Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Albenga, ora ci manca Enrico Dario
La sua cantina a Bastia, tra sacrifici e onori

Ora tutti lo ‘celebrano’ ma Dario Enrico che ha chiuso gli occhi, nella sua Bastia d’Albenga a 92 anni, ha combattuto una lunga guerra di olio di gomito prima di potersi affermare come meritava sul mercato dell’enologia ligure. Ha combattuto con le ‘guide del settore’ che lo ‘ignoravano’, con chi privilegiava altre cantine savonesi più blasonate solo per partito preso. Lui, carico di semplicità e di grinta, semplice ma capace di malcelato orgoglio, già negli anni ’80, con  la sua Ape, raggiungeva hotel  e ristoranti della Riviera per proporre e portare personalmente la fornitura. A Loano lo storico Perelli, il G.H. Garden Lido, ad Alassio il Diana. Solo tre esempi, tra tanti.

Fino agli anni 2000 Dario ha continuato a coltivare, vinificare e ‘servire’ personalmente i suoi clienti. Se all’inizio proponeva il ‘Rossesse’ ad un prezzo di concorrenza, poi poteva vantare il Pigato, Il Vermentino fino all’ultimo premio- attestato al Douja d’Or 2019. Nella sua filosofia di vita e viticoltore Dario ha sempre cercato il rapporto umano. Quel suo modo di fare che ti induceva a dargli fiducia. Ci teneva alla sua creatura, ovvero la produzione in cantina, alla qualità e genuinità e sapeva essere permaloso quando si cercava di metterlo a confronto con una certa concorrenza. “Io non do’ mae al direttore, nè al maitre o al barman – sbottava -,  non foraggio nessuno, il mio prodotto non sarà il massimo, però so quello che finisce nel bicchiere”. Confidava persino che pure nel mondo vitivinicolo ci volevano le conoscenze per emergere nell’assegnazione dei premi. Le citazioni e le pagelle. “Mi propongono di comprare tot numero di copie….la pubblicità, ma cosa si credo…..io sono fatto così, ho la testa dura…”.  Alla fin fine però Dario Enrico di soddisfazioni morali e materiali se ne è prese tante e meritate. Una cantina moderna, da fiore all’occhiello, un vanto, orgoglioso delle figlie Clara e Nanda, dei generi, delle beniamina ed amata nipote Emanuela.

Dario una vita di lavoro, un insegnamento per le giovani generazioni. Un testamento scritto con la semplicità operosa delle generazioni che sono partite da zero, con sacrificio, la fierezza, la caparbietà, per raggiungere la vetta di un benessere, di un traguardo che resta di esempio. Dario che  ripeteva, con parole semplici: “Le mie mani sono callose, non morirò ricco, ma posso sempre andare a testa alta di fronte a tutti. E le mie figlie non dovranno mai vergognarsi del loro padre. Io e mia moglie abbiamo sempre fatto la nostra parte, devo solo dire grazie al padreterno per la salute. Spero che qualcuno si ricorderà di Dario….”. Aveva clienti in Liguria, ma anche fuori e non mancavano neppure gli stranieri.  E con quanta sobrietà sapeva far visitare la sua moderna e super attrezzata cantina. Lui che nell’albenganese era ormai tra le memorie storiche, conosceva tutti, almeno quelli della sua generazione. E per tutti aveva una parola, magari da raccontare sottovoce per non apparire pettogolo.

Era il 1968 quando, a Bastia d’Albenga, Dario Enrico, con la moglie Teresa, decide di abbandonare la coltivazione di ortaggi, alla quale la sua famiglia s’era sempre dedicata, per seguire il proprio sogno. Dario e Teresa hanno resistito, a mantenere vivo quel desiderio, con l’aiuto di tutti i familiari. Dal 1968, infatti, l’Azienda Vitivinicola Enrico Dario, a conduzione familiare, produce i propri vini D.O.C. in maniera artigianale, seguendo antichi e rigorosi metodi di vinificazione ed imbottigliamento. La  produzione contempla i vini tipici della zona: Pigato,Vermentino e Rossese. Ultimamente la nipote Emanuela Biffi ha perfezionato una versione del Pigato che si chiama “U Baletta Pigato Superiore”. Non si contano i riconoscimenti nazionali e internazionali, tra i quali, recente, l”ASIA WINE AWARD”

Considerazioni di TigullioVino.it- Aprile 2018
Piccola azienda famigliare dell’Albenganese, con solo ventimila bottiglie l’anno tra Pigato, Vermentino e Rossese, supplisce alla quantità con la qualità. Sia il Pigato che il Vermentino spiccano per il proprio varietale e terroire. Vegetali, floreali e fruttati, hanno una desueta ed esuberante freschezza con note minerali, senza essere magri e sottili. Anzi, sopportano al meglio qualche anno in più.

Dario Enrico, sorridente, con la torta degli auguri al suo 88 esimo ‘Buon compleanno papà Dario’
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