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Liguria e Basso Piemonte

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Finale Ligure, l’ex preside: diciamoci la verità
Sistema sanitario pubblico e evasori fiscali

Diciamoci la verità. Se il nostro sistema sanitario rischia il collasso non è colpa di chi, con allegra incoscienza, insiste ad andarsene a passeggio, meritandosi rampogne dai conduttori televisivi e severi richiami o multe dalle forze dell’ordine.

E’ colpa di chi non ha pagato e non paga le tasse, perché è con le tasse dei cittadini che lo Stato tiene in piedi i servizi pubblici che, quando c’è un’emergenza, tutti, anche gli evasori fiscali, pretendono efficienti.

Mi piacerebbe che il governo, mentre per necessità assume provvedimenti che limitano le libertà dei cittadini, assumesse anche provvedimenti rigorosi contro gli evasori fiscali: l’impegno a inserire nella Costituzione il divieto di concedere condoni e l’impegno a scovare subito gli evasori, usufruendo magari di quelle tecnologie che consentono di scovare subito chi “evade” da casa a dispetto dell’ordinanza di restarci confinato.

L’emergenza attuale può essere sfruttata per disegnare un mondo più giusto e solidale, un mondo in cui le regole valgano per tutti, oppure un mondo in cui le libertà individuali si riducano al lumicino.

Io faccio il tifo per il primo scenario.

Luigi Vassallo (coordinatore del Centro Studi “Costituzione e Democrazia”)

DISTANZIAMENTO SOCIALE E DEMOCRAZIA
Ci sono i diritti costituzionali inviolabili dei singoli e dei gruppi e ci sono i casi ecezionali, previsti proprio dalla Costituzione, che consentono di limitare questi diritti.
Ci sono le ordinanze governative che disciplinano le limitazioni dei diritti e ci sono le applicazioni pratiche di questi diritti, messe in atto dagli incaricati di ordine pubblico.
È nello scarto tra ordinanze e applicazioni che la limitazione costituzionale a diritti costituzionali rischia di degenerare in sfregio a questi diritti. Dipende dal clima complessivo nel quale si inseriscono le applicazioni pratiche delle decisioni assunte nel cuore dell’emergenza.
E, a proposito di clima complessivo, le persone più avvertite, tra quelle che per vocazione professionale o per responsabilità politiche riflettono sul momento attuale, si preoccupano non solo dei danni alla salute fisica delle persone e alla salute economica del Paese, ma anche dei danni alla salute del tessuto sociale.
Proprio queste persone si rendono conto che bisogna arginare la “caccia all’untore” che affascina non pochi cittadini, come si evince da fatti quali: contro chi si trova a camminare (magari legittimamente per i casi previsti dalla normativa) telefonate alle forze dell’ordine o insulti urlati dalle case o foto in violazione della privacy ecc.
Questi fanatici della “caccia all’untore”, che costituiscono l’altra faccia della popolazione che solidarizza con musica, poesie, video ecc e che rischiano di far apparire un’illusione la speranza che da quest’emergenza verrà fuori un’Italia migliore, devono essere condannati dalle autorità pubbliche all’irrilevanza e abbandonati a consumarsi nella loro rabbia invidiosa.
Altrimenti può accadere che, se cammini in prossimità di casa tua su una strada deserta (deserta anche quando non c’era il coronavirus), a distanza di 5-10 metri da altra persona che cammina sulla stessa strada, ti trovi all’improvviso bloccato da qualche incaricato di ordine pubblico, che ti intima di rientrare in casa e restarci e che alla tua obiezione che stai rispettando l’ordinanza del Ministro Speranza sbotta che queste frasi le ha già sentite e che si “è rotto i coglioni”.
E, mentre il delatore di turno si gode lo spettacolo dietro le finestre di casa sua, tu rientri in casa sentendo in cuor tuo che stai subendo un sopruso e temi che ne subirai ancora se tutti, a partire da chi è incaricato di ordine pubblico, non facciamo uno sforzo per dare un senso democratico al DISTANZIAMENTO SOCIALE.
Luigi Vassallo
“Distanziamento sociale”, parola d’ordine della lotta al coronavirus, rimedio doloroso, che si spera efficace.
Mutuo da Aristotele (filosofo greco del IV secolo a.C.) il concetto di “uomo, animale politico”. Per Aristotele l’uomo realizza la sua umanità soltanto nella dimensione politica, cioè nella partecipazione con gli altri uomini a un progetto comune per la propria “polis” ovvero città.
Il problema, dunque, è vivere e far vivere il “distanziamento sociale” come progetto comune nel quale ogni cittadino è coinvolto come “animale politico” ovvero come cittadino e non come suddito. Al contrario, certe formulazioni o applicazioni un po’ sbrigative o ruvide delle ordinanze rischiano di far sentire l’”animale politico” degradato a uno stadio pre-umano, in cui conta solo l’obbedienza al domatore di turno. Uno scenario simile sarebbe in conflitto con la democrazia e con la Costituzione, oltre che col pensiero di Aristotele, che, essendo morto secoli fa, ovviamente poco se ne cura.
Luigi Vassallo
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