ed emergenza. Ora siamo ‘bloccati’ dalla pandemia, ma si poteva aggiungere che anche prima non era un incoraggiamento per il turista raggiungere Mendatica.

Si sono fermati, causa inverno, e non sono più ripresi (causa Covid 19), i lavori di variante all’abitato di Monesi e far uscire dal semi isolamento la Monesi ‘turistica’ che ha perso un’altra stagione invernale. In realtà per carenza neve  non c’era da stare allegri. C’è da accogliere a braccia aperte le dichiarazioni del presidente della regione Toti a proposito dell’urgenza di riaprire tutti i cantieri di opere pubbliche. Anche perchè l’assessore Marco Scajola proprio a gennaio aveva annunciato che ormai siamo ad un passo da ‘Monesi che riparte’.

L’EX ALBERGO MIRAMONTI A PORNASSIO – E’ del 7 aprile il necrologio della morte di Eugenia Bertora, 92 anni, che abitava

Eugenia Bertora sepolta nel camposanto di Pornassio, abitava ad Albenga

da molto tempo ad Albenga. Nubile, a darne la notizia  i nipoti Giorgina e Silvano (figli del fratello Giuseppe – Pepin–  che con la moglie gestiva il Miramonti albergo) con la moglie Alessandra, i pronipoti Chiara e Lorenzo. Dopo la benedizione del feretro nella Parrocchia di San Bernardino , la tumulazione  nel camposanto e tomba di famiglia di Pornassio.

Avevamo scritto su trucioli nell’ottobre 2016.  Titolo: Spa di Udine  investe a Pornassio, un centro per 20 minori…(Vedi……)

A Pornassio a fine anni 50 è stato realizzato sulla statale, in località Case Rosse, l’albergo Miramonti da parte dei coniugi Bertora. Un edificio di oltre 500 mq, oltre a garage, magazzini, piccolo parco circostante. Erano gli anni con il vento in poppa per il turismo montano, del ‘miracolo Italia’. Con Monesi, ma anche con Nava a fare da locomotiva. Una stagione di tre, quattro mesi di lavoro. I ristoranti e la buona cucina a fare, a loro volta, da calamita. Non era ancora iniziata l’epopea dell’Ormeasco di Pornassio, in compenso c’era la lavanda, la pastorizia. Non eravamo ancora alla corsa verso la costa alla ricerca di un impiego.

L’arrivo della crisi ha picchiato duro anche a Pornassio. Il Miramonti ha finito, sempre sotto la stessa proprietà, per essere trasformato dopo aver ottenuto, con le passate amministrazioni, il cambio di destinazione d’uso, da hotel in struttura socio sanitaria. Tra non poche proteste della popolazione ospitava persone con problemi psichici o diversamente abili e a gestire era la cooperativa Il Faggio. Poi il trasferimento nell’ex colonia della Provincia, in prossimità di Nava, immersa in un grande parco e in periferia rispetto agli abitati. Oggi  (siamo nel 2016 ndr, ora  ridotti al minimo) sono ospitati pure una sessantina di migranti che peraltro non hanno mai dato particolari problemi. Ci lavorano poco meno di una trentina di dipendenti in gran parte della Valle Arroscia. Di fatto la prima azienda quanto a posti di lavoro per l’alta valle. Al secondo posto con una dozzina di dipendenti la ‘fratelli Porro’ (pasta fresca), la Santa Vittoria (Acqua minerale) con una decina, a seguire l’albergo ristorante Lorenzina (che nel frattempo ha deciso l’apertura solo nei quattro mesi estivi).

Il Miramonti un patrimonio immobiliare, uno dei tanti, dei troppi, che nessun politico al potere ha mai voluto includere in ‘area depressa’, quale è appunto l’intera Valle Arroscia ormai da tre decenni. Le iniezioni di fiducia (rassegna stampa che trucioli.it aveva promesso di pubblicare) cadenzate con annunci di investimenti pubblici ora certi, ora miracolosi, non hanno finora avuto riscontro. Per la semplice ragione che siamo non solo al palo, ma ancora prima della ‘bomba atomica coronavirus’ si contavano ‘vittime e disintegrazione’ del tessuto socio economico, produttivo, l’assenza di investimenti. Con i resistenti o resilienti sempre più sfiduciati. Con qualche immancabile eccezione di trombettiere/a.

La prova del nove non è dietro l’angolo. E in tempi di ‘sciagure’ a pagare il conto sono i più deboli, vedi cosa accade nel patrimonio immobiliare alle prese con il tracollo del mercato. Vedi l’avanzare dei rovi,  vedi anche la rassegnazione di chi combatte un lotta impari di sopravvivenza per generazioni sempre più soccombenti.

 

 

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