Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Loano ci hanno lasciato in silenzio
Armando Piscetta, armi Jager
Bianchi, vigile urbano e messo

Un piccolo blog che deve occuparsi di quattro province non riesce a coprire la cronaca in modo ottimale . Non ci sarebbe bisogno di strafare, quantomeno una presenza per le notizie più significative. Invece non è così, impotenti e da volontari della passione. Parliamo di loanesi che nella vita hanno

ricoperto mansioni pubbliche o che hanno svolto attività di un certo rilievo, da protagonisti ed interesse mediatico. E meritano di essere ricordate, onorate nel loro ultimo viaggio.

Ci riferiamo alla scomparsa di Armando Piscetta che, nell’ex fabbrica Pisonis, oggi via dei Gazzi, aveva aperto un importante ‘fabbrica di armi vere’. L’unica presente sul territorio ligure, con un mercato nazionale ed internazionale. Ci ha lasciato anche una persona molto silenziosa e schiva quale è stato Alberto Bianchi, entrato nel 1961 nel corpo della polizia municipale dove è rimasto fino alla pensione, per poi dedicarsi all’orto. Uomo semplice e laborioso. Molto attaccato alla famiglia.

Armando Piscetta che viveva a Pineland di Borghetto S. Spirito, con la moglie Liliana e che avevamo conosciuto da giovanissimi cronisti, nel 1967 e poi seguito con notizie di cronaca e di giudiziaria, interviste. Un ‘massone’ di Palazzo Giustiniani (Goi) ricco di orgoglio, di estremo rigore sociale, rispetto verso chi, seguendo la cronaca provinciale, si occupava di fatti e vicende personali, di aziende, attività di un certo interesse.

Una fabbrica d’armi non era un lavoro qualunque ed ecco che potevano nascere problematiche  sulla vendita, sulla destinazione. Indagini ed inchieste. Piscetta non era persona chiacchierata, semmai un imprenditore che  in quegli anni di terrorismo e di attentati, era pure sottoposto a severi controlli. Persino perquisizioni disposte dall’autorità giudiziaria. Era affabile, scrupoloso, si arrabbiava, ma dialogava, si confrontava, non accettava ‘macchie’. Era di casa nella caserma dei carabinieri retta dall’allora comandante Giuseppe Pantè e prima di lui altri due sottufficiali. Era facile incontrarlo negli uffici della Questura di Savona, a palazzo di

Armando Piscetta era menomato ad un arto (braccio destro e mano) per un incidente di lavoro

Giustizia, in Prefettura. Ha lasciato un ottimo ricordo, anche se alla sua morte è seguita sola una pubblicazione del settore armi. A Loano nulla. Ignorato persino dai social casalinghi, dagli ‘storici’ loanesi. Non meritava ? Forse distratti, nessuna volontà di ignorarlo. Esempio di vita, oltre che da valente imprenditore internazionale.

DA SITO ARMI MAGAZINE CHE HA TITOLATO:

E’ morto Armando Piscetta, nome noto nel mondo delle armi italiane.

Armando Piscetta si è spento il 17 febbraio 2020. È stato un personaggio molto noto nel mondo armiero italiano. Fin dal 1951 con la Armi Jager ha iniziato a realizzare armi lunghe e corte che hanno destato un considerevole interesse in Italia e all’estero. Le sue carabine economiche in .22 LR come le Ap51, Ap55 e Ap61 ottennero risultati degni di nota in numerose competizioni sportive. A queste seguirono poi repliche di revolver Frontier per gli estimatori del settore western. Armando Piscetta ottenne un grande successo anche con la Ap15/Ap74, una replica in calibro .22LR che presentava dimensioni e linea pressoché identiche a quelle dell’AR15 statunitense. Era una carabina polivalente, di buon livello per il periodo, utilizzabile sia come trainer sia per tiro ricreativo. L’arma, che fu offerta anche in 7,65, è un chiaro esempio dell’ingegno italico.

