Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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La compare Germania e la fiaba di Esopo.
E a Savona si aggira il compare giustiziere

Cattiva compare la Germania: è come la fiaba di Esopo della volpe e dell’istrice! L’incoerente intransigenza della Germania e la debolezza degli altri Stati!

di Paolo Forzano

Helmut Kohl

Dopo il 1945 il debito di guerra tedesco aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora), pari al 100% del Pil tedesco.  La Germania non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre, oltretutto da essa stessa provocate.  Isovietici pretesero e ottennero il pagamento dei danni di guerra fino all’ultimo centesimo. 

Altri 21 Paesi (Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia) decisero di rinunciare a più di metà della somma dovuta da Berlino. 

Con un trattato firmato a Londra, 24 agosto 1953, dimezzarono il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, da restituire in 30 anni, il rimanente “50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie.  11,5 miliardi di dollari in 30 anni ( a tasso zero) sono 383 milioni di dollari all’anno, valore tra gli anni 1954 e 1984.

In questo modo, la Germania si salvò dal default in cui era precipitata. Ma nel 1990 l’allora cancelliere Helmut Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. 

Anche questa volta i 21 Stati, tra cui Italia e Grecia, acconsentirono di non esigere il dovuto. 

Ma quanto avrebbe dovuto ancora pagare la Germania?m  Non saprei aggiornare il 50% di debito ancora dovuto negli anni ’90. Ma se il debito della Germania nel 1945 era di 23 miliardi di dollari (di allora) ed pari al 100% del Pil tedesco, ragionando il termini di PIL, nel 1990 in Germania il PIL era di circa 2.000 miliardi di USD, e se dovesse ancora il 50% del suo PIL sarebbe una cifra di 1.000 miliardi di USD! Oggi il PIL della Germania è di circa 3.677 miliardi di USD…..quasi il doppio del 1990…..quindi dovrebbe ancora pagare 1.839 miliardi di USD!

Ci sarebbe del “grasso” per limitare il debito pubblico italiano che nel 2020 è di 2400 miliardi di €!

Oggi la richiesta di coronabond da parte di Italia, Francia, Spagna, Irlanda, Belgio, Grecia, Portogallo, Lussemburgo e Slovenia è nel limbo, chi si oppone più strenuamente è proprio la Germania, che sembra esservi totalmente dimenticata del suo passato, e degli aiuti che ricevette.

In un secolo l’intransigente Germania è andata in default tre volte: due volte alla fine di due guerre mondiali da lei stessa provocate, e la terza volta stava andandoci negli anni 90. 

Ma grazie alla determinazione di Helmut Kohl ed alla debolezza di 21 Paesi (Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia) la Germania non ha pagato nulla di quella seconda trance di pagamenti di danni di guerra che avrebbe dovuto pagare, e si è salvata un’altra volta!

Cattivo compare la Germania: è come la fiaba di Esopo della volpe e dell’istrice!

Paolo Forzano

NOTA DI TRUCIOLI –

QUEL ‘GIUSTIZIERE’  SULLE STRADE DI SAVONA ?

‘MA SI FACCIANO UN BEL GIRO IN BICICLETTA SULL’AURELIA’

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Abbiamo letto, come tanti ‘navigatori’ di pagine Facebook, che a Savona è salito alla ribalta un blogger, Antonio Signorile antesignano con trucioli savonesi e uomini liberi,  ricchi di notizie e commenti. Il piccolo editore di provincia ci tiene a far sapere che lui non è giornalista, è dipendente delle Autostrade.  Tra le iniziative che hanno raccolto condivisioni e critiche quella di ‘postare’ su Facebook i presunti trasgressori al divieto di camminare e circolare in strada senza averne i requisiti previsti dalle norme sull’emergenza coronavirus.

Tra i commenti c’è anche l’imbattibile ing. Paolo Forzano, uno che non teme di esporsi, metterci la faccia e la firma, non è uso a “te lo dico ma non scriverlo…ti faccio una confidenza riservata…”. E così eccolo a rispondere a Matteo Marenco e Samuel Morris: “...Signorile avrà amici nelle alte sfere…Non è fare il fotografo l’attività, ma fare il delatore, attività punibile penalmente oltre che andare in giro per attività non strettamente permesse dalla situazione Covid…”. Chi ha interesse a farsi un’idea dell’estemporaneo dibattito legga tutti i nomi e cognomi, reazioni e riflessioni, giudizi dell’Università Facebook, come la definisce Paolo Gervasi, commercialista di Loano, nonchè capogruppo consiliare di minoranza e già candidato sindaco. Oppure Marco Travaglio: “La discarica a cielo aperto….”.

Domenica scorsa La Stampa – Liguria, a firma di Giò Barbera, ha titolato: “Sui social foto e video delle spie che segnalano chi infrange i decreti.”. Nel testo  si parla  dei trasgressori  che violano le disposizioni anticontagio. Le segnalazioni impazzano sul web.  “I giustizieri social  sono da Andora a Borghetto S. Spirito, continuano a segnalare pubblicamente chi esce di casa, anche solo  per un passeggiata con il cane o per depositare  il sacchetto dei rifiuti…. Una caccia al trasgressore  che dura dall’inizio dell’emergenza che però potrebbe rivelarsi altrettanto pericolosa. Oltre ad un’eventuale risarcimento in sede civile, si rischia di dover rispondere del reato di diffamazione aggravata se  la fotografia viene accompagnata da post appunto diffamatori, come spiega il penalista avv. Alessandro Chirivì di Albenga.

Il legale, si legge ancora nell’articolo, afferma che ” valgono sempre le norme a tutela dei diritti individuali della persona, quelli non sono stati congelati, resta in vigore…anche i social devono rispettare sia i diritti individuali, sia collettivi….postare foto messaggi contenenti immagini di persone….numeri di targa – dice ancora Chirivì –  può comportare una denuncia penale e di una sostanziosa richiesta di risarcimento…..per chi gestisce gruppi social può essere chiamato a rispondere civilmente e penalmente di messaggi e post pubblicati dagli utenti  della sua pagina…è possibile inoltre presentare reclamo  al Garante per la protezione dei dati personali….compresa la rimozione delle foto…i casi possono essere segnalati alle autorità competenti, Polizia municipale inclusa e la documentazione inviata alla magistratura per una valutazione”.

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P. Forzano

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