Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Savona, denuncia del presidente Corti:
‘Noi medici abbandonati da tutti. Scelte scellerate. Esecutori e mandanti. Devono cadere molte teste’. Mancano nomi e cognomi. Clamorosa lettera al Secolo XIX

Ha scritto con un intervento sul Secolo XIX -Savona, Luca Corti, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi della provincia di Savona (vedi sotto) ed  Odontoiatri: ‘Noi medici siamo stati abbandonati da tutti. E ora non chiamateci eroi”. E ancora: “Dovranno cadere molte teste, esecutori e mandanti di queste scelte scellerate”. Forse sarebbe utile (speriamo di poterlo fare noi) pubblicare l’archivio stampa della Sanità savonese, con gli articoli, le interviste e le dichiarazioni pubblicate dai quotidiani nel corso degli ultimi 15 anni. Luca Corti è stato tra i testimoni. Importante rendere noti i nomi e i cognomi. Cosa che, per ora, il dr. Corti, forse il suo suo ruolo, non ha ancora fatto. Lo sappiamo che sparare nel mucchio, anche a ragione, ha scarsa efficacia. Ognuno deve rispondere delle sue azioni e l’informazione completa, senza autocensura come troppo spesso avviene, è utile ai lestofanti, mediocri, incapaci e sponsorizzati dal ‘potente’ di turno.

Il dr. Luca Corti presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Savona

PROSPERO ROVERARO  pensionato Asl 2- Pensate un poco su l’ospedale di Albenga… Oggi è il presidio per il ricovero e la cura del coranavirus in tutta la provincia. E questo grazie solo alla incapacità del Presidente regionale e del suo assessore alla sanità che hanno fatto il possibile e anche l’impossibile per darlo in gestione ai privati. Se non fosse pubblico come è tuttora , avemmo avuto l’intero edificio a…

ALESSANDRO PANIZZA, capostazione laureato – Ristoratori, artigiani, agricoltori, liberi professionisti….. La famiglia è grande, però non tutti sono così, ma lo diventeranno per non morire. Ne sono certo. Ecco il grafico.

Yassine Riouak , ristoratrice – Vorrei sapere cosa fa lei signora… il nostro settore è uno dei più massacrati dalle tasse e probabilmente il meno agevolato nelle regole di assunzione!! Poi basterebbe richiedere lo scontrino anzi che lo sconto!!!!

ALBENGA, Coronavirus, il Comune dice stop ad accertamenti fiscali e verifiche – 13 marzo – Il Comune di Albenga informa

Albenga, l’assessore Silvia Pelosi

che a seguito del Dpcm dell’11 marzo 2020 per il contrasto alla diffusione del Coronavirus sono sospese tutte le attività di controllo, accertamento, ispezioni verifiche tributarie e relativa notifica degli atti di liquidazione e versamento per quel che concerne Imu, Tasi, Tari, Cosap e tutte le altre imposte comunali. Afferma l’Assessore Silvia Pelosi:Si tratta di una scelta che abbiamo preso per andare incontro ai cittadini in attesa che il Governo proroghi o annulli, come spero, le scadenze di legge che non dipendono dal Comune. Attendiamo il decreto fiscale conseguente all’emergenza al quale ci adegueremo prontamente prendendo decisioni a favore di tutti i cittadini e di tutte le categorie per quanto di nostra competenza, anche se questo volesse dire dover rimodulare o riequilibrare il bilancio comunale”.

A VENTIMIGLIA NON ALLA SOSPESNIONE DEI TRIBUTI COMUNALI, SERVE L’ESENZIONE

«In questa situazione parlare di sospensione e rinvii di tasse e imposte non ha senso. Serve l’esenzione, almeno per tutto il periodo in cui le attività resteranno chiuse». Dopo la pubblicazione delle misure adottate dal Comune di Ventimiglia e decise dall’amministrazione di Gaetano Scullino a sostegno delle attività chiuse per l’emergenza coronavirus, in particolare per quanto riguarda la sospensione della Tari, a prendere la parola è Giovanni Ballestra, nel duplice ruolo di consigliere comunale di minoranza ed ex vicesindaco di Ventimiglia e di commerciante, chiamato da sempre a gestire diverse attività.
«Cominciamo dalla Tari», esordisce. «Che senso ha parlare dI sospensione per un’attività chiusa? Occorre – ribadisce l’ex candidato sindaco civico – un’esenzione proporzionale al periodo di chiusura. Non solo perché chi ha dovuto chiudere il proprio negozio non ha alcun reddito, ma anche perché di spazzatura ovviamente non ne produce. Rinviare il pagamento è quindi improprio e profondamente ingiusto».
Poi l’Imu. L’imposta sugli immobili è stata stralciata dal provvedimento comunale, in quanto a giudizio dello staff del sindaco la sospensione non è prevista. «Non è prevista nella normalità, ma qui stiamo parlando di una situazione eccezionale – sostiene Ballestra – Vanno rivalutate tutte le ipotesi in considerazione del fatto che quello che stiamo vivendo oggi non è mai accaduto e quindi
non vi possono essere precedenti di riferimento». Se ai proprietari degli immobili verrà garantita un’esenzione dell’Imu, a maggior ragione si potrà valutare una riduzione degli affitti. «Questo è un discorso che meriterebbe un capitolo a parte, visti i costi degli affitti che ci si ostina a far pagare a Ventimiglia. E che molti – conclude il consigliere di minoranza – in questa drammatica situazione, purtroppo non saranno proprio in grado di versare». —
(da IL SECOLO XIX DI P. M.)