Dalla mente di Armando Piscetta uscirono anche armi lunghe e corte ad avancarica e lanciarazzi. La sua azienda si dedicò anche a importare, trasformare e catalogare numerose ex ordinanza per l’ambito civile. Le sue armi hanno soddisfatto un largo pubblico di appassionati e collezionisti.

Spesso Piscetta si recò di persona in parecchi Paesi esteri per visionare e valutare le ex ordinanza da presentare al grande pubblico. Raggiunse anche il Vietnam, dal quale ottenne un numero consistente di esemplari di pregio. La sua attività si indirizzò anche alla produzione di ottime canne per armi corte e lunghe, carrelli per pistole modello 1911 e basi per supporti per ottiche. Tra gli altri progetti realizzò un nuovo calibro, il 9×21 Jager, che presentò in collaborazione con Erasmo Giordano. Destò subito molto interesse e pareri favorevoli, ma nessuno volle produrlo.

Alberto Bianchi

LA SCOMPARSA DI ALBERTO BIANCHI – Aveva 80 anni ed era andato in pensione per raggiunti limiti di età e di servizio. Era entrato in Comune a Loano, nel 1961, con il collega Sergio Mandraccia, ancora in vita e quando già c’era Marchese, pure lui vivente. Comandante dei vigili era Attilio Ripamonti, il nipote è Paolo Ripamonti, senatore della Lega. Negli stessi anni c’erano in servizio anche De Biase e Perrone (entrambi in vita), Galloni, proveniva dalla Guardia di Finanza ed aveva sposato una lòanese. Bianchi proveniva invece dall’Arma dei carabinieri. Negli ultimi anni era stato destinato  a messo comunale. Conosceva tutti, aveva una memoria storica della città e dei suoi abitanti. Con la pensione era facile incontrarlo in sella alla sua Vespa, con bauletto. Coltivava l’orto.  Sicuramente è stato tra i loanesi che conosceva a dito i suoi abitanti. A lui si rivolgevano, ad esempio, l’ufficiale giudiziario, ma anche i carabinieri, la polizia, la guardia di Finanza. Bianchi ha lasciato in lacrime la moglie Graziella, i figli Annalisa, Mauro e Simonetta.

ADDIO A VIRGINIO PERTINO

L’annuncio dell’improvvisa scomparsa di Gino Pertino, 77 anni, figlio di un albergatore ‘storico’ di Loano, una sorella, pure albergatrice, consigliere comunale, stroncata negli anni ’90 da un male incurabile. Nonostante le sue non ottime condizioni di salute, ogni giorno si poteva incontrare Gino sull’Aurelia mentre si recava in panetteria o nel supermercato di alimentari. Si fermava a conversare con i conoscenti, amava parlare il dialetto (siamo rimasti in pochi, soleva ripetere). Lascia nello sconforto la moglie Rosanna (gestisce una piccola pensione famigliare e di cui Gino era fiero (ottima cuoco i clienti sono entusiasti, da ultimo solo camere e colazione), la figlia Eleonora, il genero Claudio, la nipotina Anna, la cognata Gabriella, i nipoti Gabriele e Gianluigi, la suocera Olga. Le funzioni religiose nella vicina parrocchia  dei Padri Capuccini dove era facile incontrare Gino in occasione di funerali.

LA MORTE DI SERGIA, CARTOMANTE ED ASTROLOGA – Loano che ha potuto leggere a tutta pagina la morte di Sergia Savioli, già titolare di una boutique, con la passione dell’astrologia e delle carte. Dapprima il negozio in via Aurelia di levante, poi in via Stella. Un personaggio salito alla ribalta della notorietà quando trasmetteva (anni ’60 e primi anni ’70) Tele- Trill dagli studi televisiVI di Ceriale e tra gli speaker c’era il giovanissimo Angelo Vaccarezza.  L’emittente appartneva infatti al papà e a Nanni Patrone di Pietra Ligure, socio di minoranza. Sergia frequentava negli ultimi anni i mercati di antiquariato, con il suo ‘banchetto’. L’avevamo incontrata e salutata nei giorni della sfilata di carnevale, sul lungomare. Era sola, ma appariva in forma. Invece se ne è andata da li a poco tempo.

 

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