SERGIO RAVERA- I tentennamenti sul Covid-19Il governo centrale ha bloccato il 10 marzo scorso un Paese inceppato, imprigionato nel suo grigiore, paralizzato dall’indecisionismo politico, sclerotizzato nel suo establishment. Nel suo tentennamento dimostratosi inadatto ad arginare sul nascere un pericolo mortale: il coronavirus. Soprattutto intempestivo, nonostante si presentassero dinanzi a noi esperienze diversificate: dalla provincia di Hubei che conta circa 60 milioni di cinesi giunta pressoché al termine della sua battaglia al Covid-19, alla piccola nazione insulare di Taiwan con i suoi 24 milioni di abitanti che ha conseguito un completo successo in tempi rapidi. Due realtà che sembrano avvicinarsi, per popolazione, all’Italia del Nord ed al Paese nel suo complesso. Errore gravissimo a quel livello, stante l’opportunità oggi di seguire a centinaia di migliaia di chilometri l’evoluzione politica, sociale ed economica di stati all’avanguardia in campo tecnologico. Disattenzioni? Colpe che la nazione sta pagando demograficamente in numero di morti, foss’anche nelle classi avanzate di età; economicamente, in un aggravamento della recessione che già stiamo trascinandoci dall’ultimo trimestre del 2019. Destino ha voluto che la dea si togliesse la benda e imprimesse – diremmo all’ultimo istante – una svolta che, rimandata pur di poche settimane, sarebbe risultata fatale.

Migliore sarebbe stata la scelta del “metodo” Taiwain con identificazione, quindi verifica e diversa localizzazione dei casi a livello sia stanziale, sia soprattutto migratorio che avrebbero portato all’identificazione dei malati, alla loro messa in quarantena e al tracciamento dei rispettivi contatti. Con il risultato: da un lato, di protezione dell’apparato sanitario; dall’altro, di salvaguardia al meglio della struttura economica di produzione, commercializzazione e di servizio.
Da un processo di moderazione ad una strategia di mobilitazione ormai necessaria, stante l’espandersi di una infezione virale e letale che ha portato ad un forte isolamento sociale e ad un consistente coinvolgimento della struttura produttiva del Paese, ad un passo da forti contrapposizioni interne mitigate dal giudizio di molti nei confronti dell’insensatezza di pochi.
La Liguria ha continuato a pagare la sua parte riversandosi, nello scorso week-end, lungo il suo territorio migliaia di persone provenienti dalle “zone rosse” del Paese. Una settimana, questa che sta finendo, in cui il virus si è riprodotto in misura esponenziale. Dai 71 casi di domenica 8 marzo si è giunti ai 326 di venerdì 13, con un incremento di 255 unità che significa un 360 per cento in più conseguente una crescita costante passata dai 101 di lunedì ai 185 di mercoledì per raggiungere i 326 di venerdi, che un calcolo puramente astratto, nondimeno basato su movimenti previsionali di altre realtà potrebbe portare il numero degli infetti a quota 1800/2000 unità. Un grosso exploit per una piccola regione di un milione e mezzo di abitanti.

Sergio Ravera – Avevo timore 20 giorni fa nel presagire un lazzaretto. Apro le braccia ma mi prende rabbia quando gli italiani incolpano Germania e Francia per le mascherine. Dovevamo pensarci quando eravamo soli in testa (o meglio come sempre poveri di testa). Oggi hanno ragione a pensare ai milioni di loro connazionali potenziali vittime. E TV e giornali lodano il Governo incapace di osservare quanto stava succedendo in Oriente. Anche di positivo. Soprattutto.
13 marzo- Liguria, la corsa sfrenata del Covid 19 – Non è soltanto crescita progressiva quella registrata dal “coronavirus” in Liguria nei primi giorni di questa settimana. In attesa dei dati di oggi venerdì 13 marzo, corre lungo la costa la convinzione che possa avvenire, altrimenti un miracolo peraltro inatteso, quanto meno un vistoso rallentamento della spirale che sta avvolgendo questo piccolo lembo di territorio proteso sul Tirreno. Una regione troppo piccola per diventare nei fine settimana il rifugium peccatorum delle anime finitime, troppo esposta alle intemperie del Covid 19 per la stessa composizione delle classi di età della popolazione. Laddove circa il 22 per cento dei residenti supera i 70 anni di età, come dire un nucleo di 340mila persone, su cui può abbattersi pesantemente la scure del virus.
Tangibile il timore che possa ripetersi nell’ormai prossimo fine settimana la presenza eccezionale di cittadini dei paesi e città dell’entroterra piemontese e lombarda, i treni strapieni, le interminabili code di autovetture lungo le 4 autostrade che uniscono la pianura padana al mare. Paura che, ad una attenta lettura dei casi positivi spinge le persone anziane a deplorare la faciloneria con cui personaggi di spicco della nostra società minimizzano gli stessi eventi luttuosi, talchè si auspica un maggiore senso auto-responsabilità ad ogni livello.
Timore, lo si ripete, che discende dagli ultimi dati in possesso. Gli ammalati di Covid 19, che appena sei giorni fa si attestavano sulle 70 unità, hanno raggiunto un primo preoccupante picco: 261 persone coinvolte, ovvero ben 190 casi in più.
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